Archivi tag: tso

Concorrenza sleale

Anna Lombroso per il Simplicissimus

È stata la Stampa – quella dello Specchio dei tempi, che va in sollucchero per certi bozzetti di cronaca cittadina,  comprese qualche anno fa quelle che aggiornavano sul sacrosanti pogrom punitivi contro   cittadini italiani di etnia rom, accusati di stupro da una ragazzina che tentava di coprire così una fuga da casa – a pubblicare con relativa locandina pubblicitaria gratis, la notizia dell’intraprendente proprietario di un bar di Cuneo, che si sta preparando a servire il caffè solo ai “clienti vaccinati”.

 A ben vedere si tratta di un caso evidente di concorrenza sleale, tale da suscitare nel lettore che si illudesse di poter esercitare libera opinione e anche liberi consumi senza dover esibire quel certificato di sana e robusta costituzione interdetto ormai all’Italia, il desiderio bastardo che questa selezione profilattica produca esiti sul suo fatturato talmente dissuasivi da farlo recedere dall’incauta trovata pubblicitaria.

Ma d’altra parte mica ci stupiamo per questo.

In attesa che si materializzi il patentino immaginato da Arcuri  nella hall dei suoi padiglioni, sotto forma di plastica a punti per il  sorteggio di premi e cotillon, già idealizzato da De Luca, in attesa che venga preso in parola il Toti icastico selezionatore di “improduttivi” che ha dichiarato: “visto che sono già state violate le libertà costituzionali di movimento e di impresa, perché non si potrebbe imporre per legge a tutti il vaccino?”, in attesa che venga meglio spiegato quell’articolo 5 dell’ultimo Dpcm che configura per “soggetti incapaci” ricoverati  presso  strutture  sanitarie assistite che si rifiutassero di sottoporsi al vaccino il trattamento obbligato, quello fortemente raccomandato dal filosofo Galimberti per disobbedienti e eretici della scienza, assimilati ai matti comuni. E in attesa di una certificazione per andare al cine, salire in aereo, soggiornare in hotel, ma pure lavorare in tutti i settori a contatto con il pubblico come vuole Ichino e anche per gli altri come postula   un vice ministro della Salute, impegnato a combattere le disuguaglianze, ecco, in attesa, possiamo già dire che si può definire concorrenza sleale la campagna per l’esclusiva che ha permesso a Pfizer in regime di monopolio di occupare il mercato italiano con un prodotto non sufficientemente testato. 

E credo si possa definire così la pressione esercitata per battere i competitori con gli strumenti di una lobby prepotente per aggiudicarsi  il consenso incontrastato di governi che hanno rinunciato a qualsiasi forma di sovranità anche in materia di tutela della salute, ormai promossa a unico diritto universale e unico interesse generale, anche grazie al favore di rappresentanti di una cerchia di tecnici e scienziati che ha fatto della neutralità un vizio da combattere coi vaccini della  repressione e della  censura perfino all’interno della corporazione.

Tanto che nessuno si interroga sulla possibilità e opportunità di ricorrere a preparati di altra casa produttrice o di combinare più marchi diversi e, meno che mai, sullo stato dall’arte di eventuali protocolli curativi finora negletti in attesa della panacea.  

E dovevamo aspettarcelo perché la “moral suasion” esercitata dalle autorità è stata così perentoria da produrre effetti più potenti di un obbligo o un comando,  sicchè la vaccinazione con il logo Pfizer come l’LV di Vuitton spopola talmente da assumere la qualità di una dimostrazione di senso civico progressista, illuminato e dunque superiore per censo, cultura e qualità morale, quindi legittimato a esercitare una “doverosa” violenza sanzionatoria e repressiva, quella che richiede Tso, obbligatorietà, licenziamenti , ostracismi, emarginazione per i renitenti, tutti arruolati insieme a Pappalardo, Agamben, Montesano e Montagnier nelle file di Salvini e Meloni.

Perché, come mi è capitato di scrivere (anche qui: https://ilsimplicissimus2.com/2020/12/30/sinistra-di-pfizer-e-di-governo/  ) il vaccino e dunque l’accettazione fideistica del parere della scienza e delle “raccomandazioni” che assumono particolare perentorietà in veste di Dpcm, ha assunto la forma di una patente di antifascismo come piace a quella che si definisce “sinistra” a intermittenza, quella light di governo con Bella Ciao sul balcone, senza lotta, senza resistenza, senza coscienza di classe,  che consente di rivendicare  l’appartenenza documentata al  consorzio civile e che si prodiga per emarginare e criminalizzare chi non si adegua, ignorante e rozzo primitivo militante contro quel Progresso che ci ha regalato gli antibiotici, lo smartphone e, ma casualmente, la bomba risolutiva su Hiroshima. 

E in effetti è concorrenza sleale contro un pensiero e una idealità “altra” la scelta dei governi di puntare tutto sui vaccini, che permettono di non incidere  sulle cause di fondo che hanno generato il problema, di consolidarsi alternando terrore e poi speranza, oltre che di far fare affari d’oro a cupole che potrebbero restituire il favore con appoggi di vario genere. Affari che in futuro sono destinati a ripetersi e moltiplicarsi poiché se si cerca maldestramente di gestire gli effetti, non sono state rimosse le origini e le fonti, inquinamento, tagli all’assistenza, cessione della ricerca all’industria,  caduta degli standard professionali della classe medica, urbanizzazione, cancellazione delle garanzie del lavoro che espone gli addetti ai rischi dell’insicurezza e della precarietà. 

Non a caso il dibattito pubblico in pieno declino dell’Occidente si è ridotto alla polarizzazione delle posizioni “vaccino si” e “vaccino no”,  a dimostrazione che la civiltà superiore delle libertà le ha consumate all’osso, liberalizzando insieme ai capitali, all’avidità accumulatrice della finanza, alla supremazia degli interessi particolari, il controllo sociale, la gestione amministrativa oltre che giudiziaria e penale dei conflitti di classe, il sopravvento e l’ingerenza delle tecnologie, un governo dell’ordine pubblico impiegato per tutelare i privilegiati, rassicurare i penultimi e marginalizzare e criminalizzare gli ultimi.   

Questa normalità cui vogliono abituarci, mantenendo la provvidenziale confusione, la manipolazione dei dati, l’insensato quadro in continuo divenire di proibizioni, sanzioni, licenze, cromatismi, ha come effetto, ormai decisamente voluto, il permanere dell’eccezionalità sfuggita al controllo di un esecutivo di rissosi partner che litigano come gli ubriachi fuori dall’osteria dove hanno il pieno, limitando il dibattito pubblico, alla contemplazione degli urli, dei rifacci e dei piagnistei degli avvinazzati che si contendono la damigiana che viene da fuori, da dove altri più attrezzati si preparano a approfittare con più profitto di tutte le scorciatoie e di tutte le opportunità decisionali.

È così che si mantiene il consenso obbligatorio alla stregua del trattamento sanitario a un governo che si mantiene grazie all’emergenza e che quindi all’emergenza non può e non vuole rinunciare pena la sua sopravvivenza.

È così che si è determinato uno stato di eccezione pubblica e individuale, grazia al quale ci sentiamo costretti,  per la difesa della sopravvivenza biologica –  l’unica cosa che conta e che  va difesa – a  ripudiare democrazia, diritti, relazioni sociali e affettive. In sostanza, la vita.    


Il fischio al naso

Ormai disperavo di poter conoscere dal vivo un vero malato di Covid, perché davvero sarebbe stato il colmo assistere alla distruzione di un intero mondo per un male di cui non si è avuta alcuna esperienza concreta, ma soltanto mediatica. E invece adesso posso dire di aver conosciuto addirittura un’intera famiglia Covid, padre, madre e due figli messa in quarantena e vittima delle quotidiane “minacce di morte” della tv e dei giornaloni di rincalzo. Solo il figlio maggiore è scampato al virus, gli altri, madre e il secondo figlio, sono risultati positivi e il padre “un po’ positivo” tanto per sottolineare la coerenza e la competenza del personale sanitario che abbiamo. Ma anche dell’artificialità di tutto questo  visto che a fronte di un dramma che viene ogni giorno gonfiato, che ci nega persino il Natale,  tutto ciò che è stato prescritto per il gravissimo morbo è stato un po’ di cortisone e il solito antibiotico che non si sa bene cosa potrebbe fare contro un virus. Ma non fatevi troppe domande, dopotutto devono essere venduti anche i farmaci che non sono in relazione col covid.  Come c’era da aspettarsi padre e figlio non hanno avuto nemmeno il più piccolo sintomo, mentre la madre ha avuto per una sera 37 e mezzo di febbre e un po’ di mal di testa, insomma nulla di più di ciò che provoca una semplice infreddatura. Anzi per quanto mi riguarda parecchio meno.

Eppure si è trattato di un’esperienza terribile, innanzitutto perché la paura di avere un malattia potenzialmente mortale o comunque rappresentata come grave e resa palpabilmente tale da una campagna ossessiva che va avanti ormai da quasi un anno, ha conficcato gli artigli dell’angoscia questo nucleo familiare: la traiettoria è stata esattamente inversa a quella del celebre racconto di Buzzati, Sette piani (poi trasposto al Cinema ne Il fischio al naso) in cui un personaggio con un lieve disturbo viene ricoverato per semplici accertamenti e  via via viene traferito nei reparti dei pazienti più gravi senza che però le sue condizioni siano effettivamente peggiorate se non dal punto di vista psicologico per cui alla fine il vero male mortale è la paura del male.  In questo caso si è cominciato dal temere il peggio per accorgersi poi che non era niente. E ci sarebbe stato da tirare un bel sospiro di sollievo se non fosse che i vicini di casa, temendo dalla rarefazione delle uscite che si trattasse di quarantena hanno cominciato ad evitare tutti i membri della famiglia, scostandosi o scappando quando li vedevano. E questo accade anche ora che non sono più positivi: finché dura la campagna terroristica saranno sempre degli appestati, saranno sempre visti come malati così che loro stessi si sentiranno segnati da un oscuro senso di colpa e in questo senso saranno effettivamente malati. A questo proposito sarebbe interessante capire se le persone messe in quarantena e negativizzate, quindi naturalmente vaccinate, dovranno egualmente essere clienti forzati della Pfizer o dei suoi concorrenti.

Ciò che conta non è solo la malattia in sé, ma la connotazione che si forma intorno ad essa, le paure o la noncuranza che crea. Un secolo fa per vicende personali mi trovai a frequentare moltissimi medici e così assieme ai più bizzarri aneddoti che mi vennero raccontati ci fu anche quello di un tizio che tentò di buttarsi sotto un treno perché gli era stata diagnosticata la sifilide, malattia che si trascina dietro una sinistra fama e infamia: nonostante lo avessero rassicurato  che con un ciclo di antibiotici avrebbe risolto il problema, il tabù che riguardava questo male era troppo forte per poterlo superare così facilmente: una broncopolmonite sarebbe stata molto più grave, ma chi è che tenterebbe il suicidio per questo?  L’importante è dunque costruire attorno al Covid un’aura sinistra ancorché esso sia sostanzialmente una sindrome influenzale che diventa preoccupante solo quando vi siano importanti comorbilità e si sia parecchio avanti con gli anni: di fatto la mortalità da Covid coincide – e questo non è contestabile – con quella della vita media e dunque si potrebbe dire a rigore non uccide nessuno o meglio uccide chi ha una forte probabilità di  essere ucciso da infezioni simili.  Ma poiché  la gestione della malattia è politica e niente affatto sanitaria come si vede benissimo dal fatto che alla drammatizzazione mediatica si accompagna poi una noncuranza medica,  essa deve essere vista con tanto terrore che chi si rifiuta  di vaccinarsi merita il Tso, come ha detto Conte, facendo ancora una volta mostra della sua raffinata  intelligenza, così raffinata che non c’è modo di scorgerla nemmeno a pagarla oro in qualsiasi sua manifestazione. Ma è il premier ideale per gli italiani a cui piace essere trattati da coglioni.


Lasciate ogni Speranza

Cattura3Carcere o manicomio per i positivi che non vogliono farsi curare o entrare in quarantena sulla scorta del solo tampone: forse qualcuno pensava che fossero battute di Zaia, dal quale ci si può aspettare di tutto, ma adesso le  stesse cose vengono riprese dal ministro Speranza dal quale al contrario non ci si può aspettare nulla vista la totale inesistenza del personaggio, ma dal quale almeno ci si poteva aspettare di non vedere l’imitazione del folklore più squallido e la presa in giro della Costituzione. Invece è accaduto Non voglio nemmeno perdere tempo a commentare sui “nuovi focolai in Veneto” ( 5 contagiati, al di sotto della probabilità statistica) o sugli indici di diffusione la cui entità è tanto più grande quanto minori sono i casi, ormai  non è nemmeno più il caso di far fronte alle menzogne numeriche che siamo costretti a sentire, né le idiozie sui tamponi e insomma su una epidemia a la carte che può essere modulata come si vuole, ma la banda del virus deve in qualche modo simulare la seconda ondata prevista che non c’è affatto stata e in prospettiva deve mantenere alti i livelli di allarme semplicemente perché non può arrivare all’autunno e al redde rationem disarmato del Covid: a parte gli affari sui vaccini che ormai sono conclusi e sui quali non si può più tornate indietro, si devono preparare ad affrontare una tempesta economica senza precedenti che essi stessi hanno provocato e non possono nemmeno pensare farlo senza questo alleato, con le sirene di allarme disinnescate. In questo modo si crea una sorta di circolo vizioso: più si preme l’acceleratore sulla paura, più si amplia il panorama del disastro economico e più si ha bisogno di mantenere l’allarme.

Ci vogliono in  manicomio o in carcere come se fossimo in una sorta di incubo, ma sono loro ad essere come topolini dentro un labirinto che ormai  non fornisce più scelte e vie di fuga: sono come il giocatore rovinato che non ha altra possibilità che continuare a giocare nella speranza di invertire il corso della fortuna, ma che comunque rimane al tavolo per rinviare il momento in cui dovrà affrontare il peso definitivo della sua rovina. Se a questo si aggiunge che hanno anche anche barato il quadro è completo. Se non fossero ormai prigionieri del gioco pandemico si accorgerebbero che mantenere alto l’allarme in mancanza di  fatti concreti ha molte probabilità di provocare una reazione di rigetto e di far aumentare l’area di scetticismo che è ampiamente diffuso, ancorché non sia rappresentato nell’informazione, anzi sia demonizzato. Ma non c’è via di scampo e lo si vede chiaramente dalla povertà delle misure di rilancio dell’economia che sono nient’altro che quattro soldi distribuiti a pioggia, speso con meccanismi assurdi e sempre con l’occhio di riguardo verso i ceti più abbienti del Paese. Tutto nell’attesa dell’impiccagione dell’Italia al Mes che è il futuro grande obiettivo dell’Europa dell’euro, ma che è anche l’obiettivo finale di questo ceto politico senza scampo.

Così si riducono a vivere di morti che come sempre continuano a morire per le più diverse malattie, anzi muoiono anche di più visto che l’assistenza sanitaria è stata praticamente abolita nonostante non vi sia più alcuna emergenza e persino i medici di base si sono fatti di burro. Naturalmente sperano di trovare un modo per non pagare ciò che hanno perso alla roulette della pandemia, ma alla fine, quando non serviranno più a nessuno avranno il loro Tso.

 


Condannati alla menzogna

7b093155caab301d46221d7b25bf402bMi piacerebbe dire come Pasolini “io so”, io so in nomi dei responsabili  di quella che viene chiamata pandemia, io so i nomi dei vertici che l’hanno manovrata e che l’hanno utilizzata  come golpe sanitario a protezione del potere. E tuttavia non posso portare le prove e nemmeno sono Pasolini, ma ugualmente so: è scritto là nelle cifre che nessuno vuole vedere come se fossero l’incubo della cattiva coscienza, è scritto nel tentativo di trasformare il denaro in scienza e la scienza in denaro, è scritta nei visi dei farabutti che ci stanno rapinando “per il nostro bene”,  risuona nelle parole imbarazzate dei chierici che devono tenere in piedi un gioco che sta distruggendo il Paese. Ma si intuisce anche che la tentazione della verità fa capolino anche tra i peggiori affaristi delle mascherine e dei vaccini obbligatori, ma essa non può essere più pronunciata perché è troppo compromettente e farebbe saltare tutto il meccanismo per cui è stata messa in piedi che  nello specifico italiano è indurre un suicidio alla greca, attraverso una crisi economica senza precedenti e soldi a prestito attraverso il Mes. Dai retroscena dell’Europa, mai messi in luce così tanta chiarezza  escono questi personaggi che negano qualunque forma di solidarietà persino formale e dicono come Mark Rutte che l’Italia  non può ricevere aiuti ma solo prestiti da rimborsare. Se lo dice il rappresentante di un Paese che vive di fumo, funghetti magici e campa di differenziale fiscale, allora dobbiamo proprio crederci, perché Mark Rutte è un uomo d’onore.

Così nonostante il virus ormai sia debolissimo da debole che è sempre stato, facendosi forte solo degli errori sanitari compiuti,  ci ritroviamo con uscieri da discoteca come Zaia,  cui dare della capra sarebbe un complimento visto che nemmeno fa il latte, il quale infierisce sul futuro degli ingenui che l’hanno votato ribadendo le misure e anzi inasprendole così come fanno i  bugiardi quando le loro balle non trovano più un saldo appoggio, basandosi su dati senza alcuna credibilità o coerenza, tamponi straparlando di positività e di altre amene cose che egli tratta come si si trattasse di invitare una qualche starlette del grande fratello in un  locale. Anche se non ci credete più dovete ubbidire, altrimenti sarete trattati come pazzi, subirete il Tso, una roba che davvero meriterebbe il manicomio e comunque  l’immediata destituzione dalla carica per evidente per attentato alla Costituzione. Ma visto che chi dovrebbe prendere in mano la situazione è altrettanto inadeguato, può dire e fare ciò che vuole. Del resto la posta è alta: se invece di attivare meccanismi di auto finanziamento si ricorre  ai prestiti il milieu politico con i suoi comitati di affari  si troverà con un Paese distrutto, ma con il denaro per operazioni clientelari che garantiranno loro la rielezione.  Ed è per questo che si procede persino alla riabilitazione dei vecchi bugiardi, ormai nuovi complici.

Dunque siamo condannati alla menzogna del Covid e dell’influenza trasformata allegoricamente in peste, nessuno verrà a strappare il sipario e a mostrare l’allestimento mediatico e i deus ex machina pronti a entrare in scena per confondere e proporre soluzioni sempre diverse che lascino nello sconcerto e nella confusione:  siamo noi che dobbiamo curare la verità e sollevarla dal letto di dolore in cui è caduta e non da ora, ma progressivamente, prima prostrata da disturbi temporanei, poi sempre più debilitata dalla guerre e dalle sanzioni, dalle varie fobie a cui ci ha portato la dipendenza dall’egemonia neoliberista che va in groppa alla subcultura americana delle sciocchezze, della violenza e della stupidità omologata. Certo se da oltre trent’anni viviamo di illusioni infantili e di rosari mediatici, mai intaccati da un barlume di intelligenza e di consapevolezza, sarà difficile strappare il velo che abbiamo sugli occhi piuttosto che sulla bocca. Non esiste più come al tempo di Pasolini un Paese pulito dentro un Paese sporco,  e se anche esistesse, se fosse sopravvissuto, esso è completamente impotente, senza rappresentanza, senza potere perché quello che può acquisire si trasforma  immediatamente nel potere degli inganni. Come abbiamo visto ormai infinite volte e come facciamo finta di non sapere.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: