Tagliare le teste

Avrei evitato volentieri di parlare dei decapitati di Francia, paese dove le guerre di religione hanno fatto un innumerevole numero di morti e dove ancora oggi Parigi val bene una messa o magari anche una moschea. E poi a parte la decapitazione, altra specialità che ha visto la Francia all’avanguardia, cosa c’è da dire che non sia stato detto innumerevoli volte e inutilmente su integrazione fallita e integralismo in crescita , sulle migrazioni forzate o sulla straordinaria capacità di un terrorismo gestito per le guerre d’oltremare, di dare una mano al potere francese quando esso è in crisi e ha bisogno di depistaggi emotivi? Nulla, se non fosse che la particolare efferatezza degli episodi, il loro presentarsi come guerriglia di religione innescata dalle famose vignette anti mussulmane, nonché il tipo di reazioni  che vengono dal globalismo, presentano elementi di particolare chiarezza in una questione  aggrovigliata e confusa, quella di una sempre più sospetta libertà di opinione che viene di fatto negata quando questa è sfavorevole agli indirizzi del potere (vedi il caso Dieudonné che tuttavia non è l’unico)  creando figli e figliastri e quello di una laicità che vorrebbe porsi come orizzonte che contiene e permette il multiculturalismo, ma che invece, una volta spogliata dall’ ipocrisia, si rivela una banale boite a penser per tenere assieme pensiero unico inderogabile e società multietnica omologata

A questo punto delle cose ciò che maggiormente si oppone a una sorta di nuovo ordine globale di stampo quasi teologico sono da una parte gli stati come organismi dotati di residua sovranità rispetto ai poteri economici oltreché di una identità storica, dall’altra le religioni che per loro stessa natura sono portatrici di messaggi autonomi e in qualche caso antitetici rispetto alle ideologie di mercato, una volta oppio dei popoli visto che risolvevano le contraddizioni sociali in un aldilà che però adesso è diventato troppo ingombrante perché veicola l’idea della morte e della finitezza che spiace a un sistema che vive di eterno presente . E infatti dopo gli ultimi episodi terroristici i commenti del salotti buoni sono che bisogna fare piazza pulita delle religioni, principale ostacolo verso il mondialismo omologato. In questo contesto il racconto degli atti terroristici naviga nel nulla assoluto, a leggere i dotti commenti parrebbe che i terroristi partano dall’eden del grande Veglio della montagna per vendicare Maometto. Non si può escludere che  le volgarissime vignette di Charlie Hebdo possono anche essere la miccia che accende un qualche  folle, magari inconsapevolmente teleguidato, ma il cuore del problema è che da due decenni la Francia si è impegnata in avventure di sapore neocoloniali in Paesi mussulmani, come Afghanistan, Costa d’Avorio, Burkina Faso, Ciad, Somalia, Libia, Mali settentrionale, Iraq, Siria e Yemen. e i morti civili si contano a decine di migliaia, le distruzioni a cifre incalcolabili, anche senza parlare delle ruberie permesse dal Cfa, il franco africano gestito da Parigi: forse questo non è terrorismo perché chi lo pratica indossa una divisa?  Si può davvero pensare che ciò non abbia conseguenze e che ci dobbiamo bere la narrazione delle vignette? Del resto anche la laicità eurocentrica che gronda ipocrisia da ogni poro si perde spesso nel grottesco, cercando per esempio di eliminare i simboli religiosi o le tradizioni collegate ai culti, offendendo sia le popolazioni locali che vengono deprivate delle loro ritualità, ma senza alcun  effetto inclusivo per le popolazioni immigrate e le culture che portano con sé: il fatto è che l’occidente non riesce a concepire nulla al di fuori di sé che prende come norma assoluta. Prendiamo il velo nelle sue varie declinazioni, esso non può essere indossato in Francia  in quanto simbologia religiosa non tollerato dalla repubblica laica. Ma non si pensa ciò che dovrebbe essere ovvio: che per un mussulmano l’assenza di velo è a sua volta un simbolo religioso. In poche parole non è che nascondendo qualche “segnale” si risolva granché e del resto la globalizzazione non è pensata nel rispetto di tutti, ma nella omologazione di tutti e nello sfruttamento dei pochi sui molti.

Bene, non vorrei perdere di vista ciò che mi premeva sottolineare: la battaglia globalista contro le religioni si rivolge specialmente contro l’Islam perché è il credo religioso con il nucleo più duro da penetrare, sia perché diviso in varie correnti e sottocorrenti storiche, sia perché senza autorità teologicamente superiori alle altre che non derivino dal prestigio. In questo contesto culturale è stato possibile solo introdurre elementi di fanatismo dei quali ci si è paradossalmente serviti per eliminare regimi e movimenti laici in seno all’Islam che avrebbero potuto portare a rinnovamenti dottrinali non in linea col capitalismo. Ben altra situazione  si ha nella chiesa cattolica molto più facilmente scalabile perché guidata da un gruppo ristretto di persone e infatti ormai da vent’anni ci sono pressioni enormi sul Vaticano da parte di organismi come l’Ue e l’Onu con le sue molteplici commessioni per la modifica delle questioni dottrinali, con specifiche richieste di ammettere le donne al sacerdozio, di cambiare il magistero su contraccezione e l’aborto e di modificare la propria teologia morale sul matrimonio e sull’omosessualità in maniera da trasformare la vecchia religione in un teismo buono per tutte le latitudini, insomma in un culto del tutto innocuo e allo stesso tempo insignificante.  Le pressioni e i richiami sono stati ancora più numerosi di quelli esercitati nei confronti della Cina e hanno portato persino alle “dimissioni” di un Papa, e tuttavia non si capisce con quale criterio delle istituzioni laiche possano intervenire in questioni teologico morali, anche se si fosse completamente d’accordo con le richieste di modernizzazione. Il fatto è che da libera Chiesa in libero Stato si è passati a non libera Chiesa in non libero Stato di cui papa Bergoglio con il suo sincretismo e con la sua furbesca evasività è un’espressione fin troppo evidente: la stessa laicità non è più vista come un concetto politico, da sviluppare dentro la democrazia, ma come fatto teologico.

La società futura secondo il mondialismo non ha posto per qualcosa di significativo in qualsiasi campo: tutto deve essere irrilevante e condiviso proprio in quanto tale. E’ l’esatto contrario di una società multiculturale dove qualcuno potrebbe pensare di non voler stare al gioco e di ribellarsi.

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One response to “Tagliare le teste

  • andrea z.

    Gli architetti del NWO stanno semplicemente riproponendo il vecchio panteismo gnostico nella nuova veste New Age.
    Dio, l’uomo e la terra sono una cosa sola e un unico essere; dunque l’uomo è dio.
    Il panteismo nega ogni distinzione tra il Creatore e le creature, la materia e la realtà diventano una pura illusione; Dio è una forza impersonale. Queste credenze conducono all’adorazione della natura, al ritorno del paganesimo, dell’animismo pagano e ad un ecologismo estremo.
    Il panteismo gnostico porta a combattere non solo qualsiasi principio d’autorità, ma anche tutte le distinzioni, comprese quelle di carattere religioso o sessuale, che siano in contrasto con l’idea dell’Uno-Tutto.
    E’ l’antica eresia dei primi secoli del cristianesimo che, incredibilmente, è sopravvissuta a tutte le persecuzioni ed ha influenzato protestantesimo, massoneria, pensiero comunista, controcultura degli anni ’60 etc. fino a riemergere negli ultimi tempi come il pensiero guida della cosiddetta Era dell’Acquario che dovrà essere caratterizzata dall’unico governo e dall’unica religione mondiale.

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