Inginocchiati di fronte a Sua Emergenza

Israel separation wall in West BankDobbiamo uscire dall’equivoco nel quale viviamo ormai da una ventina d’anni, anche se esso non è mai stato chiaro, quasi limpido come oggi: non è  una qualunque minaccia che crea l’emergenza e lo stato di eccezione, ma è la voglia di instaurare uno stato di eccezione, di sospensione della democrazia, delle Costituzioni e dei diritti di cittadinanza che crea la minaccia. E per creare intendo uno stato quantistico nel quale è impossibile determinare quanto sia frutto di occasioni colte dentro il vaso di Pandora del caos o quanto sia stato accuratamente preparato: poche volte è possibile collassare la funzione d’onda, aprire la scatola e scoprire se il gatto di Schrödinger è vivo o morto.  I primi vent’anni di questo nuovo secolo non sono stati altro che un susseguirsi di emergenze, quella del terrorismo, quella del debito, quello dei conti pubblici, quello dello spread: tutte cose che ci hanno stordito e indotto a una sorta di progressiva rassegnazione e sottomissione, anche se molte di esse hanno origini sospette, anche se non possibile aprire del tutto la maledetta scatola.

Ma la cosa importante è che ognuna di esse non è mai finita, lascia dietro si sé consistenti tracce: l’attacco alle torri qualunque sia la verità su di essa, ha lasciato ferite circoscritte nello spazio e nel tempo eppure a distanza di un ventennio è come se fosse il giorno dopo con i controlli ossessivi agli aeroporti e soprattutto con l’idea che la sicurezza giustifichi  un controllo a tappeto  della cittadinanza e la repressione di alcune libertà precedenti; la vicenda del debito ci ha convinto di essere vissuti al di sopra dei nostri mezzi, nonostante la stupidità assoluta di questa espressione; quella dello spread  ci ha resi conigli di fronte a qualunque reclamo di sovranità e di dignità rispetto all’Europa. E così la pandemia tra virgolette, occasione presa al volo di trasformare in peste una modesta sindrome influenzale che altrimenti sarebbe venuta e passata pressoché inosservata come ogni ventata influenzale, lascerà i suoi segni duraturi non soltanto sull’economia di molti paesi che verrà definitivamente sconquassata e sull’abolizione sostanziale di ciò che resta dei diritti del lavoro, ma costituisce il precedente per servirsi di una qualunque emergenza vera o semplicemente brandita mediaticamente per sospendere le costituzioni, revocare la libertà di movimento, dunque di fatto anche quella di associazione e di azione politica,  per passare da un controllo telematico personale come quello attuale a uno interpersonale  con le varie app che sono state predisposte oggi per la peste fasulla del coronavirus, ma domani per il morbo assai più pericoloso della libertà di pensiero. Così un bio pretesto per favorire una crisi economica che sarebbe arrivata comunque e proprio per le contraddizioni interne di un sistema marcio è servito a rafforzare e rendere una caserma un edificio in via di crollo.

Tutto il mondo della democrazia verrà travolto “in deroga” senza però alcuna capacità di opposizione: molte delle centrali di pensiero critico, peraltro tenute in vita con i soldi del grande capitale, hanno finalmente calato la maschera e partecipato ai fasti pandemici dei vari quanto improbabili filantropi.  Alcuni si sono spinti a dire che la cancellazione delle libertà costituzionali va benissimo, purché sia temporanea. Già siccome il fascismo è durato solo vent’anni andava benissimo. Si può essere più stupidi e più ipocriti di così ? Altroché, la stupidità è una precondizione del mondo contemporaneo e ci sono alcuni che non capiscono come dando credito alla peste, nonostante i numeri la smentiscano,  automaticamente danno credito ai diritti dello stato di eccezione a fronte di qualcosa che non c’è. E se qualcuno pensa alla temporaneità si sbaglia di grosso: sarà come i controlli in aeroporto, finita la fase acuta si sarà sempre in preallarme per una seconda e una terza, un quarta ondata, un altro virus, sempre pronti alla soppressione di liberà. E non sarà certo un problema , visto che in questa occasione si sono spacciati tutti i morti come vittima del Covid, una roba macabra, ma anche così ridicola che davvero non si può credere che ci si possa  cascare.

Qualsiasi futura opposizione che possa nascere dalle ceneri di questa folle stagione dovrà avere chiaro che non ci libereremo dei virus fabbricati mediaticamente, delle epidemie e delle emergenze, perché esse sono diventate lo strumento principale di governance, ossia dei governi senza consenso, come dei poteri grigi o di quelli nascosti e che essi agiscono ormai per mettere in crisi non tanto la politica che ormai è funzione e finzione di servizio, quanto gli  stessi rapporti interpersonali. Qualsiasi opposizione dovrà nascere sul presupposto che i diritti e le libertà vengono prima di qualsiasi emergenza, la quale  dovrà essere affrontata in questo  quadro e non al di fuori di esso.  Sapete quando c’era la gente che cantava dai balconi, completamente fatta di paura e confusione, a me venivano in mente i canti degli schiavi nei campi di cotone che servivano a cadenzare il lavoro e a ottundere la fatica.  Ma il canto non rende liberi.

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