Manifesti di vergogna

com_10_MGzoomPurtroppo cono costretto a tornare sulla vergogna del Parlamento europeo che ha equiparato nazismo e comunismo e ha messo fuorilegge tutta una scuola di pensiero e un secolo e mezzo di lotte perché la stupidità è come una droga pesante, la dose va sempre aumentata. Si poteva pensare che mettere la croce uncinata e la falce e martello sotto la medesima e comoda etichetta di totalitarismo – un concetto di origine fascista e rivendicato dal medesimo, ma che niente ha a che vedere col comunismo – avrebbe suscitato indignazione nella sinistra europea o almeno quella che si finge tale. E invece così non è stato: i miserevoli eredi di una grande tradizione hanno fatto qualunque cosa per mettere sotto al tappeto il fattaccio e creare una cortina fumogena per impedire a quelli che hanno sostituito le proprie speranze con l’Europa, pensando che fosse una sorta di metadone politico in grado di salvare qualche idealità, di prendere atto del reale spirito che anima la Ue delle oligarchie: il totalitarismo del denaro e della disuguaglianza messo dentro a un pacchetto di belle parole e persino all’invocazione della dignità che poi viene messa sotto i tacchi ogni qualvolta ne capita l’occasione o si possono fare buoni affari: vedi il caso della Grecia.  Del resto è stato già detto parecchi anni fa che “Molti ex-comunisti sono diventati una categoria antropologica e hanno messo il loro idealismo  che crede “nella fabbricazione della storia”, al servizio del liberismo, del consumismo o del conservatorismo.”

In questa rovinosa caduta c’è anche cerca di prenderci in giro come quel tal parlamentare piddino di nome Pietro Bartolo che dice di essersi sbagliato a votare, che ritira il suo voto favorevole sulla risoluzione, cosa che ovviamente non si può fare: si getta il sasso e poi si ritira la mano quando si capisce che i propri elettori non sono propriamente contenti. Beato chi ci crede, però Repubblica prende spunto per fare di tutto questo un ritratto positivo a causa del coraggio di dire che si è sbagliato: insomma la solita robaccia retorica all’italiana. Ma anche Pisapia senza nemmeno arrivare a rinnegare il proprio voto, non sia mai, tira fuori lo spirito da azzeccagarbugli  sostenendo che “In quel documento ci sono frasi sbagliate e altre poco chiare”. E allora perché lo ha votato? Forse perché è lo stesso Pisapia sbagliato e poco chiaro, uno di quei pezzi di ricca e bella società che si divertono a giocare con le speranze altrui e qualche volta vincono la posta in gioco di sindaco o di eurodeputato?

Persino il Manifesto che nella testata riporta la dizione “quotidiano comunista” cerca di mettersi fuorilegge da se stesso, minimizzando l’accaduto e dicendo, con la capacità di contraddizione tipica di chi è costretto a parlare a vanvera, che il guaio non è l’approvazione a grande maggioranza della risoluzione equiparativa che in realtà sfrutta questo come pretesto per la messa al bando del pensiero socialista , bensì il fatto che il Pd abbia votato assieme al gruppo di Orban. Oh bella, forse al Manifesto devono ancora realizzare che il partito di Orban sta nel Ppe  ovvero nella formazione che fa da spina dorsale della Ue e governa assieme alla formazione socialdemocratica nella quale milita il Pd? Ma di certo sapranno che anche la Lega ha votato come il Pd e ricorderanno la campagna anti Salvini e in nome dell’antifascismo fatta fino a pochi giorni prima. Chissà forse la memoria a breve termine sta svanendo, assieme a quella a lungo termine e forse i redattori si domanderanno che caspita significa quel “quotidiano comunista” in testata. Ma in ogni caso una risoluzione così vergognosa è assai simile ai documenti sulla base dei quali il partito comunista è stato posto fuori legge in Ungheria. Non è Orban  ad essersi accodato all’Europa, ma l’Europa ad essersi accodata a Orban.

Leggi anche:  Il revisionismo è l’ideologia europea , Manette e bavagli, E ora Gramsci è fuorilegge

 

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One response to “Manifesti di vergogna

  • andrea z.

    L’equiparazione tra nazismo e comunismo serve ai tecnocrati di Bruxelles per riaffermare una volta di più l’individualismo neoliberista rispetto a qualsiasi ritorno alla gestione pubblica dell’economia.
    Comunismo e nazismo, con metodi e scopi molto diversi, avevano promosso un tipo di economia in cui l’intervento statale aveva avuto un ruolo fondamentale nel primo caso e importante nel secondo.
    Il messaggio è chiaro: pensare di abbandonare l’ubriacatura individualista e liberista degli ultimi decenni significherebbe tornare alle dittature del ‘900.
    Che poi questi signori non sappiano distinguere la differenza tra le due ideologie non dovrebbe stupire, dopo averli visti all’opera nella distruzione economica e culturale dell’Europa.
    La decisione del Parlamento europeo avviene nel momento in cui il governo tedesco dichiara di voler attuare un piano di intervento pubblico, per porre rimedio ai disastri dell’ordoliberismo, per decine di miliardi.
    Ci stanno avvisando di non farci troppe illusioni.

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