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L’involuzione della specie politica

images (1)Sardine, aringhe, acciughe e merluzzi sono tutte specie gregarie che possono formare gruppi coesi, dal movimento molto coordinato che danno luogo a evoluzioni spettacolari. Tuttavia ogni singolo componente del gruppo agisce in coordinazione con gli individui a lui immediatamente vicini senza avere nessuna cognizione della struttura globale del gruppo, né a maggior ragione alcun  progetto. Dunque il neo movimento delle sardine costituisce al tempo stesso un clamoroso scacco cognitivo rispetto agli scopi e  una magistrale consapevolezza riguardo al nome. Adesso che Repubblica (giornale che ha come consigliere di amministrazione il capo di uno dei leader del movimento, vedi Sardine in scatola ) ha pubblicato il manifesto di questa specie ittica si può avere la certezza di non essere di fronte a un tema politico, ma semmai a un classico problema di sistema complesso.

Il documento infatti, scritto in uno stile che ricorda molto da vicino quello degli spin doctor della Leopolda, non contiene alcun tema politico, nulla che possa assomigliare a un programma o a un progetto o anche a una vaga idea, non vengono citate né le destre (dire le “destre che non vogliamo” è un capolavoro di ambiguità), né il fascismo e nemmeno Salvini, ma ci si contrappone soltanto a un fantomatico populismo, tipico tema dell’ oligarchia europea, tanto che sembra una specie di manifesto che appoggia la sua esile struttura di cartapesta sullo status quo continentale e sulle tradizionali gerarchie economico – politiche del Paese. Del resto non si capisce nemmeno bene cosa intendono costoro per populismo visto che lo accusano semplicemente  di  “buttare tutto in caciara” e di insultare sui social. Insomma qualunquismo allo stato puro che si batte contro il populismo come in uno  di quegli antichissimi film di Ercole contro Maciste o di Godzilla contro King Kong oppure recentissimi come quelli dei supereoi che salvano il mondo. Insomma sono i morettiani di una ventina di anni fa, quelli di “giro, vedo gente, faccio cose”, solo un tantino più rozzi, visto il declino dell’istruzione e non lo dico io, lo dicono loro nel manifesto in cui esprimono un orizzonte incentrato sulle loro case, sul loro lavoro, sull’attività fisica e il volontariato in dose qb: in due parole la vita e la prospettiva residuale del ceto medio alto, spesso incistato nell’amministrazione pubblica, con un’idea vaga delle povertà e della precarietà tuttavia oscuramente presago della possibilità di farne parte. Sono l’equazione del piddino medio.

Chiaro che questo ceto in gran parte privilegiato nel massacro sociale di oggi, quando si avvicina il predatore, che non è qualcuno, ma la logica stessa del declino, perde la capacità di azione strategica che renderebbe più lenta e incerta l’azione, assumendo il comportamento istintivo dei banchi di pesci o degli stormi che si può modellizzare assumendo tre semplici regole: non avvicinarsi troppo ai vicini per evitare collisioni; non allontanarsi troppo dai vicini, per non perdere coesione; muoversi nella direzione media in cui si muovono i vicini, per coordinarsi con essi. Mutatis mutandis, a seconda delle situazioni,  gli algoritmi sviluppati servono a rendere ragione del movimento dei branchi di sardine, degli stormi degli uccelli, del comportamento degli insetti sociali, così come del traffico o delle oscillazioni del mercato finanziario, dei fenomeni di affollamento o della dinamica dei social. Beninteso il comportamento collettivo umano è più complesso e ha di solito bisogno di un innesco: fino al secolo scorso esso era determinato sostanzialmente dall’incontro tra bisogni e idee, producendo  prospettive,trasformazioni e rivoluzioni, mentre oggi, nell’era della comunicazione, la cui ampiezza va a detrimento dell’informazione, ovvero dell’elaborazione, può essere avviato  da semplici suggestioni che possono essere amplificate a volontà. E come non considerare esclusivamente suggestivo e prepolitico il manifesto sardinesco che grottescamente manifesta contro l’opposizione e non contro il governo di cui peraltro è una filiazione? Il vuoto, di idee e di prospettive è tale da essere angosciante, così immerso nella palude dei luoghi comuni e del politicamente corretto e dal non senso  da costituire il quadro desolato di persone sopraffatte da un’esistenza che non capiscono e che quindi possono essere manipolate come si vuole per esaurire la loro forza senza che essa provochi alcuna  trasformazione, anzi facendo in modo che l’amo nascosto dall’esca si conficchi ancora più in profondità delle carni.  Di fatto le manifestazioni non esprimono affatto una dialettica alto – basso, ma invece una centro – periferia intendendo con questo non solo la dislocazione spaziale, ma anche quella sociale e dunque sono di fatto sterili, privi di vera capacità di elaborazione, non hanno il carattere forte di altri fenomeni come , ad esempio, quello dei gilet gialli  che appunto esprimono la battaglia fra basso – periferia e alto – centro.

Paradossalmente essi esprimono invece una forte resistenza alle trasformazioni che sono in atto, di cui avvertono soltanto il rischio, rinunciando fin da subito ad avere una voce in capitolo. E sono tutte dentro e al servizio della banalizzazione politicante che li terrà in vita fino alle elezioni.

 


Manifesti di vergogna

com_10_MGzoomPurtroppo cono costretto a tornare sulla vergogna del Parlamento europeo che ha equiparato nazismo e comunismo e ha messo fuorilegge tutta una scuola di pensiero e un secolo e mezzo di lotte perché la stupidità è come una droga pesante, la dose va sempre aumentata. Si poteva pensare che mettere la croce uncinata e la falce e martello sotto la medesima e comoda etichetta di totalitarismo – un concetto di origine fascista e rivendicato dal medesimo, ma che niente ha a che vedere col comunismo – avrebbe suscitato indignazione nella sinistra europea o almeno quella che si finge tale. E invece così non è stato: i miserevoli eredi di una grande tradizione hanno fatto qualunque cosa per mettere sotto al tappeto il fattaccio e creare una cortina fumogena per impedire a quelli che hanno sostituito le proprie speranze con l’Europa, pensando che fosse una sorta di metadone politico in grado di salvare qualche idealità, di prendere atto del reale spirito che anima la Ue delle oligarchie: il totalitarismo del denaro e della disuguaglianza messo dentro a un pacchetto di belle parole e persino all’invocazione della dignità che poi viene messa sotto i tacchi ogni qualvolta ne capita l’occasione o si possono fare buoni affari: vedi il caso della Grecia.  Del resto è stato già detto parecchi anni fa che “Molti ex-comunisti sono diventati una categoria antropologica e hanno messo il loro idealismo  che crede “nella fabbricazione della storia”, al servizio del liberismo, del consumismo o del conservatorismo.”

In questa rovinosa caduta c’è anche cerca di prenderci in giro come quel tal parlamentare piddino di nome Pietro Bartolo che dice di essersi sbagliato a votare, che ritira il suo voto favorevole sulla risoluzione, cosa che ovviamente non si può fare: si getta il sasso e poi si ritira la mano quando si capisce che i propri elettori non sono propriamente contenti. Beato chi ci crede, però Repubblica prende spunto per fare di tutto questo un ritratto positivo a causa del coraggio di dire che si è sbagliato: insomma la solita robaccia retorica all’italiana. Ma anche Pisapia senza nemmeno arrivare a rinnegare il proprio voto, non sia mai, tira fuori lo spirito da azzeccagarbugli  sostenendo che “In quel documento ci sono frasi sbagliate e altre poco chiare”. E allora perché lo ha votato? Forse perché è lo stesso Pisapia sbagliato e poco chiaro, uno di quei pezzi di ricca e bella società che si divertono a giocare con le speranze altrui e qualche volta vincono la posta in gioco di sindaco o di eurodeputato?

Persino il Manifesto che nella testata riporta la dizione “quotidiano comunista” cerca di mettersi fuorilegge da se stesso, minimizzando l’accaduto e dicendo, con la capacità di contraddizione tipica di chi è costretto a parlare a vanvera, che il guaio non è l’approvazione a grande maggioranza della risoluzione equiparativa che in realtà sfrutta questo come pretesto per la messa al bando del pensiero socialista , bensì il fatto che il Pd abbia votato assieme al gruppo di Orban. Oh bella, forse al Manifesto devono ancora realizzare che il partito di Orban sta nel Ppe  ovvero nella formazione che fa da spina dorsale della Ue e governa assieme alla formazione socialdemocratica nella quale milita il Pd? Ma di certo sapranno che anche la Lega ha votato come il Pd e ricorderanno la campagna anti Salvini e in nome dell’antifascismo fatta fino a pochi giorni prima. Chissà forse la memoria a breve termine sta svanendo, assieme a quella a lungo termine e forse i redattori si domanderanno che caspita significa quel “quotidiano comunista” in testata. Ma in ogni caso una risoluzione così vergognosa è assai simile ai documenti sulla base dei quali il partito comunista è stato posto fuori legge in Ungheria. Non è Orban  ad essersi accodato all’Europa, ma l’Europa ad essersi accodata a Orban.

Leggi anche:  Il revisionismo è l’ideologia europea , Manette e bavagli, E ora Gramsci è fuorilegge

 


Tsipras addio

Tsipras MerkelAltro che il conservatore corrotto Samaras, altro che il neofranchista Rajoy o il contaballe compulsivo Renzi: se i poteri europei dovessero scegliere il premier che più ha fatto i loro interessi vincerebbe Tsipras a mani basse. Personalmente non ho mai avuto grande stima per il leader greco e per la sua altra europa delle favole e degli inganni (dipende da che prospettiva si guarda), ma naturalmente speravo che la novità di un governo di centro sinistra in un paese martoriato e avvilito come la Grecia, fosse in grado di mettere in moto quanto meno un autonomo meccanismo di realtà e dunque di cambiamento in grado di cancellare il peccato originale di Syriza con il suo paradossale eurismo. Invece Tsipras si è rivelato al di sotto di ogni aspettativa, un uomo con poche idee confuse che vive alla giornata e privo di un progetto politico, per giunta con capacità tattiche praticamente vicine allo zero.

Per mesi ha alimentato una resistenza ambigua e indecisa, nella sola speranza che Bruxelles e la Germania alla fine avrebbero ceduto di fronte alla prospettiva di un addio della Grecia non rendendosi conto che invece per Berlino e Parigi la grexit era un obiettivo molto meno inquietante di un cedimento sull’austerità. Giorno per giorno ha ha indietreggiato di qualche passo, sperando in Obama e incontrando Putin, ma senza combinare nulla di concreto fino a che, messo con le spalle al muro, non ha fatto ciò che doveva: il referendum.

Anche in questo caso non ha capito che il ricorso alla consultazione popolare, anche al di là del suo risultato, era un passaggio del Rubicone che non prevedeva una ritirata e che anzi apriva una guerra con gli oligarchi europei che vedono come fumo negli occhi il ricorso al popolo. E’ stata una decisione estemporanea, che nemmeno ha previsto la possibilità che venissero bloccati i rifornimenti delle banche greche  paralizzando di fatto la vita dei cittadini. Da politico inesistente ha scambiato una scelta strategica per un mezzuccio tattico, non comprendendo che a quel punto o difendeva sino alla fine il 61% dei no o metteva fine alla sua storia e a quella di Syriza. Ma alla fine ha ceduto molto di più di quanto non fosse in gioco con la consultazione popolare, dagli 8,5 miliardi di “sacrifici” di 10 giorni fa ai 13 miliardi di oggi e con in più una minaccia esplicita di controllo e rapina totale del Paese.

Obiettivamente non era facile sostenere una resistenza senza mai essersi curati di mettere a punto un piano B, cosa che già un anno fa aveva allarmato gli osservatori più intelligenti. E ancora peggio era resistere rifiutandosi con accanimento di trovare vie d’uscita dal ricatto europeista. Ora Bruxelles lo ha spezzato come monito per qualsiasi forza di opposizione e contro le illusioni democratiche che dovessero ancora serpeggiare. A supremo scherno  l’Europa potrebbe cacciar fuori la Grecia, facendo lei quello che avrebbe dovuto proporre Syriza nel periodo di formazione e fare giunta al governo.

Adesso per Tsipras è finita: non si vede come potrebbe continuare a governare visto che nessuno si fida più di lui, nemmeno Russia e Cina che certo non danno soldi a un estemporaneo dilettante. Ma assieme a lui tramonta per sempre la socialdemocrazia e le illusioni di portare elementi di progresso e di eguaglianza nel corpaccione del capitalismo finanziario. Questo è stato possibile nell’era keynesiana, ora è del tutto improponibile, anche se in continuazione viene riproposto da commessi venditori alla Vendola che addirittura chiedono di dare più poteri alla Bce per un’europa migliore. Stiamo freschi.

Di fronte a tutto questo il problema è: riuscirà ciò che rimane della sinistra a riacquisire un minimo di onestà intellettuale per fare mea culpa e magari evitare, come ha fatto il Manifesto di spacciare gli impossibili sacrifici imposti alla Grecia dopo il referendum con 12 miliardi tagli (in realtà sono 13) e approvati dal Parlamento di Atene come “risorse per la crescita”, cosa nemmeno Schäuble si attenterebbe a dire. Perché se si dovesse continuare su questa strada allora se ne ritornino tutti nelle loro fiabe e nei loro salotti  intenti allo scambio di reciproche giustificazioni, di ben altro, di a monte, di a valle, nella misura in cui hanno il culo al caldo grazie alle briciole del ricco epulone cui fa comodo avere un’opposizione che non crede in se stessa.


Il potere con i baffetti di Hitler

ratzinger-hitler-macro-197422Un ragazza  rischia tre anni di galera. Ma non ha rubato o rapinato o truffato, il suo reato è molto più grave: quello di aver esibito durante una manifestazione del 2009, in pieno caso Englaro, un’immagine di papa Ratzinger con i baffetti alla Hitler. Così adesso è accusata di “oltraggio a corpo politico” poiché ha offeso “l’onore il decoro di un capo di stato estero.” Ora a parte che il Vaticano è uno stato formalmente totalitario e con robuste tradizioni antisemite, che il Papa è a seconda dei casi e delle convenienze un capo religioso o un capo di stato, corpo politico, corpo sacro, corpo intoccabile, non si capisce come si possa manifestare la propria contrarietà senza un minimo di irriverenza. E se l’attenzione della magistratura e degli organi inquirenti non possa trovare un più degno compito, evitando questo degrado. Tanto più che analoghe immagini sono state presenti ovunque e hanno persino dato la stura a un filone artistico.

Forse l’episodio potrebbe essere archiviato in quella cartella del servo ossequio da parte della più assurda e settaria devozione, se non fosse che è proprio nello spirito del tempo quello di mettere a tacere il dissenso con ogni modo possibile. E non soltanto il dissenso apertamente espresso, ma persino i tralignamenti dal più bieco conformismo e dall’estetica del regime liberista. I segnali sono molti e vanno dall’accanimento poliziesco nei confronti di chi appartiene alle fasce non garantite della società a queste forme di censura clericale. Ma non sono soltanto italiani. In Gran Bretagna, ad esempio, proprio in queste settimane si sta discutendo alla Camera dei Lord un disegno di legge che colpisce chiunque, sopra i 10 anni, “assuma comportamenti in grado di provocare fastidio o disturbo alle persone”. Il provvedimento di nome Ipnas (Injunctions to Prevent Nuisance and Annoyance) pur non essendo di natura penale prevede la possibilità di punizioni che prevedono carcere o riformatorio per due anni.

E’ chiaro che il concetto di fastidio, nella sua vaghezza può essere attribuito a 360 gradi, a manifestanti come ad artisti da strada, ai predicatori come agli accattoni, fino ad includere un vestiario non consono al quartiere o semplicemente la presenza in una zona dove non si è a tono con l’ambiente circostante. In pratica le autorità potranno impedire a chiunque di fare qualsiasi cosa ed utilizzare questo nuovo medioevo legislativo per eliminare pluralità e differenze, per colpire qualsiasi contestazione del potere o esuberanza. e trasformare le aree pubbliche in luoghi di privatizzazione feudale.

Tra un po’, se si consentirà questo declino di civiltà e di libertà, il cartello con Ratzinger -Hitler sarà come un paradiso perduto. Perché sarà il potere stesso ad avere i baffetti.


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