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Il mito del ministro competente

imagesCi avrei giurato che anche questa volta sarebbe saltato fuori il mito del ministro competente che mi accompagna fin dalla più tenera infanzia e che rimane tuttora uno dei più efficaci artifici retorici per ingraziarsi il favore della gente. Anzi meno un governo ha le idee chiare, meno ha senso e più ha bisogno di riempire il vuoto con competenze che spesso poi sono semplicemente presunte se non apertamente false . Il fatto è che i cittadini sono nella maggior parte politicamente incompetenti e non capiscono che il ruolo politico di indirizzo ha poco a che fare con la tecnica: ciò che serve è intelligenza e cultura che scarseggiano. Anzi in un certo senso più un governo ha ambizioni di cambiamento, meno ha bisogno di tecnici che sono legati alle pratiche e alle prassi correnti, oltre che ovviamente a persone, enti, aziende del settore e che vedono l’albero, ma non più la foresta. Per esempio il ministro delle infrastrutture e dei trasporti cosa deve essere? Un ingegnere edile, un palazzinaro, un capotreno o un camionista? No deve essere qualcuno che abbia le idee chiare su cosa fare per raggiungere determinati scopi in relazione a ciò che si pensa della società, saranno poi i tecnici a spiegagli quante risorse occorrono, le cose fattibili e quelle invece rischiose, i tempi di realizzazione e via dicendo.  Allo stesso modo il presidente del consiglio dovrebbe essere esperto in tutto, cosa palesemente impossibile, perché i neuroni di un singolo individuo non possono contenere tutto il sapere collettivo e ormai nemmeno quello di una  singola branca. C’è una sola eccezione, quella del settore finanziario che  nel pensiero unico corrente è  come una sfera celeste aristotelica immutabile che non può essere soggetta a politica, ma solo a tecnicismi.

Capisco che il povero Di Maio a corto di argomenti per giustificare il governo col Pd, stretto fra Salvini il cattivone assoluto creato dai media e Grillo che ha recentemente visto dio –  il refugium peccatorum di chi non sa che dire – abbia tirato fuori i ministri competenti. Ma del resto il dio apparso a Grillo è in realtà quello che ha spodestato l’uomo con la barba dell’iconografia cristiana, troppo freudianamente scoperta, cioè il pensiero unico che non ammette nulla al di fuori di sé e che appunto per questo non tollera niente al di fuori della amministrazione tecnica, vale a dire da ciò che grosso modo chiamiamo competenza. Questo non è un passaggio marginale: l’evocazione da parte di Di Maio dei competenti come ultima spiaggia della credibilità mediatica non è altro che il passaggio dalla prospettiva di cambiamento a quella della resa. Non credo che egli  sia lucidamente consapevole della mutazione tra il fine che determina i mezzi e i mezzi che determinano il fine come accade nell’era contemporanea o che abbia compreso il suo passaggio del Mar Rosso a ritroso come il congedo da tutti quegli ordinamenti normativi di ispirazione etica ed umanistica dei quali la politica è stata privata e la cui mancanza smaterializza il sentire collettivo e il senso dei bisogni . Diciamo che afferra i refoli dello spirito del tempo per usarli come tecnica di persuasione. Molti di questi passaggi sono inconsapevoli, esattamente come quelli degli elettori e a mio giudizio anche quelli di molti intellettuali presenti e passati che nell’analizzare la relazione tra politica e tecnica, come sottocapitolo di quella tra tecnica e società, hanno oscurato il vero problema da cui tutto questo nasce, ossia l’ambizione del capitalismo di essere la teoria e la prassi  definitiva delle società umane: più che il predominio della tecnica essi avrebbero dovuto partire dalla miseria della politica in un’era deprivata dalle speranze che quando vi erano venivano demonizzate, dall’utopia, dalla prospettiva di un mondo nuovo.

Oddio mi sono perso Di Maio e il governicchio del Conte Renzi. Ma penso che non ci sia molto da dire, sulla scena mediatica si è accesa la scritta applausi e tranquilli che se anche ci sarà un’altra spending revue, se la quota 100 verrà rimangiata, se la sanità pubblica verrà ancora ridotta e la precarietà aumentata, lo spread sarà sotto controllo e avremo la benevolenza di Santa Ursula da Leyen. Siate felici, in fondo basta pochissimo, basta che c’è sta o sole, che c’è rimasto o mare. Scudarmmoce o passato, perché chi ha avuto continuerà ad avere sempre di più e chi ha dato dovrà dare sempre più.

 

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9 responses to “Il mito del ministro competente

  • Anonimo

    “il resto sono tue proiezioni per non prenderne atto”

    Non c’è nessuna proiezioni , Jorge ha detto sulle pagine di questo blog che gli scioperi categoriali dei corrieri italiani erano forieri di una svolta in senso socialista… scioperanti categoriali e manifestazioni inter categoriali tipo i gilet jaunes, sono cose differenti… i primi hanno quel sapore italiano della cura del proprio orticello.

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    • jorge

      i corrieri sono la parte piu sfruttata del proletaiato attuale o giù di lì, dovresti salutare con piacere la loro attivazione, e propagandare la generalizzazione delle lotte, ma sei solo un grillo parlante reazionario.

      Svolta socialista poi, saremmo al livello politico e non a quello ancora rivendicativo, una differenza che evidentemente non hai in testa , chiuso nel tuo orticello rancoroso non produci che una confusione funzionale allo status quo. Stop.

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      • Anonimo

        A livello rivendicativo, ci sono stati scioperi settoriali, a quello politico abbiamo avuto la lega e i 5stelle al governo.

        Un capolavoro insomma in attesa del sol dell’avvenire, che ovviamente ci sarà portato da degli scioperi settoriali.

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  • andrea z.

    Anche se non si svolgeranno le elezioni politiche chieste dalla Lega, si voterà per le regionali in Umbria il 27 Ottobre, in Calabria ed Emilia-Romagna tra Novembre e Dicembre 2019 e nel 2020 toccherà alla Toscana.
    Se si dovessero riproporre a livello locale gli schieramenti politici nazionali, con M5S e PD insieme, potremmo farci comunque un’idea di come la pensano gli italiani su questa insolita alleanza.
    Se il PD dovesse perdere qualcuna delle sue roccaforti storiche, ci troveremmo di fronte ad una bocciatura evidente del progetto politico da parte degli elettori e, probabilmente, ad una fine anticipata del governo Conte 2.0.

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  • andrea z.

    Walter Verini, parlamentare vicino a Veltroni, ha suggerito a Zingaretti di affidare le “poltrone” alle eccellenze italiane nei vari campi, forse, come suggerisce l’articolo, per mancanza di idee e di visione strategica.
    Tenuto conto delle forze che hanno contribuito alla nascita di questo esecutivo, i margini di manovra sembrano piuttosto stretti.
    Innanzitutto, bisogna accontentare gli USA dal punto di vista militare con le loro basi, bombe atomiche, navi, droni, radar.
    Poi ci sono la Merkel e Macron, che vogliono far sbarcare i profughi sulle nostre coste e sigillarli dentro i nostri confini, tenersi il petrolio libico e finire di acquistare col “metodo Prodi”, già utilizzato nel caso dell’IRI, il poco di buono che ancora rimane nel Paese.
    Chiaramente i beni archeologici e culturali verranno utilizzati come collaterale del debito e, in caso di morosità conclamata, trasferiti al Louvre o al Museo di Berlino.
    Tra i poteri forti esteri non dimentichiamoci lo Stato del Vaticano, l’Ong sorosiana che ha contribuito a demolire il vecchio governo restando nell’ombra e lanciando l’ultimo e decisivo assalto attraverso Civiltà Cattolica e la CEI.
    Una volta soddisfatti i robusti appetiti dei forestieri, i nostri governanti dovranno gettare qualcosa in pasto allo “staterello profondo de noantri”, Confindustria in primis, stanca di trattare appalti miliardari con dei principianti allo sbaraglio e in attesa degli autentici professionisti del settore.
    Insomma, questo governo nasce con tanti di quei “padrini” e “protettori” che non avrà neppure bisogno di una linea politica, economica o sociale; la minestra da ingoiare è già pronta per essere servita in tavola.

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  • jorge

    Alcuni dei principali personaggi politici che il Simplicissimus, nel corso del tempo, ha propagandato come capaci di opporsi alla globalizzazione finanziarizzata, inoltre in grado di segnare una nuova epoca che avrebbe portato il capitalismo ad una dimensione rivolta alla produzione, con correlato ed importante welfare state, e pregna di legami comunitari con le popolazioni locali. Nell’ordine

    1) Francois Hollande
    2) Alexis Tsipras
    3) Marine Le Pen – in parte
    4) Donald Trump – al massimo grado
    5) Luigi Di Maio & Matteo Salvini – tanto da invitare a scendere in piazza
    a loro difesa

    Per ciascuna di queste figure politiche il Simplicissimus ha poi dovuto riconoscere l’evidenza del loro ruolo di sostegno alla globalizazione finanziarizzata, secondo lui perché venduti, incapaci di reggere lo scontro, comunque menzogneri. Da parte del Simplicissimus mai un riesame critico circa i propri criteri di giudizio, come se egli irresponsabile come una telecamera avesse solo ripreso la scena all’inizio e poi alla fine, mentre la scena iniziale non veniva affatto trovata lì ma denotava proprio la sua personale scelta valutativa

    Si può ipotizzare invece, più correttamente, che il continuo fallimento delle considerazioni del Simplicissimus dipenda dalla analisi sbagliata del capitalismo che egli effettua a monte immaginando che la globalizzazione finanziarizzata sia dovuta alla scarsa qualità etico-morale dei gestori del capitale, che li induce a ricomprare le proprie azioni per alzarne il valore, a maltrattare i lavoratori oggi che non c’è più lo spauracchio dell’unione sovietica e del “ha da venì baffone”

    Deve essere allora a causa di questa critica sostanzialmente moralistica, incapace di individuare i motivi oggettivi e strutturali che inducono i capitalisti a certi comportamenti, che il Simplicissimus si lascia abbacinare da tutti politicanti emergenti che si spacciano per amici del popolo, bravi a criticare l’aria fritta come causa delle sofferenze di quanti lavorano e nondimeno si trovano posti sempre più ai margini di una vita decente, senza che mai i nuovi politicanti vedano o denunzino i limiti precisi ed oggettivi del sistema di produzione che ormai domina il mondo intero.

    Quanto detto sembrerebbe forse valere anche per la Lombroso, che però un po più umana e sinceramente progressista, ha molto più i piedi per terra, forse per le sue origini non meridionali, e mantiene un sano istinto di conservazione che la porta a non esporsi troppo nel dare fiducia ad uomini e movimenti politici nuovi arrivati

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    • Anonimo

      Jorge invece teorizzava la rivoluzione per tramite gli (intrepidi?) scioperi Categoriali dei corrieri italiani… che originale pensiero, per il momento Non siamo arrivati manco ad uno sciopero generale… la rivoluzione evidentemente può aspettare, e parecchio, direi.

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      • jorge

        gli scioperi categoriali dei corrieri italiani sono stati e sono prima di tutto un fatto, come i gilet gialli, ovvero una tendenza, il resto sono tue proiezioni per non prenderne atto

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