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Navi nella tempesta

naveAnna Lombroso per il Simplicissimus

Ieri proprio mentre licenziavo il mio appello alla comunità internazionale perchè ci salvasse dalla tutela esercitata dall’Unesco, che, tanto per dirne una,  ha approvato una “soluzione” per concedere un passaggio privilegiato ai mostri marini di grande taglia, uno di quelli ancora autorizzati a transitare davanti a San Marco, la Costa Deliziosa si chiama, stava per schiantarsi deliziosamente e inesorabilmente contro i vaporetti e un battello a 7,4 nodi subito dopo San Giorgio e 6 nodi a ridosso della riva.

Accidenti, avrà detto qualche alta autorità locale e nazionale, un altro incidente sfiorato non ci aiuta. Servirebbe ben altro, una bella collisione possibilmente senza morti, ma mica si può avere tutto, alla quale potremmo dignitosamente piegarci, rinunciando a qualche provento e individuando altre strade per permettere come è giusto anzi doveroso a viaggiatori di tutto il mondo di godersi l’ineguagliabile spettacolo della Serenissima dall’alto di un ponte possibilmente al settimo piano, con quelle formichine che circolano in riva per portare loro viveri e bevande, come da destino servile ormai segnato.

Si sa quali sono le soluzioni alternative, una peggio dell’altra anche se sicuramente preferibili a uno schianto contro la Piazzetta a un urto contro la chiesa palladiana, a un arrembaggio spericolato di Riva degli Schiavoni alla maniera di Carola. Si tratta di  scelte frutto di interessi particolari,  pressioni lobbistiche che non tengono in alcun conto la natura specifica della laguna. Tutte però unite da qualcosa, dalla obbligatorietà di affidare opere e interventi al soggetto unico in regime di esclusiva incaricato di scavare e riempire, sporcare e ripulire, controllare e essere controllato da se stesso, quel mostro giuridico chiamato Consorzio Venezia Nuova gestore della formidabile opera ingegneristica che avrebbe dovuto salvare la città dal mare e che grazie al fango fisico e morale ha salvato invece gli interessi opachi di aziende, progettisti, tecnici, soggetti di vigilanza, amministratori, coinvolti nella grande greppia di una costruzione infinita e mai finita, inutilizzabile e inutile per via delle modifiche intervenute sul delicato equilibrio lagunare e sul clima.

Scandali, inettitudine, ruberie, inefficienze e incapacità hanno fatto del Mose, la macchina da corruzione più potente, una macchina celibe che non è più la cornucopia che rovescia benefici infiniti sui suoi beneficati, serviva dunque la creazione di nuovi cespiti, altre scatole cinesi di incarichi, subappalti, studi. E cosa di meglio di riportare in auge la visione nata ai tempi del Ventennio, l’altro, restituendo un nuovo e glorioso destino ai canali di Marghera che hanno attraversato le geografie dei magnati mussoliniani, quel colonialismo interno fatto di speculazione, megalomania, sfruttamento di cittadini, lavoratori, risorse e ambiente, compensandolo con alloggi al disotto dell’abitabilità, posti avvelenati, salari bassi, pronubo oggi il grande negoziatore che ha promosso e fatto autorizzare il ripetuto oltraggio violento del passaggio delle navi da crociera da sindaco, da autorità portuale, da prestigioso consulente?

Eh si, verrebbe proprio bene un provvidenziale incidente capace di salvare l’immagine del sindaco più sfrontato dai tempi di Marin Faliero, che da pervicace fan del transito in Bacino si propone come avveduto promoter di soluzioni più sensibili, della cerchia di operatori turistici che si cavano dall’imbarazzo, del ministro cascato dal pero che tratta con soggetti inabilitati che nel tempo hanno dimostrato di non avere la doverosa terzietà, come l’Autorità Portuale, tanto da  mistificare le decisioni del Comitatone, e che rivendica come indicatore di estraneità ai trabocchetti burocratici di non sapere nulla dei pareri in merito della Commissione di Valutazione di Impatto ambientale che agisce presso il suo dicastero.

A noi non resta che auspicare un diverso incidente e nella storia, se perfino il governo Berlusconi dimostro maggiore sensibilità nei confronti della salute e della sopravvivenza di Venezia: che qualcuno abbia il coraggio  di smarcarsi da quella alleanza criminale, che dica di no, che finalmente proibisca qualsiasi tipo di transito da parte dei giganti stupidi e ingovernabili  nell’unica laguna che per mille anni si era salvata e che  oggi rischia di morire di profitto come la sua città.  

 

 

 

 

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