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Dissonanze cognitive

hqdefaultMolte volte si parla di dissonanza cognitiva in merito alle narrazioni dell’informazione mainstream, ma spesso non si immagina quanto sia profonda la distanza dalla realtà anche nei numeri e quanto grandi possano essere le alterazioni. Uno studio in America rende conto delle enormi differenze che si riscontrano fra i numeri ufficiali della mortalità e la loro rappresentazione sui media che porta ad avere una cognizione del mondo completamente alterata rispetto allo stato delle cose anche in campi apparentemente lontani dalla necessità di manipolazione e che tuttavia sono investiti da interessi concreti e ideologici che snaturano completamente i dati. Ecco per esempio una tabella che riporta le principali cause di morte fatta dalle autorità sanitarie:

Cause di morte

Non è detto che anche qui non vi siano errori ed omissioni, tuttavia si tratta dei dati aggregati più completi disponibili. Se si fa invece una ricerca su Google sembra di stare su un altro mondo perché nel complesso la “copertura” dei vari eventi eventi di morte acquisisce una dinamica molto differente: i problemi cardiaci prendono appena il 2%, dello spazio, il cancro sale al 37%, ma soprattutto compare con il 7,2%  il terrorismo e badate bene non si tratta del terrorismo globale ma solo quello in Usa che è per la verità poca cosa.  Ma se si pensa che in rete la si spari grossa si può prendere il New York Times dal quale si deduce che i problemi cardiovascolari vengono trattati solo nel 2% dello spazio dedicato alle cause di morte, il cancro arriva al 15% e il terrorismo addirittura al 36%, percentuali che riguardano anche il Guardian e dunque coinvolgono anche il coté europeo, anche se in questo caso ci si riferisce solo alle vittime del terrorismo in Gran Bretagna.

Ora è chiaro che organi di informazione legati alla cronaca difficilmente potrebbero dare spazio alle cause di morte nel loro effettivo ordine di grandezza, ma non c’è alcun dubbio che differenze tanto ampie e soprattutto il portare in primo piano problemi che dal punto di vista delle vittime sono assolutamente marginali al lettore rimane un’idea alterata della realtà come se ad esempio le vittime del terrorismo fossero parecchie decine di migliaia ogni anno, senza parlare poi dell’influenza dell’industria farmaceutica che ha ovviamente molti interessi a focalizzare l’attenzione su alcune patologie piuttosto che su altre  e dell’industria politica che ha tutto da guadagnare nel tenere nell’ombra tristi realtà americane come una mortalità infantile da terzo mondo dovuto alla scarsa o nulla assistenza sanitaria verso le fasce deboli della popolazione. In generale si tratta di gestire gli stimoli, quanto più essi sono numerosi e intensi tanto più cambierà la visione generale delle persone: se due o tre morti per terrorismo valgono più di qualche migliaio di neonati morti entro un anno di vita ( qui mi riferisco solo al differenziale tra mortalità infantile in Usa e quello molto più basso dell’Europa) è del tutto evidente che si avrà una visione del tutto alterata delle cose e politicamente scorretta.

Questo è ovviamente solo un esempio si pensi per esempio a quanto spazio prende lo spread misura economica marginale per non dire insignificante, rispetto ad altri indicatori molto più significativi, come per esempio la bilancia commerciale oppure lo spazio dato al “salvataggio” di alcune decine di di migranti al confronto con i milioni costretti a fuggire dai loro Paesi proprio a causa delle rapine e dalle guerre indotte da quegli stessi poteri che poi si fanno ipocritamente accoglienti. E difficile fare ricerche sugli spazi mediatici, ma in questo caso possiamo tranquillamente affermare che l’effetto delle migrazioni prende la quasi totalità dello spazio mentre un’inezia, uno 0 virgola qualcosa viene dedicato alle cause e anche in questo caso senza riferimenti diretti. La conseguenza è che il discorso sul fenomeno viene completamente alterato fino al non senso, senza però che si avverta alcun senso di spaesamento. E se per caso lo si avverte non si reagisce tentando di ricostruire la realtà, ma abbandonandosi alle illusioni così generosamente fornite.

 

 

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