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I fumi della “libertà”

Yulin Coal Industry in ChinaE’ veramente pazzesco, anzi tutto da ridere, una gag della storia: se tutto il sistema mediatico europeo è in ginocchio da Greta i cui genitori l’hanno saggiamente ritirata dalla scuola dell’obbligo perché evitare in futuro la iattura di capire qualcosa di ciò che dice par coeur, le reali politiche ambientali vengono completamente contraddette. Basti pensare che per compiacere gli Stati Uniti e ridurre la dipendenza energetica dalla Russia, la Germania ha aumentato  del 34% le importazioni di carbone americano, la Gran Bretagna pure, ma in misura enormemente maggiore arrivando al 255% di aumento, così come l’Olanda che ha visto crescere le sue importazioni carbonifere dell’80% rispetto allo scorso anno, arrivano a quasi 8 milioni di tonnellate che evidentemente vengono poi smistate in altri Paesi. La ciliegina sulla torta è però quella della Svezia il paese di Greta, il cui consumo di coke made in Usa è aumentato più che in ogni altro posto, del 256%.

Insomma i Paesi europei, in questo pienamente appoggiati dalla Ue, per allinearsi al clima di ostilità nei confronti della Russia, secondo i voleri di Washington,  preferiscono i fumi del carbone della libertà a quelli assai più puliti del gas siberiano. Se il piano di imporre il gas liquefatto americano in Europa al posto di quello di Mosca era pressoché impossibile per la differenza di prezzo e per gli enormi investimenti necessari alla costruzione di degassificatori, quella del carbone sembra essere una strada parallela più praticabile e silenziosa. Certo aumenta l’inquinamento e la scia di inquinamento da carbone dalla Germania arriva sino a Parigi, ma basta non farlo sapere troppo in giro ed esporre il santino di Greta perché ci si liberi dal male. Già ha fatto miracoli, supportando una crescita anomala dei Verdi sia in Germania che in Francia e scongiurando il pericolo che il parlamento di Strasburgo avesse una maggioranza diversa da quella dello status quo. Tanto, anche se questi verdi si mettessero in testa di fare i verdi, nel parlamentino europeo possono solo mugugnare perché questa assemblea non ha alcun effettivo potere. Anzi ancor meglio perché si può dare l’impressione che di un europa verde e di cattive nazioni sporche. Niente di meglio per confondere le opinioni pubbliche. come per esempio è avvenuto in Gran Bretagna dove nel 2017 è stato festeggiato il “giorno senza carbone” , intere 24 ore nelle quali il mix di energia immessa in rete non comprendeva l’elettricità prodotta dalle centrali a coke. Chissà magari si voleva celebrare la definitiva chiusura delle residue miniere inglesi, ma poi si è preso ad importare carbone a più non posso dai cugini. Anche in Italia, dove la scarsità di questo combustibile fossile aveva favorito  piani e prospettive di decarbonizzazione, almeno sulla carta, il processo sembra essersi fermato e addirittura è in costruzione una nuova centrale  a Saline Ioniche. Inutile dire che che con il 13 per cento di energia prodotta, il carbone rappresenta il 40% delle emissioni di Co2.  

Basta insomma creare eventi e personaggi per mettere la realtà effettiva sotto un tappeto di chiacchiere: è bastato che Washington imponesse di tagliare i ponti con la Russia, per ragioni ed interessi del tutto estranei al nostro continente,  perché il consumo di carbone aumentasse a dismisura, salvando tra l’altro molte miniere Usa, fortemente contestate dalla popolazione americana. Proprio dei servi schiocchi. Ma d’altronde i meccanismi Ue messi in piedi  per limitare l’inquinamento ambientale fanno esclusivo riferimento al mercato e di fatto puniscono l’energia sporca facendo pagare l’inquinamento attraverso le quote Co2 o la carbon tax, ma tutto questo è assai poco efficace semplicemente perché i soldi spesi vengono poi addebitati su di noi ovvero sui consumatori di beni e di servizi, soprattutto di questi ultimi che non possono essere acquistati fuori. Così i un certo senso finiamo anche per pagare per l’inquinamento. In questo modo si spiega la resilienza dei combustibili fossili più inquinanti i cui impianti avendo già da molti decenni ammortizzato i costi di realizzazione, sono comunque più convenienti per gli azionisti, i gestori e i padroni, anche se si deve pagare qualcosina in più.

Sempre per evitare il gas russo le oligarchie europee hanno anche preso a favorire sottobanco il nucleare, ma  chissenefrega, tanto per essere custodi dell’ambiente basta ostentare Greta come se fosse una santa reliquia e tutti si sentono con la coscienza a posto e speranzosi di liberarsi di una peste che è tuttavia consustanziale al sistema che lo produce. Tutti a posto con la coscienza come lo erano i mafiosi che non si perdevano una messa.

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One response to “I fumi della “libertà”

  • Anonimo

    “Basti pensare che per compiacere gli Stati Uniti e ridurre la dipendenza energetica dalla Russia, la Germania ha aumentato del 34% le importazioni di carbone americano, la Gran Bretagna pure, ma in misura enormemente maggiore arrivando al 255% di aumento, così come l’Olanda che ha visto crescere le sue importazioni carbonifere dell’80% rispetto allo scorso anno, arrivano a quasi 8 milioni di tonnellate che evidentemente vengono poi smistate in altri Paesi. La ciliegina sulla torta è però quella della Svezia il paese di Greta, il cui consumo di coke made in Usa è aumentato più che in ogni altro posto, del 256%.”

    E poi dall’ amerika e pure provenuto i pseudo scandalo del diesel Volkswagen inquinante , perché la Germania era inizialmente riluttante ad appoggiare le sanzioni alla Russia… che iettatura aver perso la 2a guerra mondiale, si devono subire le angherie della potenza occupante.

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