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La capitan fracassa

82e02713-5c00-4cf5-9970-cdfe30e72e03Non bastavano le eroine dei cartoni animati, nate a bizzeffe negli ultimi anni come testimoni della parità raggiunta nella fantasia e contraltare dell’impotenza delle persone, occorrono anche le Giovanne d’Arco in carne ed ossa per distrarre le masse. Non è nemmeno tramontata Greta gingillo elettorale esaltato dai megafoni del potere, ma messo da parte non appena ottenuto l’effetto, anzi cancellata dalla decisione europea di non farne nulla del piano Co2 zero per il 2050, che adesso si affaccia all’orizzonte un’altra virago di famiglia ultra benestante come la prima, che come hobby fa la negriera punto 2 trasportando sedicenti richiedenti asilo raccattati non si sa bene come e dove, ma decisa a forzare la decisione del governo italiano per appartenenza politica a quel globalismo idiota e all’umanesimo ipocrita nel quale militano colonialisti e guerrafondai della peggior specie, disposti ogni tanto ad accogliere qualcuno dopo aver scacciato e umiliato milioni.

Benché l’azione di questa eroina bianca, ricca e tedesca, come si definisce in maniera fin troppo scoperta, non sia diretta solo contro il governo italiano e in particolare Salvini, ma anche contro le stesse regole europee che pur tra le incredibili fumisterie di Dublino, impongono lo sbarco dei migranti nel porto più vicino, nel caso specifico Tunisi; benché abbia dimostrato un’umanità global robotica visto che come anche un bambino tonto capirebbe sarebbe bastato attraccare la nave tedesca battente bandiera olandese in un un porto dei due Paesi cui la nave è legata, oppure in Francia, oppure in Spagna, insomma dovunque ci si indigna per la chiusure di Lampedusa, una folta schiera di anime belle la mette sugli altari e si straccia le vesti per il destino dei 40 ostaggi ridotti da migranti a potenziali naufraghi politici che peraltro non vogliono affatto venire in  Italia, ma nella patria della  eroina banca, ricca e tedesca. Destino che peraltro non ha mai minimamente previsto alcun reale rischio visto che la Sea Watch è solida e piena zeppa di rifornimenti alimentari. Ma in questo modo si vuol fare passare  l’idea che un’organizzazione privata e finanziata da chissà chi può prevalere  sulla legge degli Stati, ossia sullo stato di diritto. Con conseguenze che sappiamo, anzi di cui abbiamo un esempio di giornata con  la pretesa della Mittal di essere al di sopra della legge per tenere aperta l’Ilva.

Chi è questa gente che o si presta a fare la parte dell’allocco o ci è? Probabilmente appartiene al Pd o a quella galassia esplosa della soi disant sinistra che non manca mai di deludere. Ma più che a queste appartenenze di confezionamento politicante, si tratta di persone che hanno un loro preciso manifesto di azione, anche se in grande maggioranza non se ne rendono conto. Lo ha redatto per loro  Michele Salvati esattamente due anni fa, nel giugno del 2017, dopo che la bruciante sconfitta al referendum richiedeva di raccogliere il gregge. Sul Corriere della sera scrisse esattamente questo programma di potere: la vita dei cittadini è grama e lo rimarrà molto a lungo, quindi la strategia delle forze di sistema è quella 1) di convincerli che le leggi dell’economia non consentono deroghe e che quindi occorrerà farle digerire alla gente; 2) che a questo scopo servirà un cambiamento di costituzione; 3) che siccome una singola forza politica non è più in grado di imporre questi obiettivi dettati dal pensiero unico bisogna lavorare alla costruzione di un grande contenitore che raccolga tutte le forze del cosiddetto anti populismo. Non voglio ritornare sull’ ingenuità. coglionaggine o ipocrisia della fede nelle cosiddette leggi economiche di cui nemmeno una ha avuto una dimostrazione convincente nel mondo reale, né sul significati di populismo, ma è del tutto evidente che per raggiungere lo scopo di mettere insieme piddini e berlusconiani, fascisti e antifascisti, in nome del sistema, dell’Europa e della dura legge del più forte, non c’è nulla di meglio che creare casi e clamori intorno a temi meno diretti che possono essere giocati nel modo più ambiguo possibile e tra questi ci sono certamente i disastri ambientali o l’umanesimo ambiguo e ideologicamente dozzinale di chi con le sue guerre, stragi e ruberie provoca i flussi migratori. Si comincia a portare l’immaginetta di Greta, si loda la capitana tedesca, tutte espressioni per nascita ed educazione delle classi dominanti, in maniera da dare ai più tentennati una buona ragione per confluire nella Santa Alleanza di Bruxelles, la quale naturalmente se ne fotte altamente sia dell’ambiente (salvo quando consente di far fare soldi) e dell’umanità, ma se ne serve per i suoi scopi, avvero castrare la protesta. Ovviamente questo non è valido solo per l’Italia, ma anche per tutti gli altri Paesi impigliati come tonni nel pensiero unico, ognuno a suo modo.

Naturalmente né Greta né la capitan Fracassa della Sea Watch sono dei veri protagonisti, ma solo specchietti per le allodole, vittime inconsapevoli di una cultura dello spettacolo e della narrazione, nonché della sua occasionalità e vacuità. Cerchiamo di  non essere anche noi vittime del grande nulla.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I fumi della “libertà”

Yulin Coal Industry in ChinaE’ veramente pazzesco, anzi tutto da ridere, una gag della storia: se tutto il sistema mediatico europeo è in ginocchio da Greta i cui genitori l’hanno saggiamente ritirata dalla scuola dell’obbligo perché evitare in futuro la iattura di capire qualcosa di ciò che dice par coeur, le reali politiche ambientali vengono completamente contraddette. Basti pensare che per compiacere gli Stati Uniti e ridurre la dipendenza energetica dalla Russia, la Germania ha aumentato  del 34% le importazioni di carbone americano, la Gran Bretagna pure, ma in misura enormemente maggiore arrivando al 255% di aumento, così come l’Olanda che ha visto crescere le sue importazioni carbonifere dell’80% rispetto allo scorso anno, arrivano a quasi 8 milioni di tonnellate che evidentemente vengono poi smistate in altri Paesi. La ciliegina sulla torta è però quella della Svezia il paese di Greta, il cui consumo di coke made in Usa è aumentato più che in ogni altro posto, del 256%.

Insomma i Paesi europei, in questo pienamente appoggiati dalla Ue, per allinearsi al clima di ostilità nei confronti della Russia, secondo i voleri di Washington,  preferiscono i fumi del carbone della libertà a quelli assai più puliti del gas siberiano. Se il piano di imporre il gas liquefatto americano in Europa al posto di quello di Mosca era pressoché impossibile per la differenza di prezzo e per gli enormi investimenti necessari alla costruzione di degassificatori, quella del carbone sembra essere una strada parallela più praticabile e silenziosa. Certo aumenta l’inquinamento e la scia di inquinamento da carbone dalla Germania arriva sino a Parigi, ma basta non farlo sapere troppo in giro ed esporre il santino di Greta perché ci si liberi dal male. Già ha fatto miracoli, supportando una crescita anomala dei Verdi sia in Germania che in Francia e scongiurando il pericolo che il parlamento di Strasburgo avesse una maggioranza diversa da quella dello status quo. Tanto, anche se questi verdi si mettessero in testa di fare i verdi, nel parlamentino europeo possono solo mugugnare perché questa assemblea non ha alcun effettivo potere. Anzi ancor meglio perché si può dare l’impressione che di un europa verde e di cattive nazioni sporche. Niente di meglio per confondere le opinioni pubbliche. come per esempio è avvenuto in Gran Bretagna dove nel 2017 è stato festeggiato il “giorno senza carbone” , intere 24 ore nelle quali il mix di energia immessa in rete non comprendeva l’elettricità prodotta dalle centrali a coke. Chissà magari si voleva celebrare la definitiva chiusura delle residue miniere inglesi, ma poi si è preso ad importare carbone a più non posso dai cugini. Anche in Italia, dove la scarsità di questo combustibile fossile aveva favorito  piani e prospettive di decarbonizzazione, almeno sulla carta, il processo sembra essersi fermato e addirittura è in costruzione una nuova centrale  a Saline Ioniche. Inutile dire che che con il 13 per cento di energia prodotta, il carbone rappresenta il 40% delle emissioni di Co2.  

Basta insomma creare eventi e personaggi per mettere la realtà effettiva sotto un tappeto di chiacchiere: è bastato che Washington imponesse di tagliare i ponti con la Russia, per ragioni ed interessi del tutto estranei al nostro continente,  perché il consumo di carbone aumentasse a dismisura, salvando tra l’altro molte miniere Usa, fortemente contestate dalla popolazione americana. Proprio dei servi schiocchi. Ma d’altronde i meccanismi Ue messi in piedi  per limitare l’inquinamento ambientale fanno esclusivo riferimento al mercato e di fatto puniscono l’energia sporca facendo pagare l’inquinamento attraverso le quote Co2 o la carbon tax, ma tutto questo è assai poco efficace semplicemente perché i soldi spesi vengono poi addebitati su di noi ovvero sui consumatori di beni e di servizi, soprattutto di questi ultimi che non possono essere acquistati fuori. Così i un certo senso finiamo anche per pagare per l’inquinamento. In questo modo si spiega la resilienza dei combustibili fossili più inquinanti i cui impianti avendo già da molti decenni ammortizzato i costi di realizzazione, sono comunque più convenienti per gli azionisti, i gestori e i padroni, anche se si deve pagare qualcosina in più.

Sempre per evitare il gas russo le oligarchie europee hanno anche preso a favorire sottobanco il nucleare, ma  chissenefrega, tanto per essere custodi dell’ambiente basta ostentare Greta come se fosse una santa reliquia e tutti si sentono con la coscienza a posto e speranzosi di liberarsi di una peste che è tuttavia consustanziale al sistema che lo produce. Tutti a posto con la coscienza come lo erano i mafiosi che non si perdevano una messa.


Firenze presa a nardellate

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Anna Lombroso per il Simplicissimus

Che schifo, hanno votato per Salvini. Che bravi, hanno eletto Nardella.

Chi fosse preoccupato che troppo pluralismo faccia male alla democrazia può stare tranquillo, chi si angustia per il ripresentarsi di quel bipolarismo che ostacola la governabilità, adesso  può rilassarsi.

La linea è tracciata, nel caso non si facesse il buco in Val di Susa, si farà (costo per completare i lavori,  800 milioni) quello sotto Santa Maria Novella (9 km) indispensabile per il celebrato nodo fiorentino dell’Alta Velocita con tanto di stazione con vista sulla Cupola del Brunelleschi, nel caso scriteriatamente i 5stelle volessero fermare che ne so il Mose, in compenso si va spediti verso il restyling dell’aeroporto del Giglio, e se  nel caso poi lo stadio della Roma/Qatar venisse dissennatamente bloccato, ci pensa il rinnovato  sindaco insieme allo scarparo della real casa a realizzare quello del capoluogo toscano.

Ma anche su altri fronti si intuisce che il nostro futuro prossimo è segnato da una incoraggiante unità di intenti e di principi ispiratori: sono una vecchia frequentatrice del Nardella Pensiero e ricordo bene che è stato il primo a applicare scrupolosamente  le misure di ordine pubblico urbano mirate a tutelare il decoro e la sicurezza offesi e minacciati  da molesti poveracci italiani e stranieri, da deleterie esposizioni di kebab, da pericolosi spacciatori di Louis Vuitton contraffatte e da temibili pulitori di parabrezza, arrestati dagli agenti, con il quale il sindaco ritenne opportuno complimentarsi sui sociale, in occasione della manifestazione della comunità senegalese insorta dopo l’assassinio di un compatriota per mano non di un razzista, per carità, ma di un non meglio precisato  “matto” postideologico.

Un po’ sovranista lo è anche lui, in fondo, che quando due sconsiderate  ventenni  Wasp  un po’ brille sono state oggetto di esuberanti familiarità da parte di  due fieri carabinieri ben dotati, si è rivoltato come un Craxi a Sigonella contro le lagnanze statunitensi ricordando ai guardiani del mondo che la sua città esige un comportamento responsabile e virtuoso da parte degli ospiti.

E pure un bel po’ populista se nell’applicare in tempo reale e con entusiasmo la disciplina di Minniti che ha posto le basi del decreto sicurezza di Salvini, ha rivendicato di averle eseguite tempestivamente per interpretare e rappresentare il sentimento diffuso nell’opinione pubblica  e lo “spirito maggioritario dei cittadini”.

È grazie a queste prestazioni che Dario Nardella, fotocopia non poi tanto sbiadita di Renzi, è stato eletto al primo turno con il 57% (un dato storico secondo la stampa fiancheggiatrice).

Il che la dice lunga sui manifestanti con Greta che poi votano il promoter più intraprendente e energico dell’ampliamento di una infrastruttura incompatibile con il Parco Agricolo della Piana, con le attività del Polo Scientifico di Sesto Fiorentino e della Scuola Marescialli, in un territorio già saturo di funzioni urbanistiche e di fonti inquinanti, bocciato dal Tar e per autorizzare il quale la Commissione di valutazione di Impatto Ambientale ha richiesto il rispetto di 142 prescrizioni, che non potranno essere controllate e valutate dei cittadini esclusi dal processo decisionale grazie alla  elusione delle norme sull’accesso alle informazioni. E la dice lunga sulle femministe che gli hanno dato la preferenza al primo colpo, sottintendendo che la violenza su ragazzotte imprudenti e alticcia comporta delle attenuanti. Come la dice lunga sui fan fiorentini di Lucano che mettono come foto del profilo il sindaco disubbidiente e votano quello sottomesso ai voleri degli impresari del sospetto e del rifiuto.

Ma soprattutto la dice lunga sui fiorentini che volontariamente hanno scelto in massa di finire come Venezia anche senza grandi navi (per quanto dobbiamo al rieletto il motto: Firenze è la città che navighiamo) che al resto ci pensa Nardella, che affitta a prezzo stracciato beni artistici e archeologici per gli apericena e le convention degli amichetti della Leopolda,  lui, che lascia crollare gli argini dell’Arno destinando i quattrini delle necessaria manutenzione a opere farlocche che rechino l’impronta della sua gestione medicea, lui, che si ribella alle contestazioni dell’Unesco che gli rimprovera la trasformazione della città in un luna park del Rinascimento, in un albergo diffuso, rivendicando di aver chiuso i disdicevoli trafficanti di kebab,  lui, che come in immobildream e lui in veste di commesso viaggiatore ha convertito gli uffici comunali in agenzia immobiliare,  redigendo un elenco di immobili di pregio con tanto di book fotografico da proporre al miglior offerente estero, lui,  che abolisce i fastidiosi standard urbanistici, quell’obolo che l’amministrazione pubblica chiede ai proprietari costruttori, in modo da favorire i generosi compratori, come è avvenuto in questi giorni con la ex Manifattura Tabacchi, un immobile dismesso nel 2001, concesso alla Cassa Depositi e Prestiti e al The Student Hotel, una società immobiliare olandese a caccia di immobili di prestigio da trasformare in lussuose strutture ricettive.

E sempre lui che si vanta di essere il sacerdote che officia la definitiva trasformazione della città in meta turistica, con oltre 7 milioni di visitatori che con la loro pressione contribuiscono alla cacciata dei residenti espulsi per far posto a alberghi e strutture ricettive, con l’infiltrazione di multinazionali immobiliari che estromettono insieme ai residenti, i servizi, le scuole, gli uffici comunali, le imprese artigiane, il commercio al dettaglio, sicché tutto possa diventare hotel, B&B, greppia, mangiatoia, prestigiosa sede di banca o  showroom di grandi forme uguale a Via Tornabuoni come a Rodeo Drive o a Sheikh Zayed Road.

Eppure si sapeva che gratta gratta, sotto Nardella trovi Renzi, sotto Renzi trovi Berlusconi, sotto Berlusconi trovi i padroni di sempre che non mollano l’osso.

 

 

 


Elezioni Ue: ambiente, niente

gelati 2Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ve la ricordate Greta?

Beh se non ve la ricordate non c’è niente di male. E’ successo anche a quelli che l’hanno ricevuta in pompa magna estasiati e genuflessi davanti a quell’efficace prodotto dell’industria dello spettacolo, soprattutto se impegnato nel filone catastrofista,   che ne ha fatto una piccola Giovannina d’Arco, incarnazione bigotta dell’ambientalismo neoliberista,  affibbiando  responsabilità e doveri alla collettività e ai singoli individui e liberando dal gravoso onere imprese, politica e  governi.

Per averne conferma  basta andare a guardare i programmi di chi vuole più Europa, di chi vuole un’altra Europa, di chi l’Europa non la vuole ma intanto spera di sedersi sulle comode e irrinunciabili poltrone portatrici di prebende e benefits, di chi – i meno credibili di tutti – pensa che in Europa ci entra come un cavallo di Troia per trasformarla da fortezza feroce in confederazione bonaria e generosa.

Sarà che si sono passati gli appunti,  sarà una non sorprendente coincidenza. Ma pare che tutti abbiano tirato giù dagli ultimi scaffali in alto, quelli più impolverati, il Rapporto  Bruntland (1987) la bibbia dello sviluppo sostenibile, dello slogan ambientare lo sviluppo e sviluppare l’ambiente, uno dei più preclari esempi di paradosso o meglio di ossimoro, che mise le basi per tutte le strategie e commerciali strumentazioni commerciali e mercatistiche che hanno poi eretto l’impalcatura del Protocollo di Kyoto e degli accordi successivi: meccanismi volontari e flessibili, incentivi e facilitazioni, licenze e indulgenze pensate proprio  per esonerare l’industria da impegni troppo severi, introducendo permessi e la possibilità di scambiarli  in un mercato concepito per risolvere i danni del mercato così che si possa continuare a inquinare guadagnandoci sopra.

Così nei programmi fotocopia di più Europa, meno Europa, l’Europa che vuole Salvini,  l’altra che si illudono di riformare i compagni di merende di Tsipras abbiamo a che fare, pur di non contestare il sistema,  con tutto il repertorio  di azioni a carico dei cittadini virtuosi, sui compiti che gravano sulle spalle dei cittadini finché le filiere sono visibili, finché cioè si rinuncia all’aria condizionata resa indispensabile dallo sfruttamento e della compromissione delle risorse o al riscaldamento o all’auto irrinunciabile laddove con il welfare urbano si sono tagliati anche gli investimenti per il trasporto pubblico. E finché, cioè,  si arriva al “cassonetto”,  perché da là in poi è risaputo che tutto cade nelle mani  della criminalità quella mafiosa ma anche quella legale o legittimata, sui padroni delle discariche, che si sono riciclati anche loro nel brand degli inceneritori o dell’export di immondizia, oppure insistono nel business come in Veneto, o si arriva all’occupazione militare dell’eolico che ha fatto la fortuna di  dinastie in odor di mafia, ai rigassificatori e all’obolo che si continua a dare a quelli che aspettano l’autorizzazione, malgrado le antiche denunce del guru 5stelle oggi in sonno ecologico, alle trivelle di Eni e Agip e soci  esteri accomunati dall’impegno a esportare danni e corruzione.

Non è che poi si dedichi più che tanto alla salvezza planetaria nelle letterine di natale delle formazioni in lizza per una scadenza elettorale che ha una valenza solo nazionale pensando agli irrilevanti effetti nel consesso comunitario e per il consesso comunitario a vedere le performance di Tajani, della Gardini, della Spinelli, di Maltese. Che si sa l’ambiente è un optional che nelle tenzoni importanti si lascia a formazioni “dedicate” con l’auspicio che possano diventare aghi della bilancia e momentanei partner, proprio come si fa con altri target, femministe comprese, tanto è opinione diffusa che la rivoluzione non si può fare e quindi meglio ripiegare in accomodamenti pratici e realistici  sotto bandiere unificanti che nessuno avrebbe il coraggio di contestare: più parchi, salvo quello dei Nebrodi magari troppo legato a un rappresentate Pd renitente, più fonti rinnovabili come hanno sempre predicato i presidenti di Legambiente passati allegramenti alle file del renzismo e dei suoi sbloccaitalia, più Tav che sviluppa occupazione, più stadi che piacciono al popolo e portano effetti indotti: grandi stabili di uffici vuoti, strade a carico dei comuni. E come recita il programma degli alleati del guappo all’ombra del Partenone una formidabile strategia di riconversione ecologica con investimenti nelle filiere industriali, dei trasporti, dell’efficienza energetica e nelle fonti rinnovabili, insomma un New Deal che si può finanziare con buoni emessi dalla Banca Europea degli investimenti e sostenuti dalle Banche Centrali Europee, ipotesi che magari incoraggia al voto chi ama la fantascienza e la letteratura visionaria.

Come al solito va a finire che si rimpiangono Bucalossi e Fiorentino Sullo, se lo slogan “stop al consumo di suolo” che occupava i discorsi dell’ambientalismo e della politica è diventato il più blando “contenimento del consumo di suolo” e poi “rigenerazione urbana”, come se speculazione e sacco del territorio fossero crimini che si consumano solo nelle città e come se la concessione delle nostre geografie e dei nostri beni comuni ai privati non riguardasse terreni agricoli e boschivi alienati per farne seconde case, ma anche discariche, parchi eolici e impianti geotermici che mortificano tante aree del Centro-Sud, coltivazioni intensive occasionali, disboscamenti non pianificati. Come se non rientrasse nel consumo dissennato e dissipato il cambio di destinazione d’uso che resta sulla carta in attesa del migliore offerente, sicché diventa oggetto di scambio, ricatto, svalutazione, come se non ne avessimo avuto abbastanza dei grandi eventi che lasciano la rovina e l’abbandono dietro di sé,  come se i danno a carico di tutti noi non riguardassero oltre  alla mancata produzione agricola (l’artificializzazione   del territorio c continua a coprire irreversibilmente aree naturali e agricole con asfalto e cemento, edifici e fabbricati, strade e altre infrastrutture, insediamenti commerciali, produttivi e di servizio, anche attraverso l’espansione di aree urbane, spesso a bassa densità), all’ impermeabilizzazione del suolo, alla mancata protezione dell’erosione e all’infiltrazione e regolazione idrica, all’assenza di manutenzione ordinaria di corsi d’acqua.

E non serviva Greta, ma bastava MilanoToday per sapere che i dati mostrano che Milano e Torino, con 40 μg/mc di Pm10, sono a capo del gruppo di città che ha superato ampiamente per anni il limite della concentrazione media annua di polveri fissato dall’Oms in 20 μg/mc/giorno tanto che il 2018 segna per la Capitale Morale il «codice rosso»: i 50 μg/mc/giorno sono stati superati in 75 giorni (35 il limite di legge).

E ci era bastato lo Sbloccaitalia di Renzi per sperare che il governo in carica ci risparmiasse lo Sbloccacantieri che riporta allo strapotere dei commissari straordinari e dei poteri speciali, delle deroghe alle tutele dell’ambiente, dei beni culturali e della salute dei cittadini, bypassando anche  la  vigilanza e salvaguardia di beni culturali e paesaggistici.

Ambiente niente, diceva un comico di tanti anni fa in una sua parodia dei Tg, più profetico e lungimirante di altri colleghi, professionisti, dilettanti e involontari.


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