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Furbetti di default

usuraiFino a qualche anno fa la parola default non esisteva nella lingua corrente ed è stata introdotta solo con la diffusione dei personal computer per indicare una risposta standard del sistema in mancanza di istruzioni precise da parte dell’operatore. E per analogia è passato ad indicare qualcosa di basico, quasi di scontato. Il vocabolo è passato all’inglese  da un costrutto francese, “defaut “, ovvero  mancanza di qualcosa, ma con una connotazione che sta più per bisogno di aggiunte che per un difetto intrinseco e non sta ad indicare di per sé nulla di negativo, anzi per la verità in qualche modo è vicina all’espressione italiana ” di fatto” che esprime una realtà, uno stato di cose in mancanza di interventi che si suppongono più o meno necessari. Tuttavia l’espressione default è presente da molti decenni nell’economia per indicare l’incapacità patrimoniale di un debitore di soddisfare le proprie obbligazioni che è appunto una presa d’atto, qualcosa che esiste “di fatto”.

Tutto questo esame di un lemma non è segno di follia domenicale, ma è invece un passaggio necessario per togliergli quell’aura spaventosa  che ha acquisito negli anni della crisi e che è tornata ad affacciarsi negli incubi degli italiani con l’ennesima e assurda letterina di Bruxelles per rientrare nei limiti bilancio. Anzi viene rilanciata via spread in maniera ancor più forte dopo l’idea di lanciare i minbot, ossia titoli di credito interno per ripagare i debiti della pubblica amministrazione, senza dover ricorrere all’emissione di titoli ordinari. Dall’analisi della parola apprendiamo per prima cosa che default non significa affatto bancarotta, ma semplicemente presa d’atto dell’impossibilità di pagare il debito e solitamente ciò si concreta con la messa la messa a punto di piani per il rientro parziale a seconda delle possibilità del debitore, cosa che probabilmente parecchi noi hanno sperimentato non fosse altro che aderendo alle varie rottamazioni o aggiustamento dei mutui. In qualche caso invece come in quello dei cravattari che devono dare un esempio anche perdendoci o come è accaduto per la Grecia, il default viene negato nella sua evidenza  in maniera da poter spremere il creditore come un limone anche se questo allontana ogni possibilità di ripagare per intero il debito. E in effetti con la Grecia si voleva dare un esempio.

Tuttavia quasi tutti i Paesi del mondo ad economia forte  sono tecnicamente in default secondo le assurde regole di Bruxelles che pretendono un debito non superiore al 60% del pil, una cifra puramente casuale, anzi tirata fuori proprio per per poter portare avanti un progetto politico reazionario:  rientrare in questi parametri,  anche se avesse un qualche senso,  sarebbe impossibile per il Giappone, per gli Usa, per la Francia e anche per la stessa Germania che è stata così furba da nascondere sotto il tappeto il proprio debito, semplicemente non mettendo nel bilancio federale parecchie voci del welfare e persino i debiti dei Länder che da soli superano abbondantemente i 600 miliardi. Lo si può fare perché in realtà le teorie austeritarie sul debito hanno assai poco senso, ciò che conta è il flusso commerciale e il livello di indebitamento complessivo, compreso quello dei privati, il livello di inflazione e via dicendo. Così l’italia che ha una delle spese pubbliche più basse del continente, una bilancia commerciale in attivo,  che negli anni ha avuto deficit di bilancio assai più modesti di molti altri Pesi Ue e che ha uno dei risparmi privati più alti al mondo , si trova a dover subire questo vero e proprio stalking da parte dei maniaci di Bruxelles e dell’ubriacone che prende la mancia da Berlino, oggi ancor più avvelenati per essere riusciti a domare quello che credevano il nemico principale, ovvero i Cinque Stelle e che invece si sono ritrovati col Salvini rampante, il quale per rimanere in vetta non può che alzare la posta. Diciamo che a Bruxelles non sono molto lucidi, né brillanti.

D’altra parte se dovessimo ripagare i quasi 2400 miliardi debito pubblico con un pil di circa 1800 miliardi, bisognerebbe sborsare cifre enormi per interi decenni, più o meno una cinquantina di miliardi per trent’anni. Si tratta di una cifra politicamente impossibile da raggranellare e che per giunta finirebbe per far diminuire il Pil creando una spirale senza fine, oppure significherebbe crescere ogni anno di almeno il 2,5% sull’anno precedente, il che è altrettanto chimerico, specie in un periodo in cui la stessa Germania declina. Quindi l’Italia, così come molti altri Paesi è tecnicamente in default da un bel po’ ed esattamente da quando ha adottato l’euro, rinunciando alla flessibilità monetaria che rendeva il debito sopportabile. Tuttavia lo spettro viene agitato senza riconoscere lo stato di fatto per due motivi: innanzitutto perché non conviene soprattutto ai creditori che dovrebbero accontentarsi delle briciole anche se  in questo caso essi sono al 70% italiani e in secondo luogo perché un presunto salvataggio da un default che è da sempre stato strutturale rispetto alla regola manicomiale del 60%, implicherebbe dover accettare un programma draconiano di riforme strutturali ovvero di macelleria sociale, di abolizione dei diritti, di disuguaglianza senza fine. Ed è proprio questo questo lo scopo finale.

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