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Cottarelli di magro

contabileAnna Lombroso per il Simplicissimus

C’era voluto il ’68, c’era voluto Giulio A. Maccacaro per fare del sospetto che la scienza non sia neutrale, un’opinione diffusa, anche se per quanto riguarda la statistica ci aveva già pensato Trilussa, per quanto riguarda la medicina bastava la contabilità dei morti e degli esentati da pestilenze e pure da esposizione a veleni nei luoghi di lavoro sulla base del censo e dell’appartenenza a ceti padronali. E per quanto poi riguarda la matematica ci pensano da sempre gli economisti a dimostrare che perfino la matematica non è una scienza esatta.

Ma siccome ormai siamo in fase regressiva, si assiste a un recupero della figura professorale e dei soggetti incaricati di funzioni pedagogiche fino a pochi mesi fa osteggiati e ridicolizzati, fossero i molesti costituzionalisti, cui preferire fascinose sciacquette, o i sussiegosi storici dell’arte, cui preferire  i rivelatori a orologeria di affreschi leonardeschi in fase preelettorale, o fossero gli urbanisti o gli esperti di pianificazione territoriale, cui preferire archistar e ingegneria visionaria da arruolare nella fabbrica delle Grandi Opere. O fossero predicatori, in loden e forbici, dell’austerità, messi provvisoriamente e necessariamente ai margini,   oggi  tornati sugli scudi, vezzeggiati, blanditi, osannati quali testimonial del sapere e officianti della competenza,  sacerdoti del progresso scesi in campo con le loro virtù contro pressapochismo, ignoranza,  oscurantismo, vizi ormai conclamati della scrematura distopica di una marmaglia che ha vissuto sopra le sue possibilità, dissipatrice e ingrata.

Proprio due giorni fa Cottarelli, il globe trotter della severità, ubiquo in talkshow, convegni, seminari e prime pagine della carta stampata, è stato per l’ennesima volta insignito di un premio prestigioso, il Guidarello ad honorem assegnatogli per aver “onorato l’Italia in tutti gli incarichi che ha ricoperto”:  direttore esecutivo al Fondo Monetario Internazionale, Commissario straordinario della revisione della spesa pubblica e mancato premier.  Per carità non è il Nobel, è un premio di provincia (d’altra parte anche quello di Stoccolma per l’economia è un bel po’ sui generis), ma la dice lunga sul fatto che hanno ragione di considerare il nostra Paese tutto una “provincia”, che hanno lavorato bene per ridurci ancora una volta una mera espressione geografica, che l’Italia fucina di ingegni cerativi e fior di studiosi deve essere stata delocalizzata come le sue fabbriche e i suoi brevetti, se gode di tale reputazione un guru di quella austerità che ha dimostrato di aver fallito sempre dalla Grande Crisi a quelle attuali che si ripetono e che lui, a proposito di scienza opinabile, ha subito e ci descrive come eventi imprevedibili, incontrastabili, governabili, dopo, solo con stenti, privazioni, abiure, rinunce del popolo bue che si è esposto al rischio per insipienza e che adesso deve pagare.

Non ditemi che sono posseduta dal celebre avo, ma ci sono facce, che sembrano scavate nella materia  dura come le statue lignee di quei santi intransigenti pronti a prendere a  mazzate demoni e reprobi, e che trasmettono messaggi ispirati a rigore,  inflessibilità, inclemenza, valori preclari e distintivi di chi è chiamato da quella provvidenza che ha dichiarato forfait e non intende più spargere qualche briciola del benessere di chi ha su chi non ha più niente – e di ciò è colpevole – a impartirci lezioni di vita e sottomissione.

Quella di Cottarelli è una di quelle facce, da tecnico, da contabile peggio di Monti e dei suoi algoritmi in forza a dicasteri che solo di nome dovevano muoversi nei terreni arcaici e dismessi del lavoro, della salute,  della cultura, sottoposti a necessaria rottamazione come i frequentatori superstiti, operai, insegnanti, medici, artigiani che si vorrebbero ridotti all’invisibilità o adibiti a mansioni precarie di magazzinieri, locandieri, autisti per Uber. Promosso ad Angela della divulgazione delle perversioni del capitalismo è grazie a Fazio, il nuovo uomo dei pacchi  che infatti ce li tira con il remoto  distacco di chi sente il dovere di contenere, reprimere e controllare con mano ferma le masse, educarle con scrupolo, col bastone e con qualche rara carota, quella concessa dalla sua spending review  che avrebbe dovuto dare ossigeno alla competitività delle imprese e  ridurre magicamente la pressione fiscale, magari grazie all’aumento del biglietto dei tram.

Perfino Renzi si preoccupò per la immeritata popolarità dell’uomo dei tagli, dopo aver fatto credere potesse essere un salvavita di coalizioni agonizzanti grazie a prudenti forbiciate a auto blu e scorte, insomma agli sprechi, vedi mai che potesse fare una concorrenza sleale alle sue variazioni sul tema della semplificazione, dello snellimento, dell’efficientamento, disinvolte paraculaggini semantiche per definire altrimenti l’aggiramento delle regole, la discrezionalità e l’arbitrio e per sancire il primato del privato e del profitto contro Stato, istituzioni, cittadini, leggi, visti come sgraditi ostacoli ai fasti del progresso e al dominio del mercato. Chissà come c’ha “sformato” quando Mattarella gli ha conferito un incarico perlustrativo, per giunta dopo che era stato elogiato a un tempo da Berlusconi e Di Maio, a dimostrazione del suo oggettivo potenziale di uomo per tutte le stagioni e per tutte le ragioni.

Ma adesso eccolo tornato in auge, il predicatore della ragionevole abiura ai desideri e ai diritti, l’economista riformista,  che parla l’idioma dell’impero e ne ha interpretato i comandi nell’organismo che ha il compito di indirizzare i cannoni contro le democrazie straccione, che mostra la sua superiorità accademica  con la secrezione quotidiana della necessaria priorità da dare ai parametri di bilancio, alla computisteria, alla ragioneria, all’equilibrio dei conti, alla strumentazione mai anodina grazie alla quale si conferma quella condizione di emergenza a bassa intensità e di sovrana necessità che rende impossibile sottrarsi al sistema e immaginare un’alternativa ai diktat e alle estorsioni.

Da tempo dovremmo aver capito che quando si parla di misure impopolari non ci si riferisce ad azioni coraggiose e quindi scomode, ma semplicemente a qualcosa che viene mosso contro il popolo. Vale anche quando si parla di misure antieconomiche, se a preoccupare non è il loro costo o le loro ricadute sociali, ma l’eventualità che contraddicano la contabilità dei ragionieri. Ma si sa, ormai a non essere popolari sono il popolo e pure la ragione.

 

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14 responses to “Cottarelli di magro

  • jorge

    Allora anonimo dovrebbe spiegare non moralisticamente, e neanche con semplice e pappagallesco ribaltamento delle tesi altrui, ad es come mai il keynesismo sia fallito sulla stagflazione

    ma non in base a inverificabili complotti con i quali si può sostituire alle evidenze qualsivoglia pulsione si preferisca, Ricordo che negli anni un solo commentatore ha cercato di rispondere a tale quesito in senso non moralistico o complottistico ( il complottismo come causa degli eventi è una forma aggravata di moralimo), era Learco, per quanto non condividessi l’esito finae della sua analisi
    —————————-

    “Anonimo, che crede che la lotta di classe debba promanare delle miserie e dalle organizzazioni sindacali ”

    Si, dovrebbe, Ma Non lo fa.

    Anonimo qui nello spirito che conosciamo piu che nella lettera, ipoteca il futuro, anzi l’intera storia anche futura, ecco che è proprio onniscente, come mi ha chiesto di non definirlo anche se non lo ho mai onorato di tale attribuzione ( costo circuito dele sue percezioni soggettive, come sempre elevate a sistea)

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    • jorge

      Non serve richiamare gli schok petroliferi, i picchi della inflazione degli anni 70 avvengono ed i picchi del prezzo del petrolio non sono coincidenti

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    • jorge

      a leggere meglio, anonimo non ha neanche capito, la lotta di classe, MAI promana dalle delle miserie e dalle organizzazioni sindacalii, ((neanche nei momenti piu alti). lo spontaneismo è un’altra cosa, in genere piccolo borghese

      ho accennato infatti nel commento alla dinamica reale, ma anonomo legge o scrive risposte ai suoi cortocircuiti mentali ??

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      • jorge

        Le organizzazioni sindacali esprimono solo miseria, nascono in un modo ma si interfacciano strutturalmente col capitale e diventano strumento di questo che è il piu forte, un ciclo di lotta può ripartire solo contro di queste. (lo spontaneismo è un’altra cosa, in genere piccolo borghese)

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  • Luigi

    Ho letto con attenzione -con la grande attenzione che sempre merita- l’articolo della signora Lombroso e il bell’intervento del signor Angelo. Terminata la lettura mi sono domandato : ma se le cose stanno così -e purtroppo stanno così-, cosa deve fare, per esempio, un giovane stanco di questo andazzo politico-economico? E se vota per la prima volta alle prossime elezioni europee, a quale parte politica potrebbe indirizzare le sue ansie e le sue aspettative senza paura di vederle tradite?
    Nell’articolo poco sopra si parla (anche) di Tsipras. Ecco, chi non ha riposto in lui fiducia e speranza quando si è impuntato a dire di no a Bruxelles, Francoforte, Germania e F.M.I? Guardatelo oggi… L’autore dell’articolo parla di calo di braghe, ed è proprio così: lo volevano così, li vogliono tutti così…
    Che fare, allora? Non c’è più speranza? Esiste il politico perbene? E dov’è? Può tornare la buona politica? Perché un buon politico e una buona politica possono frenare la deriva neoliberista, le ingiustizie, le disuguaglianze.
    In Francia, Germania e Gran Bretagna il popolo ha votato con rinnovata fiducia formazioni che, forse sbaglio, a me sembrano di sinistra vera. Ma qui? Qui la sinistra è il pd… Stendiamo un velo pietoso…
    Ma che fare, allora?
    Per la suoneria del mio telefono ho scelto una importante canzone di Patty Smith, “People have the power”, suonata e cantata dal vivo dai REM, che la rendono se possibile ancora più potente. La parte che ho scelto per la suoneria, dice :”Listen: i believe everything we dream/can come to pass through our union/we can turn the world around./WE CAN TURN THE EARTH’S REVOLUTION./
    WE HAVE THE POWER/PEOPLE HAVE THE POWER…

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  • Angelo Kinder

    Interessanti considerazioni sull’avvilupparsi della Scienza Economica in teorie e tesi per lo più farlocche e prive di qualsiasi statuto epistemico che spesso la declassano a praticoneria dulcamarea da far sembrare la stregoneria tardo-medievale alla stregua di calcolo delle interazioni spettrali nella Fisica delle Particelle in questo libro uscito un anno e mezzo fa dello storico dell’Economia John Rapley: https://www.libreriauniversitaria.it/twilight-money-gods-rapley-john/book-uk/9781471152740 . Sul The Guardian è stato pubblicato un estratto al momento dell’uscita del testo, che si può trovare qui: https://www.theguardian.com/news/2017/jul/11/how-economics-became-a-religion . Tradotto, quest’estratto, su questo link: https://comedonchisciotte.org/come-leconomia-e-diventata-una-religione/ . Buona lettura.

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    • jorge

      Dalla lettura suggerita da angelo kinder ;

      “Proprio come qualsiasi religione chiede di avere fede, ai membri del sacerdozio economico viene chiesto di avere precise convinzioni rispetto alla natura umana.

      Tra l’altro, molti economisti credono che noi uomini siamo egoisti, razionali, profondamente individualisti e preferiamo avere più soldi.

      Questi scorci di dogma sono assunti come ovvietà”

      Tutto ciò è anche in contrasto con i piu avanzati studi di neurologia / antropologia, inoltre qualche anno fa si tenne a Lisbona un congresso piu o meno mondiale di studiosi che riconosceva ai mammiferi, in particolare agli umani, la necessità addirittura neurologica della solidarietà, adessonon ho il tempo di ricercare i link relativi

      Impossibile non notare come la suddetta scolastica atropologica degli economisti, ci venga continuamente riproposta da quel pregiato commentatore illustre ( non onniscente) che è Anonimo, che crede che la lotta di classe debba promanare delle miserie e dalle organizzazioni sindacali e corporative risultato della vittoria neoliberista contro il mondo del lavoro, e non invece da un moto di ribellione in primis contro queste stesse.

      Di quelli che erompono una volta ogni molti decenni, quando il sistema non è più in grado di dare niente, travolgendo le organizzazioni sindacali e politiche strumento del capitale. In genere ad opera dei più sfigati, ed anche in corrispondenza forti disordini mondiale figli della tracotanza capitalistica, con i pià sfigati trascinano con sè i piu garantiti ( in realtà solo un pòmeno sfigati)

      é la storia del 68 operaio in Italia ( immigrati dal sud nel triangoloindustriae,, i piu duri), del maggio francese seguito alla perdita dei sovraprofitti provenienti dall’algeria da poco indipendente, I fatti del primo dopoguerra in italia o in germania , ma in piccolo dei tre milioni di lavotarori in piazza che fermano le riforme pensionistiche de lprimo berlusconi sfuggendo di mano al sindacato, riforme poi ripristinarte e peggiorate dal centrosinistra.

      L’antropologia reazionaria di Anonimo è il ricalco di quella deglli economisti descritti nell’interessantissino post di Angelo kinder, il soggettivismo (im) moralistico è il miglior alleato del capitale

      Tenetevi forte, seguiranno decine e decine di microcommenti laterali e di link a film e canzoni di cassetta

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      • Anonimo

        “Anonimo, che crede che la lotta di classe debba promanare delle miserie e dalle organizzazioni sindacali ”

        Si, dovrebbe, Ma Non lo fa.

        le pensa che il cambiamento possa esser portato avanti dallo spontaneismo sgangherato ( che poi tutto sto spontaneismo manco si vede…), ma per adesso Non è avvenuto così , almeno negli ultimi 30 anni.

        “il soggettivismo (im) moralistico”

        Più probabilmente la mia è misantropia,è pessimismo “cosmico”.

        E se l’itaGlia si è fatta abbindolare dalle peggiori tesi crematistiche, qualche ragione di esser pessimisti c’è.

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      • Anonimo

        “L’antropologia reazionaria di Anonimo è il ricalco di quella deglli economisti descritti nell’interessantissino post di Angelo kinder”

        Jorge, in realtà ignora Keynes che io cito spesso, il quale aveva un approccio più psicologico all’economia… non era solo econometria, tabelle o grafici.

        Keynes dava fondamentale importanza alle aspettative che contribuscono a determinare la domanda aggregata ( volgarmente a far girare l’economia…).

        Ed uno ha buone aspettative quando è in uno stato di benessere.

        Ma a questo banale ragionamento Jorge Non ci è arrivato, perche ha la tendenza a predicare piuttosto che argomentare, o dialogare.

        ha un po’ di teorie dogmatiche ( più o meno valide…) per la testa e pensa che quelle sue teorie siano indiscutibilmente la soluzione a tutti i problemi dell’umanità.

        Dal post linkato da Angelo Kinder:

        ” le religioni che riescono a parlare a favore della libertà e della dignità una volta ottenuto il potere possono diventare ossessionate dal loro essere nel giusto e dal bisogno di eliminare chi la pensa diversamente. “

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  • zar

    uno dei predicatori del sacrificio altrui…

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  • tonino

    Ma se le leggi del mercato implicano sacrifici… perché cottarelli (sacerdote officiante del mercato) é esentato?

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  • Cottarelli di magro | infosannio

    […] (Anna Lombroso per il Simplicissimus) – C’era voluto il ’68, c’era voluto Giulio A. Maccacaro per fare del sospetto che la scienza non sia neutrale, un’opinione diffusa, anche se per quanto riguarda la statistica ci aveva già pensato Trilussa, per quanto riguarda la medicina bastava la contabilità dei morti e degli esentati da pestilenze e pure da esposizione a veleni nei luoghi di lavoro sulla base del censo e dell’appartenenza a ceti padronali. E per quanto poi riguarda la matematica ci pensano da sempre gli economisti a dimostrare che perfino la matematica non è una scienza esatta. […]

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