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Due giorni a tutto fake

fake_newsLa televisione americana ABC pesta una merda, quasi subito riconosciuta come tale, ma essa è talmente golosa per l’informazione mainstream italiana a causa della sua triplice sudditanza agli Usa, all’Europa dell’oligarchia e ai centri politici nazionali che lavorano per i primi due soggetti, che viene ripresa e mantenuta nei suoi termini originari. Un infortunio che come in un vaudeville si salda e si aggroviglia anche con il passaggio al Senato Usa di una riforma fiscale che farà pagare di più ai poveri e assolverà i ricchi (vedi Trump e la disuguaglianza radicalizzata ), cosa che anche l’Europa liberista e i suoi falsi oppositori interni non vedono l’ora di fare, generando così un insieme di condanna verso il presidente che ha spodestato il clan clinton-obamiano, ma anche di ambigua vicinanza alle mete del miliardario presidente.

Tutta la vicenda assume se possibile contorni ancora più ridicoli gravitando attorno alla celebre balla delle interferenze di Putin nella campagna elettorale americana e al Russiagate: la notizia sparata dalla ABC è che alla fine Michael Flynn, uno dei personaggi chiave della vicenda, ha confessato all’ Fbi,  dopo essere passato per molte versioni e verità, di aver mentito e che i contatti stretti con la Russia c’erano effettivamente stati. Disgraziatamente per i polpettonisti in servizio permanente effettivo dalle due parti dell’Atlantico, questa confessione finale non è affatto una condanna per Trump, ma anzi costituisce la sua assoluzione,  perché tali confessate liason non sono avvenute durante la campagna elettorale, ma dopo le elezioni presidenziali e dunque in quel trimestre  di interregno nel quale è tradizione che gli eletti alla Casa Bianca prendano contatto con amici, nemici e colonie. Sarebbe interessante studiare per quanto si può la lotta sotteranea tra servizi, clan e potentati dello stato profondo che tengono in ostaggio Trump in maniera ancora più vistosa di quanto il presidente non sia prigioniero della propria sub cultura.  Ma la cosa importante in questa vicenda che oggi viene totalmente taciuta, ha dato origine a una gigantesca fake news a canali unificati su tutta l’informazione italiana, quella che dovrebbe essere autorizzata dai vari ministeri della verità auspicati da una pletora di cialtroni senza testa e senza onore.

Di più, di fronte a ciò che avviene nel mondo si ha la sensazione che tutto sfugga di mano, sia artefatto o rassomigli a una foto sfocata e sovraesposta che spesso non riesce a cogliere la realtà e la abbandona al conformismo, più spesso non ha né il coraggio, né gli strumenti per indagarla o riferirla a causa di fattori concomitanti e sinergici che cominciano dalla sempre più superficiale preparazione scolastica, alla sciatteria insita nella contemporaneità, per finire alle grandi concentrazioni editoriali che non consentono scampo e autonomia ai giornalisti ai quali non rimane spazio lavorativo, culturale ed economico per ricorrere a fonti e categorie che non siano quelle ufficiali. La libertà la si paga con il silenzio. Per questo la querelle delle fake news, o meglio false notizie ( news non corrisponde affatto al concetto più articolato e complesso di notizia, vedi nota) ha un carattere particolarmente perverso e sleale, oltre ad essere una contraddizione della democrazia, perché viene da ambienti che nel migliore dei casi sanno benissimo di essere megafoni della menzogna e nel peggiore nemmeno se ne accorgono.

Del resto anche telespettatori e lettori fanno in qualche modo parte dello stesso mondo e pur accorgendosi, quando le cose investono la loro realtà concreta, che qualcosa non funziona nelle narrazioni spesso non fanno nulla per pretendere la dissipazione  di un po’ di nebbia. Permettetemi di fare un esempio di giornata su qualcosa che ha fatto scalpore, ossia la bandiera nazista appesa in una caserma dei carabinieri di Firenze. La cosa non mi stupisce visto che io stesso ho potuto vedere il busto di Mussolini in bella mostra in una caserma dell’estremo ponente ligure. L’intenzione dunque non si discute, ma né carabinieri, né fascistoni, né giornalisti e nemmeno il pubblico in genere sa che quel drappo, o almeno quello che compare nelle foto rubate, non appartiene affatto alla Germania nazista, ma è quello della Kriegsmarine, la marina militare, al tempo del Kaiser e per giunta anche quello che sventolava sulla navi ammutinate di Kiel e Wilhelmshaven che diedero inizio al tentativo di rivoluzione comunista  in Germania che va sotto il nome di novembre rosso. Infatti non appena l’ordine fu ristabilito dopo l’abdicazione dell’imperatore, quella bandiera fu subito cambiata e solo dopo il 1935 acquisì la croce uncinata. Così i carabinieri neri di fuori e di dentro si prendono in casa la bandiera del nemico durante la prima guerra mondiale, i neri in abiti civili fanno lo stesso con una bandiera che divenne per qualche tempo uno dei simboli della tentata rivoluzione comunista e ai giornalisti non viene alcun sospetto, alcuna reminiscenza, alcuna voglia di perdere un secondo in rete, pur avendo tra le mani un formidabile strumento di satira. Dei politici di quelli che per decenni hanno favorito e indirettamente finanziato gli ambienti dell’estrema destra e ora si indignano non c’è nemmeno bisogno parlare.

Nota News ha il significato di nuovo e di novità, secondo la derivazione sanscrita di navyas che in latino si è trasformata in novus e significa appunto appena giunto o per estensione giovane o fresco, mentre notizia deriva da notus, ossia dal participio di noscere che significa conoscere.

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