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Macron non aveva le prove: la Francia trascina nel ridicolo i bombardieri pseudo umanitari

692683_img650x420_img650x420_cropSembra incredibile, una storia di pessima fantapolitica da serie Tv della Fox, una canagliata senza uguali, ma è purtroppo la verità e per una volta quella ufficiale, rivelata potenzialmente a tutto il mondo, ma tenuta per quanto più possibile nascosta dall’informazione mainstream per preservare Macron dalla vergogna che lo dovrebbe ricoprire come una frana di fango: dopo che l’inqualificabile presidente francese aveva detto di avere le prove certe dell’ uso del gas in Siria e sulla base di queste informazioni aveva fatto decollare i mirage e buttato qualche missile contro il crudele Assad, accreditato una favola miserabile, si scopre che non era vero nulla. Come potete leggere qui il giorno dopo il bombardamento il governo di Parigi, per bocca del ministro degli esteri  Jean-Yves Le Drian e di quello della difesa  Florence Parly, ha dichiarato che le sue infallibili prove non erano altro che ” le foto e i video che sono apparsi spontaneamente su siti Web specializzati, sulla stampa e sui social media nelle ore e nei giorni successivi all’attacco”.  Ci si riferisce ovviamente al presunto attacco coi gas del 7 aprile  e il tutto viene condito da assurdità prive di senso e imbarazzanti come ad esempio il fatto che “La circolazione spontanea di queste immagini su tutti i social network conferma che non erano montaggi video o immagini riciclate”. 

Strano davvero che quando circolano spontaneamente notizie contrarie alle tesi di queste medesime canaglie esse si trasformino in fake news e non dimostrino invece la loro credibilità. Si può pensare a una giustificazione più cretina di questa? Ma si può soprattutto pensare un potere che considera così stupidi i suoi cittadini? E c’è di più perché il Ministero della difesa russo ieri ha detto di avere le prove che è stato il governo di sua Maestà britannica ad aver preparato la sceneggiata del gas nervino, tramite i famosi elmetti bianchi che sono del resto guidati da un ex spione inglese e pagati dalla pessima albione della May. La sensazione globale che se ne trae è che alcuni scalzacani europei in forte crisi di consenso assieme a parte dei servizi americani abbiano teso una trappola a Trump, notoriamente intenzionato a lasciare la Siria, il quale vista la sua vivacità intellettuale ci è cascato tutto intero e invece di smorzare le fiamme prima che divampassero, ha manovrato in maniera così sconsiderata da dover dare una risposta di forza, almeno in apparenza. Oddio 107 missili lanciati su edifici abbandonati o su basi militari deserte perché russi e siriani, avvisati per tempo dell’azione, le avevano sgombrate e i 71 missili abbattuti dai soli siriani dotati di armi di vecchia generazione prima che raggiungessero l’obiettivo, sono semmai una straordinaria dimostrazione di debolezza, oltre che di criminalità politica dal momento che l’attacco è stato portato 24 ore prima che il ministero della difesa russo diffondesse le prove della complicità britannica e che arrivassero i tecnici dell’Organizzazione per le armi chimiche a esaminare le prove con la certezza che avrebbero smontato.  Come del resto hanno fatto i video stessi che mostrano persone camminare tranquillamente vicini a edifici colpiti e fatti passare per fabbriche di gas nervino.

Ma non è questo il punto: quello centrale è che  questa palese violazione della legalità internazionale, questo mettersi sotto i piedi i reperti dell’Onu, che  passa attraverso le mille manipolazioni prodotte da un’informazione di servizio volta a suscitare ondate emotive prive di senso e a confondere la ragione, che nemmeno si fa mancare debunker prezzolati da governi e servizi, servono alla politica delle oligarchie per tenere in scacco quei cambiamenti di sistema che proprio queste orribili vicende rendono ormai imprescindibili. Se Macron si è precipitato in Siria sulla base del nulla come alla fine è stato costretto ad ammettere, per cercare di superare la gravissima crisi sociale in Francia spostando il baricentro dell’attenzione di qualche migliaio di chilometri, se la May tenta di creare in diversivi per impedire il proprio sprofondamento e la crescita dei laburisti di Corbyn che tanto spaventa l’economia dei ricchi, in Italia dove è scomparsa ogni traccia di politica estera e si lascia che siano i vicini e i “superiori” della Nato a dettare l’agenda anche quando va in collisione diretta con gli interessi specifici del Paese, questa mascalzonata siriana serve a lor signori sconfitti nelle urne, buoni a nulla e capaci di tutto, per spingere verso la necessità di un “governo responsabile” che consenta alla razza padrona di mantenere la guida del saccheggio dell’Italia. Proprio per questo è doppiamente importante segnalare la furfanteria con la quale è sta messa in piedi la commedia bellica siriana che alla fine dei conti serve più alle dinamiche interne che a cacciar via Assad: nulla di responsabile anche a voler credere a questa retorica rituale, può nascere dalla massima irresponsabilità possibile. Magari qualcuno pensa che la Siria sia troppo lontana per preoccuparsene, ma quei missili erano in realtà diretti contro di noi e al contrario di quanto accede in Medio Oriente l’unica difesa è la consapevolezza del gioco e delle sue regole.

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Ministero della verità

bugiemedia1Il processo di dissoluzione delle libertà e in particolare della libertà di espressione si va completando: qualche giorno fa alla presenza di sua eccellenza il ministro per gli affari interni Marco Minniti e del Capo della polizia Franco Gabrielli è stato presentato  il nuovo servizio di segnalazione istantanea contro le fake news. Così il Centro nazionale anticrimine informatico avrà meno tempo e meno mezzi per dedicarsi che ne so ai pedofili in rete e alla truffe via internet per fare spazio alla guerra contro le notizie scomode ovvero quelle da cui da cui la galassia del potere si sente danneggiata. Il fatto stesso che il servizio sia “istantaneo” rivela  il fatto che esso prescinda da qualsiasi accertamento di merito o criterio di verità e si limiti a segnalare qualunque cosa compaia negli elenchi di ciò che dovrebbe essere considerato menzogna. E quindi lascia anche spazio ad interventi altrettanto istantanei di censura (tipo chiusura o oscuramento dei siti ) in attesa di eventuali e futuri accertamenti giudiziari che – al di là delle normalissime offese e querele – sono di fatto impossibili.

Non si potranno più dire un’infinità di cose comprese quelle che tra qualche anno passeranno da “false notizie” ad ammisioni ufficiali, come è accaduto per i cinqiue miliardi passati all’Ucraina, ai terroristi arrruolati contro Assad, come sta già accadendo col Russiagate. Ma non si potranno più dire cose più vicine al nostro quotidiano come per esempio che l’influenza di quest’anno è stato uno stratosferico affare per le aziende farmaceutiche che prima hanno venduto a man bassa un vaccino contro un ceppo virale sbagliato e poi hanno lucrato sui farmaci che alleviano i sintomi. Qualcosa che è già avvenuto ufficialmente nel 2014 e nel 2015, ma che si è riproposto molto spesso al punto che uno dei padri dei vaccini, Sabin, trent’anni fa espresse molti dubbi sulla reale efficacia dell’immunizzazione contro questo tipo di virus i cui ceppi si mescolano e mutano costantemente in modo difficile da prevedere,  sostenendo che il crollo dei decessi  per influenza fosse in gran parte da addebitare ai presidi farmacologici contro le complicanze batteriche e alla migliore assistenza verso i ceti più poveri della popolazione.

Benché non sia affatto un antivaccinista, questo eventuale post entrerebbe certamente nel novero delle fake news perché potenzialmente danneggia un complesso economico che ha una notevole osmosi verso la politica subalterna. Il punto centrale però è che queste affermazioni sono difficilmente smentibili, per definirle semplicemente false ci vuole un atto di imperio e questo perché la verità che non riguarda le fatturalità elementari,  non è qualcosa di dato, è un processo, un logos, deriva da una dialettica di argomenti che poi hanno il loro riferimento negli interessi reali: non a caso la conoscenza significa conoscere insieme. Dirò di più la democrazia è denotata più dalla libertà di questo processo che dalle ritualità elettorali e istituzionali che sempre più spesso subiscono la subornazione memica ed emotiva dell’informazione centralizzata.

Ora per quanto io possa svalutare chi ha votato per Minniti o per le forze che ora lo hanno trasformato nel ras dellgli Interni, non credo che gli abbiano affidato il potere di decidere cosa è vero e cosa non lo è. E men che meno di decidere nel caso specifico che le fake news popolano la rete e non giornali o televisioni, perché tanto si sa che l’informazione ufficiale è in buone mani e che loro false notizie assumono l’attrazione che hanno le deiezioni per lo scarabeo stercorario. Magari da un punto di vista pratico questa macchina di censura orwelliana si metterà in moto lentamente, più lentamente di quanto non stiano operando le major della rete che spacciano il controllo dell’informazione con le solite idiozie di mercato, ma di fatto ciò che sta accadendo da noi come nel resto del mondo occidentale è un golpe, teso a strappare gli ultimi brandelli democrazia reale, con una politica trasformata nel lobbismo del potere economico e lo stato ridotto ad occhiuto e pervasivo strumento di sorveglianza.


La dittatura delle bugie

media-500x438Anna Lombroso per il Simplicissimus

Non è mica colpa nostra se, per commentare l’introduzione del Red Button, lo strumento governativo affidato alla Polizia di Stato per contrastare le fake news tramite le segnalazioni dei naviganti, tocca ricorrere alla scontata citazione del Ministero della Verità.

Sono loro che con un certo ritardo sul 1984, attuano la profezia di Orwell e il proposito di ogni duce, führer  e aspirante tale, e impongono il loro passato, presente e futuro, tutti e tre bugiardi, come unica realtà legittima e legale,  in difesa smodata e soverchiante delle loro auguste persone e della loro reputazione, in nome di  una privacy inalienabile e comunque molto superiore a quella della gente comune, invasa invece da tutte le possibili e invasive forme di spionaggio e controllo e costretta al consumo coattivo dei prodotti della fabbrica delle menzogne.

Non ci piace vincere facile  e nemmeno  ci proviamo a compilare una graduatoria o una gerarchia dei gradi di  pericolosità delle notizie che circolano, per stabilire se rappresenta un maggiori rischio sociale la diffusione di dati farlocchi sull’occupazione piuttosto che la notizia altrettanto falsa di un impiego con lauta remunerazione per un parente della  Boldrini o di quello probabilmente autentico di una protetta didi Nardella, se sia più grave propagandare i fasti della casette per i senzatetto del sisma e della relativa ricostruzione, o i benefici del bicarbonato anticancro.  O se gli aggiornamenti sulle scie chimiche siano  più maligni su quelli che riguardano gli effetti demiurgici della Buona Scuola sulla competitività nazionale in materia di progresso e ricerca scientifica.

Come si addice ai titolari dei dicasteri della propaganda, i minculpop di ogni tempo e latitudine e sotto tutti i regimi assolutistici, a lor signori non interessa la verità, tantomeno la corretta divulgazione di notizie e dati, aborriscono la verifica dell’efficacia delle loro misure, vogliono cancellare la memoria delle loro promesse non mantenute,  intesi unicamente alla tutela della faccia che rivendicano di “averci messo” come sigillo plastico di infamie e soprusi.

Per questo l’iniziativa in difesa della loro veridicità, attendibilità, autenticità, sincerità, obiettività, oggettività, giustezza, precisione, è rivolta unicamente contro la rete e la circolazione in quei territori occupati dall’insano, ignorante e volgare populismo, di qualche probabile bufala, ma di molto malcontento, molta critica, molte rimostranze. Mentre risparmia generosamente e benevolmente i media tradizionali, gli autorevoli giornaloni che non costituiscono un pericolo per l’establishment come dimostra il recente caso di  Repubblica e la sorprendente rivelazione per i suoi giornalisti che il loro non è un editore puro e che il suo schierarsi è stato mefitico, velenoso e inquinante almeno quanto alcune sue attività imprenditoriali.

E non a caso, ristabilite le risibili convenzioni della par condicio in quelle parate di starlette  e comici dell’intrattenimento politico in tv, la guerra contro le fake news viene ufficialmente dichiarata in campagna elettorale a conferma che solo le loro, anche quelle per lo più diramate via twitter e social network, sono permesse, autorizzate, costituzionali e conformi alla legge. Per le altre fonti scatta la solerte denuncia, la opportuna delazione secondo criteri e valutazioni affidati al Viminale e procedure a salvaguardia dell’ordine pubblico che deve vigere anche nella piazza virtuale.

In previsione della mobilitazione di “piccoli pionieri” del Pd pronti a segnalare le infami indiscrezioni sulla cellulite delle ministre in carica, di ultrà di Calenda inneggianti alla smentita di ignobili insinuazioni sulle condizioni dell’Ilva di Taranto, di badanti virtuali del cavaliere che invocano al sharia per chi ne deride capigliatura e prestazioni virili, suggerirei di cominciare a usarlo noi il bottone rosso (che sia rosso vorrà pur dire qualcosa?).

Di materiale ne abbiamo e ne avremo tanto anche senza scomodare gli slogan che campeggiavano sul palazzo del ministero della verità:  “La libertà è schiavitù” o “L’ignoranza è forza”. E “La guerra è pace”, sempre attuale e sempre in vigore. E in fondo a quante missioni umanitarie, esportazioni di democrazia, interventi di aiuto e rafforzamento istituzionale abbiamo partecipato, grazie a un voto, semi clandestino magari in prossimità di meritate ferie,  di un parlamento illegittimo, che difende le sue illegittime fandonie e la legalità delle ingiurie a verità e democrazia-

 


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