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Dalle stellette alle stallette

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Certo che a voler essere dietrologi si potrebbe pensare che il complotto ci sia eccome, ma ordito sapientemente da chi, alle prime avvisaglie di indagini volte e scoprire gli intrighi e le malefatte e a rivelare i prestigiatori e i loro trucchi  nella gara d’appalto da 2,7 miliardi della Consip, per la gestione dei servizi nella pubblica amministrazione, avrebbe permesso qualche soffiata sapientemente centellinata, qualche disvelamento accortamente fatto filtrare, qualche intercettazione offerta come rito sacrificale, in modo che con un coup de  théâtre finale la sua verità che vale doppio venga alla luce. Con l’effetto di delegittimare in un colpo solo gli artefici molesti della presunta macchinazione eversiva, intenzionati colpevolmente a mostrare e perseguire illeciti, reati contro l’interesse generale, furti e corruzione denunciati perfino dal più autorevole e propagandato babau dell’illegalità: autorità investigative, magistratura e pure qualche giornalista andato troppo al cinema così da voler sperimentare di persona l’emozione di cercarsi le informazioni oltre alla somministrazione di veline e spezzoni concessi  ad arte da qualche cancelliere o press agent.

Quando venne dato alle stampe l’ormai leggendario colloquio deamicisiano tra padre e figlio, quella formidabile operetta morale  il cui intento doveva essere illuminarci sulla inattesa statura istituzionale dell’attempato sbarbatello, ci era successo di sospettare (qui: https://ilsimplicissimus2.com/2017/05/18/miglior-sceneggiatura-oscar-italiano/)  della sceneggiatura che pareva proprio scritta a tavolino con uno dei Ghostwriter della cerchia renziana e diretta da un regista di soap incrociato dal Fonzie de noantri nei corridoi di Mediaset.  Ma cui adesso dovremmo guardare sotto una luce nuova, perché se proprio le accuse fossero state infondate, se si trattasse solo di schizzi alzati da una infame e ingiuriosa macchina del fango, non si spiegherebbe la foga anche parricida con la quale Junior cerca di tirarsi fuori dalle peste, la pervicacia con la quale mette alle strette Senior sulla cui indole trasgressiva – e se non lo sa lui- pare non nutrire dubbi.

Ma questa sono illazioni romanzesche, si dirà. Lo è un po’ meno la evidente dichiarazione di guerra al corpo più amato dagli italiani difeso a oltranza perfino quando abbandona il servizio per andare all’acchiappo di due ragazze in pieno disordine etilico, idolatrato nelle vesti di eroe di sceneggiati,  ma già un po’ meno omaggiato in quelle di martire della mafia, ora reo di lesa maestà, denunciato e sbeffeggiato in forma bipartisan, grazie alle smaniose rivelazioni e alle querule difese che circolano negli ambienti della competizione giudiziaria, dove indiscrezioni, estemporanee pubblicazioni e interviste hanno preso il posto dei documenti, degli atti, dei resoconti. Proprio come Forum – nei progetti di chi su per li rami ha la necessità di demolire prestigio e ruolo della magistratura – dovrebbe sostituire le odiate  aule.

E che soddisfatti i giornali! quelli felicemente assoggettati e ricattati tanto che non serve censura: il bavaglio se lo sono messo da soli, che sguazzano allegri e rassicurati di non dover uscire nel mondo, andare a far domande e reclamare risposte. Che la pappa da impaginare arriva a domicilio, anche con preziosi suggerimenti su priorità e gerarchie, su chi sono le icone vincenti e i perdenti da deplorare a causa di colore dei calzini, superbia nel perseguire vip come Merolone, tracotanza nell’accanimento contro dinastie regali. E ingenuità nel fidarsi di investigatori come loro malati di protagonismo, di fidanzate affette da coazione inquisitiva, di accusatori in altri casi glorificati in forma di eroi per essere poi ridotti a spioni inaffidabili, se le confessione del testimone chiave, Marroni,  sono state retrocesse a squallide fandonie di un cialtrone denigratore e ingrato.

Si dirà che la rottamazione dei carabinieri e della magistratura, se è la conferma dell’indole distruttiva dell’ex presidente del consiglio, se deve contribuire a soccorrere il suo disegno, quello si davvero eversivo, di smantellare tutto intorno, istituzioni, corpi, rappresentanza, stati intermedi, perché trionfi la sua idea di governo, un esecutivo dispotico e accentrato. Se è vero che gli oggetti della distruzione ci avevano già pensato da sé a perdere autorevolezza e credibilità democratica, se e quando l’avevano conquistata e noi l’avevamo concessa, è anche vero però che a rimetterci non sono solo forze dell’ordine, investigatori, magistrati. Siamo noi, accusati in rete e non di essere venuti meno alle buona maniere, di godercela quando il busto del tiranno traballa, di non voler approfittare della beata situazione che si è creata e che nella crisi di sovranità e di rappresentanza, ci offre in regalo la dismissione da responsabilità e decisione, noi rei di essere “anti” perché non ci accontentiamo di una politica ridotta alla fenomenologia del potere.

Sempre noi, cui, infine, del caso Consip ci interessiamo per le beghe di ceti remoti e ostili, quando avremmo dovuto invece scendere in piazza per l’osceno ingorgo di corruzione, clientelismo,  familismo, favoritismo del quale quell’appalto è l’allegoria, con uno stato senza società, un’amministrazione incaricata di disattendere l’ interesse generale, corpi non separati ma integrati per assicurare ubbidienza, un parlamento deputato alla diligenze ratifica di voleri superiori.

Noi siamo colpevoli, non tutti magari, ma certo i troppi che quando gli appioppano dei gran ceffoni se la ridono, mica sono Pasquale loro.

 

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Golpe a Babbo morto

tiziano-renzi-matteo-lotti-marroni-882320Ora che la vicenda Consip entra nel vivo, il Pdrb, ossia il Pd di Renzi & Babbo, scopre che i carabinieri stanno preparando un golpe contro la sua augusta personcina e la sua banda di orrendi maneggioni, ma assieme a lui lo scoprono proprio quei giornaloni usi a obbedir parlando i quali si fanno beffe di qualsivoglia golpe invocato da politici di bassa Lega, privi di intelligenza e fantasia, per giustificare inchieste e ruberie. In questo caso invece alzano la voce contro il pericolo che la democrazia e la libertà, del resto ridotte al lumicino, siano messe in forse dall’ inchiesta su un modesto intrallazzatore di provincia la cui colpa maggiore è l’aver generato tanto inutile Matteo che vola nei cieli della politica alla stessa altezza degli asini: se questi fogli non fossero già abituati al ridicolo cui li costringe la “linea editoriale”, se non fossero ormai mitridatizzati, si scompiscerebbero invece di fingere dubbio e inquietudine.

Del resto lo spettacolo di figlio Renzi, Orfini, Zanda, Pinotti, Franceschini, Boschi che temono il colpo di stato giudiziario da parte dei carabinieri e di Woodcock nel momento in cui vengono messi sotto la lente d’ingrandimento le vicende del  primo Babbo d’Italia, del maggiordomo di merende Carlo Russo e il ruolo del Giglio Magico alla Consip, è qualcosa per cui bisognerebbe pagare un biglietto. E non c’è dubbio che il clou di questa commedia sta nell’attacco diretto all’Arma, sempre coperta anche quando le ombre si addensavano su di essa, sotto forma di stupro come nella cronaca recente o di costituzione di una vera e propria cosca banditesca in Lunigiana per non parlare della raffineria di droga messa in piedi a Genova dal Michele Riccio o il ricatto operato ai danni di Piero Marrazzo e delle sue segrete arrazzature. Mele marce si è detto ogni volta, ma in questo caso si è persino scatenato a scoppio molto ritardato la testimonianza di un magistrato di Modena contro due ufficiali del Noe che le avrebbero detto “questa volta arriviamo a Renzi”. Una semplice constatazione in base alle carte diventa il segno di una volontà precisa e non a caso Repubblica altera il testo in “vogliamo arrivare” per rendere più plausibile la tesi del complotto.

Tutti i particolari in cronaca e consiglio di leggere Travaglio al proposito, ma sono particolari agghiaccianti che descrivono un Paese in mano a consorterie, bande, clan, incappucciati, presenti in ogni ambito e livello istituzionale i quali agiscono badando soltanto ai loro specifici interessi, affari, affaracci e imposizioni da oltre confine senza mai farsi carico, nemmeno per sbaglio di quelli collettivi, se non quando essi servono a far crescere i profitti e le ingiustizie della razza padrona. Vediamo uno Stato divenuto nient’altro che una sommatoria di questi gruppi, anzi un guazzabuglio senza né capo né coda che da una parte testimonia del progressivo scollamento di una classe dirigente fallimentare la quale si alimenta come faceva Phileas Fogg nel Giro del mondo in 80 giorni distruggendo la nave per alimentare le caldaie, dall’altra fanno dubitare della tenuta del Paese. Le prossime elezioni non porteranno altro che qualche altro premier inginocchiato a Berlino, oppure un commissariamento diretto della Troika, magari con Draghi al comando che farò da viatico per il disastro finale quando con tutta probabilità l’eurozona andrà incontro alla sua disintegrazione con un Paese nel frattempo distrutto e in mano a mentecatti.

In queste condizioni è persino illusorio lo sforzo fatto da molti per proporre possibili soluzioni tecniche ai problemi monetari e sociali da cui siamo afflitti: nessuno è in grado di gestirli senza spiacere a qualche consorteria di cui non può fare a meno. Così sulla commedia italiana calerà il sipario.


Caramba che sorpresa

carabinieri-Cards4-kLuD-U433601013898290WjF-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443Forse non c’è niente di più divertente e avvilente che confrontare l’Italia indignata contro i negri stupratori e quella imbarazzata o minimalista verso i carabinieri di Firenze: i primi colpevoli a prescindere i secondi innocenti fino a prova contraria, anche ammesso che questa prova contraria non anneghi nel tempo e nella palude della giustizia (si fa per dire) corporativa. L’incessante sforzo dei poveri di spirito nell’inchiodare il Paese ai suoi cliché più odiosi e repellenti, non lesina sforzi nell’accreditarsi grossolano nei suoi umori e dozzinale nelle sue ragioni tanto da non fermarsi al “se la sono voluta” che costuisconi le sacre stigmate dell’idiozia, ma a produrre persino l’invenzione di un’assicurazione sullo stupro stipulata dalle due ragazze americane, che così avrebbero inventato tutto per riscuotere i soldi. Fesserie certo, ma comunque funzionali al concetto paradossale che la violenza operata da carabinieri sarebbe meno grave, espressa nelle infinite discussioni del web: del resto siamo in un Paese in cui anche le licenze sessuali del parroco sono meno gravi e i cosiddetti fedeli sono compatti nel difendere e nel comprendere don Questo e don Quello. Se Manzoni fosse stato Balzac e non avesse voluto costruire tutta la sua storia attorno a un’improbabile provvidenza e a una morale possibile, Don Rodrigo si sarebbe fatto Lucia e sarebbe rimasto uno stimabile signorotto in mezzo a un popolo donabbondesco che avrebbe addossato alla ragazza ogni colpa.

Ma in questo caso il cliché non è quello della violenza compiuta dall’uomo in divisa che è quasi un archetipo, accade più spesso di quanto non si voglia riconoscere e ad ogni latitudine: sta nello spirito ambiguo e fondamentalmente giustificatorio verso i protagonisti della vicenda che in altri contesti, una volta beccati, non godrebbero di coperture ipocrite. A sostegno di questi umori come troppo spesso accade anche in altre e diverse occasioni, come ad esempio le improvvide esternazioni di personaggi al servizio dello stato e che invece paiono essere impiegati a tempo pieno della propria confusione mentale, interviene a difesa di un sistema la cui selettività è a dir poco carente, la solita e inevitabile argomentazione: si tratta di mele marce.

Benissimo, nessuno dice che i carabinieri siano tutti stupratori, sarebbe una ingenerosa stupidaggine, ma proprio per questo, per il fatto che si tratta di mele marce occorre assolutamente evitare che rimangano nella cesta prima che tutto il contenuto si deteriori, come tra l’altro potrebbe far supporre la circostanza che i due non fossero abituali compagni di pattuglia, così che i magistrati si domandano se tutto questo non configuri una sorta di vasta complicità a copertura di abusi ( vedi nota) : non dovrebbero essere sospesi in attesa di una futura e ahimè quasi certa reintegrazione nel momento in cui tutto si sarà calmato e il degrado morale e umano del Paese avrà sommerso la vergogna, ma radiati perché il solo sospetto che un fatto del genere possa essere accaduto getta un’ombra intollerabile. In questo caso poi anche fosse reale il consenso delle ragazze, che non mancheranno, una volta tornate negli States, di fare buona pubblicità alle istituzioni italiane, rimane il fatto che i protagonisti hanno abbandonato il loro pattugliamento e dunque la loro opera di sicurezza per quelli che potrebbero essere considerati futili motivi, ammesso che non siano abietti. A questo punto è lecito ritenere che mettere la tanto incensata sicurezza in mani così facilmente depistabili e condizionabili sia quantomeno un’imprudenza.

Certo occorre molta buona volontà, anzi diciamo un esercizio mistico, per aver voglia di difendere questa fanghiglia di protozoi dell’etica emersa dopo i fatti dalle tastiere. Ma proprio per questo è ora di dare un segnale inequivocabile prima che la situazione degradi oltre i limiti.

Nota Non mancano segnali in questo senso: un’inchiesta della Procura di Massa Carrara ha portato agli arresti otto carabinieri di caserme diverse in Lunigiana per aver abusato sessualmente di almeno una donna e aver picchiato numerosi stranieri con un inquietante contorno di lesioni, falso in atti, abuso d’ufficio, rifiuto di denuncia, sequestro di persona.

 

 

 


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