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Cina, Vietnam, Laos ma quanto je rode

cinese-640x342L’altro giorno si è aperto il 19 congresso del partito comunista cinese con la tradizionale esecuzione dell’Internazionale , suonata dalla banda dell’esercito popolare. Quello stesso dato più volte per morto dall’occidente, paradossalmente accusato sia di non essere più comunista e di aver completamente accettato il capitalismo, sia di essere un regime liberticida di stampo comunista. Ma poco importa una qualsiasi coerenza, ridotta nel mondo occidentale a meno di un gadget, visto che si tratta a seconda del contesto  da una parte di giustificare un’ascesa economica gigantesca che in trent’anni ha fatto del celeste impero la maggiore potenza manifatturiera del pianeta, cosa impossibile per un regime comunista secondo le vulgate liberiste che hanno dominato durante la guerra fredda e poi passate come prova del nove nella narrazione neo liberista,  dall’altro di ostracizzare Pechino appunto per il suo comunismo.

Sta di fatto che, qualunque opinione si ne possa avere su questo, la Cina è un Paese leninista dove il governo centrale ha di volta in volta dettato le regole e governato l’economia anche nei suoi tratti per così dire privatistici ed è anche il Paese che ha avuto, ma di gran lunga di gran lunga, la maggiore crescita nominale e ancor più reale durante gli ultimi trent’anni,  ovvero da quando il comunismo è stato dichiarato morto e  sepolto. Ma non è l’unico esempio c’è anche quello del vicino Vietnam, anch’esso retto da un governo leninista che nonostante sia stato praticamente raso al suolo dalle bombe americane è quello che oggi si prepara a vedere il maggior incremento del Pil in Asia e a essere l’erede  della stagione di crescita miracolosa delle tigri asiatiche, ovvero delle piccole repubbliche a trazione Usa, come Taiwan, Corea del Sud, Singapore.

Ma la stessa cosa vale più o meno per il Laos, Paese assai meno conosciuto, anch’esso una Repubblica popolare in forte crescita, di circa il / per cento all’anno sebbene abbia subito distruzioni enormi durante la guerra indocinese con 580 mila raid aerei Usa e oltre due milioni di tonnellate di bombe lanciate sul suo territorio, il 30 per cento delle quali inesplose, lo dico ai mitomaniaci delle “buone cose” americane, ma soprattutto per segnalare le immense difficoltà dell’agricoltura alle prese con milioni di ordigni sparsi nei campi. Per giunta lungo circa vent’anni ha dovuto subire una continua pressione dei guerriglieri di etnia Hmong a suo tempo ( ormai sono disponibili sono i documenti ufficiali) addestrati e armati dalla Cia in totale violazione degli accordi di Ginevra del 1954, i quali anche molto dopo la guerra continuarono sotto il comando di consiglieri Usa a opporsi al governo centrale.

Secondo la confusa e occasionale narrazione occidentale queste crescite straordinarie sarebbero dovuto all’apertura al mercato che rappresenta il bene supremo, mentre il comunismo o comunque le forme che ad esso si ispirano, sarebbero il male assoluto. Solo i bambini e gli idioti possono credere in questo manichesmo intellettualmente scadente e moralmente deteriore che ha un unico scopo: quello di cancellare la realtà e di negare che i forti elementi di pianificazione economica hanno fatto la differenza tra una crescita formidabile, ma in qualche modo regolata e guidata e invece un’ economia di rapina e da guerre dell’oppio, determinata dalle multinazionali e dallo sfruttamento intensivo, come avviene in tante altre parti del mondo. Tutto va bene da da Port Artur al Mekong, dal Gobi alla baia del Tonkino? No di certo, ma non si può non prendere atto dell’efficacia che ha avuto questo assetto diciamo leninista in realtà instabili, complesse, , spesso poverissime in partenza, frammentate, in rapida trasformazione e per quanto riguarda la Cina di scala gigantesca nella quale un piccola regione ha gli stessi abitanti di una grande nazione europea. Le elites lo sanno e sanno che prima o poi saranno costrette al confronto. Per ora nel segreto delle loro torri rosicano.

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9 responses to “Cina, Vietnam, Laos ma quanto je rode

  • jorge

    Scrive Nello

    Esce fuori che dall’inizio della crisi i cinesi hanno dato per scontato il crollo della domanda estero, e relativa riduzione del PIL. Hanno quindi puntato tutto sul consumo interno attraverso un’espansione esponenziale della classe media.
    Ebbene sì, signori miei, il PIL è effettivamente “crollato” dai livelli abituali ben al di sopra di 10% a “solo” 6-7% ma, ed è questa l’informazione che non viene mai detta, nel frattempo il consumo interno è andato aumentando al ritmo di 11% all’anno, distribuendo la loro ricchezza a milioni di persone nuove ogni anno

    Guardi che il crollo della bolla fatta di capitale fittizio ancora non è avvenuto, siamo immersi in una bolla rispetto alla quale quella del 2008 e addirittura piccola, ed è questo per effetto delle misure di Quantitative Easing , implementate in Usa, Europa, Giappone ed anche dai cinesi stessi che lo hanno fatto per un ammontare stratosferico. Delle due l’una, o crollerà tutto, o si cadrà in una serie di guerre (scontri imperialistici) più o meno mondiali

    La vera informazione censurata riguarda questa prospettiva, circa l’aumento dei consumi cinesi non mi sembra vi sia una censura, anzi la cosa viene riferita dai mass media neoliberisti per dire che la globalizzazione, cioè il libero mercato, ritrova da se stessa il proprio equilibrio( Financial Times, ma anche sole 24 ore)

    Bisognerebbe approfondire la questione dei consumi cinesi, I cinesi hanno usato più risorse per la domanda interna, a ciò è corrisposto una minore quota di debito pubblico americano comprato dai cinesi, ora sono i giapponesi a comprare in misura maggiore buoni del tesoro Usa. Ma si tratta di risorse comunque originate dalle vendite cinesi sul mercato mondiale, sia che vengano usate per la domanda interna, sia che vengano usate per comprare buoni del tesoro Usa E’ in effetti un riequilibrio economico, e di potere, a livello mondiale, ma la cosa non genera una espansione della economia.
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    In realtà, una crescita autonoma della ‘economia cinese si imbatte in una grande difficoltà, ovvero tutti processi di crescita economica portano investimenti che rendono più produttiva l’agricoltura, diversamente le campagne non potrebbero rilasciare la manodopera necessaria all’industria, e comunque la nuova forza lavoro non avrebbe di che mangiare (dipendere dall’estero per l’agricoltura significa perdere la sovranità nazionale)

    Quando si innesca questo processo, la manodopera contadina che diventa inutile nelle campagne è largamente eccedente la richiesta di manodopera per l’industria, tanto più in Cina dove larga parte dell’agricoltura e di sussistenza., e tanto più oggi quando la produttività delle tecniche agricole è infinitamente più grande che all’inizio della rivoluzione industriale (la Cina ancora oggi ha popolazione nelle campagne enormemente superiore a quella delle città)

    Il problema di una popolazione inutile e senza un suo ruolo, in Inghilterra fu risolto con l’espansione imperiale, milioni e milioni di contadini impoveriti inglesi e poi tedeschi etc emigrarono verso il nuovo mondo, Ma i contadini cinesi che si impoveriscono per la modernizzazione dell’agricoltura non avrebbero dove andare ed In effetti produrrebbero una implosione della Cina,

    Il problema finora è stato risolto dai dirigenti cinesi grazie ad una crescita economica di tipo industriale capace di raggiungere il 12% annuo, una cosa così enorme ha assorbito la popolazione contadina immiserita in misura sufficiente ad evitare almeno l’implosione della Cina. Ma ciò significa che, data la situazione specifica cinese, alla Cina occorrono tassi di crescita esagerati solo per non implodere come nazione e come stato, il 6 % di cui parla Nello sembra molto qui da noi ma è pericolosamente piccolo per la Cina

    I tassi di crescita necessari alla Cina possono essere garantiti solo da esportazioni esagerate sul mercato mondiale, cioè in zone estere ricche solo di capitale fittizio, e per i motivi anzidetti questa situazione lega a doppio filo l’economia cinese e quella mondiale finanziarizzata, il crollo di questa sarà anche il crollo della Cina
    ————————————————-

    Sono stato recentemente costretto a complimentarmi con la Lombroso, per la sua attitudine a partire dalle persone concrete e dalle situazioni reali, non posso fare altrettanto con il Simplicissimus, questi nei suoi post pur interessanti parte dalla esigenza di fare dispetto al neoliberismo ed alla sfera finanziaria concepita come una cosa staccata dal resto.

    E’ charo che così rimane impigliato nelle stesse categorie del neoliberismo finanziario e non raggiunge una autonomia mentale da queste, misura la Cina con le stesse categorie di neoliberisti e finanzieri e solo per questo può concludere che la Cina risolve i problemi che il resto del mondo non riesce a risolvere. Il simplicissimus parla di pil domanda interna, crescita così come farebbe Mario Draghi o Goldman Sachs, non credo gli passi per la mente che con tassi di crescita in calo da anni la Cina prima o poi o dovrà fermare volontariamente il proprio sviluppo economico oppure dovrà rischiare l’implosione sociale e la guerra imperialista come unica via di uscita

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    • jorge

      errata corrige

      E’ in effetti un riequilibrio economico, e di potere, a livello mondiale, ma la cosa non genera una espansione della economia. GLOBALE

      la Cina prima o poi o dovrà fermare volontariamente il proprio sviluppo economico oppure dovrà rischiare l’implosione sociale e la guerra imperialista come unica via di uscita… VIA DI USCITA DA UNA SVILUPPO CHE CREA UN SOVRAPPIU INGESTIBILE DI POPOLAZIONE

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      • jorge

        l’errore di molti è di non capire che non siamo agli inizi della rivoluzione industriale, il capitalismo mondializzato va analizzato con categorie pertinenti all’oggi, anche riguardo alla prospettiva dell’economia cinese,

        io comunque preferisco partire delle condizioni dei contadini cinesi immiseriti che vivono in bidonopoli ambulanti nemmeno censite, odalle condizioni degli operai costretti a ritmi forsennati e che frequentissimamente si suicidano,, e mi interessa ragionare delle prospettive di costoro. ( oltre che dei proletari nostrani, se no Anonimo si incazza e questa volta a ragione)

        Giocare ai soldatini della armata capitalista cinese produttiva, contro i soldatini della l’armata finanziarizzata euroamericana onestamunte mi sembra poco umano

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  • Anonimo

    la pagina del link non si trova…

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  • jorge

    il profitto capitalistico dovrebbe derivare dal lavoro non pagato agli operai, dal tempo di lavoro preso gratuitamente a loro una volta retribuita ad essi la mera sussistenza. Ciò in quanto l’operaio è il soggetto più debole di tutti all’interno della produzione, i risparmi imposti dalla concorrenza tra capitali, partono pure da altri livelli della produzione ma vengono scaricati sulla classe operaia, così gli altri livelle se ne possono esentare (mai vero come oggi jobs act, hartz 4 bolkenstein etc)

    Vale a dire, il profitto capitalistico non equivale a semplice ricchezza rappresentata su cartamoneta, ma è una quota-parte del valore, cioè del tempo di lavoro incorporato nelle merci e che permane nella società, un tempo di lavoro che viene riprodotto ed aumentato col processo di riproduzione delle merci

    Il denaro come cartamoneta semplicemente rappresenta questo valore, lo simboleggia nei passaggi della succitata riproduzione, secondo il celebre passaggio della valorizzazione D M D’ . Esso significa che il denaro D o comunque l’equivalente di valore, viene investito nella produzione di merci M dove si valorizza, e si valorizza grazie al lavoro non pagato, per poi tornare ad esser, grazie alla realizzazione o vendita un denaro maggiore ovvero D’.

    Questo processo, che è stato definito metamorfosi, è il processo del capitale, il profitto capitalistico non è ricchezza in senso generico, ma una quota della sostanza che permette questi passaggi, sostanza che è appunto il valore come tempo di lavoro che da esistenza alle merci

    Ma viene da chiedersi, in una epoca dove il Quantitative Easing, ovvero il denaro stampato dalle banche centrali, si sostituisce ai crediti inesigibili che sono nella pancia delle banche figurando come un attivo di bilancio (perdipiù tale denaro non circola veramente). In una epoca in cui i governi sollevano le imprese dalle tasse e dalle spese propedeutiche alla produzione aggravando i deficit pubblici (buchi di bilancio), esiste davvero un tempo di lavoro nelle merci corrispondente a tali aiuti-regali da parte delle istituzioni pubbliche?

    Si può affermare decisamente di no, ed infatti si tratta di capitale fittizio che come visto salva i bilanci, ovvero i profitti, delle aziende capitalistiche, produttive o bancarie che siano (di certo non i nostri portafogli). Ma allora, esiste ancora il profitto come profitto capitalistico, ovvero tempo di lavoro non pagato agli operai ? Oppure la congerie interconnessa di banche trust produttivi continua a fare profitti sempre più slegati dalla produzione di valore, e basati sempre più su capitale fittizio, rapina imperialistica, etc.?

    E’ certo importante affrontare questo, perché quando si parla con la gente scontenta e si dice della crisi del capitale, spesso l’obiezione e che non esiste alcuna crisi perché le aziende i profitti li fanno ed anche enormi, e basterebbe redistribuirli , magari con politiche keynesiane. Ai voglia a dire qualunque altra cosa, finche la gente individua l’esistenza di profitti, non crede alla crisi del capitale, ma all’egoismo dei capitalisti, basterebbe che fossero un po’ meno egoisti. A me sembra che ciò denoti una incomprensione di cosa sia il profitto capitalistico, che non è semplicemente ricchezza generica o accaparrata, quanto può andare avanti una società capitalistica che non produce più profitto capitalistico (cioè corrispondente ad un tempo di lavoro oggettivato nelle merci)?

    La Cina, produttiva e fabbrica del mondo, fa invece profitti, ma non certo in base ad una dinamica propria, visto che fa il suo Pil appunto vendendo tutto all’estero. Per quanto tempo la Cina può continuare a vendere in un resto del mondo che è ricco solo di capitale fittizio?
    Il crollo dell’occidente sarebbe il crollo pure della Cina, anche la Cina, indirettamente, si regge sul capitale fittizio,. Il capitale fittizio, le bolle , equivalgono a molte decine di volte il Pil della Cina, come potrebbe questa esportare senza il capitale fittizio che qualcuno immagina a torto separato e confinato fuori dai suoi confini ?

    Inoltre, ecco un interessante link su il governo italiano che aumenta il deficit sollevando le imprese da ogni onere consentendo loro il “profitto” , (da parte di chi non critica il capitale ma almeno informa sui fatti)

    Ho spesso ripetuto che oggi le spese propedeutiche alla produzione, o anticipo capitalistico, sono cosi enormi che non possono essere remunerate, e neanche ripagate, col lavoro gratuito estorto agli operai perché ormai siamo quasi alla fabbrica automatica cioè con troppo pochi operai. Succede che nel tempo di un ciclo, prima di spendere di nuovo per il ricambio degli impianti, l’anticipo capitalistico non viene recuperato, almeno con un reale profitto capitalistico, ovvero il capitalismo si è prosciugato dal di dentro. A quando il crollo della bolla, quindi del capitalismo tutto e preso per intero, che ormai si basa solo sul capitale fittizio?

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    • Nello

      “La Cina, produttiva e fabbrica del mondo, fa invece profitti, ma non certo in base ad una dinamica propria, visto che fa il suo Pil appunto vendendo tutto all’estero. Per quanto tempo la Cina può continuare a vendere in un resto del mondo che è ricco solo di capitale fittizio?”
      Un anno e mezzo fa beccai su RT un interessantissimo intervista fra il loro migliore giornalista (ad un altro livello rispetto a quelli che vanno in TV qui in occidente) ed il ministro dell’economia cinese.

      Esce fuori che dall’inizio della crisi i cinesi hanno dato per scontato il crollo della domanda estero, e relativa riduzione del PIL. Hanno quindi puntato tutto sul consumo interno attraverso un’espansione esponenziale della classe media.

      Ebbene sì, signori miei, il PIL è effettivamente “crollato” dai livelli abituali ben al di sopra di 10% a “solo” 6-7% ma, ed è questa l’informazione che non viene mai detta, nel frattempo il consumo interno è andato aumentando al ritmo di 11% all’anno, distribuendo la loro ricchezza a milioni di persone nuove ogni anno.

      Definiscilo come volete, ma è un risultato che alla lunga ci farà sembrare degli stupidi impaludati in un medioevo senza fine. Mentre loro, come sempre, vanno avanti

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