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E adesso censura del web

128_censura-internet-520x292Non sono un amante dei cellulari, ma essendo ormai inevitabili qualche settimana fa ho dovuto sostituire il vecchio e naturalmente l’ho fatto cercando nei limiti del possibile di evitare i profitti della filiera che vanno dal 1000 al 1200 per cento e nello stesso tempo di prendere un prodotto aggiornato. Quindi anche con il lettore di impronte digitali per sbloccare l’apparecchio: solo uno dei tanti sistemi del dispositivo per evitare che qualcuno vada a leggere nella nostra anima di silicio: pin, password, particolari movenze sullo schermo, insomma una panoplia di sistemi a usbergo della nostra privatezza.

Senonché appena configurato l’apparecchio per scaricare e utilizzare una qualsiasi app dobbiamo concedere l’accesso a tutti i nostri dati, foto, scritti, contatti e quant’altro così da fare il nostro trionfale ingresso in un mondo grottesco nel quale possiamo negare qualsiasi informazione a mogli, mariti, fidanzati, amanti, amici, colleghi, parenti, magari ladri, insomma alle persone in carne ed ossa con le quali abbiamo un contatto reale, ma diciamo tutto di noi a grandi fratelli che poi faranno fruttare in senso commerciale i nostri gusti, le nostre curiosità, i nostri interessi, i nostri acquisti e viaggi, le nostre vite, ammesso che esse già non consistano nel consumo di qualcosa. E poi all’occasione le svenderanno ai servizi e al potere di cui essi stessi del resto fanno parte. E con l’evoluzione sei sistemi è diventato di fatto impossibile memorizzare qualcosa solo nel cellulare o nella sim, che fanno comunque parte della nostra proprietà materiale, ma tutto finisce in cloud, cioè in un altrove del quale non sappiamo nulla. Non è che l’abbia scoperto ora, ma l’evidenza quasi fisica di questo assurdo, di una privatezza verso le persone che conosciamo nello spazio reale e di una totale nudità nei confronti della major che gestiscono la rete, qualche volta colpisce come un pugno.

Quindi non è poi una grande sorpresa se il potere politico, subalterno a quelli globali pretenda la sua mezza libbra di carne o meglio faccia la sua parte cominciando a istituire delle vere e proprie censure quando l’informazione si distacca dalla narrazione ufficiale. E’ così che il tranquillo e insulso Gentiloni si appresta a varare nel silenzio generale e senza alcuna discussione in Parlamento, visto che questa porcheria è inserita in un disegno di legge omnibus che riguarda l’Europa, la sorveglianza di massa sul web volta ad impedire che gli utenti raggiungano siti considerati scomodi. E i dati di questa gigantesca schedatura  saranno conservati per sei anni, un tempo assurdo in modo da poter esercitare con più agio e per molto tempo un’opera di ricatto e di intimidazione anche preventiva. Qualsiasi cosa, persino la violazione di un copyright peraltro non dichiarato, su una foto costituirà argomento per l’esilio dalla rete. Dove sono i giornalisti che gridano alla libertà di stampa perché un qualche cazzo buffo alla disperata ricerca di visibilità tenta di penetrare in un carcere venezuelano senza permessi, con armi e cellulari per giunta in compagnia di un aedo del calcagno americano? Non ci sono, rimangono nel boudoire di Gentiloni a fare ciò che gli riesce meglio, essendo ormai immuni alla glossite.

In questo senso siamo i primi della classe nel recepire le indicazioni e in consigli dell’Europa oligarchica che cerca di risolvere problemi di credibilità ormai giunti al diapason  con le censure. E naturalmente trovano pieno appoggio nelle major dell’informazione, google in testa, che hanno tutto l’interesse a conservare lo status quo che ha permesso loro di diventare monopolisti dell’informazione in rete e non solo. Il clima è tale che nei giorni scorsi sono stati chiusi il blog del notissimo analista francese Jacques Sapir e il canale You tube di “Scenari economici” in virtù di misteriose e non esplicitate violazioni di regolamento. Come e perché è impossibile saperlo visto che c’è solo un computer dall’altra parte o che tali regolamenti sono alla fine sono ambigui, inconsistenti, contraddittori, circolari, di un semplicismo infantile, insomma un prodotto tipicamente made in Usa, cui l’Europa degli oligarchi guarda come una stella cometa.  Ma è anche fin troppo ovvio che sono dei pretesti per colpire le pecorelle smarrite dell’egemonia culturale. Ottengono in cambio dai poteri politici regole che rendono insidiosa la fuoriuscita dalle piattaforme globali per costituirne di più limitate e alternative.

E’  davvero impressionante vedere che su questa specie di gulag in formazione si siano mobilitati solo alcuni personaggi tendenzialmente conservatori, mentre la sinistra per quello che ne rimane, risulta ancora una volta non pervenuta, così come del resto quella parte di opinione pubblica che anche nel recente passato si era in qualche modo opposta ai sistemi di censura dell’informazione. Si vede che ormai ci si sente sicuri, basta mettere l’indice sul sensore e tutto è risolto, siamo al sicuro.

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6 responses to “E adesso censura del web

  • Anonimo

    Colpirne uno , per educarne cento , o approvare l’ennesima legge “porcata” per educarli un po’ tutti ?

    https://comedonchisciotte.org/la-censura-avanza-you-tube-tappa-la-bocca-ad-antonio-rinaldi-e-gravissimo/

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  • Anonimo

    “mentre la sinistra per quello che ne rimane, risulta ancora una volta non pervenuta”

    @Jorge
    “Un ripresa di lotta di classe dal basso”

    Come si dovrebbe attuare, UNA RIPRESA DELLA LOTTA DI CLASSE DAL BASSO, E COME SI DOVREBBE COORDINARE ?

    Pure Jorge alla domanda sopra riportata da un post di almeno 2 o 3 giorni fa , risulta NON pervenuto…

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  • dani2005dani

    Aveva ragione Marx: il monopolio, o qualcosa di molto simile, è una tendenza organica del capitalismo, altro che libero mercato.

    Tale tendenza esclude la possibilità di avere un contraltare reale: se qualcosa non va bene con chi ti lamenti? Con il signor Amazon?

    Ho acquistato uno smartphone cinese 5.5 di dimensioni, potente batteria, molti gigaram, capacità di elaborazione veloce, ect. e lo schermo è curvo, proprio come nel costosissimo ultimissimo samsung 8 e con l’impronta digitale (che non uso).

    Costato meno di un quarto. Funziona benissimo.

    A differenza dei samsung non mi impone le sue app (il mio precedente smart), me le posso scegliere (già un traguardo). La batteria potente serve perchè le maledette app sono in costante aggiornamento e consumano. Ma il mio cinesino si silenzia da solo, basta dargli l’opzione.

    Ho però dovuto usare Amazon (il monopolista, adesso venderà anche farmaci…) per farmelo arrivare in Italia.

    Non funziona poi così bene Amazon. Potrei criticare che non mi ha permesso di farmi mandare tutti gli acquisti (2) in una unica volta, sicchè per la cosa meno costosa ho dovuto andare tre volte in posta, tempo perso due ore e mezza. Non mi ha chiesto l’orario di arrivo del pacco costoso.
    Ha azzeccato i range di arrivo dei pacchi, dispersi però.
    Il pacco costoso mi è stato lasciato dall’operatore logistico dietro il cancello (altri si sono lamentati della stessa cosa, lasciano in pacchi sulla strada…quelli “bravi” di amazon).

    Amazon non chiede sovrapprezzo, ma gioca in borsa. Con i nostri dati, le nostre vite e i nostri pensieri. Noi siamo il suo profitto.

    Nel 1984 di Orwell le persone sono controllate con inflizione di dolore fisico e mentale mentre nel Mondo Nuovo di Huxley le persone sono controllate tramite la continua ricerca del piacere fisico e mentale.

    Ops, ma siamo già qui, vedi “Una cosa divertente che non farò mai più” di David Foster Wallace. E lì, la parola “sentirsi sicuri” con cui il Simplicissimum conclude il post, è esaltata in modo agghiacciante.

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