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No Cina, no party

concerto-cinese-curielL’epidemia mediatica di coronavirus ha portato all’annullamento del Mobile World Congress di Barcellona, ovvero la fiera mondiale dei cellulari perché siccome  la totalità di questi dispositivi viene ideata e costruita nell’ex celeste impero lo svolgimento della manifestazione  avrebbe portato a una massiccia presenza  di cinesi nella penisola iberica e dintorni, importando da noi la nuova presunta peste.  Si tratta di una mossa che svela come dietro l’eccesso drammatico – narrativo su un’epidemia che fino ad oggi ha fatto un centesimo dei morti per influenza ce  sono avuti in occidente nel medesimo periodo , non ci sia nient’altro che una battaglia commerciale per tentare di contenere la potenza economica cinese. E siccome non ci sono altre armi se non la pressione mediatica, perché altre, quelle sociali e del lavoro sono disprezzate, , ecco che essa viene esercitata al massimo con la diffusione di notizie del tutto irrealistiche riguardo alla gravità della patologia e alla sua reale diffusione, nonostante i tempi record nei quali il virus è stato riconosciuto e mappato geneticamente. Del resto la stessa cosa accade da vent’anni a questa parte per alleggerire psicologicamente guerre di aggressione e di rapina per trasformali  in giusti interventi e per condannare moralmente la resistenza ai soprusi. Tra gennaio e oggi quasi 13 mila statunitensi sono morti per complicanze dell’influenza eppure questo fa parte della “normalità”, mentre sul coronavirus si stende un velo angoscioso con notizie prive di qualsiasi riscontro che si rincorrono sull’informazione occidentale come irresponsabili chiacchiere di comari.

I termini sempre vaghi e apocalittici con cui la questione viene affrontata comprendono anche le leggende che vengono narrate o insinuate, tra queste  quella più significativa è che il  2019-nCoV, none dell’agente patogeno in questione, rimarrebbe vivo e dunque pericoloso anche 9 giorni fuori dal corpo umano. Non dovrebbe meravigliare che questo dato non derivi da studi diretti, ma sia solo una estrapolazione sui tempi massimi di sopravvivenza dei virus di questa classe in condizioni ideali, anzi in condizioni da laboratorio specificatamente create per ottenere un tempo massimo di sopravvivenza. In condizioni reali i virus del raffreddore che sono i più vicini a quello cinese, ma in genere questo tipo di microorganismi , a differenza dei batteri, rimangono in vita in quantità sufficiente a trasmettere l’infezione, dai 5 minuti a un’ora nei casi più favorevoli.  Ma il fatto che si sia appositamente diffusa questa voce è funzionale a  creare il timore che comprando oggetti in Cina ci si possa infettare, cosa che in realtà ha una probabilità uguale a zero. Certo se fosse vero allora bisognerebbe evitare come la peste i prodotti Apple le cui fabbriche sono in assoluto più le più vicine al focolaio infettivo, ma naturalmente ci si guarda bene dal illustrare le conseguenze di una cosa campata in aria. Si può danneggiare la Cina, ma non la Apple che fa parte di quella stessa costellazione di potere che oggi enfatizza l’infezione.

Insomma vengono utilizzati tutti questi meccanismi psicologici già raccontati quasi due secoli fa da Manzoni nella Storia della colonna infame e nei quali il dubbio si risolve  automaticamente in menzogna. Ma a quel tempo l’autore dei promessi sposi voleva mostrare come  la superstizione generasse mostri mentre oggi  sono i mostri a generare la superstizione. Come ho già avuto modo di dire parrebbe che questa epidemia giunga così a puntino ( tra l’altro può essere accusata della cri attesa e già in atto del commercio mondiale)  da sembrare appositamente causata e a tal proposito davo  l’ubicazione dei centri Usa per la guerra batteriologica, tutti posti come una cintura attorno a Russia e Cina ( vedi   Propaganda virus  ), ma non ce n’è alcun bisogno: basta generare paura verso qualcosa ed eliderla verso altre e si ottiene lo stesso effetto ribaltando il detto hegeliano secondo cui la storia del mondo è il giudizio del mondo. No ora il giudizio imposto da un elite secondo i suoi interessi diventa storia.


Cellulari e cattiva scuola

cina-laureati-universita-reuters-khFI--835x437@IlSole24Ore-WebIl panorama di dittatura silenziosa e impalpabile descritta nel post di ieri, Orwell 2019 , non rimane  senza conseguenze a lungo termine sul sistema che l’ha creata perché, tra le le varie contraddizioni cui va incontro, innesca una caduta sostanziale dell’istruzione e del sapere che viene generata dalla logica stessa del neo liberismo. La diminuzione sempre più accentuata di fondi alla scuola pubblica, la tendenza a immaginare l’educazione intellettuale come preparazione puramente pragmatica al lavoro, la ricerca da parte delle persone del massimo utile con il minimo sforzo che sconsiglia iter di studio impegnativi, l’iper specializzazione che naviga in un pneumatico vuoto culturale, alla fine portano a una caduta verticale del sapere complessivo proprio quando esso sarebbe necessario per far fronte alla enorme quantità di informazioni che si ricevono. Queste cose erano già state rilevate in Usa negli anni ’90 (per non tornare ancora più indietro nel tempo, a Ecologia dei media, di Postman, risalente al ’79, ma che andrebbe riletto con molta attenzione)  preconizzando una perdita di competitività intellettuale dell’occidente, ma sono state imitate in Europa e più che mai in Italia da ceti politici subalterni alle ideologie neo liberiste e non in grado di pensare al di là del loro naso, assai meno lungo delle tasche.

Ora cominciamo ad arrivare ai primi redde rationem: due giorni fa Ren Zhengfei, amministratore delegato e fondatore di Huawei Technologies, l’azienda di telefonini che l’amministrazione Usa e Google al suo servizio, vogliono affondare nell’ ambito della guerra cinese,  ha presentato il nuovo sistema operativo ( vedi qui)  che sarà usato al posto di Android di cui non ha più la licenza. Esso sarà compatibile con tutte le applicazioni androidiane e anche se non sarà possibile accedere direttamente al play store di Google, è intuitivo che in pochi mesi la situazione si potrà riequilibrare tanto più che vi sono migliaia di app destinate al mercato cinese e asiatico che sarà facile “trasportare” sui telefonini venduti in occidente. Dunque la mossa tentata da Trump e dal suo staff di incompetenti guerrafondai, si è risolto in uno scacco senza precedenti nel quale gli Usa si sono scoperti non più in grado di esercitare fino in fondo un ricatto tecnologico, come se fosse l’arma totale. Faranno danni, anche a se stessi ovviamente, ma non danni letali, anzi la nascita di nuovi sistemi operativi è quanto mai pericolosa per gli Usa che hanno sempre tentato di averne il monopolio. Tra l’altro va detto che già dal 2015 la Huawei stava sviluppando il proprio sistema operativo, Kirin Os (forse sarà ribattezzato come HongMeng), temendo che prima o poi Google avrebbe trasformato Android da sistema aperto a sistema proprietario: probabilmente non si aspettava che questo sarebbe avvenuto ad aziendam e per via geopolitica, ma evidentemente qualche allarme c’era già da tempo. Altra circostanza significativa è che i chip per i telefonini alto di gamma sono quelli a 7 nanometri sviluppati dalla Tsmc di Taiwan che ha battuto sul tempo Intel e Amd:  per realizzarli si serve di macchinari europei, principalmente tedeschi, quindi non sarà costretta ad interrompere la produzione per Huawei. Del resto non ci vorrà molto prima che questi chip vengano prodotti nella Cina continentale.

La cosa  era prima o poi immaginabile se un miliardo e mezzo di persone fatica affinché i propri figli siano ingegneri, medici, scienziati, mentre 800 milioni dall’altra parte del mondo non vedono l’ora che i propri ” magnanimi lombi” facciano dei soldi non importa se come tronisti, chef , affaristi da telefilm  o talentuosi per una sera. Se ne può ridere, ma in realtà si tratta di un abisso nel quale stiamo sprofondando. Ad aggravare il bilancio, anzi a sottolinearlo  Zhengfei  in una intervista ha messo il dito direttamente sulla piaga “l’istruzione di base e l’istruzione professionale dovrebbero essere maggiormente seguite; il problema di fondo del commercio sino-americano risiede nel livello d’istruzione”. D’un tratto ci si spalanca davanti un panorama ben diverso da quello auto narrato in occidente: in Usa è proprio la scuola privatistica ed elitaria che ha prodotto una perdita di competitività, al punto che gli americani sono ormai costretti ad importare ricercatori da ogni dove o a utilizzare in qualche modo quelli di altri Paesi per supplire a una base interna largamente insufficiente a ricoprire il ruolo di egemonia planetaria.  Basta scorrere i nomi sulle riviste scientifiche per rendersene conto. Alla faccia della buona scuola dei servi sciocchi. 


Il perariottario

imagesCom’è noto il complesso del maggiordomo è quella sindrome per cui il servo, il dipendente si immedesima a tal punto con il punto di vista del padrone da diventare molto più severo o idiota o sfegatato dell’originale, perdendo ogni senso della misura e finendo per diventare una macchietta. Questo accade a parecchi giornalisti italiani targati Washington, ma Gianni Riotta li batte tutti a tal punto che forse più che un caso di giornalismo sentenzioso e vacuo, si potrebbe trattare di un disturbo comportamentale. Inviato in Russia a seguire il mondiale di calcio, vista l’ampiezza di scrittura del nostro, in grado di rendere noioso e pedante qualsiasi argomento, si è subito inventato che la cattiva polizia russa sequestra i cellulari di chiunque osi criticare Putin.

La notizia era tratta da un giornale russo di fede per così dire occidentale e del resto scritto in inglese,ma nel quale veniva ipotizzato il provvedimento in caso di sospetto terrorismo, cosa che peraltro è d’uso in tutto l’occidente. Ma non è tanto il patetico  Riotta mannaro che mi interessa, quanto il fatto che il giornalista e i suoi amici di merenda americaneggianti abbiano in seguito dato una dimostrazione di grottesca protervia italiota, prima non ammettendo di avere pestato una merda come si dice in gergo giornalistico, ma addirittura orchestrando un piccolo coro ululante contro la Federazione calcistica russa che ha osato chiedere la fonte della notizia.  “Non funziona così” dice lo scherano amico, perché se non lo sapete questi squallidi chierici delle fake news delle fonti se ne fottono, hanno solo bisogni della voce del padrone: qualche serio controllo impedirebbe loro qualsiasi attività di falso ideologico nelle quale sono impegnati come valletti della lotta di classe al contrario.

Ma la smentita vera viene proprio dagli ispiratori del riottoso maggiordomo della stampa a stelle e strisce che potremmo chiamare perariottario: la clamorosa notizia del sequestro dei cellulari per i giornalisti che criticano Putin non è stata ripresa nemmeno dalle fonti più trucide dell’informazione americana, per le quali invece una cosa del genere varrebbe oro.  Evidentemente hanno evitato di fare una figura da cioccolatai raccontando una cosa così evidentemente falsa e oltretutto ridicola visto che Putin, anche se lo volesse, non si farebbe mai prendere in castagna con una fesseria del genere: non è certo così coglione come qualche corrispondente nostrano. Riotta rimane dunque sostanzialmente solo con la sua denuncia e con il piccolo il piccolo branco di coyote ad ululare alla luna: tanto poi se ne ritorna in Italia, dove tutto viene perdonato e passa, come si diceva una volta in cavalleria. Continuerà a fingersi grande giornalista, calcando le scene della carta stampata grazie ad editori cui i valletti non dispiacciono nemmeno quando combinano malestri nella loro ansia di servire. E magari cancellerà prima o poi i twitter dell’altisonante protesta come gli è accaduto per la vicenda di Arkadji Babchenko, altra situazione nella quale non è riuscito a trattenere il suo complesso. Lasciatemi dire che i tempi per la libertà di stampa di espressione sono davvero cupi, se a farsene falsi campioni sono personaggi del genere. No, la libertà davvero non funziona così.


Un cellulare per Romani

immmm Anna Lombroso per il Simplicissimus

In formidabile coincidenza con la festa del papà grazie a un coup de thèatre che nemmeno Crozza ci sarebbe arrivato, il candidato Paolo Romani alla presidenza del Senato, chiede la comprensione indulgente per aver concesso alla figlia adolescente un telefonino  di servizio del Comune di Monza dove fu a suo tempo in forza nella veste di assessore all’Expo, che è costato all’ente quasi 13 mila euro di bolletta  e a lui una condanna di un anno e quattro mesi  per peculato, senza detenzione e quindi senza cellalare fuori della porta di casa.

Ho sbagliato come padre, confessa e si rammarica. Ben sapendo che i figli so’ pezzi ‘e core e che così facendo in tanti dimenticheranno di essere cittadini offesi per tornare alla condizione semi animale di procreatori pronti a difendere i cuccioli da ogni avversità, nelle grotte di Altamira come nella scuole – preferibilmente private –  aggredendo il professore reo di averlo, quel cellulare,  indebitamente sottratto ai rampolli e bulletti che lo impiegano più che per cercare le traduzioni su Google per piccole e gioviali birichinate alle quali è giusto riservare benevola indulgenza, che si sa sono ragazzate, proprio come diceva Agnelli quando si scoperchiavano le voragini scavate dai debitucci del suo figlioccio spettinato.

Un colpo da maestro il suo, che se ci fosse la giornata del parlamentare gli varrebbe un  giusto riconoscimento. È così che politici remoti e distanti anni luce da noi pensano di riconquistarsi consenso e affetto. E pare abbiano ragione se dimostriamo di meritarci sciacquette che ci impartiscono lezioni sul destino della moglie come ai tempi di Vanda Bontà, babbi e mamme che si pentono delle assenze famigliari per via di pesanti incombenze pubbliche, sanate con risarcimenti sotto forma di incarichi, appalti, referenze e pubblicazioni sospette, raccomandazioni di scambio, E pure  con una categoria relativamente nuova quella dei figli rampanti che provvedono alle carriere genitoriali come doveroso riscatto per antichi sacrifici.

Mostra di pentirsi, ma fa male perché  a quella figlia ha somministrato le lezioni appropriate, quelle dettate dalla sua esperienza di vita e anche quelle elargite ogni giorno da quelle televisioni commerciali per il cui successo si è tanto prodigato e che hanno fatto scuola presso generazioni di fanciulle e tronisti.

E infatti non abbiamo notizia della contrizione della discoletta spendacciona. E vorrei ben vedere, con quel telefonino ha spaziato nel mondo, ha interagito, si è attrezzata per la globalizzazione, ha fatto esperienze, visto gente, incontrato persone, si è formata proprio come vuole Poletti, come postula la Fedeli, come dimostra la Madia. Altro che punizione, è perfetta per un grande governo di coalizione … di quelle dei marchesi del Grillo che si uniscono contro di noi.


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