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Il Codice Antimafia salva i corrotti

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Chi risulta indiziato di reati di corruzione o peculato contro la Pubblica amministrazione non sarà equiparato ai mafiosi. Ci pensa il Pd ancora una volta a fianco di Forza Italia e mondo di impresa – spesso contiguo al Mondo di Mezzo di Carminati, assicurando che il testo del Codice antimafia verrà approvato lunedì alla Camera senza modifiche preoccupanti e rimandando l’eventualità sempre più remota che certe categorie di malfattori vengano assimilate ai rei di associazione per delinquere a successive e fantasiose misure estemporanee, perfino nel contesto della legge di stabilità. Non è una novità che provvedimenti che hanno richiesto lunghe e complesse alchimie, faticosi e cruenti negoziati, poi al dunque vengano licenziati in tutta fretta per contrastare un meglio nemico del bene, con la raccomandazione – perfino da parte dello spaventapasseri della corruzione – di non chiedere l’impossibile,   di non licenziare norme troppo ambiziose, quindi, necessariamente, inapplicabili per via di quel germe di indulgenza e tolleranza che contagia chiunque approdi a posti di potere, nel timore che ieri, oggi o domani si ritorcano contro di lui, mettendolo in condizione di subire una spiacevole deplorazione e condanna morale, che quella giudiziaria è facilmente evitabile grazie a lungaggini, prescrizioni, patteggiamenti, protezioni.

E dire che basterebbe guardarsi sul dizionario la definizione di comportamento mafioso per concordare con  Pignatone che appioppare il nome di Mafia Capitale alla poderosa rete di malversazioni, crimini non solo economici, intimidazioni, ricatti, estorsioni attiva a Roma, era ragionevole, opportuno e calzante. E che, anzi, si sarebbe dovuto attribuire la stessa “qualità” delinquenziale a altre formazioni a cominciare da quella Mafia Serenissima che si è mossa e ha circolato intorno al Mose: un miliardo di sole tangenti distribuite a politici, funzionari, magistrati e forze dell’ordine per oliare i meccanismi decisionali, allentare i controlli, promuovere nuove iniziative. Con una aggravante: in quanto monopolista ed unico interlocutore con i pubblici poteri il Consorzio Venezia Nuova soggetto incaricato della realizzazione delle barriere mobili,  contava su munifici approvvigionamenti legali, come gli oneri di concessione, gli interessi bancari sui prestiti che il Consorzio stabilisce autonomamente, o il mancato ribasso sugli appalti assegnati dal Consorzio, mediamente del 30%  ma assegnati a prezzo pieno.

Il tutto grazie ad una aberrazione giuridica, una legge votata dal parlamento repubblicano, la n. 798 del 1984  che legittimava un dispositivo vizioso secondo il quale “il Ministero dei Lavori pubblici è autorizzato, in deroga alle disposizioni vigenti, ad avvalersi dello strumento del concessionario unico, da scegliere, mediante trattativa privata, tra imprese di costruzione e loro consorzi, idonei dal punto di vista imprenditoriale e tecnico”, autorizzando una cordata di imprese ad assumere il monopolio degli studi, la sperimentazione, la progettazione e l’esecuzione delle opere necessarie per la salvaguardia della Laguna, e, in sostanza,  le pressione sull’ambiente e l’inquinamento e il successivo risanamento in una paradossale e operosa ammuina, coinvolgendo imprese, decisori e tutti i livelli di controllo, Magistrato alle Acque, Corte dei Conti, Guardia di Finanza.

E oggi dopo una bonaria conclusione del primo filone della intricata vicenda giudiziaria con alcuni eccellenti promossi a innocenti e altri aspiranti a una degna riabilitazione, veniamo informati che oltre all’ineluttabile danno erariale, all’ineluttabile obsolescenza del progetto, già vecchio prima di essere completato, agli incidenti (cedimenti delle paratoie, scoppi dei cassoni,  e molto altro), l’avveniristico capolavoro ingegneristico che tutto il mondo avrebbe dovuto invidiarci (il sindaco Brugnaro si riprometteva di rivenderlo ai cinesi come da tradizione di patacche e sòle)  è un fallimento, confermando i peggiori sospetti perfino di uno dei tre commissari incaricati di vigilare nel corso dell’inchiesta che aveva commentato come il sistema di malaffare del Mose oltre alle ricadute economiche sociali e legali  “ aveva portato a delle falle e a delle criticità nella realizzazione delle opere”.

Quante volte abbiamo sentire dire che la mafia aspira a costituire un antistato, con “istituzioni”, corpi e regole alternative, occupando l’intero sistema economico e sociale.

Che dovremmo dire allora di questi “nemici pubblici”, di quei monopoli “legali” che espropriano di sovranità l’apparato statale, entrano in rotta di collisione con i dettami della libera concorrenza, ostacolano o si comprano i soggetti di controllo addirittura sostituendosi a essi, si comportano come un racket con estorsioni in grande stile, determinano con la correità dei governi e del parlamento fenomeni e situazioni di crisi che determinino quelle emergenza che tutto consentono: leggi e poteri speciali, boss in veste commissariale, licenze e concessioni straordinarie.

Come è successo per un altro “Bal Excelsior Mafia”, quell’Expo della quale saltano fuori, postume, le falle, come nel caso della segretaria generale di Milano costretta alle dimissioni in quanto indagata per turbativa d’asta, di appalti e incarichi opachi, di aree comprate a caro prezzo, manomesse e abbandonate alla rovina, di una pratica di ricatti e intimidazioni sotto forma di laboratorio sperimentale del Jobs Act e delle sue acrobatiche forma contrattuali anomale. Come succede quanto si condannano aprioristicamente allo status di irregolarità dei disperati per poi speculare su di essi, per costringerli a occupare abusivamente spazi  cui hanno diritto in nome di norme internazionali, lucrando sul loro bisogno e incrementando il loro dolore e la loro marginalità, perché diventi più profittevole del traffico di stupefacenti.

Hanno un bel dire che la corruzione è un reato moralmente ripugnante ed è giusto che le punizioni siano all’altezza del danno sociale, ma che ricorrere alla soluzione penale rappresenta una sconfitta per lo Stato e la società, quando il  reato è stato ormai consumato e dunque il  fine principale della giustizia non è stato raggiunto.

Ma se  lo stato di diritto è diventato una figura retorica, se c’è una coincidenza di interessi e impunità tra criminali e imprenditori, politici, amministratori intenti ad accusarci di populismo quando reclamiamo una giustizia giusta, forse dobbiamo cominciare a guardare oltre, a territori che quei barbari hanno già esplorato: la gogna, la vendetta, la legge del taglione.

 

 

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18 responses to “Il Codice Antimafia salva i corrotti

  • jorge

    @ Anonimo. In effetti Anonimo ha ragione a collegare l’aspetto politico istituzionale e quello giuridico della corruzione. Se non fosse stato chiaro sono d’accordo a rendere più gravi e stringenti le leggi sulla corruzione, non è che ciò si debba fare per forza allargando all’infinito il perimetro dei reati di mafia, ciò che implicherebbe i pericoli cui mi riferivo. Le leggi elettorali porcata limitano la “democrazia” e tendenzialmente hanno l’effetto di aumentare la corruzione, anche perchè rendono possibili successive modificazioni in negativo del diritto.

    Le leggi elettorali porcata fanno parte di una deriva autoritaria più ampia e di lunga durata, fatta di cambiamenti politico-istituzionali volti a limitare la “democrazia”. Essa parte dalla fine dei 70 per facilitare le riforme neoliberiste del lavoro, per non incontrare troppe resistenze, una delle maggiori conseguenze è appunto l’aumento della corruzione

    D’altra parte, il grande capitale da un lato sente l’esigenza di modernizzazione (invero sempre meno con la decadenza del capitalismo), la corruzione è in effetti un costo. Dall’altro lato però. il grande capitale è disposto a mantenere i costi della corruzione perchè il magna-magna ed il clientelismo hanno l’effetto di stabilizzare la pace sociale

    Bimbo-minchia Renzi (meglio sarebbe bimbo-viagra), con le sue riforme istituzionali è l’esempio ideal-tipico del politico che limita la “democrazia” allo scopo di proseguire con jobs act e successivi massacri sociali senza incontrare troppe resistenze, inevitabilmente tale limitazione della “democrazia” implementa le condizioni di più accellerati magna-magna

    Comunque i capitali mafiosi sono parte integrante della economia capitalistica, tanto più che il sistema è in crisi e non può farne a meno, con precise perimetrazioni l’inserimento più forte del riciclaggio e robe simili nei reati di Mafia non sarebbe cosa sbagliata e non è che la Lumbroso proprio si sbagliasse, la stessa avrebbe potuto informare meglio su questi aspetti di formalizzazione giuridica

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  • Anonimo

    problema giuridico… problema politico, e…problema “etico-giuridico” politico?

    https://www.malagiustizia.org/1220/preti-con-le-stellette-ecco-quanto-costano

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  • jorge

    Per quanto non abbia ben seguito la vicenda della proposta, sembrerebbe nata in commessione parlamentare, forse antimafia, invero capisco da quanto scrive la Lambroso che si tratterebbe di una equiparazione non solo della gravità delle pene, ma proprio nel dichiarare mafiosi in senso tecnico-giuridico i i protagonisti delle reti affaristicio- clientelari ( tipo vicenda Mose)

    Credo però che se da un lato sarebbe opportuno impedire le prescrizioni, che solo in italia decorrono dal momento in cui si attua il reato e non da quando il reato è attenzionato dalla giustizia, con Renzi che ha quasi depenalizzato il falso in bilancio ed una serie di reati da “colletti bianchi”, ho dall’altro lato invece qualche dubbio sul reale giovamento che apporterebbe la succitata equiparazione alla Mafia anche in senso nominale e formale

    La Mafia, antica o moderna, deve comunque caratterizzarsi per una dimostrata capacità di intimidazione. con controllo del territorio ed omicidi, altrimenti è un pò difficile definirla Mafia. Se anche la corruzione diventa Mafia, tale aggravante, che allora consisterebbe nel solo vincolo alla omertà ed alla comunanza dei destini, potrebbe portare ad inquadrare come reati talune solidarietà e comunanze al contrario precipuamente politiche, ma interessatamente calunniabili appunto come omertà e familismo dei destini ovvero come Mafia

    Lasciamo stare se i soggetti degli esempi siano graditi o meno. Un Sindaco più politico e serio della Raggi, non solo potrebbe difendere la natura pubblica della Azienda dei Trasporti di Roma, ma potrebbe pure impiantare funzionari che credono nel servizio pubblico e scelti indipendentemente dai criteri tecnocratici formali. Un tale Sindaco potrebbe perfino creare una rete di interessi, aziende, fautrici del valore del Servizio Pubblico, e capaci di dimostrare che esso può funzionare, come egregiamente avviene ad es in Francia. Ma allora una tale cordata, difficilmente appiattibile sui reati di corruzione o concussione nonostante qualche forzatura della forma, facilmente potrebbe essere indiziata di vincolo associativo di Mafia a causa delle solidarietà al fondo politiche, ma interessatamente descrivibili quali solidarietà omertose e basate su interessi materiali ovvero come solidarietà di Mafia

    Cosa impedirebbe ad un magistrato piddino di tacciare di mafiosità anche i centri sociali, e le popolazioni, che da anni si dedicano alle battaglie No Tav? In fondo il taglio con la cesoia di qualche rete della linea rossa invalicabile, blocchi, manifestazioni, potrebbero apparire come un condizionamento sulle scelte democratiche e corrette assunte dalla Pubblica Amministrazione. Un condizionamento condotto tramite una rete di solidarietà incrociate tra militanti, settori estesi della popolazione locale e compagnia. I membri più attivi dei comitati No Tav potrebbero essere dati in pasto ai mass-media come protagonisti di una Mafia omertosa ed intimidatoria nei confronti deila Pubblica Amministrazione e dei suoi Funzionari, e non credo che ciò sarebbe del tutto irreale vista la ferocia con cui l’autoritarismo strisciante vuole appiattire tutto sugli interessi del Capitale

    Forse può essere opportuno rendere gravi e stringenti i reati da sempre propri dei colletti bianchi, certo si può obiettare che la deriva autoritaria ha radici profonde (crisi del capitale?), ed essa deriva è suscettibile di avanzare indipendentemente da qualunque sfumatura o puntualizzazione del diritto. Per cui, tanto varrebbe lasciare incombere l’ignominia dell’accusa di mafia su tanto disgustoso personale politico (tra l’altro di per sè meritevole unicamente della fucilazione e delle fosse comuni dato il suo opportunismo leccaculo del Capitale). Ho però il sentore, non ancora stabilizzato in una sicurezza, che sul piano del diritto e della politica non convenga molto introdurre aggravanti forse poco determinate, lo stato è un organismo di classe e le userebbe per limitare la libertà possibile al solo seguire il corso obbligato ( spacciato come naturale) della distruttiva dinamica capitalista.

    Talvolta Anonimo può avere qualche ragione ad imputare alla Lombroso una eccessiva fiducia nella legalità, il diritto positivo è tale solo quando c’è una forza in grado di imporlo, tale forza è quella dello stato di classe ( solo borghese). A i subalterni non ne può venire niente di buono, e se non fosse così la “costituzione più bella del mondo” sarebbe già stata applicata. Purtroppo però , per ora vincono le trappole divisive del Capitale e non si riesce a costruite un rapporto di forza politico di tipo proletario

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    • jorge

      che quanti dicevo non sia forse del tutto peregrino, lo si vede dal fatto che almeno due volte, lavoratori che facevano concentramenti al momento dell oro licenziamento, sono stati imputati da qualche giudice solerte di “estorsione”, precisamente estorsione di lavoro.

      Il diritto sì, ma al fondo , anche perchè il diritto non venga ritorto contro quanti dovrebbero venire tutelati dallo stesso, ed affinchè esso diritto tuteli davvero tali soggetti, allora è indispensabile costruire un rapporto di forza politico

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    • Anonimo

      se il problema ( Pesante) corruzione, ha 2 profili, giuridico e politico…beh, bisogna dare una soluzione che contempli questi 2 profili, giuridico, “inasprendo” le sanzioni o le procedure in caso di corruzione soprattutto se detta corruzione presenta chiari profili di associazione a deliquere… sul piano politico SIAMO SEMPRE LA…
      prima del 1993 con le leggi elettorali maggioritarie, con le leggi al tempo elettorali proporzionali cadevano i (s)governi ogni 2 anni o meno, mediamente, quella era la manifestazione ( seppure con tutte le distorsoni dovute alle interferenze USA nella sovranità e politica del nostro Paese…)della sovranità popolare, proporzionalmente espressa, con relativa RESPONSABILITÀ POLITICA dello (s)governante di turno che sentiva tremolare la comoda poltrona.

      Questo nei termini di un sistema democratico (o vagamente simile, visto lo status dell’Italia, quale paese perdente la guerra e colonia dell’impero…) .

      Le leggi elettorali maggioritarie vanno a storpiare la sovranità politico-democratica, che secondo Costituzione appartiene al popolo ( anche alle classi subalterne…), distorcendo la democrazia… ecco che il problema della corruzione, sotto il profiloo politico NON lo si riesce risolvere … da punto di vista giurisdizionale, poi di fatto ci sono anche altri problemi:

      https://www.malagiustizia.org/

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  • El Crespo

    A Dani i fini ( spartirsi la ricchezza pubblica ) sono gli stess ma sono i metodi diversi( non si usano le armi ma non sempre e non lo si fa direttamente ).stiamo parlando di 60 miliardi all’anno come minimo.o per lei sono ben altri i problemi. ci pensa alle ditte fatte fuori da questi mafiosi in giacca e cravatta. Sembra che abbia scritto l’articolo un avvocato difensore di questi delinquenti.

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  • Il Codice Antimafia salva i corrotti | infosannio

    […] (Anna Lombroso per il Simplicissimus) – Chi risulta indiziato di reati di corruzione o peculato contro la Pubblica amministrazione non sarà equiparato ai mafiosi. Ci pensa il Pd ancora una volta a fianco di Forza Italia e mondo di impresa – spesso contiguo al Mondo di Mezzo di Carminati, assicurando che il testo del Codice antimafia verrà approvato lunedì alla Camera senza modifiche preoccupanti e rimandando l’eventualità sempre più remota che certe categorie di malfattori vengano assimilate ai rei di associazione per delinquere a successive e fantasiose misure estemporanee, perfino nel contesto della legge di stabilità. Non è una novità che provvedimenti che hanno richiesto lunghe e complesse alchimie, faticosi e cruenti negoziati, poi al dunque vengano licenziati in tutta fretta per contrastare un meglio nemico del bene, con la raccomandazione – perfino da parte dello spaventapasseri della corruzione – di non chiedere l’impossibile,   di non licenziare norme troppo ambiziose, quindi, necessariamente, inapplicabili per via di quel germe di indulgenza e tolleranza che contagia chiunque approdi a posti di potere, nel timore che ieri, oggi o domani si ritorcano contro di lui, mettendolo in condizione di subire una spiacevole deplorazione e condanna morale, che quella giudiziaria è facilmente evitabile grazie a lungaggini, prescrizioni, patteggiamenti, protezioni. […]

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  • dani2005dani

    Un mio amico romano DOC, persona colta e preparata scientificamente, quindi non un ingenuo, mi disse che chiamare “quei quattro cialtroni” di Roma capitale come “Mafia Capitale” era troppo. E citava il giudice Falcone, perchè lui Cosa Nostra la conosceva anche troppo bene.

    Il giudice Falcone descrisse molto bene la Mafia:
    “Cosa Nostra (perché questo è il vero nome della mafia) non è e non si è mai identificata con quel potere occulto e diffuso di cui si è favoleggiato fino a tempi recenti, ma è una organizzazione criminosa – unica ed unitaria – ben individuata ormai nelle sue complesse articolazioni, che ha sempre mantenuto le sue finalità delittuose.”

    “Cosa Nostra ha subito mutazioni a livello strutturale e operativo e che altre ne subirà, ma si vuole sottolineare che tutto è avvenuto nell’avvio di una continuità storica e nel rispetto delle regole tradizionali.”

    “Se oltre a ciò, si considerano la sua capacità di mimetizzazione nella società, la tremenda forza di intimidazione derivante dalla inesorabile ferocia delle “punizioni” inflitte ai trasgressori o a chi si oppone ai suoi disegni criminosi, l’elevato numero e la statura criminale dei suoi adepti, ci si può rendere però conto dello straordinario spessore di questa organizzazione sempre nuova e sempre uguale a sé stessa. Altro punto fermo da tenere ben presente è che, al di sopra dei vertici organizzativi, non esistono “terzi livelli” di alcun genere, che influenzino e determinino gli indirizzi di Cosa Nostra.”

    E sono d’accordo con Falcone e con il mio amico romano.

    A Venezia non si può parlare di Mafia (sul Brenta c’erano i veri mafiosi mandati al confino). Si può e si deve parlare di CORRUZIONE.

    Gli amici dei politici trovano sempre leggi con la deroga ad hoc. Il consorzio Venezia Nuova ha potuto operare in totale monopolio, assumendo a casaccio (forse degli incompetenti?) e soprattutto facendo errori sulle sistemazioni delle pavimentazioni delle isole veneziane (per ridurre il fenomeno dell’acqua alta assieme al MO.SE.) che si, hanno anche ridotto tale fenomeno in molte zone, ma l’hanno portato come novità in molte altre. Grandioso…

    Anna ha ragione a dire che la CORRUZIONE SIA UN REATO MORALMENTE RIPUGNANTE. E’ un’ottima definizione.

    Ma non è Mafia. La mafia opera diversamente, come potremmo per esempio dimenticare la fine del furbo stratega e giocoliere Roberto Calvi, morto “impiccato” presso il Ponte dei Frati Neri, in centro a Londra, con sassi nelle tasche e nei calzoni?

    Cosa Nostra stringe anche alleanze con organizzazioni similari e presta ausilio a altri per fini svariati e di certo non disinteressatamente (Sindona per Calvi e poi Calò).

    Sempre il giudice Falcone:
    ““Cosa Nostra” però, nelle alleanze, non accetta posizioni di subalternità; pertanto, è da escludere in radice che altri, chiunque esso sia, possa condizionarne o dirigerne dall’esterno le attività.”

    qui il link all’articolo
    http://www.libertaegiustizia.it/2017/05/23/io-falcone-vi-spiego-cose-la-mafia/

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    • anna lombroso

      cara Dani dissento da te perchè mi pare che tu faccia riferimento a organizzazioni mafiose di “tradizione”, quelle delle stragi, quelle dei rituali familisti, mentre oggi la mafia è quella dei colletti bianchi che magari ancora indulgono a abitudini del loro folclore. Le organizzazioni criminali attuali si sono già infiltrate e collocate saldamente nei consigli di amministrazione di banche, hanno rilevato aziende in sofferenza per farne sistemi collettori di soldi sporchi, si comprano vendemmie penetrando nel mercato dei vini di pregio, pur mantenendo i loro brand di sempre: racket, droga, prostituzione. E i loro interessi coincidono con quelli della finanza, delle lobby e delle aziende multinazionali, oltre che con quelli delle rendite e dei latifondi, delle imprese del mattone, Sicché le leggi ad personam di Berlusconi e successori servono anche a loro, che possono godere di spazi di “legalità” per agire indisturbati. Così come godono del permanere di sistemi assolutori per i reati e i crimini economici.. Queste sarebbero cose arcinote: basta leggersi i rapporti della Dia, creata proprio da Falcone, che appunto da tempo segnala queste trasformazioni delle mafie successive al giudice che però fu il primo a doiore che bisognava seguire i soldi per capire il fenomeno.
      Ora non ti pare che modi, finalità, obiettivi, attitudini siano gli stessi? e che non sappiamo o non vogliamo sapere di crimini cruenti e sanguinosi? Non ci bastano i suicidi di risparmiatori o licenziati, ai quali sono stati sottratti beni e speranze dal racket di governo?
      E non ci bastano le inchieste su grandi corrotti e corruttori spesso in odor di amicizia con cosche e padrini?
      A volte quando si parla di mafia temi si finisca per circondare il fenomeno di connotati letterari, di una epica e oscura grandezza: si tratta di malfattori assassini ladri ricattatori non diversamente da quelli che ricoprono posti rilevanti e esercitano influenti autorità

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      • dani2005dani

        Lungi da me idealizzare un fenomeno LURIDO come COSA NOSTRA con connotati letterari, e vorrei anche precisare che non sono un avvocato, visto che El Crespo si permette vagamente di offendere, in modo sottilmente mellifluo. Dai tempi di Manzoni gli avvocati assumono neolinguisticamente una doppia accezione, e qui è palesemente quella negativa. L’attacco personale è semplicemente idiota, ma molti insistono per farlo.

        Però io insisto su ciò che ho già scritto, citando Falcone.

        Quello che dici è sicuramente condivisibile, non tolgo nulla all’analisi, semplicemente ritengo che si tratta di due modalità che sicuramente si intersecano, ma NON sono la stessa cosa.

        E lo dico, non certo per privilegiare uno o l’altro (come invece ha fatto il governo Renzi e altri prima di lui, tutti a derogare per difendere i loro interessi e dei loro padrini), anzi per far rilevare quanto la modalità mafiosa abbia aperto le altre modalità, abbia colonizzato un terreno che poi ha permesso a altri tipi di malepiante di crescere e con le quali si relazione, ma mai in sudditanza.

        Per quello ho citato Roberto Calvi che giocò con il doppio fuoco dello IOR (che non è mafia ma ben altro, a Roma direi più potente della mafia) e di Sindona. Alta finanza, alta politica, Stato del Vaticano, interessi stranieri, massoneria e chi più ne più ne metta.

        Cosa nostra, è qualcosa che vive per essere nascosti e dominare ingiustamente, per privilegiare gli iscritti al club, per il non essere trasparenti e soprattutto per essere così criminali da risolvere con minacce, torture, rapine, omicidi e altro, tutto ciò che non è di proprio gusto, non è esattamente come la corruzione. Nonostante spesso i capi di Cosa nostra siano quasi analfabeti, hanno una lucida interpretazione della realtà perchè dotati della Storia della mafia e di potente intelligenza criminale. Degli psicopatici organizzati.

        LA CORRUZIONE E’ UNA COSA SCHIFOSA E RIPROVEVOLE (e di cui sono stata anche vittima). Se non basta lo posso scrivere anche mille volte.

        I suicidi purtroppo li ha fatti anche la crisi finanziaria, alla quale non si può attribuire colpe mafiose.

        Falcone sicuramente aggiornerebbe il suo concetto di Mafia dopo 25 anni, ma non cambierebbe la sostanza. Ha precisato che è molto adattabile come fenomeno, ma sostanzialmente è COSA NOSTRA. Serviva e servono ancora leggi speciali per quel tipo di fenomeno, radicato in un particolare tipo di territorio, con una storia lunghissima alle spalle.

        Carissima e bravissima Anna, sai quante volte mi sono sentita dire Italia/Mafia all’estero (pensavano di essere simpatici) perchè facilitare nel ridurre di senso una parola, serve soprattutto a chi è quella parola? Bar intitolati alla Mafia, cocktail, pizze, vestiti, un termine usato con allegra simpatia che lo spoglia della sua VERA ACCEZIONE.

        Crudele e difficile da estirpare. Solo giudici siciliani potevano farlo e solo altri come loro, perchè ci sono letture che sfuggono a chi è nato altrove. E lo so perchè me l’hanno detto siciliani sfuggiti da quel territorio, sia dipendenti pubblici delle Poste (minacce e incendi) e sia liberi professionisti che possedevano un negozio di musica (minacce incendi e botte).

        I corrotti, se non servi, nemmeno si accorgono della tua esistenza e non sono permalosi…

        Concludo che questa è solo una specificazione, una classificazione, una denominazione non una riduzione, anzi penso che sia proprio la reductio ad mafiorum che porti bene a Cosa Nostra.

        Jorge ha scritto benissimo, soprattutto sul tema del diritto positivo.

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      • jorge

        Come si vede che la mentalità scientifica porta ad analizzare i fatti, o ciò che dice un interlocutore, senza accusare e fare illazioni prima di una verifica.

        Tanto per curiosità, mi è capitato ad Hannover di mangiare spaghetti “alla Mafia”, il ristoratore era di Palma di Montechiaro . Altrove, una donna ex guardia di frontiera della DDR non potè fare a meno di dirmi “italiano-mafioso” per una banale incomprensione

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    • Anonimo

      concordo con la descrizione che la Lombroso fa del fenomeno mafioso ( associazione a delinquere…), attualizzato.

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