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Il “più Europa” dei grulli

fdbce7da-6952-4f02-80d2-513c79d597adUna cosa non si può negare: mentre la politica del Paese vira sempre più a destra e comincia persino a mostrare qui e là tratti sudamericani, le sinistre nascono come funghi dopo il temporale, si affollano sotto la quercia del potere: c’è il Pd renzista con la sua maschera strappata, c’è il gruppo Pisapia che tenta l’ennesima operazione macedonia di sigle e siglette non si sa bene in nome di che cosa visto che il lider maximo è uno che ha votato Si al referendum costituzionale e infine c’è il tentativo di Anna Falcone e Tomaso Montanari che riunisce o tenta di riunire il progressismo liberale.

Ora dubito molto che tutto questo abbia qualcosa a che vedere con una sinistra che si ponga come antagonista del neo liberismo e lo si vede chiaramente dal fatto che queste neo sinistre hanno un punto fermo in comune: l’europeismo ad ogni costo quando ormai appare  del tutto evidente che ad esso si deve far risalire la caduta di ogni concezione solidaristica mentre non è nemmeno tecnicamente ipotizzabile un cambiamento delle cose all’interno delle istituzioni europee. Lo dico da sempre, sin dagli anni della comparsa del prodismo e delle nuove politiche del lavoro: la sinistra non ha più un pensiero proprio, vive come un rifugiato negli anfratti dell’ordo liberismo conservando soltanto dei topoi ormai privi di un centro e di una direzionalità, dunque dei feticci da conservare nel cassetto, una cara memopria di ciò che si era, di ciò che si sperava.  E uno di questi oggetti di culto, il più duro a morire e allo stesso tempo il più ambiguo,,è l’internazionalismo che tuttavia senza lotta di classe, senza prospettive rivoluzionare in senso marxista, si riduce a mero cosmopolitismo capitalista ed elitario. Insomma fa il gioco del nemico che proprio grazie all’Europa è riuscito a uccidere lo stato sociale, la democrazia reale, i diritti del lavoro.

Proprio ieri Vladimiro Giacché  ha dedicato un piccolo post ai “grulli del più Europa“: “chiunque pensi che l’Unione Europea sia una declinazione dell’internazionalismo e un superamento degli Stati nazionali e non – come evidentemente è – la sopraffazione organizzata del capitale sul lavoro e dei poteri nazionali più forti su quelli più deboli. Sopraffazioni che, combinandosi, stanno creando dinamiche di dominazione neocoloniale all’interno della stessa Unione Europea. 
A chi, nonostante quello che la realtà gli sbatte in faccia tutti i giorni, non riesce a vedere che questo è il senso di ciò che accade, non so davvero cosa da dire.”

Ci sarebbe da discutere a lungo su come mai nella  cultura di sinistra la sovranità, dunque lo stato e lo stato sociale venga fatta coincidere col nazionalismo e perché la nazione stessa sia una sorta di tabù, pur essendo questo un capitolo abbastanza inesplorato e contraddittorio sia della teoria marxista, sia delle conseguenti ideologie che hanno combattuto duramente per l’autodeterminazione dei popoli.  Sono questioni complesse, ma il cui precipitato dopo tanti anni si deve forse far risalire alla scelta della soggettività come centro di tutto fatta a partire dal ’68 e che ha finito per disgregare ogni idea di stato e di società al punto che oggi il progressismo è alleato dei poteri oligarchici e della Nato. Forse è anche un portato inerziale della politica del Pci che dopo una stagione di opposizione all’Europa alla fine credette di potersi inserire nella politica continentale per fare da pungolo alla politica nazionale italiana affinché venissero portati avanti alcune riforme – comequella del “welfare” – già realizzate in altri paesi europei.

Ma erano altri tempi, non c’era nemmeno lo Sme e tanto meno l’euro, che determinerà la mutazione finale e che oggi definisce in primo luogo le modalità in cui si realizza la privatizzazione delle risorse e la socializzazione delle perdite, il profitto e la precarizzazione, come appare in  maniera netta, inequivoca e chiara per tutti dalla vicenda delle banche venete. Ad ogni modo è abbastanza chiaro che europeismo e sinistra sono ornai in rotta di collisione e lo dimostra, se non bastassero le evidenze e i ragionamenti, il battage sul “più Europa” che viene principalmente dal partito di Repubblica, ansioso di tenere i voti nel recinto oligarchico senza nulla che turbi il partito della nazione, ma che offra agli scontenti del renzismo altri miraggi.  In questo senso le due nuove sinistre non costituiscono una novità, ma l’estremo accanimento su schemi vecchi di trent’anni come se niente nel frattempo fosse cambiato. Paradossalmente mentre aumenta a vista d’occhio il divario fra teoria neo liberista e pratica di mercato, aumenta anche quello fra sinistra e realtà il che spiega abbondamente perché la nuova generazione, quella attono al giro del millennio, non trovi sponde alla sua disullisuzione e spesso si rivolga a destra. Del resto assistere ai deliranti e ipocriri balletti dei nuovi soggetti sul diritto del lavoro e l’altolà alle “sirene neo stataliste” si ha un quadro preciso e deprimente della situazione.

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29 responses to “Il “più Europa” dei grulli

  • jorge

    la guerra tra poveri dipende dalla segmantazione dei lavoratori effettuata in mille modi (contratti diversi, e sempre piu precari)

    Negli ultimi decenni, in qualunque realtà lavorativa, i piu vecchi con contratti migliori, non si sono molto opposti alla precarizzazione dei più giovani, hanno pensato di scaricare il problema su di loro per mantenere le prpoprie piu decenti condizioni ( spinti dalla propaganda aziendale)

    Altrettanto, ai tentativi di mobilitazione dei più vecchi, i giovani e precari non hanno dato supporto, perchè scioperare per avere vantaggi che sarebbero finiti alla fine del contratto precario, o che come l’articolo 18, comunque non avrebbe riguardato loro?

    Questo problema è stato, ed è vigente, tra lavoratori italiani, pur tra loro connazionali. La radice è nella segmentazione, che può avvenire col conflitto generazionale, con i contratti diversi, tra settore pubblico e privato, tra patti territoriali di un tipo o di un altro, (invero parziale reintroduzione delle gabbie salariali)

    Quete cose storicamente,vanno piu o meno così, una grave crisi o la continua compressione causata dalle mancate iniziative di lotta, butta tutti giù parimenti e sorgono delle lotte comuni. In Altri casi (non oggi), lo sviluppo economico performante accresce gli appetiti di tutti, ed anche in questo caso sorgono lotte comuni

    io non attribuisco maggior capacità di solidarietà o dignità a nessuno, bisogna ricomporre l’unità dei lavoratori. Valutazioni che privilegino un loro settore o un’altro io non ne faccio, e lei non continui ad attribuirne a me.

    In genere si muovono prima i più sfigati, e poi trascinano gli altri. Meridionali al nord in Italia, turchi in Germania etc, e tali più sfigati dono indifferentemente sia stranieri che autoctoni. Anche l’articolo che ha postato, da ragione al mio punto di vista, deprecando la segmentazione dei lavoratori in mille modi realizzata, che ingenera guerre tra poveri, rispetto alle quali è inutile schierarsi con una parte o l’altra (si aggraverebbe il problema)

    Le dinamiche sono queste, lo dimostra la storia, e cominciano a riemergere anche oggi, pur a quozienti ancora embrionali (facchini italiani e stranieri che bloccano la filiera per cui nelle fabbriche bloccate si ritrova dopo anni il coraggio di rivendicazioni)

    Poi, se lei puo esibire esempi storici di riprese delle lotte di classe che hanno avuto come detonatore la riscoperta di una nazionalità comune, allora le documenti a tutti noi ( non è plurale maiestays). A quel punto, la ringrazierò di avere ampliato le mie modeste conoscenze. Altrimenti, forse potrebbe limitarsi, con moderazione, a fare delle semplici ipotesi di lavoro

    l’articolo de La Stampa, cita il parere di un solo lavoratore su 200, non ci dice come è finita, per cui non dice proprio niente. Si tratta comunque del giornale della Fiat, si figuri che interesse puo mai averea valorizzare la ripresa delle dinamiche di classe, ostacolate pure dalla magistratura. Si veda il caso di Aldo Milani, rappresentante dei facchini e logistica in genere, accusato di avere preso soldi dalle Levoni e poi prosciolto. La montatura cadeva nel pieno del conflitto con la Levoni, i facchini sono accorsi alle prefetture di mezza emilia romagna per chiederne la scarcerazione. Per la strategia della tensione non ci sono minimamente i quozienti, la via ora e quella di accusare di corruzione chi lotta

    Comunque certe cose sono disponibili in rete e chi vuole può ampiamente documentarsi, non continui a farne una questione personale

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    • jorge

      Il periodo di cui si parla con il Bismark era il periodo di formazione dello Stato tedesco, nel suo territorio “naturale”, erano guerre in qualche misura giustificate

      Per l’Italia, Mazzini non avrebbe condiviso la sua impostazione. Per la Germania, i movimenti democratici non avrebbero condiviso la sua impostazione. Ed anzi, avrebbero accusato Lei di lavorare per il re di prussia (secondo la celebre espressione da essi stessi coniata) – Ma lei riesce a decontestualizzare tutto, per cui le dò ragione ..fuer ewigkeit.. per rimanere in Prussia

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      • Anonimo

        Con le chicchere di Mazzini e quelle di taluni democratici parolai, l’unità d’italia e quelle della Germania Non si sarebbero mai fatte, speriamo che dalle sue di chiacchere Jorge ( e da qualche sciopero, anche scoordinato, qua e la..) possa scaturire una riforma-rivoluzione del capitalismo.

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  • jorge

    @- Anonimo, quì sotto, e chi vuole leggere..

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  • jorge

    Bismark era un nobile prussiano, appartenente cioè junker che usarono i loro latifondi per costruirci le industrie e quindi lo sviluppo industriale della nazione. Bismark rappresentò appieno questi interessi, certamente cogliendo gli interessi generali della sua classe, ovvero con capacità di dispiegare una egemonia sulla società intera (ciò che lei chiama senso della nazione)

    Ma l’esito della sua politica di potenza e di competizione con la Gran Bretagna fu le prima guerra mondiale ( le sue pensioni dovevano creare coesione sociale verso le famose guerre della Prussia). Questo caso di bismark è paradigmatico di quanto ho scritto :

    La borghesia è nazionalista o liberale ma solo strumentalmente e solo per fregare i subalterni,

    Dobbiamo sostenerci come connazionali, magari stabiliamo un salario sociale minimo, magari spendiamo un po nello stato sociale, suvvia, andate felici a morire al fronte…

    Quando la fase guerresca finisce e non c’e bisogno del consenso dei subalterni, la borghesia diventa di nuovo liberale, bisogna ricostruire, quindi fare sacrifici, bilancio in ordine, rimbocchiamoci le maniche etc. Chi protesta, non pensa alle nuove generazioni e per costoro basta la celere…

    Quando Anonimo avrà smentito questa regola potra dire che io faccia mistificazioni sulla borghesia.

    P. S.

    “classe dominante” può essere l’aristocrazia feudale di Carlo Magno, come i latifondisti romani che avevano sviluppato al suo massimo livello il modo di produzione schiavistico, ed anche la borghesia che domina nel modo di produzione capitalistico detenendne il controllo dei mezzi di produzione. Per cui, è quella di “classe dominante” una espressione omnicomprensiva e generica, parlare di borghesia (detiene il controllo dei mezzi di produzione capitalistici) è invece cosa precisa e corretta. Il caso di Leonida non c’entra nulla, quella non era l’epoca del capitalismo : oggi la concorrenza, nella nazione ed ancora di più quella internazionale, obbliga la borghesia a perseguire il massimo profitto, negandole la possibilità di quell’afflato e fratellanza nazionalistica da cui lei vorrebbe ricavarci la paghetta senza operare conla lotta (indole schettina?)

    Stia certo che Marchionne parlerà contro gli eccessi della finanza, e di nazione italiana, per chiederle ulteriori sacrifici (vuole negare il pane alle future generazioni?) Altri hanno perlato di nazione per chiedere a qualche suo avo di morire in guerra…. Altri per modo di dire, sono sempre gli stessi che cambiano casacca anche 3 volte (liberali, nazionalisti-fascisti e poi di nuovo liberali..)

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    • Anonimo

      “capacità di dispiegare una egemonia sulla società intera (ciò che lei chiama senso della nazione)”

      io questo lo chiamo classe dominate ( che domina nella su società e nel suo tempo, può essere borghese, nobile contadina, religiosa…)… nel caso si Bismark ha avuto profili di dominio illuminato , nel concreto con l’istituzione del welfare state sufficientemente organizzato … Bismark ha fatto guerre in Europa ( come TUTTI gli stati nazione europei) al fine di unificare la Germania e renderla potente-indipendente, dalle altre nazioni colonizzatrici europee, Lei negli stati divisi delle Germania e sottoposti nella loro divisione all’egemonia degli altri stati europei, cosa avrebbe proposto per liberarsi almeno in parte da quel giogo egemonico ?

      Uno sciopero con la collaborazione internazionale dei lavoratori dei vari staterelli satellite delle grandi potenze europee ?

      La guerra è tendenzialmente da EVITARE, l’auto difesa è da praticare, spesso per forza di cose.

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    • Anonimo

      Leonida è una metafora per spiegare le potenzialità di
      potere+ coesione di un piccolo gruppo, TIPO quello della MINORITARIA e solidale-coesa classe dominante, di dominare appunto sulla maggioranza del popolo atomizzato-diviso per motivi
      ( direi oggettivamente i primi 3…) culturali, linguistici, religiosi e sociali (piccola borghesia, diversa da proletariato, femmine diverse dagli uomini, omosessuali diversi da etero sessuali e via via con infiniti livelli di diversità, sostanzialmente artificiose, in momenti di crisi, per status sociale).

      A proposito di paghette che io percepisco, lei la paghetta da chi la prende ?

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      • Anonimo

        “Quando la fase guerresca finisce e non c’e bisogno del consenso dei subalterni, la borghesia diventa di nuovo liberale, bisogna ricostruire, quindi fare sacrifici, bilancio in ordine, rimbocchiamoci le maniche etc. Chi protesta, non pensa alle nuove generazioni e per costoro basta la celere…
        Quando Anonimo avrà smentito questa regola potra dire che io faccia mistificazioni sulla borghesia.”

        Il periodo di cui si parla con il Bismark era il periodo di formazione dello Stato tedesco, nel suo territorio “naturale”, erano guerre in qualche misura giustificate ( pressoché tutti gli stati europei, o meno, sono nati in modi simili).
        Diverso è , oggi che Stati ( spesso contro il volere del popolo-nazione, in sostanza, ma per volere delle loro classi dominati, spesso perverse in tal senso…), muovano guerre, tipo alla Libia, per “””””esportare democrazia”””””””, un non senso perverso e pericoloso.

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  • jorge

    chssa perche ho postato un lungo commento ed esso e finito piu sotto dei precedenti commenti di anonimo…

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  • Anonimo

    “nazionalismo e perché la nazione stessa”

    Lo stato sociale in Europa é stato introdotto dal Bismarck, personaggio NAZIONALISTA , con delle sfumature anche negative del termine.

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    • Anonimo

      da wikipedia, per farla breve:

      Le riforme sociali[modifica | modifica wikitesto]
      Ispirato più da convenienze politiche che da filantropia, Bismarck attuò fra il 1881 e il 1889 il primo sistema previdenziale al mondo, che servì da modello per tutti gli altri paesi. Nel 1883 istituì l’assicurazione contro le malattie e nel 1884 quella contro gli infortuni. Nel 1889, infine, realizzò un progetto di assicurazione per la vecchiaia.[42] Si gettarono, quindi, nel continente europeo le fondamenta del moderno welfare state.

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    • Anonimo

      Bismark chiese al suo ministro che si occupava di salubrità e della nettezza quanto vivesse mediamente un operaio dopo la fine della sua vita lavorativa. Gli fu risposto, circa 3 anni. Sicchè il cancelliere calcolo che i costi delle pensioni di cui dice Anonimo sarebbero stati inferiori a quelli per i ricoveri dei vecchi e degli enti assistenziali collegati allora esistenti. Ecco che Otto Von Bismark firmo il decreto che istituiva le pensioni anzidette

      E’ lo stesso principio econometrico per cui i nordamericani abolirono la schiavitù, mantenere gli schiavi vecchi ed inabili al lavoro, o malati, o poco prestanti fisicamente, era una spesa maggiore rispetto al salario pagato solo al nero giovane e prestante
      ————————–
      La nazione è vista da anonimo (forse anche da simplicissimuus) come un valore , ideale e reale, per cui l’italiano ricco dovrebbe essere solidale all’italiano povero,il capitalista italiano al lavoratore italiano. E’ una comprensibiloe speranza e o scorciatoia rispetto alla lotta per migliorere le proprie condizioni, ma ci si dovrebbe chedere se la borghesia italiana è dello stesso avviso e considera allo stesso modo la nazione, per sostenersi reciprocamente, come per l’amore, bisogna essere in due

      Questo problema non sfiora Anonimo e forse neanche Simplicissimus, andrebbe invece approfondito teoricamente e storicamente

      La borghesia ha in mente solo i profitti, è ciò e il portato della concorrenza capitalistica ( non quella ideologica di Monti e Antitrust), Se i profitti non li faccio io al massimo livello li fa il mio concorrente e mi mette fuori mercato. Pertanto, la borghesia non ha alcuno scrupolo, e vorrebbe ridurere (in nome dei profitti) il lavoratore suo connaziopnale uguale ad un migranjte espropriato e sfruttato al massimi

      In certe fasi storiche però, la concorrenza capitalistica diventa guerra aperta, quella militare. La borghesia, ha bisogno del consenso dei lavoratori e delle masse popolari circa la guerra, non potrebbe affrontare un conflitto lungo ed esteso avendo la classe operaia e gli strati popolari in generale che remano contro ( sono costoro a dover morire al fronte, ed a soffrire le carenze della guerra, potrebbero non esserne felici, ammutinamenti, scioperi..)
      ———–
      Ecco che in queste fasi la borghesia parla di nazione e diventa nazionalista. Dica :ci sono differenze di potere , ma siamo tutti italiani, tutti francesi, tutti tedeschi. Dobbiamo sostenerci come connazionali, non potete rifiutarvi di andare a morire al fronte ( la borghesia di comando esprime generali , ufficiali, non sono i primi a morire..). Certo, la borghesia liberale e non nazionalista vi ha un pò maltrattato, poteva darvi un salario un pò migliore, ma ora ci pensiamo noi della borghesia nazionalista ( poi sono gli stessi che cambiano e cambieranno casacca). Dobbiamo sostenerci come connazionali, magari stabiliamo un salario sociale minimo, magari spendiamo un po nello stato sociale, suvvia, andate felici a morire al fronte…

      Quando la fase guerresca finisce, la borghesia diventa di nuovo liberale perchè non le serve più il consenso della classe lavoratrice e degli strati popolari in genere( cambia casacca con sconvolgente disinvoltura….). Bisogna ricostruire, quindi fare sacrifici, bilancio in ordine, rimbocchiamoci le maniche etc. Chi protesta, non pensa alle nuove generazioni e per costoro basta la celere…

      C’è una evidenza storica, la borghesia diventa nazionalista quando ci somo guerre o grando tensioni con stati vicini . Se manca questo, è liberale. Non esiste un esempio storico che faccia eccezione a questa regola ( a parte i partiti nazionalistio strutturalmente esclusi dal potere)

      Ma c’e chi cerca le scorciatoie, come piace ad anonimo e forse a simplicissimus. L’abbraccio con la borghesia nazionalista, sognata come una sorta di mamma che dà la caramella el popolo bambino che non sa farsi valere in altro modo che implorando la mamma. Svegliatevi e non cercate scorciatoie, la realtà è un’altra. La borghesia è nazionalista o liberale ma solo strumentalmente e solo per fregare i subalterni, ogni miglioramento delle condizioni di vita storicamente è stato sempre portato da una autonoma capacità di iniziativa piolitica delle masse, che dicesi lotta.

      La massa che lotta lotta viene rispettata, e come minimo la borghesia le offre offre un compromesso socialdemocratico ( ideale sarebbe la presa del potere). La massa che si appella al nazionalismo per avere la paghetta, viene giudicata pavida, derisa e la borghesia le toglie quel poco che ancora aveva ( la borghesia affonda con le politiche antipopolari quando vede la mancanza di coscienza autonoma delle masse)

      xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx

      Quanto alla riforma protestante alla base della rivoluzione francese, a sua volta alla base di quella sovietica, a sua volta portatrice, questa volta secondo simplicissimus : del sessantotto colpevole della soggettività che disgrega la nazione e ch fa essere individui atomizzati rispetto al neoliberismo che così vince….

      A parte che il principio della soggettività è stato portato nel mondo proprio dal cristianesimo che allora sarebbe il vero responsabile di tutto ciò, ma più che voli pindarici mi sembrano i voli intergalattici delle moderne sonde spaziali

      Leggere così il sessantotto è tipico di gente come Buttiglione che poi è lui liberale e liberista. nel sessantotto si affermo il marxismo la cui cifra è il rapporto tra individuo e genere di contro liberali come buttiglione. Quando il sessantotto politico fu sconfitto, vi fu un riflusso che portò alledonismo individualista come sostituto deklla gioia che dà il rapporto col genere, indietro a fracchia o fantozzi in mezzemaniche della generazione precedente non si poteva più tornare. Ma tale edonismo individualista fu il frutto della sconfitta del sessantotto.

      Credevo che il simplicissimus fosse meno incline a chedere paghette alla bprghesia nazionalista facendo autocritica opportunista alla propria pregressa vicinanza al sessantotto. Indole schettina ?

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      • jorge

        ero jorge, ma non avevo messo i dati..

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      • Anonimo

        Per me nazione è in buona parte sinonimo di patria ( comuni storia e cultura, ecc…).

        Se gli affini non provano solidarietà fra loro, mi domando perche dovrebbero provarla gli stranieri… la nazione , NON è fatta in maggioranza dalla classe dominate, quelli sono la minoranza.

        Lei invece Jorge spera che stranieri che sono venuti qui cercando l’eldorado, o cercando di soffiare il lavoro agli italiani a anche con forme di dumping sociale nei salari o nei diritti, dovrebbero, chissà perche,
        preoccuparsi di garantire salari e diritti decenti ai lavoratori delle classi subalterne italiane, cose simili sfiorano l’utopia delirante allo stato attuale.

        La nazione è formata per quel che penso io da una minima parte di classe dirigente illuminata e una maggioranza di classe subalterna critica .. il maggior peso politico ammesso che appunto sti connazionali intendano svegliarsi prima del macello, lo dovrebbero avere i componenti delle classi subalterne Critichi.

        Gli pseudo profughi con telefonino, quelli che hanno da mandare soldi in Africa, o nell’est europa , o cose simili, tendenzialmente se ne strafregano dei diritti degli italiani, quegli stranieri sono iper individualisti pensano a loro stessi o alle loro cricche … assomigliano molto alla parte peggiore delle classi subalterne italiane.

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      • Anonimo

        …CritiCi…

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      • jorge

        dice anonimo : la nazione , NON è fatta in maggioranza dalla classe dominate, quelli sono la minoranza.

        cosìdicendo contraddice se stesso, infatti poco prima ha commentato :

        Lo stato sociale in Europa é stato introdotto dal Bismarck, personaggio NAZIONALISTA , con delle sfumature anche negative del termine.

        Se lei, come sembra dire nella prima frase che ho riportato, esclude dalla sua visione nazionalistica la borghesia capitalistica, allora non si spiega perchè nella seconda includa bismark nella nazione tedesca ascrivendo a questo abbraccio nazionalista la concessione delle pensioni da parte di bismark stesso

        Lei è in palese contraddizione, in verità lei si vuole sentire sotto l’ala protettiva della nazione per mendicare la paghetta presso la borghesia italiana, Sulla base di questo rapporto cui lei anela, il dumping sociale lo implementa proprio lei, si figuri che cosa fregherà mai alla borghesia capitalistica italiana del suo essere italiano e del nostro essere italiani, Tale borghesia ha dato prova già da decenni di delocalizzare nei paesi più lontani quando fosse conveniente. Per cui , alla sua, o alla nostra, richiesta di paghetta in nome della comune italianità, essa borghesia italiana ci giudicherebbe mendicanti senza capacità di lotta, ed affonderà il coltello dello sfruttamento nelle nostre carni. Non aspetta altro!
        —————————-

        Si informi, i frequenti scioperi dei facchini, a maggioranza stranieri, bloccano tutta la filiera di riferimento. Le fabbriche di tale filiera, con operai ed impiegati italiani, rimangono bloccate. più volte, in seguito a questo blocco, i lavoratori di tali fabbriche hanno trovato il coraggio di scioperare o avanzare rivendicazioni, cosa che primadel blocco operato dai facchini a maggioranza stranieri non facevano.

        lalogistica ( facchini) e oggi il settore piu effervescente dal punto di vista della lotta di classe. Gli srenieri lottano, e fanno lottare anche gli italiani. Ma che dumping sociale, col jobs act ed anche prima, idatori di lavoro licenziano i lavoratori con contratto fisso eli sostituiscono con quelli a contrattopiù precaro che si può. Che ruoloha in questo il presunto dumping sociale fatto dagli stranieri ? nessuno ! Corbyn vince perchè ha unificato il voto della classe operaia bianca e degli immigrati. Lei vorrebbe tornare dentro la placenta del nazionalismo per sentirsi protetto, ma al mondo nessuno ti regala niente, solo la lotta paga

        P. S, Berlusconi ha proposto a Marchionne di candidarsi a presidente del consiglio per forza italia, spiazzando Meloni e Salvini. Queste cose non sono fatte ad capocchiam, forse gia c’e un accordo. Evidentemente, una importante fazione della borghesia italiana vuole giocare la carta del buon capitalismo produttivo, sottraendo voti a grillini e populisti di destra che accusano solo la finanza. Ovvero, per paura di perdere l’egemonia sulla società italiana che si impoverisce, un certa borghesia vuole presentarsi come rivolta alla produzione, lasciando credere che la finanza sia una cosa venuta da marte ed alla base di tutti i guai. Ma con la borghesia produttiva al potere tutto tornerà d essere splendido splendente.

        il simplicissimus ha contribuito per anni a spianare la strada a questa trappola ed a….Marchionne !! Ne vedremo delle belle…

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      • Anonimo

        “allora non si spiega perchè nella seconda includa bismark nella nazione tedesca ”

        Bismarck Non è la borghesia tedesca, Bismarck è un individuo appartenente alla borghesia tedesca, con senso della nazione.

        Su sta categoria del borghese in tutto o in parte ci potrebbe rientrare pure lei Jorge, e se così è tutte le sue chicchere sulla borghesia sono in buona parte mistificazioni.

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      • Anonimo

        La classe dominate non è la maggioranza, è l’oligarchia più potente e coesa … i 300 spartani di Leonida hanno resistito all’esercito di Serse, in quanto potenti e coesi.

        Cosa vuole che ci voglia da parte dell’oligarchia con potenti mezzi dominare un gregge di pecore, sempre più atomizzate, disunite, individualiste seppure deboli ed annichilite anche da migrazioni di massa ??

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      • Anonimo

        Io , più che parlare di borghesia, termine abbastanza generico, parlerei di classe dominante, che è quella parte di alta borghesia che domina sul resto della società.

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      • Anonimo

        ” Berlusconi ha proposto a Marchionne di candidarsi a presidente del consiglio per forza italia”

        Berlusconi come politico in Italia, è stato una pesante sciagura, e chi lo ha sostenuto , lo sostiene o si fa da lui sostenere , pure.

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  • diderot39

    La riforma protestante non aveva alla base l’odio della civiltà cristiana, ma l’obiettivo di liberarsi dalle superstizioni piu’ gigantesche del cattolicesimo. Che poi la borghesia ne abbia approfittato – vedi la rivoluzione inglese dei 1640, e quella francese del 1789 sono fatti incontrovertibili, ma collegati tra loro dal tempo e solo minimamente dalle cause.
    Non so se neanche Pindaro collegherebbe la rivoluzione sovietica alla riforma protestante. Volendo si può attribuire a ogni particolare la causa di tutto. Perchè in fondo la colpa e’ di Eva per aver mangiato la mela.

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  • marco

    Concordo, il quadro è deprimente. Ma credo che la svolta soggettivistica sia irreversibile. Il neoliberismo, nella sua affermazione totale e planetaria, ha, tra le altre espressioni, definito che l’etica e’ un fatto individuale (i padri fondatori sono Lutero e Calvino). Da li si può andare solo avanti, ovvero verso una progressiva smaterializzazione dei.fenomeni e delle strutture collettive. Questo, alla fine, dissolverà anche il capitalismo stesso che infatti è, come paradigma, al capolinea. Oltre c’è, speriamo, un mondo costituito da persone consapevoli e autonome.

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    • jorge

      una critica al soggettivismo nel senso di Marco è altra cosa da cio che dice simplicissimus e la condivido. il leone puo vivere isolato nalla savana, l’uomo no, ha bisigno del rapporto con i suoi simili , altrimenti è un bipede piu indifeso della gallina. e per questo che il capitalismo che è individualismo e concorrenza e basta, è contrario alla natura dell’uomo. Lo diceva marx nei manoscritti economico-filosofici,

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      • marco

        Si, la natura dell’uomo non si da bene quale sia visto lo smisurato range di possibilità che la mente umana ha di declinarsi in diverse forme di convivenza che originano poi le condizioni esistenziali. La costante oscillazione tra edonismo e ascetismo che nei paradigmi vediamo alternarsi, a volte in modo convulso e deflagrante (la crapula papista avversata dal puritanesimo calvinista o l’ascetismo del capitalista monastico e il consumismo degli shoppers compulsivi) denuncia l’incapacità dei medesimi paradigmi di individuare un giusto equilibrio sia per quel che riguarda le forme sociali e relazionali sia per quello che concerne le idonee condizioni di sviluppo della persona. Solo se l’uomo può dispiegare tutte le sue potenzialità può coesistere con e tra le altre specie del vivente. In caso contrario, come vediamo, tende a distruggere tutto.

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  • dani2005dani

    ESATTO: “la mutazione finale e che oggi definisce in primo luogo le modalità in cui si realizza la privatizzazione delle risorse e la Socializzazione delle perdite, il profitto e la precarizzazione.”

    Ordoliberismo, turbocapitalismo, niente di buono per la vita sul Pianeta.

    Hanno bisogno di schiavi e di impoverire coloro che in Occidente, forse per colpa di una loro sbadataggine, hanno osato troppo. Per un po’ andava bene, i consumi erano una fonte generosa del loro sordido guadagno.

    Ma tutta questa equità sociale stava dando fastidio. Salute e scuola, innanzitutto. Adesso ci sono troppi pensionati in salute, meglio se muoiono, lo Stato risparmia. E poi curare quelle malattie lunghe e gravose, non è meglio morire e basta e lasciare spazio a gente più sana e vigorosa e con meno desideri di salire la scala sociale non avendola mai vista, questa scala sociale…Così anche meno spese per il lavoro, sicurezza, giustizia, pensioni…un po’ di schiavi e siamo a posto.

    Poi, assolutamente no, alla scuola per tutti, questi poi studiano e pensano e credono di poter avere giustizia e libertà. Meglio tagliare fondi alla scuola pubblica rendendola incapace di preparare alla critica.

    Meglio un po’ di ignoranza e superficialità, televisioni commerciali e social, finte vacanze ammassati in luoghi sempre meno puliti, perchè, diciamocelo, quelli puliti sono per noi. Sfruttiamo lo sfruttabile da queste masse che dovranno ridurre le loro aspettative sia di desideri e sia di vita. POi passeranno allo step successivo, le masse spendibili, come i libanesi, i sudanesi, gli iracheni, i libici, i siriani, gli yemeniti, gli uscraini, ex Yugoslavia, cileni, argentini, venezuelani…

    Perchè nulla fa guadagnare di più che la vendita di armi.

    In tutto questo la sinistra non c’è, da molto, moltissimo tempo.

    Il Berlinguer atlantico mi fece schifo, la leccata di c**o agli USA per me fu un brutto segnale. Poi lui morì e la cosa si fece sfocata, fino all’ignorante servetto toscano.

    E dopo solo peggio, fino a arrivare a oggi, quattro partiti di destra, PD, FI, Lega e M5S che alla fine dicono tutti le stesse cose, hanno tutti le stesse soluzioni, credendo che siamo tutti stupidi.

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  • Tommaso Miraglia

    Il ’68 è figlio della rivoluzione sovietica che è figlia della rivoluzione francese, a sua volta figlia della “riforma” protestante. Tutte hanno avuto in comune l’odio feroce alla civiltà cristiana e alla chiesa cattolica, radici dell’Europa. Ecco i risultati.

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