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E adesso povero Paese?

imagesSi potrebbe dire che adesso viene il bello o forse il brutto: per 75 anni abbiamo pensato che le cessioni di sovranità implicite o esplicite prima nei confronti degli Usa poi dell’Europa sarebbero state in qualche modo non solo vantaggiose, ma anche omogenee, soprattutto quando dopo la caduta del muro pareva che il pensiero unico dovesse dominare un occidente senza alternative e senza contraltari, visto che la Russia giaceva nel fango,e la Cina era ancora un Paese esotico e in India andava bene al massimo per i fachiri, concetti che ancora sopravvivono dentro un primitivismo italiota coriaceo come il complesso del maggiordomo. Per questo abbiamo accettato, anzi abbiamo disperatamente cercato il giogo europeo, un po’ perché le alternative politiche interne erano saltate, un po’ perché alcuni si illudevano che questo avrebbe risolto i problemi di bilancio di governo. Col senno di poi è facile constatare quanti errori siano stati commessi, talmente tanti, talmente grossolani  che adesso parecchi si rifiutano di vederli esercitando piuttosto il non senso di poi. Ma la situazione sta radicalmente cambiando: la straordinaria ascesa della Cina e di molti Paesi asiatici, la resurrezione della Russia, il peso dell’India, insomma la moltiplicazione del mondo sta dividendo l’occidente tra chi non si vuol far scappare l’occasione di entrare in questa dinamica multipolare e chi o per convinzione o per necessità rimane legato alle dinamiche dell’impero americano e dei suoi amici, oggi rappresentati essenzialmente dall’Islam dei petrodollari e degli integralisti, anche se su quest’ultima definizione ci sarebbero molte cose da dire.

Le elites di comando sono assolutamente d’accordo quando si tratta di sfruttamento e disuguaglianza, stanno però divergendo sugli interessi specifici: quelle europee continentali hanno tutto l’interesse a svolgere un ruolo da protagonista fra le varie zolle economiche che si sono create, mentre quelle americane le cui fortune sono legate al dollaro come moneta universale e alla “eccezionalità” come alibi etico per l’uso della forza, ritengono la multipolarità un attentato alle loro rendite di posizione. Il contrasto non potrebbe essere più forte ed è in singolare contraddizione con l’ideologia globalista di riferimento che ha retto solo fino a che non si sono presentati sulla scena nuovi protagonisti. il globalismo era in realtà una forma di autismo e pan colonialismo.

Per carità basta cornice, ora vengo al fatto o meglio ai fatti: nelle settimane scorse abbiamo visto la Germania rifiutare l’acquisto degli F 35 in favore di una caccia franco tedesco, simbolo di un nucleo di difesa estraneo alla Nato e abbiamo visto Mike Pompeo annullare il vertice con la Merkel: dopo anni di frizioni anche improprie per convincere con le buone o le cattive Berlino a rinunciare al Nord stream 2 e oggi a collaborare contro Huawei, è del tutto evidente che la Germania intende svolgere un ruolo sempre più autonomo. Si tratta di una frattura destinata ad allargarsi almeno fino a che gli Usa rimarranno attaccati come un’ascidia alla loro visione imperiale e monopolare in un mondo nel quale non sono più i maggiori azionisti e perciò richiede di agire a mano armata e ormai senza nemmeno il passamontagna. Insomma siamo sulla soglia di una scisma occidentale dentro il quale finiremo per pagare la leggerezza con la quale abbiamo rinunciato a pezzi di sovranità e dignità. Siamo dentro il conflitto senza aver più  strumenti per riacquisire una qualunque autonomia di manovra che ci consenta di trarre vantaggio da questa situazione o comunque di non essere costretti ai lavori forzati ora per l’uno ora per l’altro. L’Europa che è poi la Germania ci crocifigge a trattati che ci impoveriscono e ci umiliano, ci tolgono il futuro, mentre per Washington siamo niente più che escort da utilizzare a piacimento e comunque sacrificabili nel conflitto planetario che stanno preparando. Parrebbe quasi di stare come nel ’43 sugli alberi le foglie, fondamentalmente perché abbiamo passivamente accettato ogni cosa e ne abbiamo fatto un’illusione.

La cosa veramente da ridere è la compunzione cieca  con cui i cosiddetti europeisti aborriscono il sovranismo, non accorgendosi nemmeno di lavorare per un sovranismo estraneo, anzi per due, dimostrando una straordinaria forza di autosuggestione, l’unica che rimanga.

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Emiri-Ultrà, 1 a 0

whatsapp_image_2018-10-31_at_14.08.33 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Chissà se adesso i tifosi della Magica verranno accusati della più infamante delle macchie sull’onore, non non di essere laziali, macché, ma di essere sovranisti! Cominciano a campeggiare sui muri della città invettive che non lasciano dubbi: Pallotta ‘nfame, giù le mani dalla Roma, perché da giorni serpeggia il malcontento per via dell’interesse dimostrato dalla  Qatar Sports Investments per il club giallorosso, smentito ma senza grande convinzione dal dirigente sportivo che ha trovato l’America qui, con un patrimonio (il suo fatturato sarebbe mediamente di 7.5 miliardi di dollari all’anno cifra secondo quelle graduatorie stilate da Forbes ) grande quanto i debiti accumulati  dai suoi brand e dalla Roma (218,8 milioni nel 2018).

Da anni il Qatar esprime, anche comprandosi importanti marchi sportivi,  la “volontà di sensibilizzazione che il paese vuole portare avanti”, per far dimenticare, grazie a  un’industria sportiva da 20 miliardi di dollari entro il 2022, certe amicizie pericolose, confessate anche da notabili locali come l’ex ministro degli Esteri che ha ammesso che le armi e gli aiuti che  Doha, Riyad e Washington “uniti in una sola trincea” hanno inviato in Siria potrebbero essere finite nelle mani di Al Qaida. E il Center on Sanctions & Illicit Finance, ma non solo,  individua in Doha la regione con la maggior concentrazione di donazioni private (con l’avallo della famiglia reale e del governo) a gruppi terroristici.

Ha iniziato nel 2011 sponsorizzando per primi la maglia del Barcellona, poi ha messo le mani sul Paris Saint Germain grazie alla intermediazione dell’allora presidente Sarkozy e è diventato così influenti da ospitare la  Coppa del mondo del 2022 (in previsione della quale è a buon punto la realizzazione di 8 stadi  uno di quali a meno di 2 chilometri dall’aeroporto internazionale di Hamad  sarà “mobile” e verrà smontato a fine evento)  e da far disputare per la prima volta in assoluto il torneo d’inverno per evitare che si giochi con le temperature estreme, che non vengono rispremiate alle maestranze, provenienti  perlopiù  da India e Nepal, ridotte in condizioni di schiavitù e che lavorano nei cantieri con temperature che raggiungono anche 50 gradi all’ombra (sarebbero 1500 quelli morti di caldo e in incidenti occorsi durante turni giornalieri di 16 ore).

Per carità, non è che le tifoserie, le curve sud e nord, gli ultrà siano un esempio di correttezza e integrità, ma sembrano essere più conseguenti e coerenti dell’avvicendarsi di prestigiosi esponenti governativi, delle istituzioni e della amministrazioni comunali, compresa quella della Capitale morale, che da anni vanno a chiedere investimenti a Doha col cappello in mano o che ne ricevono gli inviati riservando loro accoglienze principesche che riecheggiano la pompa riservata a Gheddafi o a altri tiranni e despoti sanguinari in visita pastorale o omaggiati in patria. compreso il ministro Salvini che, malgrado sia noto che Doha avrebbe finanziato inquietanti “centri islamici” per un ammontare di almeno 22 milioni di euro solo in Italia e complessivi 72 in Europa, ha rivisto le sue preoccupazioni su meticciato, arrivo di foreign fighters sui barconi, invasione di stranieri i cui usi e la cui fede è incompatibile con la nostra civiltà, per  stringere un fattivo sodalizio con una terra dove, recita il loro ufficio turistico, il viaggiatore non è mai uno straniero, ma un amico non ancora incontrato. Un amico generoso con il quale rinsaldare rapporti  profittevoli in barba alle cospirazioni fondamentaliste grazie ai contratti miliardari siglati  con Fincantieri (4 miliardi di dollari) per sette navi da guerra, per 28 elicotteri NH 90  dell’ex AgustaWestland,  valore 3 miliardi di euro, o per gli oltre 6 miliardi di euro per 24 caccia Typhoon del consorzio Eurofighter, di cui Leonardo-Finmeccanica ha una quota del 36 per cento, perché “il Made in Italy in Qatar è amato e rispettato”, parola di Ministro. Talmente amato da comprarselo in un boccone con dentro marchi della moda (Valentino), immobili, grandi alberghi e la compagnia aerea AirItaly, ex Meridiana, dall’Agha Khan, il finanziamento  dell’operazione Porta Nuova Garibaldi e Varesine, l’area del capoluogo lombardo dove sono sorti numerosi nuovi grattacieli e dove il fondo di Doha ha investito svariati miliardi di euro (secondo alcune indiscrezioni circa 2 miliardi) per diventarne proprietario, qualche fettina di Costa Smeralda comprata da Colony Capital, Air Italy (da 12 a 50 aeromobili), un nosocomio per sceicchi a Olbia, magari anche Unicredit e, c’è da sospettare, interessi nel colosseo di Pallotta a Tor di Valle, la cui realizzazione con questo fior di sponsor potrebbe subire una accelerazione.

È che adesso chiunque insorga perché si svendono beni comuni, perché si alienano patrimoni collettivi, passa per un pericoloso sovvertitore dell’ordine globale, per un sorpassato custode di concezioni vetuste e conservatrici, per un deplorevole assertore di interessi localistici e campanilistici che ostacolano relazioni internazionali e crescita. Poco ci manca che anche i fautori della Roma dei romani diventino dei deleteri sovranisti, come la costituzione che richiama il principio di sovranità nel primo articolo, come il Pci che prima di Bassanini ha sempre avversato il trasferimento del potere fuori dallo Stato, come chi pensa che il galateo e la realpolitik debbano condannare l’aspirazione di nazioni democratiche a mantenere il controllo e la gestione delle scelte economiche del Paese per rispondere a priorità e bisogni attinenti all’interesse generale, laddove la sovranità  è la capacità di assumere decisioni in forma di norme vincolanti come deve essere nello stato di diritto.

È davvero sconfortante che qualche sussulto di riscatto si manifesto con le scritte sui muri dei tifosi ultimo baluardo rispetto a organismi sovranazionali che  hanno assorbito e introiettato sempre maggiori fette di egemonia statale, in campo economico, ma con ricadute d’ogni genere, se pensiamo al Wto, alle varie istituzioni giudiziarie internazionali, alle camere di commercio sovranazionali  che hanno permesso agli Stati Uniti prima di tutto,  che non hanno mai dimostrato di volersi  sciogliere in un ancora imprecisato ordinamento internazionale, Nato inclusa, di esercitare il controllo di processi di suddivisione, trasferimento di poteri e governo e occupazione anche militare, espropriando di potere decisionale soggetti di diritto internazionale per ridurli in condizione di soggezione con l’intento non di ridurre incauti nazionalismi, ma di diluirne libertà e autodeterminazione nella minestra avvelenata della globalizzazione.

 


Il marasma e l’atarassia

174122639-e37f3628-8dda-485a-9525-60b9fc7cca59Come era noto a tutti i liceali classici di una volta, marasma e atarassia erano concetti chiave dell’evoluzione della cultura greca dal quarto al secondo secolo avanti Cristo: il primo  deriva dalla radice sanscrita che indica morte ed era l’essenza della tragedia, ovvero un conflitto senza soluzione, mentre il secondo apparteneva alla specifica cultura filosofica da Democrito ad Epicuro che indica uno stato di pace derivante dall’assenza di desiderio e dunque di progettualità. Per almeno due secoli queste due estremi hanno convissuto e oggi non trovo di meglio che questi due termini per descrivere lo stato politico attuale: da una parte il conflitto che dal suo tradizionale alveo destra – sinistra è stato deformato dal pensiero unico, dai suoi strumenti, dalle sue oligarchie di comando in europeismo – sovranismo. Dall’altra la consapevolezza che questo conflitto non può più essere risolto attraverso la rappresentanza democratica, visto che il potere decisionale è stato devoluto altrove, non spinge né all’elaborazione di strategie, ma a una sorta di atarassia politica, di paralisi della scelta.

In quasi tutte le vecchie aree politiche, in modo diverso e anamorfico a seconda di ideologie, modalità e tradizioni non si osa dire che l’Unione europea è ormai diventata una cosa molto diversa da quella che si immaginava e si sperava, ovvero il dominio del neoliberismo selvaggio oltre che area di una corsa all’egemonia, dunque non si ha il coraggio di constatarne fino in fondo  l’eterogenesi dei fini nemmeno di fronte al trattato di Aquisgrana che sancisce 55 anni dopo il Trattato dell’Eliseo tra De Gaulle e Adenauer, il predominio carolingio sul resto del continente, una sorta di potere sub imperiale. Ma d’altra parte non si resiste a concepire un sovranismo che non sia quello in negativo creatosi durante gli anni dell’illusione continentale e che non alluda a una convergenza tra sovranità della rappresentanza e nazionalismo regressivo, ubbidendo più che altro a riflessi condizionati. Fermo restando che in alcuni ambiti della destra questi due poli di tensione sono invertiti e generano più che altro antipolitica grossolana. Ma nel complesso è’ proprio vero che come diceva  Lukacs nessuna Weltanschauung è innocente

Così né l’uno né l’altro, nessuna linea o progetto di azione, ma una sorta di abbandono agli eventi di cui partecipano un po’ tutti, governo compreso, una tetraplegia della volontà che scarica la sua impotenza in continue analisi e controanalisi, in messe cantate e scritte, in processioni di  firme e di di mi piace che non salveranno nessuno dalla pestilenza, anzi la faranno dilagare ancora di più. A dire il vero la situazione più che alla felice mancanza di desiderio epicureo rassomiglia a quella descritta dall’apologo dell’asino di Buridano: il povero animale assetato quanto affamato si vede  mettere da una parte un secchio d’acqua e dall’altra un mucchio di fieno, ma non sapendo se mangiare per prima cosa  o bere finisce per morire di fame e di sete. Non scegliere e arzigogolare sui massimi sistemi dosando alla perfezione gli argomenti e le possibilità, il bene e il male, può sembrare saggio, ma alla fine porta al nulla. O alla banalità lancinante dell’ “altra europa” che in realtà potrebbe nascere solo se la politica dei singoli Paesi venisse ribaltata in senso democratico e dunque sovrano. Ma paradossalmente la sinistra vive la questione nazionale o nel letto di Procuste dello stalinismo e dei suoi sistemi di determinazione, oppure da concezioni affini a quelle del globalismo e cioè che gli stati sono resi anacronistici dalla mondializzazione dell’economia. Sono teorie espresse ai loro tempi da Rosa Luxembourg e da Trotsky, ma si riferiscono a stati a democrazia appena abbozzata e nei  quali il nazionalismo (non la sovranità, ma la sua caricatura) era un’arma delle classi dominanti per reagire alle lotte sociali. Oggi siamo in una situazione esattamente contraria nel quale l’antinazionalismo è diventata l’arma del capitalismo per arginare il desiderio di cittadinanza demonizzandolo e facendolo apparire altro. Del resto l’universo non è statico, ma dinamico e spesso idee e concetti cambiano di segno esattamente come le libertà individuali hanno svolto un ruolo positivo tre secoli fa e oggi sono la Bastiglia nella quale giacciono le libertà sociali.

Bene voglio proprio vedere quanto camperanno quelli che non scelgono.


Dittatura senza faccia, cittadini senza difesa

tumblr_m68bdlq3iv1ruj7pjo1_500Fra le straordinarie contraddizioni del neoliberismo  c’è anche questa, che alla crescita esponenziale della comunicazione orizzontale corrisponde una drammatica caduta di quella verticale nelle sue varie articolazioni. Se la rete e i cellulari permettono di accedere ovunque sono nel contempo diventate degli schermi per evitare il colloquio e la responsabilità per separare in una sorta di neo feudalesimo le aziende titolate e i poveri villani che si svenano per acquistare beni e servizi. Provatevi a prendere contatto con qualche responsabile di queste contee del consumo, chessò con chi fornisce elettricità o gas, o telefonia o trasporti o oggetti del desiderio come amazon o ebay: è di fatto impossibile perché non esistono uffici fisici, né indirizzi, né numeri telefonici, in molti casi persino la mail e tutto si svolge in una maniera così stupidamente standardizzata e anonima, efficiente solo per il profitto, da creare in realtà una totale mancanza di una possibilità di contatto, proprio come se fossimo computer.

Qualche settimana fa per problemi su una cosa acquistata su Ebay ho dovuto addentrarmi dentro la “modernità” dei formulari che sono a metà tra Kafka e Comma 22 e che appunto non prendevano nemmeno in considerazione la casistica che mi riguardava, non c’era la possibilità di contatto email, ma solo quella – a pagamento s’intende – di telefonare. Chiamo e mi risponde un tizio in Albania che a parte le difficoltà linguistiche, non poteva fare altro che dare risposte standardizzate come se fosse una pagina web con molta difficoltà ad aprirsi e che per suprema autonomia mi ha chiesto se volevo parlare con l’Irlanda. Il fatto è che la cosa riguardava precisamente la legislazione italiana, ma ho scoperto che questa organizzazione fa soldi a palate nello Stivale, ma non lascia nemmeno gli spiccioli da noi perché di fatto esiste solo in rete e oltretutto si sente legibus soluta rispetto alle leggi del Paese nel quale opera, ma anche a qualsiasi esigenza che non sia quella che compare nei modulari. Inutile dire che la stessa cosa accade nella sostanza con Amazon. Domenica scorsa ho avuto un’interruzione sulla rete Adsl che ormai comprende, com’è noto, anche i telefoni fissi, ma il numero del servizio clienti e segnalazione guasti del gestore non funzionava o se riusciva a prendere si staccava un momento dopo, senza che fosse possibile avere altra via d’uscita se non l’ennesimo formulario che non serve a nulla. Stessa cosa con i corrieri (Dhl è la maestra in questo) che fingono di essere venuti a consegnare o a ritirare qualcosa e di non avervi trovato mentre voi eravate proprio a casa, così da avere la scusa di non fare il servizio colpevolizzandovi. A chi lo vai a dire? E che pensare del fatto che a Venezia per avere il ripristino del gas dopo la grande acqua alta di quasi un  mese fa si è costretti a fare un esposto presso la Procura della Repubblica ?

Potrei continuare per ora solo sulla base delle esperienze personali e di una piccola cerchia di conoscenti, ma in pratica qualsiasi cosa vi accada vi mette nelle condizioni degli umani nei confronti degli dei e della loro bizzarra volontà, tanto che a volte viene quasi da rivalutare la cialtroneria di certe privatizzate dell’energia che magari vi rifanno il contratto per 8 volte ( non sto vaneggiando, mi è accaduto davvero) perché misteriosamente non riusciva ad essere registrato. Anche lì non puoi avere contatto nemmeno con il più infimo degli impiegati di concetto, ma almeno ogni tanto vedi delle persone fisiche, ancorché teoricamente operanti in proprio con la partita iva. Per decenni, passo passo, senza che ce ne accorgessimo, si è costruita una legislazione a totale favore dei forti che possono fare quello che vogliono senza alcuna conseguenza: a suo tempo ci pensò il prode Bersani a svuotare persino la possibilità effettiva della class action e di una legislazione punitiva, lasciando solo un piccolo residuo dentro alla sontuosa confezione regalo. Operazioni che vanno avanti da trent’anni ormai e che hanno trovato un facile alleato nella noncuranza assoluta degli italiani che si svegliano solo quando sono colpiti personalmente.

Ora non vorrei scandalizzare i tifosi del globalismo e detrattori di qualsiasi sovranità che non sia quella del potere economico, ma mi sembra che la misura sia colma e che sia venuta l’ora di propiziare un giro di boa rendendo obbligatoria per tutte queste nazionali e multinazionali del potere l’ apertura di uffici fisici, di centralini telefonici che fanno riferimento diretto ad essi, di costringere all’accessibilità con personale locale responsabile e adatto a seguire le pratiche  nel rispetto della legislazione italiana e non di quella  dell’Oklaoma o di qualche altro buco nero del mondo “ammerregano”. Non conviene  e se ne andrebbero come certamente  sussurrerebbero le voci del ricatto? Chissenefrega: rinuncino alle concessioni in favore delle aziende pubbliche (ma non credo proprio che accadrebbe) e per il resto potrebbero essere efficacemente sostituite da organizzazioni nazionali che oggi esistono, ma sono letteralmente schiacciate. Si, forse i prezzi aumenterebbero un po’, ma non ci sarebbe tanta robaccia di incerta origine dei black friday e di altre sagre del cavolo che sono divenute come la preghiera dell’uomo contemporaneo per cui alla fine si farebbero scelte più oculate. E alla fine si creerebbero anche posti di lavoro ridistribuendo un po di quel denaro che oggi va in pochissime mani. Pensate che in Polonia dove per vendere qualcosa sono obbligatorie istruzioni in polacco, solo da questo che sembra niente, si alimenta un giro d’affari fra traduzioni, scuole di lingue, tipografie, siti web e quant’altro, superiore ai 500 milioni di euro l’anno che entrano nel ciclo economico, mentre da noi gli sciocchi, che sono una valanga, si fanno un vanto di non aver bisogno di istruzioni in Italiano. Ma non mi interessano le vittime della sindrome di Arcore – Capalbio a me interessano le vittime della loro malattia che non solo soltanto le singole persone messe di fronte a labirinti da 1984, ma anche la dignità della legge o quel poco che ne è rimasto.  In una parola non mi interessano i consumatori, ma i cittadini.


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