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Governo ladro, ma in inglese

dare avereMolti italiani non se ne rendono conto, ma hanno appena contratto altri 500 euro di debito a testa, neonati compresi, giusto per salvare le due banche venete decotte, scherzetto da 17 miliardi con in più la beffa di cedere gratis a Banca intesa tutti gli attivi delle due istituti di credito in via di fallimento e regalare agli italiani le passività. Sarebbe scandaloso, ma ormai è normale in questo Paese dove l’operazione rischia di passare come una straordinaria mossa del governo. Invece essa oltre ad essere onerosa e ingiusta per i cittadini, è anche tra le più disonorevoli della storia unitaria e rappresenta nel modo migliore un ceto politico cialtrone, machiavellico e vigliacco che tenta unicamente di salvare se stesso dalle conseguenze del suo malgoverno.

Disonorevole perché il ripiano dei debiti coi i soldi pubblici e la concessione gratuita dei crediti a un altro soggetto bancario di contorno governativo  (basta solo dire che  Elsa Fornero e il marito Mario Deaglio sono pappa e ciccia con la fondazione San Paolo) sarebbe vietato dalle norme dell’unione bancaria europea sottoscritte meno di un anno fa entusiasticamente e servilmente dagli stessi che oggi le violano. La chiave è in quel servilmente: il governo attuale e i due precedenti  sono talmente sottomessi ai voleri di Bruxelles e Berlino che è meglio chiudere un occhio piuttosto che metterli in pericolo specie nell’approssimarsi delle elezioni. Naturalmente dopo le urne sarà tutt’altra musica e il Paese verrà svenduto alla troika, ma per il momento meglio far buon viso a cattivo gioco.

Detto questo la questione fondamentale è che l’informazione su tutto questo è ancora una volta grottescamente deformata e resa oscura alla grande massa delle persone non soltanto dalle impervie manipolazioni dei media, ma anche dal massiccio uso dell’inglese in funzione educolrante: le regole dell’unione bancaria prescrivono per le situazioni di dissesto come quelle delle due banche venete l’intervento diretto a copertura dei debiti dei proprietari degli azionisti, dei possessori di obbligazioni subordinate e infine dei correntisti per quanto riguarda la parte dei conti che supera i 100 mila euro. E’ stata una vera e imperdonabile follia aver firmato senza condizioni questo patto di Brenno, ma il fatto è che pochi ne comprendono la portata perché invece di usare l’espressione salvataggio interno o ricapitalizzazione interna si è adottato il termine bail in, espressione più gergale che tecnica (bail significa in realtà cauzione) , mentre il salvataggio con i soldi pubblici viene anodinamente chiamato bail out. Ha relativa importanza che si conosca o meno l’inglese finanziario, che si sappia più o meno cosa voglia dire bail in nello specifico contesto di regole: l’impatto psicologico viene di gran lunga attenuato rendendolo disponibile ad ogni manipolazione. La stessa cosa che è successa col job act, espressione che nascondeva l’intenzione di sovvertire e abbattere regole e diritti del lavoro, ma che pareva neutrale e anzi poteva essere rivestito di qualunque aspettativa.

Probabilmente molti sono portati a sottovalutare l’impatto semantico nella comunicazione che invece è essenziale: sta di fatto che ci troviamo di fronte ad una delle più verminose e scandalose operazioni dal dopoguerra e allo stesso tempo a un Tesoro che in complicità con la “grande” informazione tenta addirittura di spacciare tutto questo come un ottimo affare. Come sia possibile credere che caricarsi di tutti i debiti delle due banche venete, resi peraltro possibili dalle opportune distrazioni di Bankitalia e della Consob così come regalare gli attivi a un’altra banca, possa essere una buona operazione, rimane è un mistero. Ma sta di fatto che l’operazione mediatica di pompieraggio può essere condotta proprio grazie all’alterazione complessiva del contesto semantico e agli scavallamenti resi possibili dai nascondimenti all’inglese, così come mesi fa fu possibile sedare l’allarme del trattato bancario europeo, anche giocando su bail in e bail out, sugli acronimi, sulle sigle misteriose e su espressioni che i più non comprendono, ma davanti alle quali ci si pone in atteggiamento subalterno. Del resto cosa meglio che esprimere le bugie e gli stereotipi dell’egemonia culturale e del pensiero unico nella sua lingua originale?

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14 responses to “Governo ladro, ma in inglese

  • Anonimo

    “Del resto cosa meglio che esprimere le bugie e gli stereotipi dell’egemonia culturale e del pensiero unico nella sua lingua originale?”

    L’INGLESE, È IL LATINORUM DEL 2000 …

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  • Governo ladro, ma in inglese – Onda Lucana

    […] via Governo ladro, ma in inglese — Il simplicissimus […]

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  • Roberto Casiraghi

    Non credo sia la lingua inglese ad essere responsabile dei problemi di questo tipo. Le “tutele crescenti” sono perfetto italiano e più ancora del Job Act rappresentano l’esatto contrario di ciò che a prima vista sembrerebbero significare. Anzi, si può dire che il tradimento più completo si ha proprio con le espressioni italiane, di cui si tende spontaneamente a fidarsi, perché quelle inglesi, essendo poco comprensibili, fanno subito intuire al lettore attento che qui gatta ci cova. Il problema è che però mancano lettori attenti e, soprattutto, disposti a cimentarsi con il groviglio impenetrabile del linguaggio economico-giuridico con cui si redigono i trattati, le direttive e i regolamenti europei che peraltro sono scritti non per essere capiti ma per essere interpretati e non da chicchessia ma da parte della piccola legione di avvocati “giusti”, quelli in perfetta sintonia con la costellazione di Bruxelles. Infatti non c’è niente da capire, a parte l’oscurità, leggendo le regole sul bail-in ognuno si forma una propria idea di quello che potrebbe succedere, poi, come nel caso delle banche venete, quello che succede è addirittura l’esclusione delle norme appena varate, probabilmente motivata da una interpretazione particolare che permetterà all’Italia di evitare una denuncia a Bruxelles o di difendersi nel caso che si arrivi alla sua messa in stato di accusa. Peraltro, chi si ricorda di quanto accaduto in Grecia e a Cipro sa che le regole di Bruxelles valgono solo fino alla prossima interpretazione o fino alla prossima revisione che può avvenire in qualsiasi momento e, di preferenza, a sorpresa.
    Noto però che Mr. Simplicissimus sembra auspicare l’applicazione delle regole sul bail-in per cui presumo che non avrebbe nulla in contrario a sostituire al termine bail-in quello italianissimo di “principio di equità”, perfetto equivalente sul piano del marketing della falsità a quello, citato prima, delle “tutele crescenti”. Si potrebbe dunque dire che in caso di fallimenti bancari vadano applicate le regole del “principio di equità”, col che gli italiani verrebbero istantaneamente convinti che il bail-in sia cosa buona e giusta. Il fatto che il bail-in abbia invece profili di incostituzionalità stridentissimi (si veda per esempio http://www.lavoce.info/archives/42081/bail-in-incostituzionale/ o http://formiche.net/blog/2016/01/31/ecco-perche-il-bail-e-iniquo-e-ingiusto/) e rappresenti una mostruosità sia etica che giuridico-economica non è cosa che dia pensiero a chi tutto sommato magari pensa che quello espropriato è sempre e solo il denaro dei ricchi. Non pensa che magari sono i risparmi di una vita da lasciare in eredità ai propri figli o è il denaro che serve ad un’azienda per evitare di dover chiudere e licenziare i suoi 500 operai. Il bail-in, anzi, il truce “principio di equità”, non fa differenza fra conti correnti privati e conti correnti aziendali per cui mette a rischio indirettamente anche il mio, il tuo e il suo posto di lavoro. Oltre ad aver determinato una situazione per cui le banche hanno smesso di dipendere dal sostegno della popolazione che ne acquistava le azioni e obbligazioni e si sono trasformate da aziende capaci di finanziarsi autonomamente in cagnolini tenuti al ferreo guinzaglio dalla Banca Centrale Europea, improvvisamente diventata l’unica mamma che può dare il nutrimento vitale ai propri figlioletti in cambio della completa sottrazione della loro libertà. Questo è il significato profondo del bail-in, la fine delle banche come operatori economici autonomi mediante la soppressione dei canali di finanziamento che garantivano la loro già relativa libertà d’azione!

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    • Anonimo

      “Le “tutele crescenti” sono perfetto italiano e più ancora del Job Act rappresentano l’esatto contrario di ciò che a prima vista sembrerebbero significare. ”

      Non rappresentano l’esatto contrario rappresentano , dopo l’abolizione del licenziamento illegittimo ad opera del jobs act,è una pesante mistificazione che promette con termine SOSTANZIALMENTE sine die, che prima o poi i diritto al lavoro, per periodo indeterminato sarà tutelato …

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      • Roberto Casiraghi

        Chiarisco il mio pensiero. L’espressione “tutele crescenti” fa credere che si parta dalle tutele cui eravamo abituati prima della crisi per poi aumentarle progressivamente, quindi il lettore disinformato e ingenuo è tutto contento per quello che pensa essere un miglioramento. Invece il significato vero è l’opposto: si parte da poca o nessuna tutela per poi, nel tempo, acquisire progressivamente le tutele che prima si avevano sin dall’inizio della propria carriera lavorativa. Quindi, come giustamente dice Lei, è una pesante mistificazione basata su un’illusione retorica, perfetto equivalente delle illusioni ottiche della scienza fisica. L’illusione retorica utilizza il linguaggio scegliendo formulazioni che si sa benissimo verranno interpretate in modo spontaneamente sbagliato. Ricordo solo il famigerato cartello nazista “Arbeit macht frei” (il lavoro libera) che faceva pensare ad un opificio piuttosto che ad un campo di concentramento. Ogni volta che il potere sceglie delle formulazioni “poetiche” o intrise di ottimismo c’è da giurare che la verità sarà l’esatto contrario.

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      • Anonimo

        Casiraghi, ho fatto un osservazione che pone l’accento sulla pesante mistificazione che non è proprio l’esatto contrario del “tutele crescenti”; per il resto spesso sono d’accordo con il contenuto dei suoi commenti.

        Npn sono del tutto d’accordo nel dover avvallare il salvataggio di banche con soldi del contribuente, così come non lo è Mr. Simlicissimus, anche perche il loro stato fallimentare è stato indotto DA COMPORTAMENTI PESANTEMENTE FRAUDOLENTI DA PARTE DI PIÙ SOGGETTI CHE HANNO INTERAGITO CON QUELLA BANCA, A VARIO TITOLO.
        Quando poi ricorda che i depositi bancari o altro di simile sopra i 1.00.000 euro in quelle banche possono apppartenere ad un irreprensibile imprenditore, che dovrebbe usarli per la paga di stipendi o cose simili, Le vorrei sommessamente far notare che in itaGGlia di irreprensibili imprenditori ce ne sono ben pochi, e peraltro sicuramente non lo erano quelli che hanno amministrato la banca CHE STANNO SCARICANDO BELLAMENTE I COSTI DEL RISCHI DI IMPRESA DELLA STESSA BANCA COME AZIENDA, ma anche delle imprese che havevano fatto dei depo0siti, e, più numerose che avevano chiesto dei finaziamenti ( in itaGGlia per non dover pressoché sopportare il rischi di impresa molti Prenditori, mettono ben poco capitale del loro, e gran parte lo fanno finanziare dalle banche come probabilmente parecchi debitori di queste banche , magari quelli insolventi ..È IL NOTO PROBLEMA DELLA SOTTO CAPITALIZZAZIONE DELLE IMPRESE ITAGLIANE , CHE, COSÌ FACENDO TENTANO DI SCARICARE IL PIÙ POSSIBILE IL RISCHIO DI IMPRESA CHE TANTO VANTANO A PAROLE COME PROVA DI VALORE ED INTRAPRENDENZA, SULLA SOCIETÀ ITALIANA…
        È LA NOTA PRIVATIZZAZIONE DEGLI UTILI E SOCIALIZZAZIONE DELLE PERDITE, DI CUI IL “BAIL IN” ( espresse con anglicismi, a mo’ di latinorum del 2000 come bene rileva Mr. Il simplicissimus…) È UNA DELLE TANTE MANIFESTAZIONI!!

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    • Anonimo

      a proposito di salvare banche fraudolentemente fallite e di conseguenza i
      “diligenti” risparmiatori e debitori:

      http://phastidio.net/2017/06/28/romanzo-criminale-popolare-ponzi-veneto/

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    • Anonimo

      a proposito di salvare banche fraudolentemente fallite e di conseguenza i
      “diligenti” risparmiatori e debitori:

      http://phastidio.net/2017/06/28/romanzo-criminale-popolare-ponzi-veneto/

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  • dani2005dani

    E inoltre, non è vero che lo Stato salva i conti correnti sotto i 100.000 euro, mica possiamo stampare moneta.

    Il fondo di copertura di conti correnti sotto i 100.000 euro si chiam FONDO INTERBANCARIO che ha, così ho letto, SOLO 2.000.000.000 per il salvataggio dei conti correnti medesimi. Per riempire questo fondo le banche devono rastrellare denaro, offrendo ancora obbligazioni a tassi più alti ma poi dovranno, se vogliono guadagnare, offrire crediti a tassi altissimi, un loop. Nessuno si farà dare prestiti a strozzo. In compenso le banche che falliscono, con i relativi problemi a azionisti obbligazionisti e correntisti, faranno venire voglia a tanti cittadini di portarsi i soldi sotto il materasso (sempre che qualcuno consideri SOLDO l’euro, cartastraccia).

    Quindi servirebbe una vera garanzia statale per i conti correnti sotto i 100.000. Questo è una cosa che ho capito, ma non so andare oltre. Firmare il BAIL IN deve giovare a qualcuno che nons ia l’Italia, a occhio. Far saltare le banche venete con il bail in, significa fare un piacere alla Germania che vede ridursi il numero di concorrenti manifatturieri: su 5 conti correnti in veneto oltre 3 sono sopra i 100.000 euro. Sono lavoratori e formichine, i veneti.

    Banche in crisi, per la Crisi, per l’austerità imposta da una UE tedesca (sono i maggiordomi degli egemoni), per ulteriori consolidate incompetenze e raccomandazioni, roba da anni ruggenti ottanta, senza crisi ma adesso?

    NOi, piccoli nulla costretti a lavorare per pagare le tasse fino oltre giugno, spaventati dagli egemoni con il timore di quelli più poveri, poveri veramente che nulla hanno da perdere, noi “casetta e macchinetta e conto corrente”, se chiediamo un porestio ci fanno il contropelo, ci chiedono di far firmare al trisavolo norto per garanzia e poi, a conti fattim se chiediamo 10.000 torniamo 40.000 a pezzettini, piccoli, così piccoli che nemmeno si vedono.

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