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Draghi di cartapesta

cor Anna Lombroso per il Simplicissimus

L’Europa e l’Italia, rappresentate ai massimi livelli a Francoforte, hanno concluso ieri con una cerimonia solenne gli otto anni di presidenza di Mario Draghi alla Bce.

È stata l’occasione per riconoscimenti unanimi:  «Draghi ha salvato l’euro restando sempre dentro le regole»   hanno ricordato l’ex presidente Ue Romano Prodi,  la Cancelliera Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron. Non è mancata l’autorevole presenza del  Capo dello Stato Sergio Mattarella giunto insieme al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. E figuriamoci se il giorno dopo gli esiti delle elezioni in Umbria che costituiscono il trailer del disfacimento della coaliziozne sgangherata che guida- si fa per dire il governo in nome e per conto delle cancellerie – sarebbe mancata la comparsata pastorale del Presidente alla pubblica celebrazione, con l’intento non solo simbolico di aggiungere alla qualità di «civil servant» di chi, lo scrive il Corriere della Sera, “ha dato volto all’Italia migliore, fatta di competenza ed etica del bene comune”, l’indiscusso ufficio di Uomo della Provvidenza e Salvatore della Patria in Europa.

Le foto ufficiali con le strette di mano e gli abbracci “accademici” sembrano proprio anticipare di poco l’augurabile replica desiderata da tutti del  già visto quando  esattamente 9 anni fa Napolitano nominò senatore a vita Monti per permettere la sua ascensione a Palazzo Chigi mettendo alla porta l’ormai molesto Berlusconi per sostituirlo con un grigio funzionario della troika. In questo caso l’eterno candidato, che Fubini sprecando un coccodrillo definisce spericolatamente “il Timoniere” come un Mao qualunque, si presenta con ancora più credenziali: dottorato in Economia al Massachusetts Institute of Techonology, accademico di rango, direttore del Tesoro di un Paese del G7, banchiere di Goldman Sachs, governatore della Banca d’Italia, una vera incarnazione del solerte servitore degli apparati del totalitarismo economico e finanziario nella colonia dell’impero.

Si vede proprio che i padroni anche stavolta non si accontentano delle stantie alleanze prone al loro servizio dopo i proclami di indipendenza fatti apposta per accreditarsi come successivi reprobi pronti alla cieca ubbidienza, dopo le rivendicazioni di sovranismo a coprire l’indole alla cortigianeria ben impersonata da un giullare, da un guappo tracotante e da un bullo di provincia e vogliono andare sul sicuro con un loro agente che garantisca il sacrificio totale dell’Italia senza cincischiare con referendum, crisi e consultazioni, meno che mai con elezioni delle quali ormai è stata sancita la costosa superfluità e assicuri la cessione di competenze, poteri, autodeterminazione e democrazia, realizzando praticamente uno slogan e una raccomandazione a lui cari, quando senza tanti giri di parole sentenziò la necessità che gli stati si disfino della loro “sovranità”, evidente ostacolo alla crescita oltre che all’appartenenza al contesto dei grandi.

Diciamo che in tema di “disfarsi” abbiamo a che fare con un esperto: dobbiamo a lui la promozione di una delle più  efficaci svendite dell’industria pubblica italiana, compiuta a tempi di record per allinearsi ai criteri e ai  parametri richiesti dall’ingresso della moneta unica. Si tratta di una operazione condotta con spregiudicatezza sfrontata che gli varrà poi la vicepresidenza elargitagli dall’acquirente, Goldman Sachs,  quando cede  l’immenso patrimonio immobiliare e il know how tecnologico dell’Eni a poco più di un terzo del valore di mercato: alberghi, palazzi, imprese turistiche, l’area di Rho Pero che poi accolse la nuova Fiera, appartamenti e uffici e un patrimonio di ricerca e applicazione tecnica.

Ci aspettano tempi bui, se la glorificazione di Draghi lo farà recedere dalla prudenza per inseguire il suo sogno di potere assoluto non disgiunto da conseguente status e rendite invidiabili. Si tratta di una di quelle montature cui ci ha abituato la società dello spettacolo, di un personaggio creato ad arte per meritarsi uno di quei Nobel fasulli, quando non si dovrebbe dargli nemmeno l’Oscar per la interpretazione del cattivo cui si riferì quando coniò l’espressione  whatever it takes, presa da un western, per definire la sua strategia di difesa dell’euro a ogni costo.

E infatti il suo è un curriculum di educati insuccessi, come ebbe a dire qualche tempo fa in un suo articolo  Angelo de Mattia, ex direttore centrale di Banca d’Italia e del Direttorio durante la gestione di Antonio Fazio, sostenendo che il timoniere avrebbe registrato un primo flop,  nell’unica vero ruolo affidato alla Bce, quello di ancorare l’inflazione sotto, ma vicino, al 2%, un limite mai raggiunto, se, ricorda, “negli ultimi mesi l’inflazione nell’eurozona sta sempre più calando, con quella italiana quasi a livello di deflazione, 0,3%”.

Per non parlare di un altro ruolo cruciale affidato alla Bce quello da svolgere in collaborazione con le autorità nazionali, di  responsabile del funzionamento efficiente e coerente della vigilanza bancaria, che in Italia ha permesso il ricorso al bail in per le banche criminali in aperta violazione dell’articolo 47   della Costituzione in merito alla tutela del risparmio e che ha prodotto lo scempio del sistema finanziario italiano e della sua reputazione, salvando i crediti deteriorati mentre generava la  fuga di capitali verso altri Paesi. E dire che nelle referenze di Draghi c’era già qualche segnale che avrebbe dovuto mettere in allarme se da governatore della Banca d’Italia aveva abiurato al cosiddetto assenso preventivo e vincolante dell’istituto  in occasione di fusioni e acquisizioni, autorizzando o girando la testa davanti a  procedure opache e irregolarità.

Insomma c’è poco da fidarsi anche quando si fa titolare dell’esigenza di dare avvio a un tenace e determinata “politica fiscale e di espansione” che ponga termine alla “differenza tra Europa e Usa”, si, proprio così, per assomigliare a una economia sostenuta unicamente dal credito speculativo da decenni, per avvicinarci  agli standard di dove sono nate e si sono sviluppate le bolle avvelenate, i sub prime  concessi anche a chi non disponeva di reddito, gonfiando sempre di più l’indebitamento delle famiglie per poi strangolarle, quegli stessi mutui cartolarizzati tra l’altro dal suo vecchio padrone, Goldman Sachs, per farne titoli negoziabili venduti dalla stesse banche sotto forma di prestiti da cravattari a soggetti già gravati dalla pressione speculativa, dai debiti contratti per l’assistenza, la casa, gli studi. O delle sue necessarie future  riforme strutturali nell’eurozona,  a imitazione di quelle che  hanno prodotto la flessibilizzazione e precarizzazione dei mercati del lavoro, all’esplosione della disoccupazione e al decremento dei salari che peggiorerà grazie alla svolta umanitaria dell’Europa che mira a determinare una competitività in basso al livello di chi arriva e è ancora più ricattabile nei lavoratori italiani.

Eppure una speranza c’è, non quella di una Greta invocata da Monti per chiamare a raccolta i militanti intorno al tema del debito pubblico, a conferma che certi santini finiscono per servire soprattutto all’establishment. Perché un foto che gira in rete dimostra che i potenti sono soggetti alla paura, che non serve un San Giorgio per piegare i draghi, basta lo sberleffo di una  ragazza che in piedi sul tavolo di una prestigiosa presidenza  fa piovere addosso a lui terrorizzato una cascata di coriandoli per dirgli che non ci sta alla sua quaresima.


Pagherete caro, pagherete tutto: parola di Bce

BAIL-IN-prelievo-forzoso-banche-CONTI-CORRENTINel novembre scorso l’oligarchia europea ha gettato la maschera e lo ha fatto tramite  un inquietante documento della Bce in cui in sostanza si sostiene che in caso di crisi bancaria a pagare e a rimediare alle malefatte non dovrebbero essere solo azionisti, obbligazionisti e correntisti per le cifre superiori ai 100 mila euro, ma tutti i depositanti i quali dovrebbero soggiacere a una “disciplina” che impedisce loro di ritirare denaro  e di accedere ai conti se non per cifre determinate. Questo per evitare per quanto possibile sia che i governi possano intervenire nel salvataggio mettendo a rischio i diktat di bilancio, sia per allontanare la possibilità che i clienti ritirino massicciamente i loro depositi e insomma per far pagare a tutti i depositanti, anche quelli con somme modeste errori e le colpe dei banchieri che sono del tutto al di fuori delle responsabilità dei piccoli risparmiatori, anzi dei cittadini comuni.

Questa è la giustizia e la morale del liberismo: proteggere sempre e comunque chi è ricco e chi è potente. Ma ci sono tre cose inquietanti da segnalare riguardo a questo documento uscito ai primi di novembre: la prima  è che le proposte di variazione in tema di bail – in vanno molto oltre la politica e monetaria cui la Banca centrale europea dovrebbe attenersi, mostrando benissimo chi è comanda, non certo quei cazzi buffi che compaiono in Tv a dire castronerie che nemmeno capiscono e che vanno sotto il nome di politici, quando invece sono soltanto impiegati. La seconda è che il riferimento ideale e concreto di queste manipolazioni della Bce è con chiarezza cristallina proprio l’Italia dove le crisi bancarie conclamate non mancano e dove il sistema creditizio è quanto mai debole anche grazie all’opera di una politica a dir poco opaca. La terza è che di solito queste intenzioni e proposte non vengono inserite per ovvi motivi nei documenti ufficiali, ma rimangono ben protette nelle stanze dei bottoni per essere poi attuate a ridosso degli eventi che si vogliono controllare per evitare che esse possano suscitare paure e contromosse, anche con tutte le difficoltà di superare la barriera di silenzio e di contraffazione dell’informazione maistream.

Dunque è piuttosto strano che un provvedimento di tipo cipriota figuri in maniera così chiara tra le linee guida della Bce, a meno che la rivelazione non sia voluta proprio per creare quel tanto di paura e di incertezza che spinga i correntisti a spendere in beni concreti e magari pure a indebitarsi per evitare il pericolo di veder andare in fumo i pochi risparmi per la crisi della propria banca Lo dico subito, è solo un’ipotesi che faccio in proprio e senza alcuna pezza d’appoggio se non qualche vocina incontrollata e incontrollabile, ma tenendo conto del fatto che tutte le organizzazioni finanziarie prevedono una diminuzione rapida della cosiddetta crescita in Europa che infatti già si è annunciata nell’ultimo quadrimestre, che la Banca dei regolamenti internazionali esprima il timore in una nuova tempesta, ancora peggiore di quella del 2008, che persino da Goldman vengono avvertimenti, sia pure ambigui e contraddittori sulle bolle borsistiche e inviti a giocare al ribasso, la Bce abbia rivelato i propri piani per recuperare nuova legna monetaria da buttare nel falò del Pil in maniera da sostenere in qualche modo sia la bolla borsistica che quella politica, proprio quando si avvicina la fine del quantitative easing che non ha avuto altro effetto se non quello di finanziarie le più assurde speculazioni, visto che nessuna regolamentazione è intervenuta dopo il 2008 ad arginare il casinò globale, nonostante le promesse e i giuramenti.

Il sistema insomma comincia a raschiare il fondo del barile alla ricerca di nuovo carburante e di certo l’Europa, ma l’Italia in particolare contengono i maggiori giacimenti residuali di risparmio con i quali controbilanciare almeno per il momento lo stratosferico debito privato degli Usa gran parte del quale è a forte rischio, fake credit tanto per fare il verso alle estensiobi informative dei padroni del denaro. Ad ogni buon conto poiché tutti sanno o possono immaginare che si tratta soltanto di pezze a colore messe per nascondere i buchi di un sistema ingiusto e inefficiente che brucia molte più risorse di quanto non ne crei, come un motore che appare sofisticato, ma è dal punto di vista della termodinamica assolutamente primitivo, si mettono a punto gli strumenti per far pagare tutto ai cittadini e ai poveracci lasciando per quanto possibile indenni le elites di comando sulla loro arca.


Governo ladro, ma in inglese

dare avereMolti italiani non se ne rendono conto, ma hanno appena contratto altri 500 euro di debito a testa, neonati compresi, giusto per salvare le due banche venete decotte, scherzetto da 17 miliardi con in più la beffa di cedere gratis a Banca intesa tutti gli attivi delle due istituti di credito in via di fallimento e regalare agli italiani le passività. Sarebbe scandaloso, ma ormai è normale in questo Paese dove l’operazione rischia di passare come una straordinaria mossa del governo. Invece essa oltre ad essere onerosa e ingiusta per i cittadini, è anche tra le più disonorevoli della storia unitaria e rappresenta nel modo migliore un ceto politico cialtrone, machiavellico e vigliacco che tenta unicamente di salvare se stesso dalle conseguenze del suo malgoverno.

Disonorevole perché il ripiano dei debiti coi i soldi pubblici e la concessione gratuita dei crediti a un altro soggetto bancario di contorno governativo  (basta solo dire che  Elsa Fornero e il marito Mario Deaglio sono pappa e ciccia con la fondazione San Paolo) sarebbe vietato dalle norme dell’unione bancaria europea sottoscritte meno di un anno fa entusiasticamente e servilmente dagli stessi che oggi le violano. La chiave è in quel servilmente: il governo attuale e i due precedenti  sono talmente sottomessi ai voleri di Bruxelles e Berlino che è meglio chiudere un occhio piuttosto che metterli in pericolo specie nell’approssimarsi delle elezioni. Naturalmente dopo le urne sarà tutt’altra musica e il Paese verrà svenduto alla troika, ma per il momento meglio far buon viso a cattivo gioco.

Detto questo la questione fondamentale è che l’informazione su tutto questo è ancora una volta grottescamente deformata e resa oscura alla grande massa delle persone non soltanto dalle impervie manipolazioni dei media, ma anche dal massiccio uso dell’inglese in funzione educolrante: le regole dell’unione bancaria prescrivono per le situazioni di dissesto come quelle delle due banche venete l’intervento diretto a copertura dei debiti dei proprietari degli azionisti, dei possessori di obbligazioni subordinate e infine dei correntisti per quanto riguarda la parte dei conti che supera i 100 mila euro. E’ stata una vera e imperdonabile follia aver firmato senza condizioni questo patto di Brenno, ma il fatto è che pochi ne comprendono la portata perché invece di usare l’espressione salvataggio interno o ricapitalizzazione interna si è adottato il termine bail in, espressione più gergale che tecnica (bail significa in realtà cauzione) , mentre il salvataggio con i soldi pubblici viene anodinamente chiamato bail out. Ha relativa importanza che si conosca o meno l’inglese finanziario, che si sappia più o meno cosa voglia dire bail in nello specifico contesto di regole: l’impatto psicologico viene di gran lunga attenuato rendendolo disponibile ad ogni manipolazione. La stessa cosa che è successa col job act, espressione che nascondeva l’intenzione di sovvertire e abbattere regole e diritti del lavoro, ma che pareva neutrale e anzi poteva essere rivestito di qualunque aspettativa.

Probabilmente molti sono portati a sottovalutare l’impatto semantico nella comunicazione che invece è essenziale: sta di fatto che ci troviamo di fronte ad una delle più verminose e scandalose operazioni dal dopoguerra e allo stesso tempo a un Tesoro che in complicità con la “grande” informazione tenta addirittura di spacciare tutto questo come un ottimo affare. Come sia possibile credere che caricarsi di tutti i debiti delle due banche venete, resi peraltro possibili dalle opportune distrazioni di Bankitalia e della Consob così come regalare gli attivi a un’altra banca, possa essere una buona operazione, rimane è un mistero. Ma sta di fatto che l’operazione mediatica di pompieraggio può essere condotta proprio grazie all’alterazione complessiva del contesto semantico e agli scavallamenti resi possibili dai nascondimenti all’inglese, così come mesi fa fu possibile sedare l’allarme del trattato bancario europeo, anche giocando su bail in e bail out, sugli acronimi, sulle sigle misteriose e su espressioni che i più non comprendono, ma davanti alle quali ci si pone in atteggiamento subalterno. Del resto cosa meglio che esprimere le bugie e gli stereotipi dell’egemonia culturale e del pensiero unico nella sua lingua originale?


Bail in, Turchia e altri sismi

Storditi dal terremoto che giustamente ha assorbito tutta la già scarsissima capacità di attenzione estiva, in un sola settimana sono accadute molte cose degne di note anzi di dolenti note che rischiano di trasformarci tutti in terremotati anche senza che la terra tremi.

tank-turco-cop-520x3301) L’amministrazione americana, una volta fallito il golpe per far fuori Erdogan, ha deciso che la Turchia val bene i curdi e come fanno tutti i prepotenti e i violenti quando i loro piani vanno in fumo non trovano di meglio che tradire gli amici del giorno prima. Così hanno deciso di dare appoggio aereo (vedi nota ) ai carri armati tu Ankara penetrati in Siria per cacciare i  guerriglieri curdi dello YPG, pagati e addestrati fino a ieri dagli Usa che avevano promesso loro uno stato curdo siriano se avessero dato una mano all’ambiguo caos del medio oriente. Si tratta degli stessi che avevano “liberato” Manbji dall’Isis e le virgolette sulla liberazione ci vogliono tutte perché in realtà e sempre con la supervisione di Washington, avevano permesso agli uomini del Califfo di andarsene con tutte le armi e i  mezzi che avevano. Ma adesso è finita, la paura per un riavvicinamento della Turchia alla Russia che comunque ci sarà nell’ambito di una nuova autonomia che la Tuchia si è ritagliata grazie a un tentativo di colpo di stato mal pensato e peggio organizzato che dimostra prima di tutto un sempre maggior distacco dalla realtà. Comunque Joe Biden si è precipitato ad Ankara a festeggiare la permanenza turca della Nato portando in dono, sia la promessa di una certa influenza turca su un futuro stato curdo irakeno, sia  la testa del miliardario Gülen, da decenni residente in Usa , considerato da Erdogan l’arcinemico: “E’ comprensibile che nessun governo possa tollerare una cosa del genere  – si umilia Biden – e non abbiamo intenzione di proteggere una persona che danneggia i nostri alleati. Faremo una richiesta al tribunale degli Stati Uniti perché prenda in considerazione tutte le prove”.

2) Evidentemente una certa intransigenza paga, mentre il genuflettersi porta solo Apple_logo_black.svg_nutrimento alla tracotanza altrui come accade per l’Europa che subisce in questi giorni la minaccia di ritorsione se per caso non ritirasse la multa da 19 miliardi per evasione fiscale. Chiedendo questo – dice Washington non preoccupata dal grottesco – l’Europa si pone come “autorità fiscale internazionale” e ciò naturalmente non può essere tollerato da chi non sopporta alcun diritto internazionale. Quindi bisogna minacciare “ritorsioni potenziali” anche se non definite nei particolari se soltanto qualcuno pretenda che una multinazionale americana, paghi le tasse, benché tutto venga ormai fabbricato e progettato in Cina, sulla base di un sistema di fatto open source, ma venduto a caro prezzo.

UNITA32_20160822190101381-722x4913) E a proposito di farla pagare a qualcuno ci sono molte e dolenti novità: la squadra dei “cinque saggi” per l’economia mesa in piedi da Berlino ha prodotto il suo documento fondamentale ovvero un delirante “Meccanismo per regolare la ristrutturazione dei debito sovrani, rivolto in particolare ai Piigs, ovvero anche a noi. Si tratta in parole povere di trasferire il meccanismo del bail in dalle banche agli interi Paesi. Se uno di questi non è in grado di tenere a freno il debito allora occorre, per stare nelle regole,  che si rivolga al Mes ovvero al famigerato Meccanismo di stabilità il quale imporrà una  specie di moratoria sul capitale e sigli interessi dei titoli pubblici che rimarrebbero congelati per anni. Se questo ancora non bastasse i soggetti con più di 100 euro di “bot” si vedrebbero portar via una quota consistente della parte rimanente. Se un simile piano passasse e ci sono buone probabilità che lo sia, sarebbe la devastazione: chi opera nella finanza cederebbe per tempo i titoli dedicandosi ad altri investimenti e portando a un rialzo furibondo degli spread, gli investitori istituzionali, classicamente le banche,  subirebbero un duro colpo, si troverebbero in una situazione ancor più precaria di ora e ancor meno disponibili a prestare. Ma le vere vittime sarebbero quei milioni di italiani che hanno investito in titoli di stato e pubblici in generale e che si vedrebbero congelare i propri risparmi per un tempo indefinito non potendovi più attingere in caso di necessità.

Ecco il bel piattino che ci stanno preparando: in poche parole la rovina.

Nota L’appoggio aereo americano è del tutto superfluo da un punto di vista militare, ma la presenza di caccia a stelle e strisce impedisce agli avversari, siriani e russi, di intervenire contro l’invasione  armata turca, in considerazione delle possibili conseguenze. Dunque non si tratta di un semplice aiuto, ma di una sponsorizzazione completa e ormai obbligata del progetto neo ottomano.


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