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Imperial cialtroni

spieUna volta i buoni borghesi in via di aumentare drammaticamente il loro giro vita, del tutto ignari che nel loro futuro ci sarebbe stato il fitness, dicevano che bisognava mandare i comunisti nostrani in Unione sovietica per convertirli al capitalismo. Ma il ragionamento vale anche se non soprattutto all’inverso perché basta andare negli Usa senza fare i turisti mordi e fuggi, vivendo qualche situazione concreta, girando oltre i luoghi deputati per accorgersi che l’America è solo un’idea, per abbandonare definitivamente la mistica liberista. E per accorgersi che l’onnipotente modello fa acqua da molte parti, che cialtroneria, dilettantismo, uniti al cinismo e all’autismo geopolitico oltre che culturale abbondano.

Lo si  capisce molto bene nell’affaire Clinton e al tentativo di una parte dell’intelligence collegata ai poteri grigi di mettere una pezza sui disastri di Hillary hanno cercato in tutti i modi di colpire Trump, inventandosi il presunto complotto russo e non solo, anche torbide avventure sessuali del tycoon a Mosca tanto per rendere più piccante il tutto e gettare nella campagna elettorale anche un pezzi di carne al moralismo settario dell’america profonda: il tuttto a quanto sembra con la regia del senatore repubblicani McCain, ex competitor di Obama, ma assai più tristemente noto come organizzatore del golpe ucraino e della “guerra civile” siriana . Ormai queste vicende sono note e dibattute anche sulla stampa americana, ma come si dice il diavolo si nasconde nei particolari ed è interessante leggere sul New York Times, oltre che nei siti più noti, come sia stata impostata la campagna anti Trump: niente potenti mezzi, niente tecnologia di punta, niente sciamare di agenti imbottiti di strumenti elettronici. La Cia e dietro di lei il complesso di potere legato all’asse Clinton – Obama, di cui uno degli esponenti di spicco è Soros, si è semplicemente rivolta a Christopher Steele un ex agente inglese, oggi boss di un’organizzazione privata di intelligence, la  Orbis  Business Intelligence che evidentemente si occupa di spionaggio industriale. Steele aveva lavorato a Mosca per i servizi britannici e grazie a questi trascorsi vantava di avere fonti interne “russofone” per poter trovare qualcosa a carico di Trump. Le notizie raccolte o ancor meglio inventate visto che nessuno poteva verificarle, venivano poi passate a un ex giornalista del Wall Street Journal, capo di un’agenzia di informazione compromettenti.

Da quanto si evince da quel “russofono”, si capisce che i potenti servizi segreti dell’impero sono gravemente carenti di persone in grado di capire bene la lingua del Paese in cui operano, agiscono quindi solo di seconda mano, vanno a tentoni, sono letteralmente prigionieri della loro tracotante anglofonia che peraltro viene pienamente sfruttata a loro danno. Perciò in questa occasione hanno finito per fare la figura dei cioccolatai, così come in altre si sono dimostrati dei dilettanti cialtroni, non riuscendo né a comprendere la realtà nella quale agivano, né le conseguenze delle azioni basate sulle loro informazioni e sui loro consigli. Sfuggendogli la realtà concreta non hanno capito cosa sarebbe successo in Ucraina dopo il golpe nazi arancione, o hanno completamente equivocato la situazione in Siria, pensando che Assad sarebbe caduto come un fico maturo. E’ un po’ quello che succede in Italia o in Europa per il problema della migrazione o ancor più con la spola dei vari terroristi ambiguamente situati nel magmatico e fluido incrocio tra Isis, terrorismo mercenario, tagliagole e cosiddetti combattenti per la libertà: praticamente nessuno tra i vari servizi deputati a controllare la situazione è in grado di comprendere una parola di arabo, ci si deve fidare solo degli interpreti, rendendo così completamente cieca qualsiasi intelligence degna di questo nome.

Ora si può capire che mezzo secolo fa gli occidentali, ancora drogati di colonialismo ritenessero che fossero gli altri a dover comprendere la loro lingua, anche se poi si rendevano conto della necessità di dover agire sul campo e di comprendere il contesto, ma oggi la cosa suona assurdo e di fatto sta isolando i sempre più ex padroni dalla comprensione del mondo che sta attorno. Ovvio che l’apice di tutto questo lo si raggiunge proprio negli Usa nell’illusione che satelliti, droni, echelon vari siano più che sufficienti a tenere tutto sotto controllo visto che gli altri si ostinano a non parlare la loro lingua, cosa che ha ridotto le  agenzie di spioni a burocrazie parassitarie dedite a fare i loro giochi di potere sulla testa dei cittadini, insieme alle governance grigie di finanzieri, multinazionali, industrie belliche. Queste forze hanno deciso di creare uno scandalo Trump – Putin   che avrebbe dovuto concedere la vittoria alla Clinton. Fallito il piano continuano sulla stessa strada delle rivelazioni inconsistenti e senza pezze d’appoggio per costringere il neo presidente a tenere una linea dura con Mosca, senza le aperture sperate. E per fortuna che non lo dico io, che non posso essere accusato della post verità del web, perché lo sostiene l’informazione ufficiale della Reuters ( qui ).

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3 responses to “Imperial cialtroni

  • learco

    Adesso che l’impero americano inizia a scricchiolare, compaiono le prime ammissioni sul ruolo dei media occidentali:

    http://www.controinformazione.info/limpero-atlantico-della-menzogna-un-esercito-di-professionisti-mercenari-dellinformazione/

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  • diderot39

    Ritengo positivo (almeno cosi’ mi illudo), se, magari solo a lungo termine, le masse che “a voce piu’ ch’al ver drizzan li volti”, si rendano conto dell’estrema superficialita’ della cultura americana, e del suo insito disprezzo per ogni espressione di cultura, se non redenta da visibile e ostentato ritorno economico.
    Specialmente nelle grosse aziende, e’ strategicamente opportuno nascondere che si conosce qualche altra lingua. Una forma di coscienza o sentimento collettivo, suggerisce che il multi-linguismo, al meglio, e’ una forma di inutile vanita’ e, al peggio, nasconde qualcosa di sospetto da cui e’ necessario guardarsi.
    Tale ignoranza (non trovo altro termine), genera per contrappasso, un’ingiustificata fiducia in veri e proprii saltimbanchi e imbonitori, come alcuni degli “esperti” descritti nell’articolo.
    Cio’ non toglie che chi, per posizione familiare ed economica, ha gia’ la torta pronta alla fine del curriculum scolastico, frequenti costosissime universita’ dove si insegnano anche altre lingue.
    Purtroppo (per l’umanita’) il “mito americano” e’ duro a morire, viste le prospettive (vere or presunte) di ritorni economici e di carriera per i leccaculi ben posizionati. Viene in mente quel moscerino della Mogherini che, dall’aspetto, voce e parole, non ha una briciola di sincerita’, a volerla cercare con il proverbiale lanternino.

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  • npacelli

    L’asse Putin-Trump, strategia per tener buoni la Cina e India?

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