La Siria e l’idiozia artificiale

7our-twitterDa tre decenni ormai si parla di intelligenza artificiale e ricordo ancora un convegno internazionale a Milano nel 1986, quando ancora i personal computer erano un oggetto misterioso, in cui si cercava quasi in maniera paranoica di trovare un concetto che la definisse. Ma nel frattempo, mentre sono stati fatti pochi passi in avanti è cresciuta enormemente la stupidità artificiale, ovvero quella degli umani indotta dal pensiero unico. Ma una cosa è certa non ci può essere intelligenza né biologica, né silicea che possa fare a meno di una memoria stabile. Ora, quanta memoria ha un essere umano occidentale nel mondo contemporaneo? Pare pochissima, quasi niente. O meglio la “ram” dedicata alle serie televisive, alle canzonette, al consumo e al suo falso progresso, al look e alla tendenza, alla salute interpretata dal profitto dei produttori e distributori del sano, insomma a qualsiasi cosa purché sia una cazzata  è tantissima, ma ne rimane molto poco per il resto, ovvero per vivere e nel contempo progettare e immaginare il futuro che è cosa molto diversa dal “sognare” come ci viene suggerito ogni giorno e ogni momento del vivere quotidiano. Si sogna quando si dorme, non quando si è svegli.

Così, a causa della ram politica, storica e sociale talmente ridotta da dover essere liberata ogni pochi giorni, come se il pianeta fosse popolato da tome di nati ieri, accade che l’uomo occidentale contemporaneo non si accorga che nel giro di pochi mesi gli esecrati taglia teste dell’Isis sono divenuti dei moderati, specie se vanno a combattere ad Aleppo, mentre i russi che combattevano l’Isis sono diventati i cattivi, per dirla con i canoni del primitivismo americano e ogni giorno bombardano un ospedale inesistente come si può evincere da questo clamoroso “incidente”   Siria: i disperati della menzogna globale . Ma il ruolo della menzogna come preghiera quotidiana agli idoli del potere globale può essere svolto solo grazie a questa memoria estremamente volatile che dimentica spesso di attende le risposte prima di scordare le domande. Per esempio chi paga l’Isis, chi lo ha rifornito di armi e di mezzi? Più ci si avvicina alla verità, più ci si sforza di ridurre all’oblio questo imbarazzante interrogativo.

Certo è difficile seguire le piste dei mercanti di armi e dei finanziamenti segreti, ancorché deliberati a porta in assemblee ufficiali ( vedi  Il califfato siamo noi: gli strani padrini dell’Isis ), ma ci sono strade molto più semplici che seguono le piste di normali transazioni commerciali ad esempio quelle degli innumerevoli fuoristrada e pick up Toyota, nuovi fiammanti, di cui il Califfato disponeva e dispone tuttora visto che, Curdi a parte, nessuna pensa di approfittare della sconfitta a Mosul per disperdere lsis. Chi li ha comprati e pagati? Già un anno fa la casa giapponese, interrogata in merito, aveva fatto sapere di averne venduto, tra il 2011 e il 2013, 37 mila veicoli a società irakene che oggi ne conservano a mala pena poche decine. Ma dopo pochi giorni di dubbi e un cospargimento di cenere da parte della casa automobilistica la quale promise di – sentita questa perché è formidabile – di collaborare con il governo americano per capire cosa fosse successo, tutto è sceso nell’oblio. Memoria cancellata, passiamo ad altro.

Solo che pochi giorni fa non è stato il governo Usa a domandare per poi dimenticare, ma la Russia e la Toyota ha correttamente risposto che 22 mila veicoli sono stati comprati dal governo dell’Arabia Saudita, 4500 sono stati comprati dall’esercito giordano che poi li ha passati al Califfato  governo della Giordania che poi li ha passati al Califfato con tanto di garanzie bancarie e ben 32 mila dal Qatar. Eccoli dunque i finanziatori che di certo non si sono occupati solo del parco macchine, ma c’è anche un socio occulto o che comunque vorrebbe occultarsi e non comparire, magari qualcuno che ha suggerito di rivolgersi esclusivamente verso una marca giapponese non solo per la sua qualità, ma anche per evitare coinvolgimenti diretti. Tra le famose mail della Clinton, alcune delle quali pietosamente nascoste anche da Wikileaks, ce ne sono alcune scambiate tra Hillary allora a capo del dipartimento di Stato e il suo collaboratore John Podesta in cui non solo si delinea la strategia effettivamente in atto, ovvero usare i curdi per contenere l’Isis a cui comunque spetta un ruolo nella disgregazione dell’Iraq e i jahidisti raccogliticci contro Assad mentre si mentre si minaccia la Turchia di gravi conseguenze nel caso voglia svolgere un ruolo autonomo in medio oriente che danneggi “i nostri interessi nazionali “. Ma gli Usa non sono in un continente agli antipodi? A parte però la geografia che si pratica a Washington da un secolo e mezzo, da alcune di queste mail viene fuori che il governo americano era perfettamente a conoscenza di quanto accadeva cioè che “i governi di Qatar e Arabia Saudita, stanno fornendo supporto finanziario e logistico clandestino all’Isis e ad altri gruppi sunniti radicali nella regione”.

Sapevano e non dicevano nulla, si preoccupavano solo del fatto che questi aiuti non fossero così ingenti da rendere il Califfato troppo forte e in grado di creare difficoltà ai piani Usa di balcanizzazione  dell’Iraq. Dunque la risposta di Toyota alle domande di Russia e Siria rappresenta solo la prova materiale dei disegni, delle intenzioni, delle bugie, delle alleanze nascoste. Peccato però: con questo abbiamo esaurito i banchi di memoria, adesso bisogna cancellare tutto  per dare spazio al programma bombardamento di ospedali.

 

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17 responses to “La Siria e l’idiozia artificiale

  • jorge

    Per quanto concerne la finanza in senso stretto, si tratta di capitale fittizio. La sfera produttiva sottostante addirittura non produce un valore equivalente.

    Il settore dei servizi è fatto di attività che non sono generative di valore, esse vivono del valore prodotto nella sfera sottostante cioè quella delle merci. Infatti quando c’è crisi tali attività improduttive sono le prime ad essere tagliate

    La produzione del valore reale avviene con le merci. Oggi, per i motivi che ho detto e che si possono esemplificare nell’ esempio del computer, la produzione reale non riesce a generare un valore o un profitto sufficiente. Non ci riesce nè per la sua stessa sopravvivenza, nè per sorreggere servizi e finanza.

    Sarebbe sbagliato intravvedere nella finanziarizzazione o nelle attività improduttive una forza del capitalismo, è l’esatto contrario
    ————————
    Proprio per questa difficoltà che le imprese produttive incontrano nella produzione di valore (il profitto), allora gli stati foraggiano esse imprese produttive, e tu lo hai dimostrato con i tuoi esempi.

    Gli stati si assumono sempre più i costi che un tempo erano delle imprese e le sgravano in tutti i modi
    E’ per questo che ci sono i deficit pubblici. Anche se ci vogliono far credere che essi dipendano dal fatto che avremmo vissuto al di sopre delle nostre possibilità.

    Esistono studi delle stesse istituzioni del capitalismo, che analizzano i profitti dei trusts. Togli il capitale fittizzio ( tutti i trusts hanno la divisione finanziaria). Togli sgravi ed aiuti statali, e si vede che di profitti reali c’è ne è poco o nulla

    Ovviamente gli stati poi vorrebbero scaricare i deficit sulla gente normale. Tagli e sacrifici generalizzati. Ma ciò apre il problema del sottoconsumo e la crisi peggiora.
    Ovvero, il capitalismo si è impallato, e qualunque cosa si faccia peggiora la situazione (puntualmente gli economisti non ne azzaccano una)
    ——————–
    Anche se tendenzialmente scaricati sulle popolazioni, che infatti vanno incontro ad un progressivo immiserimento, i deficit pubblici non possono che continuare a crescere a ritmo esponenziale (niente produzione di valore)
    Ormai, l’unica garanzia vera per gli stati, e per i capitali nazionali e di macro – aree che essi stati proteggono, è la forza militare.

    Come vedi, la competizione tra aziende, diventa la competizione tra gli stati, ovvero la competizione tra imperialismi .
    Il sistema è unico ed unitario, ovvero ha una logica organica, perche tutti devono comportarsi allo stesso modo essendo in concorrenza. Ai nostri occhi che non scrutano fino in fondo, tertium non datur.

    Infatti, tu leggi l’omogeneo strato superficiale ( imperialismo / i ) e parli di geopolitica a modo tuo
    Ma si tratta invece di una omogeneità dovuta ad competizione interna, competizione interna che avviene su tutti i livelli sottostanti

    Ecco che una tale competizione, destinata a crescere in quanto il valore podotto ed appropriabile diminuisce sempre più, tendenzialmente porta il capitalismo alla sua stessa autodistruzione.
    Parlavo per questo delle convulsioni imperialistiche, ma potrei dirti dell’ impossibilità di investire in infrastrutture, del progressivo collasso di tutti gli aspetti della vita sociale.
    —————————

    Quanto ai paesi di recente industrializzazione, parlavi della Cina, quì evidentemente non sei molto informato.
    In Cina c’è una situazione sociale esplosiva, scioperi e convulsioni sociali, vere e proprie rivolte a larga scala. Dipende dalle condizioni di estremo sfruttamento degli operai cinesi. Ma anche dallo impoverimento di ampie zone agricole e ad economia tradizionale, per il passaggio di enormi popolazioni verso le aree industriali e per il loro accesso a consumi sostitutivi di quelli precedenti
    Ci sono ottimi siti a riguardo, almeno due in lingua inglese (un’altra volta allego il link). Certo non aspettarti che queste cose te le dicano i telegiornali rai o mediaset, hanno troppa paurache noi si prenda esempio dalle popolazioni dei paesi emergenti.

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    • jorge

      Ps Ma poi, ti pare che il capitalismo ricostruisca i paesi che distrugge traendone nuova linfa? Vedi qualche ricostruzione in Iraq o in qualche paese già bombardato ?
      Questo potè essere ( e sarebbe da discutere) dopo la 2 guerra mondiale, perchè la crisi per motivi intrinseci del Capitale non era ai livelli di oggi

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      • Roberto Casiraghi

        La ricostruzione non deve essere necessariamente reale, l’importante è che i soldi arrivino alle società incaricate della ricostruzione secondo uno schema ormai consolidato. Se poi ricostruiscono o fanno solo finta di farlo non conta, il capitalismo è da sempre appropriazione o captazione di beni altrui che si tratti di soldi pubblici (le nostre tasse), land grabbing, dati personali e aziendali (che siamo invitati quotidianamente a cedere gratuitamente ai giganti del web) e, tramite l’invenzione delle banche e delle società per azioni, acquisizione soft anche di tutti i nostri soldi privati che “investiamo” ossia trasferiamo ormai senza remunerazione o con remunerazione negativa dalle nostre mani affidabili a grinfie che affidabili lo sono molto di meno! In più, ora, se tieni i soldi che hai nel materasso ti possono anche accusare di riciclaggio e quindi siamo arrivati al punto che il governo se non presti i tuoi soldi alle banche ti considera un potenziale criminale! Più vittoria del capitalismo di così!
        Con riferimento all’Iraq ti faccio però presente che i principali contractors USA incaricati della ricostruzione hanno preso montagne inverosimili di soldi dal governo americano e poi hanno ricostruito ben poco. Accuse e polemiche su questo mega-sperpero hanno tenuto banco sui giornali USA per diversi anni, ma oggi non se ne parla più.
        La guerra, insomma, è un affarone anche per le (false) ricostruzioni, oltre che per quelle vere, quando capita di essere fortunati.

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    • Roberto Casiraghi

      In un thread molto lungo e divenuto accidentato e quasi impercorribile aggiungo solo qualche precisazione al solo scopo di far capire quello che penso. Sulla geopolitica ci sono poche persone al mondo che ne abbiano una più bassa opinione di me. Ho spesso scritto nei miei commenti che si tratta di un mero supporto ideologico alla guerra creato a beneficio della casta dei politologi affinché questi indottrinino leader politici e giornalisti specializzati in modo da creare sui media quel tam tam di buoni motivi per andare in guerra e convincere così il cittadino credulone che accetta per buono tutto quello che legge sul Corriere della Sera o sente in televisione (ne approfitto per tranquillizzarti su questo punto: sono oltre 20 anni che non leggo giornali italiani e non vedo la tv nostrana, al punto che questo blog è il mio maggiore organo di informazione per conoscere la realtà del nostro paese oltre, beninteso, a varie newslettere di carattere aziendale e legale che mi servono per gestire il mio mini-business e per sapere come sta cambiando l’Italia).
      Sono dunque il primo a dire che non è vero che le nazioni abbiano interessi strategici, sono invece determinati gruppi industriali ad averli e sono determinati disegni di “civilizzazione” del mondo, nati in ambito massonico o para-massonico con fini di copertura ideologica, a usare le nazioni per i loro fini seminando morte e distruzione ovunque con la scusa della democrazia, dei regime change, della civilizzazione, dello spazio vitale e di qualsiasi altra fesseria consimile. D’altronde nessun popolo sarebbe così idiota da voler morire in battaglia o sotto i bombardamenti per far acquisire al proprio paese ulteriore territorio da cui può solo aspettarsi l’arricchimento e il rafforzamento di coloro che già lo opprimono. I popoli vanno in guerra sostanzialmente perché non hanno nessun potere di fare altrimenti, perché nessuno li lascia liberi di non andare in guerra. Chi non partecipa al grande gioco della guerra è punito con la morte e con la macchia dell’infamia. Questa è già una ragione sufficiente per ripensarci e andare al fronte. Quelli poi che si iscrivono volontari per andare al macello sono i giovani, che ancora non hanno imparato a riconoscere l’inconfondibile timbro della propaganda e si fanno prendere dagli slogan, agnelli sacrificali inconsapevoli.
      Sui cinesi in progresso o supersfruttati non c’è contraddizione. Il progresso economico è reale, il supersfruttamento è reale anch’esso. Le cose vanno di pari passo. Precedentemente però erano tutti poveri e, in tutti i casi, bisogna sentire cosa ne pensano i cinesi che “ce l’hanno fatta”, il cui standard di vita è sensibilmente migliorato grazie all’avvento del capitalismo. Non sono in pochi, sono probabilmente alcune centinaia di milioni di persone, e la loro opinione la puoi trovare sul sito quora.com, un sito americano ma bazzicato da cinesi, dove li potrai conoscere anche nei loro pregiudizi specie quando rispondono alle domande che li vogliono irritare (quando crollerà la Cina? ma la Cina è ancora comunista? come mai non c’è la democrazia in Cina? eccetera).

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  • Roberto Casiraghi

    @ jorge

    “Le convulsioni geopolitiche cui assistiamo sono dovute a una intrinseca ed oggettiva debolezza del capitalismo.”

    Io penso invece che questa sia l’epoca della maggiore forza e penetrazione del capitalismo nelle strutture economiche, negli stili di vita ma anche nella testa di miliardi di persone che, come in India e in Cina, ne stanno diventando estimatori e si aspettano da esso una vita migliore. Noi parliamo di convulsioni geopolitiche perché, una volta tanto, le convulsioni riguardano noi europei e avvertiamo il disegno di genocidio economico che ci riguarda, infatti ci stanno trasformando lentamente in terzo mondo! Ma i paesi dell’ex-terzo mondo non si preoccupano affatto né per noi né per se stessi e vivono con entusiasmo questo momento magico in cui l’afflusso enorme di capitali esteri dovuto dalla globalizzazione permette di operare sensazionali trasformazioni delle loro società in pochissimi anni. E in questi paesi che diventano più ricchi nessuno si sogna di mettere in dubbio la bontà del capitalismo che a loro, e anche a me per la verità, sembra godere anzi di ottima salute, purtroppo.
    Quanto al fatto che ci possano essere delle guerre anche mondiali, queste non segnano affatto il crollo del capitalismo per il quale, anzi, i conflitti armati sono un modo fisiologico per rafforzarsi e rigenerarsi. I popoli si dissanguano ma ogni guerra potenzia ulteriormente la componente “industria bellica e bancaria” del capitalismo, azzera il valore economico dei paesi perdenti (città e campagne distrutte o rese incolte che a fine guerra potranno essere comprate per un tozzo di pane), indebita i paesi in conflitto che per sostenere lo sforzo bellico dovranno diventare banche-dipendenti e, a guerra finita, si accorgeranno di non avere abbastanza soldi per ripagare i debiti contratti, e, in sostanza, serve a creare paesi che per il basso costo del lavoro e l’assenza di esigenze di una popolazione ormai esausta e ridotta alla fame, potranno diventare una nuova piattaforma di lancio per un ulteriore passo in avanti del capitalismo. Cos’altro è stato il boom italiano degli anni ’50 e ’60 con la relativa trasformazione di un’economia da agricola a industriale nel giro di pochissimo tempo se non un altro dei “miracoli” che il capitalismo riesce a fare grazie alle sue guerre!

    “Oggi gli investimenti propedeutici alla produzione (ricerca, impianti) sono così enormi che possono essere ammortizzati e poi valorizzati solo in tempi molto lunghi. Prima che l’ammortamento avvenga, i capitalisti già devono rinnovare impianti e tecnologie ( pena andare fuori mercato). In queste condizioni i profitti sono impossibili.”

    Ho dei forti dubbi che sia così. A parte il fatto che gran parte dell’economia dei servizi non ricade sotto questa logica (banche, assicurazioni, settore pubblico ecc.) e che le posizioni di rendita assoluta nel settore del diritto d’autore (film, musica, software) e dei brevetti esentano un’azienda dal doversi preoccupare di investimenti e concorrenza, rilevo che, per esempio, nel settore dell’hardware innovativo i profitti di Apple dovuti alla gamma iPhone sono stati in grado di ripagare sin da subito qualsiasi investimento. I costi di ricerca e sviluppo in questo settore sono poi spesso sopravvalutati, molte ricerche su algoritmi, software e quant’altro vengono effettuate in ambito universitario e quindi senza costi diretti per le imprese che poi se ne avvantaggiano (anche la rivoluzione BitCoin parte dalle università).
    Anche cambiando settore, vediamo che nell’industria medica, che è ad altissimo valore aggiunto (penso agli Stati Uniti: costo per l’azienda 1, costo al pubblico 1000) gli investimenti sono spesso sovrastimati in quanto la sperimentazione è svolta tramite onlus sponsorizzate che effettuano tra i propri aderenti la ricerca dei pazienti che poi si sottoporranno gratuitamente alla sperimentazione. In più il settore è invaso da medicine-bufala che non hanno richiesto alcun vero costo se non quello di marketing e di promozione.
    Va poi considerata l’alta incidenza tra le aziende di maggior successo di una vera e propria sponsorizzazione di regime che azzera il rischio di impresa e crea competitors che si avvantaggiano del fattore R (regime) beneficiando di
    – promozione gratuita: esce un nuovo iPhone, tutti i giornali e le TV mondiali ne parlano (il valore commerciale di questo tipo di pubblicità indiretta è incalcolabile ma, guarda caso, il fisco occhiuto neanche se ne accorge)
    – spintarelle di borsa: quelle che hanno permesso ad Amazon di raccogliere così tanto capitale esterno da diventare too big to fail (anche in questo caso il fisco europeo ha guardato dall’altra parte)
    – massima tolleranza e comprensione dei governi verso palesi illegalità e concorrenza sleale: mi riferisco alla controversia che vede Uber fare il bello e il cattivo tempo a danno dei tassisti di tutto il mondo.
    Pensiamo anche al fatto che l’economia futura sarà costituita non da cartelli ma da monopoli. Internet, in fondo, non è stata creata proprio per questo? Fuori dai monopoli rimarranno giusto alcuni cartelli di poche aziende che non si comprano l’un l’altra solo perchè bisogna far vedere al popolo che la concorrenza esiste ancora. Giusto per ricordare, nel mondo dei pc i sistemi operativi sono solo tre, nel mondo dei telefonini idem. E una volta che si è diventati un monopolio o un cartello si è ormai fuori dalle problematiche degli investimenti propedeutici alla produzione e l’economia che si studia a scuola con tutte le sue belle regole non c’entra più.
    Internet però significa anche virtualizzazione dell’economia, ossia il tuo negozio preferito ormai è online, non a due passi da dove abiti. Essere online significa potersi rivolgere al mondo con un solo sito, con costi trascurabili rispetto all’utile generabile. La voce di costo maggiore diventa allora il farsi conoscere, la promozione. Ed è proprio qui che operano le distorsioni citate prima, il fattore R. Tramite i media e le borse, controllabili dal regime mondialista che si avvale dei suoi ricchissimi investitori che con le loro scelte di borsa condizionano tutti gli altri player borsistici al punto da poter far salire o scendere a piacimento valute, prezzi delle materie prime e quotazioni di aziende, è possibile definire con estrema esattezza sia chi si vuole che arrivi primo nella competizione tra aziende, sia chi si vuole che arrivi ultimo. Ne sa qualcosa la Volkswagen o, per converso, Tesla!
    Infine, cito la portata distorsiva in senso economico delle leggi che vengono spesso scritte su dettatura dei lobbisti delle grandi aziende che, facendo stabilire per legge dei criteri tecnici più onerosi da rispettare, ne approfittano per far fuori la moltitudine di piccoli concorrenti che non hanno le risorse necessarie per stare al passo con le regole nate per estrometterli.
    Concludendo, se c’è un settore della vita associata dove non valgono le regole ma vale il potere e la sua costante interferenza in quello che dovrebbe, in teoria, essere un campo da gioco neutrale (level playing field) è proprio l’attività economica.

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  • jorge

    Il fare cartello che tu richiami, come ti dicevo, è incompatibile con la discesa costante dei prezzi (di tutte le merci).
    Tale discesa dei prezzi è osservabile sul lungo periodo, nè può essere smentita dal fatto che il maggiore sfruttamento abbassi pure stipendi e salari.

    Le categorie che io uso, propriamente non sono quelle dell’economia che tu hai in mente, bensi quelle della critica dell’economia politica.
    E’ proprio il mio ambito di riferimento che coglie il nesso tra livello economico e quello politico.
    ———–
    Il livello politico, inteso come potere nel senso che dici tu o geopolitica, non può avere la assoluta autonomia che tu affermi.

    Banalmente, il livello politico è potente solo se ha soldi sufficienti che gli vengono dalla sfera economica. e questa funziona in un modo ben preciso.
    Ogni piano va distinto nella sua autonomia relativa, e poi vanno colti i rapporti reciproci, che tra l’altro mutano a seconda della fase storica.

    Credo io che se uno si concentra solo sulle questioni geostrategiche, finisce per fare lo stesso errore degli economisti intesi in senso tradizionale

    La persona concentrata sul livello geopolitico, assolutizzerà questa sfera. Proprio come gli economisti che tu dici, i quali assolutizzavano l’ambito economico (non a caso per loro l’uomo era ed è l’homo oeconomicus ). Ma loro dovevano difendere precisi interessi di classe….
    ——————–
    Quanto al cambiamento, non è questione di speranza. Le convulsioni geopolitiche cui assistiamo, sono dovute a una intrinseca ed oggettiva debolezza del capitalismo. Una debolezza oggettiva che unita ad una presa di cioscienza da parte nostra come lato soggettivo, puo far cessare il dominio del capitale.

    Debolezza mortale del capitalismo :
    Oggi gli investimenti propedeutici alla produzione ( ricerca, impianti), sono così enormi che possono essere ammortizzati e poi valorzzati solo in tempi molto lunghi.
    Prima che l’ammortamento avvenga, i capitalisti già devono rinnovare impianti e tecnologie ( pena andare fuori mercato)

    In queste condizioni i profitti sono impossibili. Infatti il capitalismo deve sopperire con la precarizzazione del lavoro, i deficit di bilancio, la competizione imperialistica..
    Ma tutto ciò non può bastare, oggi il meccanismo economico di fondo ha raggiunto il suo limite storico.
    Precarietà, deficit ed accentuarsi dello scontro imperialistico, sono espressioni della crisi finale del capitalismo, i sintomi della disgregazione della società in cui viviamo
    Forse, tu osservi l’accentuarsi dello scontro inter-imperialistico, l’incoerenza degli attori in campo, e ne deduci l’autonomia della geopoltica
    ——————-
    La crisi del Capitale, risponde all’attuale velocizzazione dello sviluppo scientifico e tecnico, ne facciamo esperienza tutti noi.

    Quando compriamo un computer, dopo poco esso è già obsoleto. A noi importa poco e continuiamo ad usarlo.
    Invece i capitalisti gli impianti devono per forza rinnovarli, per non soccombere rispetto ai concorrenti.
    Ma cosi’ le esigenze individuali della valorizzazione dei capitali, vengono frustrate dalla dimensione sistemica del capitalismo, l’esito è che sono tutti i capitali a vedere azzerate le possibilità di fare profitti

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  • Anonimo

    chi vuole compredere meglio il problema della politica estera e di “””difesa””” itaGliana legga :

    LA GUERRA DELLA NATO AL SUB-IMPERIALISMO ITALIANO, su sito comidad punto org.

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  • Roberto Casiraghi

    jorge ha scritto:

    “Se tutti i soggetti economici capitalistici si sono accordati a tavolino come tu dici, saremmo di fronte ad un potere invincibile, e che determina ogni cosa. ”

    Chiaramente io propendo per questa ipotesi di lavoro perché secondo me è l’unica che spiega tutto in modo plausibile anche se ha il “leggero” svantaggio di non lasciare aperta la porta alla speranza di un possibile cambiamento. D’altronde la speranza, di cui ammetto abbiamo tutti estremo bisogno, è di fatto la nostra nemica o, se si vuole, il nostro punto debole. In nome della speranza continuiamo ad illuderci e continuando ad illuderci evitiamo di giungere ad una visione più realistica delle cose.
    Per quanto riguarda il discorso della concorrenzialità devo dire che, per me, quello della merce che chiamerò “potere geopolitico” è un mercato che ha solo tre operatori (USA, Cina e Russia), di qui l’irrisoria facilità con cui si può trasformare (e secondo me si è già da tempo trasformato) in un cartello anziché in un oligopolio di tre entità che lottano strenuamente l’una contro l’altra per assicurarsi la supremazia.
    Pensiamo per esempio al fatto che Cina e USA conducono manovre militari assieme, cosa che quando la lessi mi buttò giù dalla sedia e mi fece per sempre capire che il potere è uno… e trino! L’articolo era tratto dal People Daily’s Overseas Edition del 1° agosto 2014 e in esso Li Xianrong, professore della National Defence University, affermava che le esercitazioni congiunte tra i due paesi sarebbero diventate sempre più frequenti in futuro parallelamente al crescere del potere militare cinese. Parallelamente al crescere del potere militare cinese! Una crescita che, evidentemente, non preoccupa troppo gli americani.
    Chi desiderasse leggere l’articolo con la traduzione inglese sul sito di Google Translate basta che mi contatti tramite il sito englishgratis.com dove ci sono tutti i miei riferimenti mail e telefonici. Non posso mettere il link qui perché è lungo migliaia di caratteri!
    Ritornando al concetto di potere geopolitico inteso come merce, è per me chiaro che si tratta di una metafora in quanto le merci si possono vendere e comprare ma il potere geopolitico né si vende né si compra né si quota in borsa. Questa è la sostanziale debolezza delle teorie economiche. L’economia in quanto scienza è nata per supportare il capitalismo e, pour cause, ne ignora l’aspetto fondamentale che non è economico ma di potere. Gli economisti di stretta osservanza tendono a pensare che dato un essere umano fatto nel modo che è fatto (con i suoi bisogni ma anche con la sua avidità) nasce una serie di comportamenti standard che sviluppano quella che poi noi definiamo economia con tutte le problematiche attinenti di mercato, concorrenzialità, formazione di monopoli e oligopoli eccetera. In realtà il capitalismo non sarebbe nulla senza il potere, ovvero la forza bruta, la capacità di imporre questa particolare soluzione anche con la violenza, se del caso.
    Facciamo una veloce riprova mentale per capire di quanti ordini di grandezza il potere allo stato puro è superiore a quello del capitalismo e immaginiamoci un’astronave che giunga dallo spazio con un equipaggio alieno saggio ma estremamente bellicoso a bordo. Gli alieni, la cui astronave è in possesso di meccanismi di protezione che la rendono invulnerabile e di armi di attacco simili a rivoltelle ma che ad ogni sparo possono distruggere un continente intero, chiedono di conoscere quale sia il sistema economico in atto sul nostro pianeta. Come vengono a sapere che si tratta del capitalismo, gli alieni, portatori di una civiltà superiore, e che già lo avevano incontrato e distrutto nelle galassie dell’Est, chiedono l’immediata chiusura delle banche e delle borse, lo scioglimento delle massonerie, think tank e ONG e le dimissioni immediate di tutti i governi del mondo. I terricoli si mettono a ridere, ma non si è ancora spento l’eco della loro risata che un breaking news di tutte le stazioni tv e internet annuncia la cancellazione totale dell’Australia dalla mappa del pianeta. I satelliti e Google Earth confermano. Nel giro di 24 ore, fatte le opportune valutazioni, la Terra si arrende ufficialmente e il capitalismo viene eliminato per sempre.
    Per converso, questa mini-parabola fa anche capire che quand’anche miliardi di persone concordassero nel voler eliminare il capitalismo dalla faccia della terra, l’unico che dispone della super-arma “aliena”, al momento, è proprio il capitalismo. È il capitalismo che se vuole può in cinque minuti rendere inutilizzabili tutte le valute mondiali, impedire ogni comunicazione planetaria bloccando internet, scatenare contro il popolo non solo gli eserciti nazionali ma anche i caschi blu dell’ONU e provocare guerre civili e conflitti tra paesi con un pretesto qualsiasi. Ossia il capitalismo non è, in essenza, economia, ma è potere, potere allo stato puro, potere di controllo totale o, in termini più precisi, un’architettura di potere estremamente sofisticata e costruita per resistere nel tempo e nello spazio ad ogni attacco e, importantissimo, in continuo perfezionamento, mentre i cittadini normali si limitano a vivere e quindi non guadagnano mai alcuna posizione nei confronti di questo potere in perenne accrescimento e, quindi, arretrano costantemente. L’economia e le sue regole continuamente violabili e violate sono solo uno strumento di questo potere totalizzante, null’altro.

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    • jorge

      Il fare cartello che tu richiami, come ti dicevo, è incompatibile con la discesa costante dei prezzi (di tutte le merci).
      Tale discesa dei prezzi è osservabile sul lungo periodo, nè può essere smentita dal fatto che il maggiore sfruttamento abbassi pure stipendi e salari.

      Le categorie che io uso, propriamente non sono quelle dell’economia che tu hai in mente, bensi quelle della critica dell’economia politica.
      E’ proprio il mio ambito di riferimento che coglie il nesso tra livello economico e quello politico.
      ———–
      Il livello politico, inteso come potere nel senso che dici tu o geopolitica, non può avere la assoluta autonomia che tu affermi.

      Banalmente, il livello politico è potente solo se ha soldi sufficienti che gli vengono dalla sfera economica. e questa funziona in un modo ben preciso.
      Ogni piano va distinto nella sua autonomia relativa, e poi vanno colti i rapporti reciproci, che tra l’altro mutano a seconda della fase storica.

      Credo io che se uno si concentra solo sulle questioni geostrategiche, finisce per fare lo stesso errore degli economisti intesi in senso tradizionale

      La persona concentrata sul livello geopolitico, assolutizzerà questa sfera. Proprio come gli economisti che tu dici, i quali assolutizzavano l’ambito economico (non a caso per loro l’uomo era ed è l’homo oeconomicus ). Ma loro dovevano difendere precisi interessi di classe….
      ——————–
      Quanto al cambiamento, non è questione di speranza. Le convulsioni geopolitiche cui assistiamo, sono dovute a una intrinseca ed oggettiva debolezza del capitalismo. Una debolezza oggettiva che unita ad una presa di cioscienza da parte nostra come lato soggettivo, puo far cessare il dominio del capitale.

      Debolezza mortale del capitalismo :
      Oggi gli investimenti propedeutici alla produzione ( ricerca, impianti), sono così enormi che possono essere ammortizzati e poi valorzzati solo in tempi molto lunghi.
      Prima che l’ammortamento avvenga, i capitalisti già devono rinnovare impianti e tecnologie (pena andare fuori mercato)

      In queste condizioni i profitti sono impossibili. Infatti il capitalismo deve sopperire con la precarizzazione del lavoro, i deficit di bilancio, la competizione imperialistica..
      Ma tutto ciò non può bastare, oggi il meccanismo economico di fondo ha raggiunto il suo limite storico.
      Precarietà, deficit ed accentuarsi dello scontro imperialistico, sono espressioni della crisi finale del capitalismo, i sintomi della disgregazione della società in cui viviamo
      Forse, tu osservi l’accentuarsi dello scontro inter-imperialistico, l’incoerenza degli attori in campo, e ne deduci l’autonomia della geopoltica
      ——————-
      La crisi del Capitale, risponde all’attuale velocizzazione dello sviluppo scientifico e tecnico, ne facciamo esperienza tutti noi.

      Quando compriamo un computer, dopo poco esso è già obsoleto. A noi importa poco e continuiamo ad usarlo.
      Invece i capitalisti gli impianti devono per forza rinnovarli, per non soccombere rispetto ai concorrenti.
      Ma cosi’ le esigenze individuali della valorizzazione dei capitali, vengono frustrate dalla dimensione sistemica del capitalismo, l’esito è che sono tutti i capitali a vedere azzerate le possibbilità di fare profitti

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  • jorge

    Siamo d’accordo sul fatto che il “sistema” è un tutto unitario, per cui è illusorio preferire una sua parte rispetto ad un’altra

    Una trappola per intrupparci dietro opzioni in apparenza diverse ma invece mere divisioni funzionali di questo tutto unitario. Noi diventiamo divisi e deboli ed il “sistema” resta indisturbato anzi rafforzato. Succede questo quando si vorrebbe stabilire una alleanza col capitalismo produttivo contro quello finanziario etc.

    Detto questo sul piano economico, bisogna però osservare che il sistema del capitale è sia economico che politico.
    Sul piano politico, preferire l’imperialismo possibile Russo Cinese, o quello costituendo Europeo, rispetto a quello USA, e al fondo ugualmente cadere nella trappola.
    Qualunque campo imperialista usa la propria popolazione come carne da cannone ed alla fine propina a questa lo stesso sfruttamento capitalistico. Quì invero la dinamiche sono più articolate, ma per il momento non approfondisco

    Sicchè, quello che mi sembra condividiamo, è che il “sistema” è un tutto unitario. Ci sono però due modi diversi di rappresentare un tutto unitario.

    Tu individui un tutto che è unitario, ed è unitario perchè i suoi soggetti si sono accordati a tavolino

    Per me, si tratta di un tutto unitario, ed è un tutto unitario perche i suoi soggetti sono in concorrenza mortale.
    La concorrenza li obbliga ad agire allo stesso modo, per non darla vinta al competitore.
    Poichè tutti agiscono allo stesso modo, allora il sistema risulta essere unitario ed organico
    Per chiarezza, riporto l’esempio che gia ho fatto :

    se io ribasso il prezzo, tu fai altrettanto. Su tu ribassi ancora di più, io ti seguo
    se io vado all’Eni che rispetto all’Enel chiede meno per la corrente, vai pure tu dal nuovo gestore,.

    Siamo tutti costretti ad operare nello stesso modo per ribassare il prezzo finale di vendita e vincere sui competitori. Ecco che il “sistema” si presenta omogeneo ed unitario, addirittura organico. Ma a partire dallo scontro tra i soggetti, il contrario che mettersi d’accordo a tavolino
    ———-
    E questa la differenza tra il modo mio ed il modo tuo, di rappresentare il sistema come tutto unitario. Mi esprimo in maniera secca non per polemizzare, ma per una esigenza di chiarezza.

    Ora, che ci siano capitalisti venditori di armi che hanno enorme responsabilità nel determinare le guerre, io lo condivido. Diciamo pure con te, che le provocano apposta

    Ma questi capitalisti venditori di armi sono comunque in concorrenza tra loro. Ognuno abbisogna di nuove guerre per arricchirsi e vorrebbe fregare il concorrente in ogni guerra possibile. E’ per questo che essi provocano tanti focolai di guerra

    Allora, a livello di sistema nessuna occasione di guerra manca di essere implementata, la cosa funziona in maniera ferrea, ma per la competizione tra i vendirori di armamenti, non per un accordo tra loro determinato a tavolino

    Certo, si dire che queste due modalità (la mia e la tua), in astratto funzionano entrambe bene per dare conto del sistema e della sua unitarietà, si tratterà quindi di vedere quale è supportata da maggiori riferimenti empirici. Ti enumero quindi i miei
    ——————
    Se i venditori di armi, ma di qualunque altra cosa, fossero tutti d’accordo, manterrebbero i prezzi al livello più alto possibile. Invece osserviamo che il prezzo di qualunque merce tende a diminuire, allora i capitalisti non sono in accordo a tavolino ma bensì in concorrenza tra loro.
    Quanto costava un telefono cellulare 30 anni fa ? All’inizio circa un milione di lire, oggi ce ne sono di superiori a 25 Euro

    Una automobile utilitaria, in valore reale, oggi ha lo stesso costo di 40 anni fa, ma ha tantissime cose che prima non si potevano neanche immaginare o erano solo sulle auto massimo di gamma

    Non ho dati precisi per carri armati , missili terra , jet e compagnia, ma la concorrenza tra russi e americani sicuramente ha portato ad un ribasso dei prezzi. Infatti, la Sukhoi russa vende a tanti paesi che prima compravano dagli Usa proprio per le alte tecnologie a bassi prezzo ( Pakistan,India, come tu dicevi)
    ———————
    Cosa cambia col paradigma mio rispetto al tuo ?

    Se tutti i soggetti economici capitalistici si sono accordati a tavolino come tu dici, saremmo di fronte ad un potere invincibile, e che determina ogni cosa. Ed infatti altrove dicevi che le lotte operaie del 68 hanno voluto che gli operai le facessero.

    Se la struttura unitaria ed organica è il prodotto dialettico della concorrenza tra capitalisti, allora tale concorrenza, come tutte le comperizioni senza frani, indebolirà il capitalismo dando a noi la possibilità di superare il suo dominio ( qualche anticipazione si e già vista i precedenti fasi di crisi ). Come superarlo ? A seguire…

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  • Roberto Casiraghi

    jorge ha scritto nel suo commento:

    “Se ci fosse una simile mente unica, un centro di potere unico, perchè mai dovrebbe farsi guerra con una sua parte contro un’altra sua stessa parte?”

    Rispondo a jorge, e anche a diderot39, che leggo sempre con grande interesse, rimandando innanzitutto a un mio lungo commento di marzo di quest’anno in cui su questo sito mi interrogavo sul ruolo delle aziende di armamenti nel “produrre” le guerre:

    https://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2016/03/05/guerrasfondai/#comment-23128

    Il commento indicato contiene la risposta alla domanda di jorge, che allora forse non seguiva questo blog, qui aggiungerò solo due considerazioni integrative. Come prima cosa vorrei far notare che già solo dal punto di vista geopolitico i centri di potere riconosciuti sono sostanzialmente tre e non più di tre: Stati Uniti, Cina e Russia. L’Iran non ha neanche potuto farsi la bomba atomica, la Corea del Nord è sotto l’ombrello protettivo cinese, il Brasile ha dimostrato di essere un nano politico mentre l’India, che sta spendendo l’ira di Dio in armamenti, non è nemmeno in grado di produrseli da sola e li deve chiedere a russi e americani che sono felicissimi di servirla di tutto punto. Il resto del mondo, esclusi pochi paesi nell’orbita russa, è controllato dagli USA.
    Mi sembra a questo punto che parlare di multipolarità sia esagerato quando si ha, in effetti, solo una tripolarità. Ossia, a norma di geopolitica, per controllare il mondo basterebbe controllare tre paesi, il che è senz’altro più facile che controllarne oltre duecento. Ma non possiamo fermarci alla geopolitica, che è anch’essa una copertura ideologica.
    Analizzando l’origine e la natura del potere che fa capo a ciascuna delle tre grandi potenze troviamo delle cose abbastanza insolite. Per esempio che il potere cinese è stato letteralmente regalato dagli Stati Uniti ad una Cina imbelle e piena di problemi attraverso l’invenzione geniale della globalizzazione e la conseguente delocalizzazione di gran parte dell’apparato industriale americano in Cina, un paese che si diceva comunista, ossia l’esatta antitesi della filosofia capitalista.
    Scusandomi per l’autocitazione, ecco cosa dicevo in un commento di luglio: “che a chi comanda il mondo non freghi niente degli Stati Uniti lo si desume già dal fatto che questo grande e fino a pochi anni fa onnipotente paese decide ad un certo punto della propria storia che bisogna fare harakiri, spogliarsi del proprio potere, deindustrializzarsi e rendere così grandi e potenti, fra tutti i paesi del mondo, proprio gli ultimi comunisti rimasti, i cinesi, procedendo a quel rapporto incestuoso tra America capitalista e Cina comunista che dal punto di vista geopolitico è completamente assurdo. Tanto assurdo che per poterlo nascondere alla propria opinione pubblica fu necessario scomodare un bello spirito che si prestò a teorizzare “la fine della storia” proprio perché non ci si accorgesse che una nuova storia stava per nascere, ma non avrebbe più riguardato gli Stati Uniti bensì la Cina. Questo dovrebbe farci capire una volta per tutte che nemmeno gli Stati Uniti sono padroni del proprio destino, ma il loro destino è nelle mani di una centrale di comando poco identificabile (da noi, non ovviamente da chi lavora in segreto per essa e non ci dice niente).”

    La seconda cosa che vorrei aggiungere riguarda invece questa frase di diderot39:

    “Se si assume l’esistenza di una centrale unica di pensiero che detta e condiziona gli eventi del mondo, allora tanto vale concludere che la storia è una “marcia della follia,” senza possibilità di alcuna redenzione o progresso umanistico.”

    Secondo me la centrale di pensiero è unica almeno a partire dalla rivoluzione industriale e dall’illuminismo, che ne è la spina dorsale ideologica. Credo però che l’assunzione dell’esistenza di una centrale unica di pensiero che detta e condiziona gli eventi del mondo non porti necessariamente alla conclusione che allora la storia sia una marcia della follia. Questo pensiero unico di cui parliamo, che è sostanzialmente ideologico, ossia copre degli interessi economici molto concreti, ha un suo movimento ufficiale relativamente presente, nonostante la segretezza, che si chiama massoneria. La massoneria, lungi dal teorizzare un mondo da frantumare o una storia da rottamare, si è da sempre proposta di migliorare il mondo ed è forse tra le fautrici più convinte dell’esistenza di una “storia” in cammino verso il progresso tecnologico e umanistico, anche perché, probabilmente, molta parte di quella che si chiama storia è stata fatta da massoni. Basta leggere l’articolo sulla massoneria di Wikipedia per capire l’alta opinione di sé che hanno i massoni come motori dell’evoluzione del mondo verso orizzonti benefici.
    Ed è qui che la massoneria incontra il capitalismo. Il capitalista ha un bisogno disperato di una teorizzazione che lo mostri non come spregiudicato rovinapopoli ma nei panni del buon pastore che, anzi, guida i popoli, ignoranti e recalcitranti, verso la strada che porta al loro progresso al punto che quando la massoneria assume la forma laica e visibile della fondazione o del centro studi, questa nuova forma rimane pur sempre impregnata dei concetti morali della massoneria. Concetti che poi si travasano anche alle aziende normali quando queste adottano, per opportunismo o per moda, un linguaggio religioso e parlano di “mission” aziendale, “evangelisti” di nuove proposte innovative, “angeli” finanziatori eccetera. Alla fine l’idea è che il capitalismo tutto sia un movimento salvifico e quest’idea sta avendo successo, le unità sanitarie locali si trasformano in “aziende” sanitarie locali, lo stato comincia a parlare il linguaggio del privato e dall’orizzonte della discussione politica e sociale spariscono le alternative al modello capitalista che sopravvivono rannicchiate in una polverizzazione di siti reciprocamente sconosciuti.
    Il nostro avversario, insomma, non è una nazione o un movimento politico ma una religione transnazionale protetta dal segreto e senza transfughi, dove non arrivano neanche le spiate di Wikileaks.

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  • diderot39

    Non mi sento di condividere il peraltro interessante commento del Sig. Casiraghi. Perchè, come esiste un limite matematico di certe funzioni, cosi’ esiste un limite filosofico nella giustificabilità di certe ipotesi.
    Se si assume l’esistenza di una centrale unica di pensiero che detta e condiziona gli eventi del mondo, allora tanto vale concludere che la storia e’ una “marcia della follia,” senza possibilità di alcuna redenzione o progresso umanistico.
    Tuttavia, al momento, si verifica una condizione che e’ evidentissima, anche comprovabile, ma ufficialmente ignorata grazie a una serie di fattori impensabili, almeno impensabili alla fine della seconda guerra mondiale.
    Mi riferisco all’imperialismo talmudistico, di cui e’ praticamente vietato discutere pena l’accusa di antisemitismo. O a volte, in Canada come in Germania e anche altrove, pena la prigione. Tipico il caso del brillante e rispettato storico David Irving, messo in manette mentre saliva sull’aereo che lo doveva riportare in Inghilterra – accusato di “negazionismo” per avere aiutato l’avvocato di Ernst Zuendel, sotto processo criminale per negazionismo. O meglio per ammettere che si, orribili massacri, perpetrati da mostri, avvennero in casi isolati, ma che le camere crematorie servivano a bruciare i morti, e non ci sono prove dell’esistenza di camere a gas.
    Tra l’altro il metodo storico di Irving non si basa su commenti di altri libri, ma sulla certosina analisi di diari, documenti autentici e non modificati ad usum delphini. Interessantissimo, per esempio, e’ il libro “Churchill’s War” che illustra in modo obiettivo l’evoluzione del pensiero e delle ambizioni di Churchill e di chi lo sosteneva finanziariamente negli anni bui dei 1930.
    Ritornando al presente, e’ chiaro e lampante che due movimenti, assolutamente non spontanei sono in moto. Uno e’ la trasmutanza biblica dall’Africa e paesi islamici in Europa. L’altro è la destabilizzazione del Medio Oriente e la appena-frenata-in-tempo dissoluzione totale della Russia.
    A partire dal 1967, i talmudisti hanno enormemente aumentato la loro presenza, influenza, forza, comando e controllo (nel paese eccezionale, nonché in Inghilterra), di tutte le funzioni principali su cui si fonda la società – vedi media, educazione, finanza, costume tramite Hollywood, Wall Street, e il giudiziario.
    Congressisti e senatori (537 su 537), quasi si inginocchiano quando il primo ministro israeliano si autoinvita a predicare al congresso.
    Il principe di Galles con la kippa, indossata al funerale del mostro Perez equivale alla regina col burqa quando in visita in un paese mussulmano.
    Il programma di destabilizzazione del Medio Oriente e’ scritto nero-su-bianco nel piano del talmudista Yinon, redatto in USA negli ’80.
    La meticizzazione dell’Europa e l’eliminazione di lingue e nazionalità costituiscono parte integrante del piano per l’Unione Europea del suo fondatore, Coudeneuve-Kalergi. Significativamente, il premio Kalergi di quest’anno e’ andato al Papa.
    Ma anche soltanto il chiedersi le ragioni del cosiddetto anti-semitismo e’ tabù. Quasi che il fenomeno sia stata un’invenzione di Hitler, ignorando i 170 e piu’ eventi storici quando i talmudisti furono cacciati dal paese in cui si erano inseriti.
    Persino Roosevelt, come riportato nel diario (non redatto) di Morgenthau, suo segretario del tesoro, raccomandava a Morgenthau che non piu’ di una o due famiglie talmudiste si stabilissero in ogni paese americano, a seguito della massiccia immigrazione ebrea nell’immediato dopoguerra.
    E’ tabù parlarne, pochi leggono l’ebraico, ma bisogna ipotizzare che le traduzioni siano sufficientemente accurate. Al contrario del Nuovo Testamento e del messaggio cristiano, il Talmud prescrive e ordina la supremazia razziale dei Talmudisti su tutti gli altri (i famosi goyim). Il seguente breve video e’ abbastanza illustrativo. https://www.youtube.com/watch?v=hDkp-4u3ico
    Infine, Patrick Buchanan e’ stato candidato alla presidenza. E’ vero che ogni guerra e’ evitabile. A proposito di libri, la meticolosa analisi dei documenti e interviste con persone ancora in vita (al momento in cui i libri furono scritti), da parte di David Irving, offre un quadro interessantissimo sui personaggi di entrambi i campi (Alleati e Germania), visti anche dai loro rispettivi assistenti collaboratori, con citazioni precise da diari, nonché interviste con familiari sopravvissuti ai disastri della WWII. Tra l’altro Irving, al contrario di quasi tutti gli altri storici, conosce il tedesco molto bene, e ha potuto attingere a documenti e fonti originali, non tradotte
    E, vista l’originalità delle fonti, vale la pena di leggerlo. Mi riferisco al suo “Hitler’s War.”

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  • jorge

    In effetti, c’è un sistema sociale che è mondializzato, ed è portatore di una logica unitaria
    Indubbiamente questo è da tenere ben presente, se nò ci intruppiamo in false alternative (vere e proprie trappole),e nostro malgrado rafforziamo proprio quel sistema che volevamo combattere.
    Come contrastare il sistema sociale in causa, lo si deve individuare a partire dalla propria assoluta e ponderata autonomia. D’accordo fin quì

    Io però non credo (mi sembra che casiraghi inclini un poco a a questo), che il suddetto sistema sociale possa essere immaginato anche come un soggetto unico, un centro di potere unico che muove opposti eserciti, opposti interessi e via dicendo
    Se ci fosse un simile mente unica, un centro di potere unico, perchè mai dovrebbe farsi guerra con una sua parte contro un’altra sua stessa parte?
    I membri di questo centro unico starebbero a godersi i loro privilegi senza lanciarsi in conflitti potenzialmente distruttivi anche per loro stessi.

    Io la vedo così, come cerco di chiarire con questo esempio : Se ci sono più mercanti che vendono lo stesso tipo di mercanzia, essi non sono una cupola unica, ma sono anzi in concorrenza ed ognuno vorrebbe distruggere l’altro e crescere a sue spese

    Per cui, se io ribasso il prezzo, tu fai altrettanto. Su tu ribassi ancora di più, io ti seguo.
    Se tu offri un caffè ad ogni cliente, io faccio altrettanto. Se poi io ci aggiungo un biscotto, tu non puoi essere da meno.

    Se tu vai dal fornitore più economico di tutti. necessariamente ci vado anch’io. Se io vado all’Eni che rispetto all’Enel chiede meno per la corrente, vai pure tu dal nuovo gestore,. Tutto per ribassare il prezzo finale di vendita e vincere sui competitori

    Vista la omogeneità complessiva dei comportamenti dei mercanti, noi potremmo pensare che siano filiali di una unica casa madre, un unica cupola, altrimenti non si spiegherebbero le uguali tazzine di caffè offerti, gli intrecci per cui vanno tutti dagli stessi fornitori.
    Invece non è così, sono uguali i comportamenti e la logica relativa, ma i mercanti non sono una unica cupola ed anzi ciascuno vorrebbe distruggere l’altro per ingrandirsi

    Questo spiega perchè i capitali, così come i blocchi imperialistici, appaiono come gemelli siamesi, ma a partire da un loro conflitto interno
    La differenza non è da poco, se fosse davvero un unico centro di potere, noi saremmo del tutto impotenti, avremmo tutti gli orizzonti chiusi.

    Se i contendenti arrivano ad una indistinguibilità dei comportamenti, l’uno accusa l’altro di bombardare ospedali ma lo fa esso stesso, l’uno accusa l’altro di fare genocidio ma lo fa esso stesso, epperò sono comunque in una competizione mortale, allora questo da a noi la possibilità

    1) di sfruttare la loro contraddizioni per provare a contare qualcosa, alleandosi con un campo o l’altro (quello che ha in mente Minutolo)

    2) di contare sul fatto che la loro competizione si farà sempre più distruttiva di loro stessi, questo in tendenza può fare emergere il protagonismo autonomo di noi altri (mi pare preferibile)

    Forse ci sono andato un pò con l’accetta, ma spero diavere reso l’idea. Comunque secondo me Mr. Simplicissimus ha ragione nel considerare che in questa fase la Russia è sotto attacco. Inoltre, se avesse ceduto sulla Crimea, poi avrebbero voluto staccarle ad una ad una tutte le regioni ulteriori
    Yanucovich era il presidente legittimo che aveva vinto le elezioni, Maidan fu organizzata dagli Usa con anni di preparativi e 5 miliardi di dollari spesi.
    A noi cosa conviene di più, il multilateralismo o un assoluto predominio USA ?

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  • Roberto Casiraghi

    “i governi di Qatar e Arabia Saudita, stanno fornendo supporto finanziario e logistico clandestino all’Isis e ad altri gruppi sunniti radicali nella regione”

    Sì, stanno fornendo questo supporto ma nel farlo sono certamente d’accordo con gli Stati Uniti, la Russia, la Turchia, l’Iran e chissà quante altre nazioni. Quando si era bambini, un tempo, si giocava ai soldatini e spesso si mettevano in campo due eserciti fatti di soldatini di piombo, legno o plastica di diverso colore e foggia. Ma entrambi gli eserciti erano mossi da noi. Ora, tutto quello che succede in geopolitica è voluto da bambini cresciutelli che muovono pedine più numerose di quelle cui potevamo disporre noi: non solo eserciti ma anche servizi segreti, giornalisti, whistleblower, mafie, ONG, think tank, partiti, banche, multinazionali, massonerie, filantropi ricchi sfondati, uomini politici, accademici, premi Nobel eccetera.
    La geopolitica è un gioco che consiste nel far fare a tutte queste entità la creazione degli avvenimenti e della storia muovendole in modo opportuno attraverso scenari che si sviluppano nel tempo. La cosa non è per nulla esagerata, anzi è un’approssimazione per difetto. Anche su questo sito molti sono d’accordo che esiste una centrale di comando unitario e poi, magari, ognuno le dà un nome diverso (il capitalismo, il direttorio centrale, i poteri forti, i poteri transnazionali) ma per molti di noi risulta ancora difficile fare un passaggio concettuale che è in realtà un semplice corollario di questa convinzione. L’immensa capacità di disporre sul campo e di far agire nel modo voluto entità che sembrano autonome ma non lo sono, consente al direttorio centrale di programmare e implementare facilmente qualunque tipo di scenario storico: conflitti armati tra paesi diversi, guerre civili, insurrezioni popolari, cambi di regime in senso sia democratico che dittatoriale, vittorie elettorali, migrazioni di massa, creazione di eventi terroristici, sparizioni misteriose di aerei di linea, crolli in borsa per arrivare fino a microeventi apparentemente insulsi ma che possono poi giocare un ruolo importante in un macroevento.
    Devo anche dire che l’espressione “sembrano autonome ma non lo sono”, riferita alle entità prima elencate, va un attimo attenuata perché ormai molte di queste entità non sembrano più neanche autonome, talmente evidente è la contraddizione fra quello che dicono adesso e quello che hanno detto cinque minuti fa o diranno fra cinque minuti. E in effetti questa “stranezza”, il fatto cioè che nessuno abbia più paura di contraddirsi, si spiega proprio con il pieno successo dell’operazione di smemoramento della pubblica opinione cui fa riferimento Mr. Simplicissimus in questo articolo. Proprio perché si sa già che la gente dimentica subito nessuno più ritiene di dover essere coerente nella menzogna e questo, a sua volta, rende molto più semplice il lavoro “inquirente” di noi cittadini perché ogni contraddizione che riscontriamo è una conferma che l’ipotesi di base è corretta: nessuno è quello che dice di essere, nessuno è autonomo e tutti lavorano per obbedire alle direttive di un’unica centrale di comando. Nel caso della conflittualità antirussa la cosa è stata chiara sin dall’evento ucraino in cui chiunque lo volesse poteva velocemente informarsi su come erano andate le cose andandosi a risentire su YouTube la celebre telefonata fatta dalla signora Nuland.
    Ma se crediamo nell’unitarietà dei poteri di comando nel nostro secolo, non potremo considerare la Russia come semplice vittima di questa manovra americana. La Russia ha fatto anch’essa gioco di squadra accettando di buon grado il ruolo di chi approfitta dell’occasione per riprendersi la Crimea e, così facendo, ha dato ragione a chi le attribuiva delle cattive intenzioni e ha fatto fare un altro importante scatto all’ingranaggio che potrebbe condurre presto ad un conflitto generalizzato.
    Da allora l’ingranaggio che porta alla guerra è stato fatto scattare tantissime altre volte, anche il fasullo tentativo di colpo di stato in Turchia ne fa probabilmente parte, in effetti ha dato l’occasione ad Erdoğan di profilarsi come “dittatore” vendicativo e spietato (come si fa a fare la guerra se non contro dei “dittatori”, no?) ma anche di cercare il riavvicinamento fra Russia e Turchia che ha tutti i crismi della creazione di un primo blocco di paesi cattivi da contrapporre al blocco numerosissimo dei paesi buoni, quellli della Nato. Una guerra mondiale ha infatti bisogno di due gruppi contrapposti più o meno di uguali dimensioni e vedremo in futuro chi andrà a rafforzare l’asse russo-turco. Inutile far notare che questi eventi, se vengono visti come creazione da parte di un’unica centrale di comando, diventano molto meno sorprendenti, molto più logici, molto più razionali e ci guidano anche a prevedere o a decifrare più correttamente gli eventi che seguiranno.
    Un libro di un politico americano di destra non molto noto qui da noi, Patrick Buchanan, si intitola “Churchill, Hitler e la guerra che si poteva evitare” (Churchill, Hitler, and The Unnecessary War). Anche dell’eventuale futura nuova guerra si dirà che “si poteva evitare”. Chi segue la linea di pensiero che ho tratteggiato lo sa già.

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    • jorge

      Siamo d’accordo sul fatto che il “sistema” è un tutto unitario, per cui è illusorio preferire una sua parte rispetto ad un’altra

      Una trappola per intrupparci dietro opzioni in apparenza diverse ma invece mere divisioni funzionali di questo tutto unitario. Noi diventiamo divisi e deboli ed il “sistema” resta indisturbato anzi rafforzato. Succede questo quando si vorrebbe stabilire una alleanza col capitalismo produttivo contro quello finanziario etc.

      Detto questo sul piano economico, bisogna però osservare che il sistema del capitale è sia economico che politico.
      Sul piano politico, preferire l’imperialismo possibile Russo Cinese, o quello costituendo Europeo, rispetto a quello USA, e al fondo ugualmente cadere nella trappola.
      Qualunque campo imperialista usa la propria popolazione come carne da cannone ed alla fine propina a questa lo stesso sfruttamento capitalistico. Quì invero la dinamiche sono più articolate, ma per il momento non approfondisco

      Sicchè, quello che mi sembra condividiamo, è che il “sistema” è un tutto unitario. Ci sono però due modi diversi di rappresentare un tutto unitario.

      Tu individui un tutto che è unitario, ed è unitario perchè i suoi soggetti si sono accordati a tavolino

      Per me, si tratta di un tutto unitario, ed è un tutto unitario perche i suoi soggetti sono in concorrenza mortale.
      La concorrenza li obbliga ad agire allo stesso modo, per non darla vinta al competitore.
      Poichè tutti agiscono allo stesso modo, allora il sistema risulta essere unitario ed organico
      Per chiarezza, riporto l’esempio che gia ho fatto :

      se io ribasso il prezzo, tu fai altrettanto. Su tu ribassi ancora di più, io ti seguo
      se io vado all’Eni che rispetto all’Enel chiede meno per la corrente, vai pure tu dal nuovo gestore,.

      Siamo tutti costretti ad operare nello stesso modo per ribassare il prezzo finale di vendita e vincere sui competitori. Ecco che il “sistema” si presenta omogeneo ed unitario, addirittura organico. Ma a partire dallo scontro tra i soggetti, il contrario che mettersi d’accordo a tavolino
      ———-
      E questa la differenza tra il modo mio ed il modo tuo, di rappresentare il sistema come tutto unitario. Mi esprimo in maniera secca non per polemizzare, ma per una esigenza di chiarezza.

      Ora, che ci siano capitalisti venditori di armi che hanno enorme responsabilità nel determinare le guerre, io lo condivido. Diciamo pure con te, che le provocano apposta

      Ma questi capitalisti venditori di armi sono comunque in concorrenza tra loro. Ognuno abbisogna di nuove guerre per arricchirsi e vorrebbe fregare il concorrente in ogni guerra possibile. E’ per questo che essi provocano tanti focolai di guerra

      Allora, a livello di sistema nessuna occasione di guerra manca di essere implementata, la cosa funziona in maniera ferrea, ma per la competizione tra i vendirori di armamenti, non per un accordo tra loro determinato a tavolino

      Certo, si dire che queste due modalità (la mia e la tua), in astratto funzionano entrambe bene per dare conto del sistema e della sua unitarietà, si tratterà quindi di vedere quale è supportata da maggiori riferimenti empirici. Ti enumero quindi i miei
      ——————
      Se i venditori di armi, ma di qualunque altra cosa, fossero tutti d’accordo, manterrebbero i prezzi al livello più alto possibile. Invece osserviamo che il prezzo di qualunque merce tende a diminuire, allora i capitalisti non sono in accordo a tavolino ma bensì in concorrenza tra loro.
      Quanto costava un telefono cellulare 30 anni fa ? All’inizio circa un milione di lire, oggi ce ne sono di superiori a 25 Euro

      Una automobile utilitaria, in valore reale, oggi ha lo stesso costo di 40 anni fa, ma ha tantissime cose che prima non si potevano neanche immaginare o erano solo sulle auto massimo di gamma

      Non ho dati precisi per carri armati , missili terra , jet e compagnia, ma la concorrenza tra russi e americani sicuramente ha portato ad un ribasso dei prezzi. Infatti, la Sukhoi russa vende a tanti paesi che prima compravano dagli Usa proprio per le alte tecnologie a bassi prezzo ( Pakistan,India, come tu dicevi)
      ———————
      Cosa cambia col paradigma mio rispetto al tuo ?

      Se tutti i soggetti economici capitalistici si sono accordati a tavolino come tu dici, saremmo di fronte ad un potere invincibile, e che determina ogni cosa. Ed infatti altrove dicevi che le lotte operaie del 68 hanno voluto che gli operai le facessero.

      Se la struttura unitaria ed organica è il prodotto dialettico della concorrenza tra capitalisti, allora tale concorrenza, come tutte le comperizioni senza frani, indebolirà il capitalismo dando a noi la possibilità di superare il suo dominio ( qualche anticipazione si e già vista i precedenti fasi di crisi ). Come superarlo ? A seguire…

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