Ma quanto ci è costato il remain?

brexit-satireIeri sera un’anziana parente dotata per sua fortuna di ottima pensione e di un  gruzzoletto in banca mi ha ossessivamente chiamato perché dopo aver visto Ballarò era entrata in panico: che ne sarà dei miei titoli Mps  dopo la Brexit?  Ma perché -rispondo – cosa c’entra Monte Paschi con l’uscita del Regno Unito dalla Ue? Non so così dicono, ma tu che sei informato non vedi Ballarò? Ma no, sono informato proprio perché non vedo Ballarò che è solo uno show e in ogni caso i motivi per cui le banche traballano e figuriamoci poi Mps non ha niente a che vedere con il Regno Unito dentro o fuori, ma con le sofferenze, i titoli spazzatura che hanno in pancia, le operazioni truccate, insomma l’insieme del panorama di finanza selvaggia, crisi e deindustrializzazione. Le banche si tengono come un castello di carte la cui fragilità riappare a ogni alzarsi del vento  come l’odore di certi pozzi neri  con lo scirocco, ma non è lo scirocco a puzzare.

La conversazione in effetti è stata illuminante perché mentre infuria la narrazione sui mali del Brexit, si dimentica tutto il male che ha fatto in sessant’anni il Remain della Gran Bretagna in Europa, che di fatto è entrata obtorto collo su pressione, anzi preciso ordine di Washington per fare da cinghia di trasmissione della volontà americana e da controllore affinché il sistema continentale da utile facility per la guerra fredda non divenisse una realtà politica in grado di rivaleggiare con gli States, rischiando persino di acquisire autonomia rispetto alla Nato. Questo almeno  fino a che è esistita l’Urss dopodiché si è potuto imporre il neoliberismo incubato in Gran Bretagna ormai colonia della ex colonia, come avvenne per il Portogallo nei confronti del Brasile, come base comune, gestito da oligarchie non elettive e sorvegliato da un feroce secondino chiamato euro. In seguito con la crisi, notoriamente impossibile agli occhi ciechi dei neoliberisti,  è arrivata una lunga serie di concessioni, eccezioni, privilegi rispetto agli altri Paesi membri,  al solo scopo di tenere dentro il Regno Unito e non scalfire l’immagine formale della Ue. Così nel giro di qualche anno e specie con la facoltà concessa di non estendere lo stato sociale ai lavoratori provenienti dalla Ue, si è stagliata in pieno l’immagine di una Europa della finanza e dei poteri forti contro quella dei cittadini. Lo slogan del Remain, “più forti in Europa” era di fatto irreale e grottesco, perché di fatto non rimaneva che pagare un pizzo per la permanenza inglese.

La conseguenza immediata e concreta è stata la migrazione di centinaia di aziende dai loro Paesi di riferimento (vedi anche Fiat ) verso il refugium peccatorum londinese e una straordinaria facilitazione per il Ttip. Per questo motivo Washington è stata fortemente infastidita dal Brexit che si pone come un ostacolo verso quest’obiettivo di riduzione democratica e di definitiva colonizzazione del continente. Una volta che saranno terminate le chiacchiere e la solita automatica operazione paura si potrà riconoscere che mettendo su un piatto della bilancia il Remain e  sull’altro il Brexit, quest’ultimo  pesa molto di meno. Ora il problema è di capire se l’uscita della Gran Bretagna, ammesso che essa non sia sabotata con i soliti metodi arancioni che conosciamo e di cui si vedono già le stigmate, potrà dare impulso a un movimento di rivitalizzazione della Ue,  grazie all’assenza del suo storico controllore per conto terzi e allo stesso choc causato dal suo gran rifiuto oppure le cose sono andate troppo avanti per tornare indietro e per poter metterci mano.

Credo che purtroppo sia preminente la seconda possibilità: la Ue si è idealmente suicidata con il massacro della Grecia, si è fatta riconoscere per quello che è e se l’entrata forzosa della Gran Bretagna è stata tra i suoi (purtroppo molti) peccati originari, la distruzione del piccolo Paese mediterraneo è stato quello finale, la dimostrazione del suo irredimibile carattere oligarchico e finanzista. Un regime finanziario di fatto che si può forse abbattere, ma non riformare: al suo interno non si possono più concretamente reclamare i diritti della società contro quelli dei potenti e prima si cancella questa illusione meglio sarà .

 

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4 responses to “Ma quanto ci è costato il remain?

  • carlomoriggi

    ..la prova del nove di fedeltà, in funzione di un rinnovato presupposto di dominio occidentale, è la chiave di lettura a cui il resto dell’europa che rimane sarà chiamata a mettere in atto. Mai come oggi, per certi paesi, si apre all’orizzonte l’opportunitò di essere pre- convincenti oltre che pre-credibili; chiaramente e opportunamente agli occhi vigili del “grande fratello” d’oltreoceano.
    La GB, uscita dalla porta, rientrerà dalla finestra non appena le circostanze, non solo economiche e finanziarie, lo permetteranno.
    Se proprio si vorrebbe dirla tutta, non usciranno … così come non sono mai entrati con tutti e due i piedi; questo non era e non sarà il loro compito e il loro destino.
    La tradizione sembra volere che a loro sia salva ogni forma di sudditanza estemporanea e di contaminazione subalterna davvero democratica, e vuoi per pragmatismo ancestrale nonchè culturale.
    Una base di ripartenza sempre aperta, questo sarà, laddove gli altrui esperimenti globali, fallimentari, non li vedrebbero mai coinvolti sino al punto di paralizzare il fine di un disegno ultimo, quello oggettivo e ahinoi persistente di un fronte univoco e d’invariata prova di gestione delle proprie libertà.
    Per questo e solo per questo mi staranno sempre sulle palle come pochi.
    Per questo e solo questo un’ europa così non si sarebbe mai dovuta pensare, e se il tutto fosse accaduto a un altro Paese qualunque, sarebbero bastate meno di 24h per metterlo definitivamente col culo per terra … vita natural durante!
    Ma questo non è accaduto e non accadrà mai.

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  • Francesca S.

    Non dovevano ridurre in quel modo la Grecia ed opprimere tanto ferocemente anche gli altri Paesi del Mediterraneo.La speranza in un’Europa giusta e benevola, ma chi ce l’ha.

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  • Dorian Grazy

    La conversazione con le persone anziane è sempre istruttiva. La televisione e gli altri canali dipendenti dal sistema affaristico-politico fanno purtroppo informazione e cultura da troppi anni. E’ convinzione comune che se una notizia proviene dal teleschermo allora è vera. Chi riesce per fortuna ad accedere a canali informativi liberi può farsi un’idea più realistica di come vanno le cose, salvo poi a non poterle condividere con i teledipendenti. Ciò è frustrante.

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