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Amare il popolo, purché stia zitto


 Anna Lombroso per il Semplicissimus

Quante volte mi è sembrata quanto mai attuale la considerazione di Brecht: c’è un momento nel quale bisognerebbe sciogliere il popolo. Ma per adattarla alla nostra contemporaneità, dovrebbe evaporare nei fumi dei gas anestetici e allucinogeni che a un tempo produce e consuma, l’élite che il popolo l’ha già sciolto riducendolo a magma riottoso, impotente e accidioso. Parlo di quelle cerchie che si ricordano delle masse solo quando devono depredarle, quando devono indirizzarle con la propaganda ai consumi o verso il consenso necessario per garantire la permanenza in ruoli influenti e privilegiati, quando devono deplorarne il comportamento ribelle, se votano contro gli interessi particolari del ceto dirigente.

Da giorni ci tocca sentire le loro reprimende per il voto alle amministrative, per la disaffezione nei confronti del partito unico e dell’incarico salvifico che starebbe svolgendo per il nostro bene, per l’astensionismo, fino a ieri decantato come sublime attestazione di maturità di popolazioni che scelgono la delega in bianco, mentre si dedicano alacremente agli affari lasciando la cura di quelli collettivi agli sbriga faccende della politica. Da giorni, dopo settimane di somministrazione omeopatica di terrorismo mediatico a  suon di minacce e intimidazioni, ci impongono la loro disapprovazione nei confronti della rinata Perfida Albione e del 52 % dei suoi elettori rei di mettere in difficoltà giovani di belle speranze e poca voglia in cerca di fortuna oltre Manica, aspiranti manager della ristorazione tramite servizi di lavapiatti e pizzaioli intorno alla City, colpevoli di molestare l’espansionismo disinvolto di tanti piccoli Davide Serra oltre che di intralciare le vacanze intelligenti della generazione Erasmus. E di conseguenza fascisti, colpevolmente sovranisti, come recita l’impenitente pompiere dopo essere stato fuochista, Henry Levi, impropriamente e immeritatamente messi in condizione di esprimersi, di decidere, di dire no, contrastando superiori disegni ed elevate volontà sovrastanti.

Molti di loro oggi si lamentano per il voto spagnolo: e che cavolo ci avevano contato su un’affermazione di Podemos. E infatti sono quelli cui piace l’opposizione purché si eserciti lontano, purché la faccia qualcun altro, perché se qualcuno osa farla qui, seppure in modo un po’ sgangherato, approssimativo e limitato a poche parole d’ordine, allora è un infantile e bieco populista. Perché si sa che a parole sono pronti a morire per il popolo, un po’ meno a camminarci a fianco, a sentire i suoi odori, a piangere con lui e a dividere lo stesso pane.  Per quello i referendum piacciono se sanciscono in forma plebiscitaria scelte imposte, se sono confermativi, o se sono geograficamente remoti e soprattutto se sono sponsorizzati da testimonial dichiaratamente  a libro paga del regime sovranazionale, in modo che poi uno Tsipras alla guida di un governo fantoccio  dell’Europa mercantile e ordoliberista  benché auto etichettato come sinistra socialdemocratica faccia ingoiare l’ultimo e definitivo boccone  sotto forma di Terzo Memorandum al popolo greco stremato, affamato, strangolato.

E sono gli stessi che mi rimbrottano di legittimare il pronunciamento britannico “da sinistra”, dimenticando che il Brexit è un arcaico sussulto sovranista che contraddice la radiosa visione di una Europa federale, rimuovendo che è stata una battaglia della destra, impersonata allegoricamente da un assassino di dichiarate simpatie neo naziste, una di quelle crociate che vincono perché parlano alle viscere immonde della plebee, perché si sa, che la ragione e i suoi lumi sono monopolio di una scrematura che solo per una dannata coincidenza collima con strati privilegiati della società.

Occorre ricordare qualcosa a questi fedelissimi della realpolitik, questa sì legittimata a “sinistra” , e che parlano in suo nome con la voluttuosa consapevolezza che si tratta di un idolo infranto, se  chi ne ha raccolto virtualmente l’eredità fa professione di fede dell’abiura a mandato e missione, se la sinistra   riformista e  socialdemocratica si compiace di interpretare entusiasticamente la funzione  di servizievole gruccia del potere costituito, di copertura a conservazione e sigillo  della cosiddetta stabilità e della governabilità.

È bene rammentare loro i perché non ha avuto successo la pressione esercitata da tutti i possibili influenti, compresi i calciatori scesi in campo per l’Ue, perché non hanno valso a nulla le minacce della nomenclatura di Bruxelles: chi se ne va, rimane fuori, perché non hanno sortito l’effetto sperato né i ricatti e nemmeno la rosea narrazione di una crescita armonica e condivisa, quindi né il terrorismo né le illusioni, né le favole e nemmeno l’orrido che avrebbe aspettato i ribelli dopo il salto nel vuoto.  Sono i perché e le risposte che echeggiano nel vuoto che abbiamo lasciato che venisse riempito dalla collera, dalla disperazione che non sa trovare altre strade se non prendersela con l’altrui disperazione, nel quale la voce dei partiti e movimenti tradizionali sa solo dire le parole “conciliatorie” della pretesa riformabilità della Ue attraverso accorgimenti burocratici, della possibilità di addomesticare il nei imperialismo finanziario con aggiustamenti e la sua disumanità con la cooperazione da realizzare coi despoti nordafricani e coi sultani sanguinari.

Se il Brexit è di destra, cosa dovremmo dire del partito laburista, quello della “terza via” liberista, quello in prima fila nelle campagne umanitarie in Iraq, quello delle “riforme sociali”? Se il Brexit è di destra cosa dovremmo dire di Hollande, dell’abuso del terrorismo impiegato per promuovere altra guerra e per la provvidenziale restrizione e limitazione di libertà e diritti? E se il Brexit è di destra perché asseconda razzismo e promuove xenofobia, cosa dovremmo dire della Francia che già oggi cancella i confini inglesi a Calais, pronta a benefiche rappresaglie sulla pelle dei profughi in modo da eliminare pudicamente la sua giungla?  o del governo italiano che vuol fare dell’immigrazione un problema di ordine pubblico e insieme un business grazie a alleanze commerciali con i tiranni africani? O della fortezza europea che paga profumatamente il killer ottomano perché di adoperi nel disfarsi del molesto ingombro di chi vorrebbe una vita, anche solo una vita a pane e acqua, senza guerra e senza paura. E che invece guerra e paura la trovano qui.

 

 

 

 

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