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Sovranismo e “addizione” europea

images (1)Oggi ho fatto una scoperta che per me ha dello straordinario: su Marx XXI è apparso un articolo nel quale finalmente si esce dalle mezze parole e si dice che l’Europa è un’entità sovrana e dunque partecipa del sovranismo non diversamente  dagli stati stati che lo compongono: si tratta semplicemente di un ingrandimento quantitativo, di una semplice addizione che non cambia la sostanza e la qualità delle cose quando non la peggiora. Dunque essere antisovranisti in nome dell’Europa è un controsenso, un equivoco o un abbaglio nel migliore dei casi. E’ una cosa che dico da anni e non per merito di particolare intelligenza, ma perché è un fatto ovvio anche a prescindere dagli atteggiamenti sempre più imperialisti e colonialisti assunti dalle oligarchie continentali nell’ultimo quindicennio sulla scia degli Usa, ma perché qualsiasi contesto politico, economico e  territoriale ha senso solo se può esercitare la sovranità al suo interno. Dunque la polemica sul sovranismo è sempre stata priva di un significato fattuale che non fosse quello di mortificare la sovranità degli Stati storici dove questa ha ancora bisogno di un qualche consenso popolare, sia pure estorto a media armati, per esaltare quello dell’Unione la cui governance non deve temere un simile fastidio. E’ ben noto come il Parlamento  che andremo a eleggere sia del tutto privo di poteri. una sorta di allegoria democratica come i carri di cartapesta a Carnevale, con la sola differenza che non ci si diverte affatto. Del resto non è che l’unione di 50 stati al di là dell’atlantico che molti europeisti destri e sinistri prendono a modello sia per ciò stesso garanzia di assenza di nazionalismo, anzi si tratta dell’entità più nazionalista che si vede da secoli.

La cosa straordinaria e inquietante è che ci siano voluti parecchi anni perché questa cosa così lampante sul sovranismo europeo cominciasse ad emergere dalle acque torbide dei discorsi in malafede o semplicemente ottusi, anzi forse proprio grazie alla quantità di fango storico – politico che gli oligarchi del continente hanno sollevato su Russia e Cina, mostrando un volto sciovinista e allo stesso tempo servile nei confronti di oltre atlantico che è tipico delle posizioni ultranazionali . O forse sta emergendo via via che diventa più chiaro come le retorica dell’Unione abbia in realtà come protagonisti gli stati più forti che hanno imposto le regole, metodi di convivenza e alla fine un giogo mortale agli altri.

Si dice che non è mai troppo tardi, ma non sempre è vero: non lo è in questo caso proprio per le sinistre residuali che dopo il crollo dell’unione sovietica hanno trovato nell’europeismo un rifugio, una tendopoli per terremotati e vi hanno trasportato le suppellettili  scampate al disastro. Soprattutto un internazionalismo esaltato e astratto, nato all’indomani del primo massacro bellico, incline a considerare superata la questione nazionale e di conseguenza a delegittimare non soltanto l’autodeterminazione dei popoli ma anche i problemi della rappresentanza collegati agli stati, gettando il bambino con l’acqua sporca. Si tratta di vizi antichi e di dialettiche di base, nati col marxismo stesso  visto che lo sviluppo capitalistico in occidente è stato determinato nella sua nascita e nelle sue forme dai surplus dovuti inizialmente alle rapine nel medio oriente di cui gli italiani furono maestri, poi allo sfruttamento del nuovo continente che ammazzo lo Stivale e fece decollare gli stati atlantici, infine alla politica coloniale in Africa, Asia e Sud America. Questo nodo gordiano rende praticamente impossibile alla sinistra sia riconoscere fino in fondo i vizi assurdi dell’Europa, sia comprendere come – ad esempio – in Cina non si pratichi tout court un semplice capitalismo nemmeno più tanto travestito, ma si applichi una peculiare forma di liberazione da un capitalismo che si è proposto essenzialmente non come scontro di classe, ma come dominio coloniale. Del resto basta leggere Mao per vedere che il grande timoniere già nel 1940 intendeva  prima di  arrivare al socialismo, “sgomberare il terreno allo sviluppo del capitalismo”. E questo non per creare ipotetiche condizioni rivoluzionarie che si sono dimostrate relativamente inconsistenti sul piano storico e anche su quello teorico, ma perché nessuna rivoluzione sarebbe mai possibile sotto un dominio esterno di natura esplicita o implicita.

Su questo si potrebbe discutere a lungo, come del resto si è fatto nell’ultimo secolo, ma non è lo scopo di questo post che invece vuole salutare il farsi strada di una visione apertamente diversa rispetto all’idea di Europa anche all’interno di ambienti tendenzialmente incollati all’ortodossia. Certo fuori tempo massimo per guidare o anche per condizionare in un modesto sub appalto gli sviluppi di una lotta di liberazione dall’oligarchia. Ma se è troppo tardi per far sentire la propria voce, non è non è mai troppo tardi per rinascere.

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La speranza del Brexit

BrexitIl canovaccio è sempre lo stesso, anzi è diventata una vera e propria sceneggiatura che si sussegue pressoché identica, burocraticamente noiosa come in un serial dove cambiano solo le caratterizzazioni occasionali: qualunque consultazione popolare o elezione minacci per qualche verso il corpus iniuris europeo, si alzano subito le stesse minacce di ritorsione finanziaria, le evocazioni di disastri economici, vengono diffuse visioni apocalittiche e prive di qualsiasi senso, si attivano le speculazioni monetarie o sui titoli. Lo scopo è quello di impaurire e ricattare le popolazioni affinché non osino distaccarsi dal corpaccione continentale o pensino a rendersi indipendenti dai rispettivi stati perciò stesso rimettendo in discussione i trattati. E’ accaduto con la Grecia, poi con la Catalogna, poi con la  Scozia e adesso con la Gran Bretagna. Le stesse cose dette due anni fa, le stesse banalità, bugie e ricatti  riemergono come scritti sulla vecchia e cara carta carbone.

Naturalmente gli scenari di volta in volta proposti dagli europeisti non valgono la carta su cui sono scritti o i bit che consumano sia perché l’Europa a guida euro è una camera a gas economica in cui i gauleiter della finanza e i Mengele dell’oligarchia portano avanti il loro disegno di neo medioevo, sia perché le economie sono troppe intrecciate per poter colpire senza ricevere un contraccolpo ancora più forte, come dimostra il fatto che non appena è cominciata l’operazione paura con la speculazione borsistica e “la sterlina sotto pressione” le borse continentali hanno perso più di quella di Londra. Tuttavia la cosa significativa, in qualche modo illuminante è che la sceneggiatura da disaster film, la tracotanza dei ricatti  rimangono identici anche se applicati alla Gran Bretagna e al pericolo di un brexit, con l’aggiunta, caso mai non bastasse, di incaute e ridicole minacce di ritorsione che hanno quasi un sapore da blocco continentale di napoleonica memoria: tutto questo però si riferisce a un Paese la cui reale integrazione con la Ue è assai relativa visto che non ha la moneta unica, non ha firmato i trattati capestro come il fiscal compact, non riconosce più come propri i cittadini di altri Paesi dell’Unione, al contrario di quanto dicono o vorrebbero far intendere gli squallidi venditori dell’informazione prezzolata, vedi Sole 24 ore, ha uno status speciale in molti settori strategici, è troppo intimamente legato agli Usa perché un’uscita dalla Ue possa significare anche una messa in discussione della Nato e dulcis in fundo è la patria adottiva di quel neoliberismo dell’ingiustizia e della diseguaglianza a cui si ispirano le elites di Bruxelles, i banchieri di Francorforte e i cancellieri di Berlino.

Dunque un’uscita a fronte di un’entrata storicamente incompleta e spesso equivoca, potrebbe essere morbida, priva di significative conseguenze e anzi foriera di accordi che potrebbero meglio integrare la Gran Bretagna nel mondo economico europeo proprio a fronte della cessazione di ingombranti obblighi formali. Eppure si sta scatenando l’inferno e alcuni dementi come il polacco Tusk, presidente del consiglio europeo ed eminente cretino sarmatico arriva dire che la brexit può “marcare la distruzione della civiltà occidentale”. Certo non c’è molta intelligenza da raccogliere sotto le bandiere di Bruxelles e bisogna accontentarsi di ciò che passa il convento dei venduti e comprati, ma la reazione è perfettamente comprensibile perché l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue e addirittura a seguito di una consultazione popolare, toglierebbe di mano alle elites europee le proprie armi di ricatto e innescherebbe un effetto domino. Però non si tratta solo di questo, ma anche di altro: chi detiene il potere ha capito benissimo che la svolta reazionaria ha probabilità di successo solo se è portata avanti scavalcando e disarmando i diritti di cittadinanza, rendendo superflua la politica e impotenti gli stati, dunque attraverso diktat sovranazionali di natura sfuggente, ambigua e in nessun modo riferibile al consenso. L’esatto contrario della democrazia.

Se questo deficit democratico, dovesse essere colmato attraverso il ritorno ai singoli stati, alle loro dinamiche interne, alla politica di bilancio e alla politica tout court, gli intenti reazionari sarebbero ben presto sconfitti o avrebbero comunque vita durissima, non quella comoda e scontata di oggi che si impernia sulle paure, anche le più grottesche, instillate nella gente. su questo non ci può essere nemmeno equivoco vista l’immensa documentazione sulle intenzioni esplicite dei poteri globali. Ecco perché la Ue deve fare  di tutto per evitare il brexit e quelli che fanno finta di non essere le quinte colonne del disegno reazionario dovrebbero invece fare di tutto per favorirlo.


Sicurezza e salute: solo ostacoli per l’Europa segreta

lavoroMentre a sinistra ci si gingilla con un’altra di idea di Europa, si accendono candele alla sacra immaginetta, stando però bene attenti a non contestare radicalmente l’orientamento assunto dalla costruzione continentale e dai suoi strumenti finanziari e monetari, la commissione di Bruxelles manda avanti il programma Refit, ossia il blocco di qualsiasi nuova norma in materia di salute e di sicurezza sul lavoro. Queste infatti sono grottescamente viste come “lacci” e “costi” che affossano l’economia: dunque stop a ogni nuova regola o regolamentazione, comprese quelle che riguardano sostanze cancerogene e via invece a una revisione delle regole già esistenti per smantellarle.

Sembra gravissimo, qualcosa che entra in rotta di collisione totale con l’idea di Europa che molti coltivano, ma in realtà non è che un preambolo, una preparazione al colpo grosso che si vuole attuare con la creazione del mercato unico col Nordamerica. Anche qui la Commissione insiste per introdurre uno strumento tossico per la democrazia che passa sotto il nome apparentemente innocuo di “meccanismo per la risoluzione delle controversie tra investitori e stato”. Nella realtà questo significa che le multinazionali possano contestare e annullare in nome del libero mercato le regole dei singoli Stati o della stessa Ue non solo in materia di sanità e di sicurezza, ma anche di scelte strategiche. Così una società che opera nel nucleare potrebbe contestare l’uscita della Germania dall’energia atomica o una banca mettere sotto accusa le normative finanziarie o una società petrolifera smantellare le regole contro il fracking.

Insomma un meccanismo che prevede una tutela del profitto e degli  interessi delle compagnie al di là e contro le leggi degli stati, divenendo così il fulcro regolatore delle comunità. Il tutto viene gestito non attraverso i tribunali, ma attraverso arbitrati coperti da segreto tra avvocati aziendali, le cui decisioni sarebbero insindacabili. Questo in parte già accade in varie parti del mondo, soprattutto anglosassone, e uno dei “giudici” di questi organismi di arbitrato rivela: “ “Quando mi sveglio la notte e penso all’ arbitrato, non cessa mai di stupirmi che gli Stati sovrani abbiano accettato tutto ciò … ai privati ​​è affidato il potere di rivedere, senza alcuna restrizione o ricorso, tutte le azioni del governo, tutte le decisioni dei tribunali, e di tutte le leggi o regolamenti emanati dal Parlamento”.

Tutto questo è stato tenuto segreto, ma ai primi di dicembre quando le prime notizie hanno cominciato a circolare (vedi qui ) la Commissione si è vista costretta a cambiare strategia e in una documento interno prefigura la necessità e/o l’opportunità di orientare i media a una campagna che dica come il trattato serva ” a creare occupazione” e non “minare la regolamentazione e attuali livelli di tutela in settori come la salute, la sicurezza e l’ambiente”. Bene la trasparenza. L’unico problema è che non è vero come anche il Refit dimostra.

Del resto l’Osservatorio Corporate Europe (qui) rivela che per mettere a punto il meccanismo la commissione ha avuto 8 riunioni pubbliche con i rappresentanti della società civile e 119 a porte chiuse con le multinazionali e i loro lobbisti. Il gioco è scoperto a tal punto che Stuart Eizenstat, co presidente del Business Council transatlantico, organismo vitale per la messa a punto del trattato ha sostenuto che “ sì un Paese che vieta un certo prodotto dovrebbe pagare un risarcimento. Per esempio nel caso venisse vietata la vendita dei polli lavati con cloro che è una pratica ammessa negli Usa”. E poche settimane fa il ministro britannico Kenneth Clarke ha detto che “La tutela degli investitori è una parte standard di accordi di libero scambio. È stato progettato per sostenere le imprese che investono in paesi dove lo Stato di diritto è imprevedibile, a dir poco”.

Come si può vedere benissimo la Commissione, non riuscendo a tenere segreta la presenza di questo veleno per le democrazie, si appresta a raccontare un bel sacco di ballo ai cittadini europei, condendole o magari apertamente barattandole con illusorie speranze di chissà quale ripresa economica: stando al altri accordi di questo tipo i risultati sono stati scarsi e di breve durata.

Mi chiedo con una certa inquietudine perché nessuno parli di queste cose, nemmeno quello Tsipras di Syriza che negli auspici di qualche salotto della sinistra potrebbe essere candidato alla presidenza della commissione Ue e per il quale potrebbe essere inaugurata una lista di sostegno in Italia. Mi chiedo se dietro ci sia qualcosa o solo il tentativo di qualche personaggio in vista di finire tra gli agi di Strasburgo e fare da lì la quinta colonna per la sacra e intoccabile immaginetta.

 


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