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Italia addio: Chang Idaliwen Qi Che Torino

4f7a1f2efb017953a9ae81979df332fa8e7fd525In un cinese maccheronico, anzi vermicellaio, il titolo di questo post significa Fabbrica Italiana Automobili Torino e la traduzione scherzosa di una sigla antica, per qualche verso gloriosa, è ormai d’obbligo visto che la maggioranza azionaria della Fica di Marchionne, pardon della Fca, potrebbe essere comprata dalla Guangzhou Automobile Group che del resto già produce le Jeep che vengono vendute agli ammerregani di casa nostra, convinti nella loro assurda ottusità di appoggiare le terga su un prodotto tutto made in Usa. Ora non c’è nulla né di scandaloso, né di oscuro nel fatto che la Fiat finisca in mani cinesi, anzi molto meglio che in quelle americane abituate a succhiare tecnologie a a sputare la buccia, come Chrysler ha fatto prima con la Peugeot e poi con la Mercedes, lasciando enormi buchi nei loro bilanci e impadronendosi dei brevetti necessari a costruire veicoli un po’ più evoluti rispetto agli anni ’50. E del resto sono stati proprio i cinesi a salvare l’industria automobilistica svedese comprando la Volvo e salvandone fabbriche e know how, al contrario di General Motors che ha affondato la Saab non prima di averne acquisito le tecnologie.

Il problema non è davvero questo, anzi sarebbe un sollievo se non fosse che la Guangzhou vuole fare l’operazione al solo scopo di aggredire il mercato americano, mentre ciò che rimane della Fiat non è che un’appendice ormai senza importanza strategica e soprattutto senza una vera autonomia progettuale ( vedi nota) . Di fatto Obama e gli Agnelli, con la consulenza del finanziere Marchionne, hanno assassinato l’industria automobilistica italiana, precedentemente risucchiata dalla Fiat, grazie a governi sempre al soldo del re di Torino tanto da impedire che altre aziende automobilistiche si insediassero nello stivale. Ora gli stessi assassini, benché abbiano dimezzato sia la mano d’opera sia i salari in Usa e stiano procedendo a fare la stessa cosa da noi, sono in difficoltà perché non hanno fatto altro che cincischiare con i vecchi modelli e perché il mini boom automobilistico fomentato dalla finanza, è in via di esaurimento: ancora due anni e il mito di Marchionne si sarebbe sgretolato persino di fronte ai più impavidi italioti, inneggianti alla conquista della Chrysler, gongolanti e satolli di essere circonfusi nel mito americano. Anche perché  i risultati annunciati, i famosi sei milioni di veicoli sono ben lontani, anzi dal 2010 la Fca ha perso posizioni ed è possibile, viste la manipolazioni di Marchionne (da ricordare lo scandalo di concessionari costretti a dare per vendute auto in magazzino) che i dati siano pure gonfiati.

Ma tutto questo è già il passato: se la Fiat era già stata ridotta a sottocoda  della Chrysler ovvero una dei marchi meno stimati dell’intero panorama mondiale a detta delle stesse statistiche americane, adesso rischia di diventare sottocoda del sottocoda. Del resto che qualcosa non vada nella costruzione della Fca, che il progetto appaia sempre meno convincente, che dopo la fiammata iniziale gli entusiasmi si siano spenti di fronte a una gestione puramente finanziaria e non orientata al prodotto,  lo dimostra il fatto che l’interesse cinese ha subito smosso il mercato il quale è tornato invece piatto dopo le obbligatorie e rituali smentite. Italia addio.

Nota. Nel 2008 anno in cui ci fu l'”acquisto ” della Chrysler il Gruppo Fiat aveva prodotto e venduto più di 1 milione e 800 mila veicoli dopo aver toccato una punta di 2 milioni e 300 mila auto l’anno precedente, il 70% dei quali prodotti nel Bel Paese. La Chrysler, sempre nel 2008 aveva invece venduto 2,6 milioni di “pezzi”. Si trattava perciò di due marchi sostanzialmente equivalenti soprattutto tenendo conto che la Fiat disponeva di gioielli come Maserati e Ferrari e che aveva un ampio mercato in Sud America sconosciuto alla marca americana. Bene a distanza di qualche anno si producono in Italia solo 400 mila veicoli che costituiscono solo l’8% del fatturato della Fca,  circa un terzo del Sud america dove vengono commercializzati esclusivamente veicoli pensati dalla vecchia Fiat italiana. E del resto anche negli Usa gran parte delle novità Crysler sono  le 500 e auto con telai Alfa romeo ovviamente realizzati in loco. Insomma un disastro nazionale all’interno del quale la cosa peggiore sono i peana del giornalaccio confindustriale Sola 24 ore (in pratica una proprietà di Marchionne)  tesi ad esaltare tutto questo in nome della produttività, della messa in mora dei sindacati, della capacità di condizionare il governo e le sue leggi. 

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