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I boss delle cerimonie

2129108_don_antonio_boss_villaAnna Lombroso per il Simplicissimus

La Lega, per contrastare l’eclissi del sacro e rafforzare l’istituto matrimoniale purché benedetto, ha presentato una proposta di legge, primo firmatario il deputato Domenico Furgiuele  e sottoscritta da altri 51 , che prevede una  detrazione fiscale fino a 20 mila euro in 5 anni per i giovani sposi sotto i 35 anni e a basso reddito che decidono di sposarsi in chiesa.  Per la precisione  i beneficiari del bonus devono essere in possesso della cittadinanza italiana da almeno dieci e le spese, quali: ornamenti in chiesa, tra cui i fiori decorativi, la passatoia e i libretti, gli abiti per gli sposi, il servizio di ristorazione, le bomboniere, il servizio di coiffeur e di make-up, nonchè, il servizio del wedding reporter, devono state essere sostenute nel territorio nazionale.

Non si ha notizia se saranno ammessi al beneficio i riti officiati da rabbini, imam, se potranno godere della defalcazioni fastose o più sobrie liturgie celebrate nell’ambito di chiese non monoteiste Scientology compresa -che di solito non fa proselitismo presso ceti diversamente abbienti. Anche se lo spirito ecumenico  che anima la proposta creativa nasce dalla considerazione amara che  “Abbiamo assistito, di fatto, a un crollo dei matrimoni religiosi – è scritto nella relazione – pari a circa il 34 per cento, che in valore assoluto è pari a 54.491 nozze in meno nell’arco temporale di un decennio”. Da lì la volontà di penalizzare  quel  46,9 per cento laico del totale dei nubendi che sceglie il municipio, non tanto con la minaccia, come minimo, del Purgatorio, ma con quella più concreta di non essere sostenuti nell’acquisto dello smoking da coatto, del velo di pizzo macramè, dell’album e del filmato di immagini  dalla vestizione alla luna di miele, del cantante neo-melodico, del pranzo organizzato dal boss delle cerimonie e della funzione nell’amena cappella con opulente composizioni floreali disposte dalla suorine non disinteressate dell’annesso convento.

Sappiamo che il primo firmatario della proposta è un imprenditore del settore edile della Calabria dove si racconta che le feste di nozze durino come minimo tre giorni. Ma  senza dubitare della sua fede e militanza religiosa, è lecito sospettare che sia altrettanto attento al brand nuziale, declinato in tanti comparti merceologici, non escluso quello più strettamente “confessionale”, affitto della chiesa, con conseguente imposizione di  contratti in esclusiva per fiori, foto, musiche  d’organo, addobbi, indulgenze multiple, corsi di formazione al sacro vincolo.

Se dietro a ogni dogma si può sentire il fruscio della carta moneta abbiamo avuto ragione di sospettare dell’elargizione generosa dei diritti di coppia per quelle omosessuali in sostituzione di un regime che parificasse tutte le unioni civili  ai matrimoni. Abbiamo avuto ragione di dire che la libertà delle persone e delle loro inclinazioni e convinzioni si misura anche in quella di non volere stringere un vincolo ufficiale, ma di esigere comunque il riconoscimento anche giuridico di legami di affetto, solidarietà, amicizia e amore, rispetto e cura reciproca. Abbiamo avuto ragione di mettere in guardia dalla somministrazione parsimoniosa di licenze e prerogative dell’ambito personale e privato, in sostituzione di diritti che a torto credevamo inalienabili, come se tutti senza gerarchie e senza graduatorie non fossero fondamentali e primari.

Adesso c’è chi pensa che ancora una volta abbiamo avuto troppo, che è preferibile tornare a costumi e usi che dovrebbero stringere la morale comune in spazi più angusti e controllabili dai poteri che si sentono minacciati, chiesa compresa. Che non vuole intendere che la lontananza che si è determinata dalla sua comunità di  fedeli, non è frutto del consumismo depravato, ma della sua sudditanza alla supremazia del mercato, espressa non solo con le scorribande finanziarie dello Ior, ma con i regimi speciali concessi alle sue proprietà e attività non religiose, non deriva tanto dal numero e dalla qualità dei reati commessi dai suoi preti, che sono peccatori, ma dalla pervicace volontà di coprirli, oltraggiando le leggi di Dio è certo, ma anche quelle dei tribunali in terra.

Abbiamo avuto ragione di denunciare che movimenti e organizzazioni autodefinitesi progressiste abbiano riservato così falsa  e distratta attenzione alle politiche della vita, da soffocare bisogni, talenti, aspettative, aprendo valichi tremendi al malessere più irrazionale, ma ormai legittimo e non certo inatteso. E che abbiano con tanta tracotanza demolito lavoro e i suoi valori, istruzione e cultura, che abbiano con tanta costanza determinato l’affermarsi di rancore, diffidenza, risentimento, odio che la competizione è uscita dal terreno della concorrenza anche sleale per far irruzione nei patti generazionali, nei vincoli affettivi, dei rapporti famigliari, nelle relazioni d’amore.

Fa parte della nostra tragedia miserabile che la riaffermazione della triade Dio-Patria-Famiglia non sia nelle menti e nelle mani di sacerdoti ieratici e di autorità remote che incutono spavento e suscitano ubbidienza e soggezione, ma circoli grazie a baciapile e bacia-mafiosi, a beceri cialtroni che si ricordano i comandamenti solo in Tv e in campagna elettorale, a puttanieri incalliti, ladroni impenitenti, ed anche a addetti ai lavori dell’etica pubblica che di adoperano per la difesa, il mantenimento e la riproduzione  del dominio sociale, minando alla radice gli ideali di autodeterminazione, libero arbitrio, responsabilità. Per far posto a una falsa coscienza che addestra al conformismo, all’ubbidienza, alle convenzione, al decoro, che detta le leggi dell’amore finché morte non separa, che separarsi è anche quello un lusso per pochi, penitenti e assolti.


Da Bomba a petardo

cecchinSe il cadavere di Renzi giacesse ancora caldo e un qualche Marcantonio ex mediaset dovesse fare il discorso funebre tutto potrebbe dire salvo che Matteo è un uomo d’onore. Ma questo si sa e non stupisce affatto la giravolta premium che il guappo ha fatto sul referendum costituzionale prima considerato  condizione sine qua non per la tenuta del governo e oggi invece, vista l’aria che tira,  derubricato ad ambizioso piano di riforma, ma senza più effetti sulla sua permanenza al potere che non viene più messa in palio e in discussione. Così via twitter cambia registro  e tenta di sostenere la tesi del sì non con il ricatto, ma con le solite fumose argomentazioni generiche e asinine del cambiamento atteso da 70 anni, cioè ancor prima che la Costituzione fosse stata scritta. Certo il passaggio dalla semplice e grossolana estorsione politica alla discussione nel merito risulta impietosa per il furbetto di Palazzo Chigi che non è in grado di pensare oltre il suo naso nonostante qualche augusto grafomane domenicale  lo paragoni a Giolitti.

No, non è un uomo d’onore e nemmeno intelligente, ma questo ennesimo giro di voltagabbana alla democristiana dimostra che nel mondo della comunicazione si può cambiare rotta di 180 gradi senza che l’opinione pubblica nemmeno se ne accorga e soprattutto senza che ne tragga le opportune conseguenze sulla credibilità e l’affidabilità di chi è al potere.Ogni logica, razionalità è decenza è ormai nemica dell’informazione e non solo in Italia: basti pensare che i due terzi dei senatori che in Brasile hanno votato per l’impeachment di Dilma Rousseff per “crimini di responsabilità” sono a loro volta sotto inchiesta per corruzione. Ma sorvoliamo su questa rivoluzione arancione sotto mentite spoglie e torniamo al Bomba, alle ragioni del suo salto della quaglia. E’ chiaro che ha compreso come il consenso da parte dei suoi sponsor europei vada scemando non avendo trovato altra soluzione o meglio non soluzione che aumentare il debito in favore esclusivamente delle imprese e del suo cerchio magico allargato, che Washington è perplessa per il balletti sulla Libia,  che sta venendo meno anche il favore della classe dirigente autoctona la quale comincia ad accorgersi che l’opportunismo senza remore del personaggio rischia di mettere in pericolo il processo di riduzione della democrazia e del passaggio oligarchico, suscitando ostilità pericolose. Il tentativo di tenere aggregato il Pd e usare la maschera residua di un progressismo immaginario attraverso la terra promessa delle unioni civili, da cui peraltro è uscito un ennesimo indecoroso pasticcio che invece di riconoscere uguali dritti ai gay in quanto cittadini, ne sancisce ufficialmente la diversità, ha avuto però come effetto una reazione degli ambienti cattolici più retrivi che in mancanza di corpose compensazioni andranno a rafforzare i no del referendum.

Per questo ha dovuto togliere il cip politico dal tavolo di gioco della consultazione popolare sulla costituzione avendo preso coscienza che ormai nessuno farebbe carte false per tenerselo e che anzi è già aperta la caccia a un sostituto in grado di riaccendere le false promesse che furono del giovane guappo con più probabilità di successo e soprattutto ancora una volta senza nemmeno passare per le elezioni. Del resto è il destino del liderismo quello di non esprimere idee, ma facce. E che quando si deve usare troppo fard è il momento di cambiare.


Unioni incivili

CZQjktbWcAIfhizLa vicenda delle unioni civili è finita nel consueto solco della menzogna e dell’inganno che sono la cifra dell’azione politica contemporanea. Acquista la stessa ambiguità e gli stessi caratteri che sono stati del job act, ovvero di una legge che prometteva di temperare la precarietà favorendo i contratti a tempo indeterminato mentre trasformava questi ultimi da ultima trincea dei diritti del lavoro in contratti di precariato senza limiti: con la medesima tecnica una legge che doveva sancire l’uguaglianza delle persone al di là delle propensioni sessuali, è divenuta invece la più cristallina e sfacciata istituzionalizzazione della differenza e della discriminazione legale delle persone omosessuali.

Un risultato davvero brillante per i vari Giovanardi, Verdini, Alfano e compagnia assortita che adesso sono entrati trionfalmente nel contesto del partito della nazione, ovvero nel progetto renziano di cattoliberismo nel quale non c’è alcun posto per le libertà sociali, mentre quelle individuali vengono appannate e contrastate dal reazionarismo chiesastico. Insomma un insieme teso alla conservazione del peggio. Non è una sorpresa, sappiamo bene che tutto ciò che Renzi tocca si trasforma immediatamente in materiale organico e prende per così dire le forme e la sostanza del suo tessitore, ma fa comunque una certa repulsione vedere le schiere di onorevoli nullità che vengono a dire noi non volevamo questo esito, prendiamo le distanze ma non si poteva fare diversamente. E’ come osservare cadaveri che si denudano mostrando tutti gli effetti della decomposizione politica unita all’ipocrisia individuale che spinge scheletri rinsecchiti a imbellettarsi.

Ciò che però viene davvero fuori da tutto questo è un metodo e un’ideologia ormai comuni a tutto l’occidente, facile da ottenere grazie  alla mediatizzazione massiccia della società: quello di indicare emotivamente un obiettivo per ottenere l’esatto contrario, certi della totale confusione contemporanea, la stessa che spinge alcuni rassegnati terminali a vedere qualcosa di buono e non un completo inganno  in una legge che sancisce una differenza tra i cittadini in aperto contrasto con la Costituzione nella sua essenza. In pratica un espressione legale di omofobia. Così è stato per la negazione di libertà successiva agli attentati in Francia con milioni di persone che inalberando il je suis Charlie collaboravano attivamente a castrare ciò in cui credevano. Così avviene quasi quotidianamente per i diritti sottratti in nome di un presunto e del tutto ingannevole allargamento del lavoro che è stato scientificamente dimostrato illusorio o per le pensioni fatte oggetto di tagli in nome di una sorta di giustizia generazionale che non sta in piedi, che è solo un mito miserabile adottato per limare quelle presenti ed eliminare del tutto quelle future.

Perché mai non avrebbe dovuto essere così anche per le unioni civili che nascevano sotto pessimi auspici, che anzi sono state l’occasione per rafforzare il fronte reazionario -affaristico e sdoganare finalmente affinità elettive in precedenza impresentabili? Hanno fatto le unioni incivili. La domanda è solo quando qualcuno comincerà a svegliarsi e a non cadere mani e piedi sempre dentro la stessa trappola come un topolino drogato.


Unioni civili, “inglesorum” per fregarci

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

A volte non è pretestuoso chiedersi perché per indicare istituti giuridici, fenomeni più o meno spiegati ed accettati, misure proposte o imposte si usi l’inglese, come nel caso del Jobs Act, come nel caso della stepchild adoption. Nel primo caso, l’intento più o meno esplicito è quello di fare ricorso a una lingua accreditata come esperanto della modernità, per esaltare dinamismo futurista, natura progressiva di una scelta che fa  piazza pulita di un passato,  smaltito sbrigativamente come arcaico e superato, innervato invece di fermenti, aspettative e conquiste irrinunciabili. In altri, come nel caso dell’istituto giuridico che già permette l’adozione del figlio del coniuge, con il consenso del genitore biologico e solo se l’adozione corrisponde all’interesse del figlio, che deve dare il consenso (se maggiore di 14 anni) o comunque esprimere la sua opinione (se di età tra i 12 e i 14), c’è da sospettare che si voglia asseverare, con l’uso di una locuzione  straniera, appunto, l’estraneità esotica e sospetta del riconoscimento di un legame, di un vincolo, di un patto legale ma soprattutto affettivo, in modo che sia legittimo diffidare della sua congruità “naturale” e della sua coerenza con usi, tradizione e cultura popolare.

Sia come sia, si chiami stepchild adoption o adozione del figliastro, si pensi che sia una novità ambigua o si sappia invece che esiste già nel nostro ordinamento (fino al 2007  ammessa solo per le coppie sposate, poi estesa ai conviventi eterosessuali, ritenendo, in quei due casi, che fosse interesse del minore che al rapporto affettivo fattuale corrispondesse anche un rapporto giuridico, consistente in diritti ma, soprattutto, doveri),  è questo il terreno sul quale è in atto una battaglia in previsione dell’approdo a Palazzo Madama del Ddl Cirinnà sulle unioni civili. Che prevede che un componente dell’unione civile possa continuare come dal 2007, ad avere la facoltà di chiedere l’adozione del figlio biologico del partner,  sempre col  consenso del genitore biologico e  sempre previa autorizzazione del  Tribunale per i minorenni, incaricato di  stabilire -caso per caso- se l’adottante ha le carte in regola e se l’adozione corrisponde all’interesse del figlio.

Per questo eventuali modifiche  del testo di legge avrebbero  come unico intento ed  effetto non quello di bloccare una novità sgradita a un fronte confessionale, che rivendica il monopolio della tutela della famiglia, ma di impedire “solo” agli omosessuali di continuare a fruire di un istituto già esistente. 

Ed è del tutto pretestuoso innalzare steccati ideologici, confessionali o  frutto di palese ignoranza giuridica, sostenendo che si tratti dell’anticamera dell’utero in affitto: pratica che, utilizzata per lo più dalle coppie eterosessuali, è sanzionata penalmente e che di certo non sarebbe scoraggiata dal negare ai figli della famiglie omosessuali la protezione giuridica di cui hanno bisogno. Per non dire che  la maternità surrogata continuerebbe ugualmente a essere praticata all’estero, dalle  coppie etero e gay ricche, con la differenza che le prime, essendo sposate, potranno adottare quei figli all’interno del matrimonio.

È quindi palese che l’opposizione a questo istituto nasce dal pregiudizio, dalla discriminazione, che la volontà di trasformare in ardua  concessione quello che non è neppure il riconoscimento di un nuovo diritto, ma la rimozione di un ostacolo che impedisce ad alcune persone di esercitare un diritto di cui tutti gli altri già godono, fonda questa esclusione sull’ “orientamento sessuale”, dunque su una causa di discriminazione ritenuta illegittima dall’articolo 21 della Carta europea dei diritti fondamentali, che ha lo stesso valore giuridico d’ogni altro trattato europeo, al cui rispetto almeno i 30 senatori del Pd e altrettanti deputati,  che si sarebbero già pronunciati contro le stepchild adoption,  mai si vorrebbero  sottrarre in nome della lealtà all’Unione e alla sua moneta.

E proprio quei 30 senatori, tra i quali alcuni acrobati del cambio di casacca e interpreti spericolati del trasformismo, a un tempo baciapile e divorziatissimi, ma soprattutto adoratori della poltrona quindi oculati amministratori del loro gruzzolo di consenso cattolico, sono insorti contro la pubblicazione dei loro nomi in un sito, Gay.it, insieme all’appello a contattarli per chiedere ragione della loro scelta. Si è voluto dar vita a una gogna mediatica, hanno denunciato, chiedendo  che l’elenco venga al più presto rimosso: “Non soltanto è un’azione dispotica“, ha detto il vice capogruppo Pd Tonini, “ma un atto irresponsabile che richiama alla mente lontani fantasmi che sarebbe meglio lasciare nel passato”.

Come al solito il fantasma vero è quello del Marchese del Grillo che alberga nei nostri rappresentanti in Parlamento, nei membri del governo, nella classe politica e dirigente tutta e che li ha persuasi della loro superiorità indiscussa e inviolabile. Sicché loro sono autorizzati a farsi gli affari nsotri, entrare nelle nostre vite, decidere cosa è bene e male, che cosa ci conviene o ci danneggia, intervenendo sulle nostre inclinazioni e scelte di vita e perfino di morte, perché “loro sono loro…”.  Mentre noi non siamo nemmeno in diritto di sapere che cosa pensano, che scelte fanno, che orientamento esprimono all’atto di decidere delle nostre esistenze. Dovevamo aspettarcelo da chi fa di differenze, disuguaglianze e iniquità i capisaldi del governo della cosa pubblica .. e privata.
 


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