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La baia dei Porci in attesa del referendum

porciMentre spero vi prepariate a votare sì, il referendum mi ha quasi fatto dimenticare che proprio oggi cade  il 55° anniversario della Baia dei Porci, ovvero il tentativo di invasione di Cuba da parte degli Stati Uniti, mediante un esercito mercenario – come fu costretto ad ammettere Kennedy una settimana dopo – che tuttavia fallì miseramente in 70 ore nonostante la copertura aerea proveniente sia dalla Florida che dal Nicaragua. L’episodio che oggi pochi ricordano o che comunque viene considerato minore fu in realtà la cruna dell’ago che determinò tutta la storia successiva ponendo le basi politiche e psicologiche sia per la crisi dei missili, sia per l’assassinio di Kennedy, sia per l’ascesa a un potere pressoché inedito dei servizi di intelligence che ancor oggi fanno e disfanno la geopolitica di Washington oltre ad essere importanti per quella interna, sia la deriva bellica del Vietnam con tutte le successive conseguenze. Soprattutto fu il momento in cui le elites Usa cominciarono a puntare sempre più sulla forza militare piuttosto che sulla persuasione consumistica che dal “mondo libero” irradiava su quello comunista.

Le ragioni di questi effetti spropositati rispetto all’entità dei fatti affondano nella storia del secolo precedente, nei suoi aspetti forse peggiori e soprattutto nel fatto che gli Usa consideravano Cuba un loro protettorato, che erano intervenuti a favore dei proprietari terrieri incazzati con la Spagna di cui l’isola era un vicereame per la sua scarsa capacità di donare le ribellioni e si rivolgevano sempre più a Washington per avere protezione. Questo nonostante il fatto che l’isola godesse di uno status piuttosto avanzato rispetto agli stessi Usa, basti pensare che nel 1860 il 39% della popolazione nera cubana era formata da uomini liberi contro l’11 % della Virginia. Comunque sia nel 1898 gli Stati Uniti fecero saltare l’incrociatore Maine di fonda all’Avana (come oggi è dimostrato, vedi nota)  per avere la scusa di dichiarare guerra all’ignara  Madrid e prendersi sia Guam che Portorico che le Filippine, inaugurando di fatto il proprio impero marittimo. La stesa Cuba divenne possedimento Usa fino al 1902 quando fu varata un’ipocrita indipendenza che nella stessa costituzione prevedeva l’intervento del grande vicino per ciò che concerneva la finanza e le relazioni con estero.

La rivoluzione di Castro ebbe perciò un impatto enorme sottraendo Cuba, l’origine dell’impero, alla sudditanza americana e per di più tramite una di quelle sollevazioni popolari che avevano permesso agli Usa di divenire il protettore della grande e parassitaria borghesia isolana. Insomma uno smacco di proporzioni mai viste per Washington, oltre che un segnale di debolezza ideologica,  che doveva essere riparato ad ogni costo, anche se nelle condizioni della guerra fredda non si poteva cancellare l’onta con un’operazione militare aperta e ci s’ inventò la farsa degli esuli cubani che erano poi i rampolli . Cuba accettò l’offerta dei missili da parte di Kruscev , gestita poi in modo pessimo dal leader sovietico che esautorò Castro Da ogni decisione, proprio per aver modo di difendersi da una nuova grande invasione apertamente preparata e affidata a una Cia epurata dai vecchi della seconda guerra mondiale e in mano a un gruppo fanatizzato che successivamente farà da traino al Vietnam e alla creazione delle falangi terroriste antisovietiche. Gruppo che si incisterà e si riprodurrà nei servizi di intelligence fino ai giorni nostri con la sua mentalità cinica ed estremista oltre che con la pretesa di autonomia dal potere politico. Anche se entrambi sono finiti sotto lo stesso padrone.

Insomma quell’avvenimento che quasi non è più ricordato ha invece una sua parte anche nelle vicende di oggi che sembrano far parte di un altro mondo. Ma è nella Baia dei Porci che si è formato un atteggiamento, una mentalità che vediamo operare soprattutto nella spinta sempre più chiara verso l’opzione militare, nella creazione dal nulla o dal poco di formazioni armate, nella organizzazione di proteste guidate e di terrorismi elusivi. Nomen omen, si vede.

Nota  La Costituzione americana vieta espressamente di aggredire per primi uno stato estero. Di qui una straordinaria serie di incidenti provocati o indotti per poter essere dalla parte dell’aggredito. Nel caso specifico una commissione d’inchiesta americana stabilì nel 1987 che in realtà gli spagnoli non ebbero alcuna responsabilità nell’ attentato al  Maine  e che l’esplosione sarebbe avvenuta “a causa di esplosivi fatti collocare troppo vicino alle caldaie dal capitano della nave”. Una verità alla fine rivelata autonomamente prima che divenisse un caso di menzogna storica e di stato.

 

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One response to “La baia dei Porci in attesa del referendum

  • Elisabetta Pierucci

    Avevo 8 anni e passeggiavo con mia madre in una strada del paese in cui abitavo. La mamma mi informò del blocco navale a Cuba e del rischio di una guerra. Non capivo perché la baia dei Porci dovesse scatenare un conflitto in Europa. Ero molto spaventata.

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