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Cuba: Washington ha i pappici in capa

12306122-un-popolo-sconvolti-da-insetti-mangiano-la-testaVerrebbe da ridere se non fosse infame e drammatico. Se ancora una volta l’impero americano rivela la sua natura ipocrita e violenta e non riesca mai a rinunciare alle prede designate con l’occhio ottuso fello squalo. Come sapete solo alla fine del suo mandato e probabilmente per lasciare una traccia postuma dopo i troppi tradimenti delle speranze suscitate, Obama si è deciso a ridurre significativamente l’embargo a Cuba. Ma non ha fatto in tempo a dare attuazione ai proclami che Trump non solo ha cancellato ogni accordo con l’Avana, ma ha persino inasprito sanzioni che durano ormai da 60 anni.

L’uomo e la nazione che rappresenta non sentono più nemmeno un eccessivo bisogno di giustificazioni per le loro azioni, ma in questo caso l’inversione di 180 gradi della politica verso Cuba e in un mondo che tra l’altro non ha più nulla a che vedere con quello in cui l’embargo poteva avere un senso, ha trovato un’accoglienza sfavorevole da parte di quelle forze economiche che si preparavano a fare affari con l’isola, al punto  che il capo degli affari internazionali della Camera di commercio nord americana ha parlato di “politiche obsolete che frenano lo sviluppo della nazione”. Dunque c’era bisogno di un pretesto per un ritorno al passato peraltro già annunciato nella seconda parte della campagna elettorale. E a questo punto cosa accade? Che i funzionari e il personale diplomatico dell’ambasciata Usa all’Avana cominciano ad accusare  gravi sintomi fisici, come nausee, perdita di equilibrio, dolori facciali e addominali, problemi cognitivi (che forse c’erano da un bel pezzo), disturbi all’udito e via dicendo.  Sebbene non vengano presentati casi precisi la teoria enunciata dal segretario di Stato Rex Tillerson viene ventilata la teoria che il regime cubano, per scopo del tutto incomprensibili usi dei dispositivi acustici ad ultrasuoni di lunga portata per creare malesseri a coloro che con tanta determinazione difendono distesi nei week end sulla playa Santa Maria del Mar lo stile di vita made in Usa. C’è da osservare che proprio gli americani si sono spesso serviti della “pressione sonora” contro i loro avversari: è accaduto con Noriega a Panama, a Guantanamo con i prigionieri e persino in Honduras, giocavano cioè in casa.

Ma qui siamo alla pura fantascienza tanto più che la popolazione residente nei dintorni dell’ambasciata e ai compound del personale americano, così come i turisti parsi negli hotel vicini  non accusavano alcun disturbo, ma ormai il sasso era stato lanciato e non si poteva ritirare il braccio come se nulla fosse, anzi bisogna insistere sullo sdegno. Così  viene ufficialmente richiesto che il governo cubano acconsenta a permettere che un gruppo permanente di studio approfondisca il fenomeno, anche perché se non sono i cubani potrebbero essere i russi o magari anche i venezuelani. Comincia in tal modo una massiccia indagine sullo spettro radio elettrico e l’interrogatorio di possibili testimoni, tutto all’interno del team messo in piedi dal dipartimento di stato, che peraltro si rifiuta di fornire ai cubani informazioni e solo dopo molte insistenze si convince a passare un rapporto medico sulla valutazione di 26 persone che sta tutto in una sola pagina. La cosa più curiosa è che alcune delle persone citate come afflitte dal mostruoso attacco agli ultrasuoni non ne sapevano nulla, tra cui il capo della sicurezza dell’ambasciata e dei palazzi circostanti che ospitano il personale.

Dai e dai però, lavorando ai fianchi, alla fine vengono passate ai cubani 14 registrazioni di campioni registrati dalle presunte vittime e appare subito chiaro che i livelli equivalgono a quello di un ambiente normale con pressione sonora bel lontano dalla soglia di pericolo. Ciò viene rilevato anche dall’ Istituto nazionale Usa per i disturbi neurologici il quale sostiene che il tutto “somiglia più a un’isteria collettiva che a qualsiasi altra cosa”. Ma il ridicolo arriva subito dopo, quando si apprende che l’analisi delle registrazioni delle presunte vittime, non rappresentano che il suono di grilli e cicale presenti nella zona diplomatica e in genere nella zona costiera dell’area nord est di Cuba. Applicando gli stessi metodi di analisi elettronica e informatica usati dal team americano sui campioni sonori, al suono degli insetti  presenti nei parchi dell’Avana è risultato  è risultato che sono esattamente identici.

In questo modo Trump si è trovato come alleati unicamente i peggiori ceffi del fascismo anti cubano e il primo novembre all’Onu anche questa ridicola vicenda degli attacchi sonori, oltre alle multe inflitte a banche e gruppi europei per aver violato l’embargo a Cuba, ha provocato una rivolta mondiale: 191 Paesi su 193 hanno votato contro la permanenza del blocco a Cuba. Naturalmente la rappresentante Usa ha avuto il buon gusto di concludere: ” Siamo onesti (sic); questa assemblea non ha la facoltà di mettere fine al blocco di Cuba. Ciò che fa l’assemblea è quello che ha sempre fatto, del teatro politico”. Si davvero hanno i pappici in capa.

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Hasta la victoria siempre

cattura6Non mi perderò in analisi troppo complesse e in chiacchiere troppo futili, ma per capire il significato di Castro e della rivoluzione cubana, basta leggere i coccodrilli prodotti dalle pagine dei grandi giornali illuminati e incappucciati di questo Paese, che di fronte ad eventi complessi non sanno fare altro che ripetere le stesse melensaggini di sempre, ma questa volta ritagliate con gli strumenti assolutamente primitivi che offre la contemporaneità. Così il ruolo coloniale degli Usa sparisce chissà dove, Castro diventa un dittatore che a  tutti i costi vuole trasformare la rivoluzione in marxista leninista facendo fuori chi si oppone a questo disegno, si lega a Mosca e si trasforma – oh cielo – in un comunista contro il parere di Che Guevara che infatti va  a fare la rivoluzione altrove. E il più lungo embargo, anzi blocco della storia viene a mala pena citato en passant. Il fatto che Cuba sia il più avanzato paese dell’america latina in molti campi, vedi la medicina, tanto che le multinazionali Usa del farmaco stanno sbavando per acquisire i brevetti dopo le aperture di Obama ( vedi qui), vanno a finire nella negazione di realtà a cui veniamo sottoposti nel grande esperimento di post democrazia, post, verità, post intelligenza cui – nelle intenzioni del potere – dovremmo offrite il posteriore anche per coerenza linguistica. Un insalata mista per il mangiar sano dei neo imbecilli e dei vecchi rimbecilliti.

Sembra in ogni caso di leggere cose che riguardano un lontano passato, quando invece la cattura2rivoluzione cubana ha caratteri molto interessanti proprio per l’oggi, essendo nata come come movimento che rivendicava ideali socialisti anche se non propriamente marxisti e contemporaneamente la sovranità dell’isola dopo mezzo millennio coloniale prima sotto la Spagna, poi sotto gli Usa. Era chiarissimo che i primi non sarebbero stati nemmeno pensabili senza la seconda, visto che  il conflitto insanabile fra i pochissimi che possedevano tutto e la massa che non aveva niente, era inestricabilmente associato alle modalità della dominazione “yankee”. Gli Usa speravano e operavano perché alla fine la vittoria di Castro si risolvesse in una sorta di revisione minimale dell’assetto politico tale da lasciare inalterate le disuguaglianze, gli immensi latifondi, l’economia del bordello e gli interessi americani che gestivano di fatto gli uni e l’altra. Il merito di Castro, aiutato in questo dalle circostanze, dalla posizione geografica e dal parossistico revanchismo di potenti ambienti di Washington che portò a clamorosi passi falsi, fu proprio quello di sottrarre Cuba a un ennesima stagione di governi  totalmente subalterni agli Usa che avrebbero cambiato ben poco rispetto al vecchio regime anche se questo costò adeguamenti non proprio felici alla logiche del sovietismo burocratizzato e dispotico.

cattura5Perciò Castro divenne in un certo senso simbolo di se stesso e nel mondo libero di Selezione si pensava che una volta fatto fuori il lider maxismo anche il socialismo sarebbe crollato come un castello di carte. Questa personalizzazione era un modo per esorcizzare il pensiero angoscioso agli occhi del capitalismo occidentale che un sistema socialista potesse resistere in un piccolo Paese posto ad appena 130 chilometri dalle coste dell’impero e per di più nelle condizioni difficilissime cui lo costringeva l’embargo. Non potendo spiegare il consenso popolare di cui godeva il castrismo si decise di dipingere Fidel come un dittatore alla stregua di quelle canaglie che gli Usa imponevano in america latina e si  sfruttò al tempo stesso la simpatia che indubbiamente suscitava per focalizzare su di lui tutta la questione evitando domande imbarazzanti. Si è aspettata con ansia la sua morte per tutti gli anni ’60 e ’70, negli anni ’80 si è sperato che la caduta del comunismo in Urss significasse anche la caduta del socialismo a Cuba e la stessa cosa si è attesa  con la visita di Woytila all’Avana nella speranza che il Papa ottenesse un altro effetto Polonia. Invece vinse lui Fidel che costrinse il Pontefice a esprimersi contro l’embargo e diede anche l’impressione di essere in qualche modo sdoganato dall’angolo in cui era stato messo, dimostrando di non  temere la religione, dando un’immagine del tutto diversa del regime cubano rispetto a quella propagandata, anzi in qualche modo assolvendolo.

L’anomalia che si pensava dovesse dissolversi a contatto col capitalismo, è sopravvissuta cattura3 per molti decenni, due dei quali non sotto la gestione diretta di Fidel Castro i cui problemi di salute sono iniziati a metà degli anni ’90. Adesso che è morto, a Miami i cosiddetti dissidenti anticastristi, quasi tutti al soldo del governo federale che quando non paga in via diretta chiude tutti e due gli occhi sui traffici di droga dei quali vivono quasi in esclusiva, esultano e dicono “Finalmente”. Ed è naturalmente quasi l’unica notizia ripresa dai grandi giornali che magari vorrebbero esultare anche loro e che cominciano ad insinuare una nuova tesi per assolversi dai peccati: cioè che sia stato proprio l’embargo a tenere in vita il castrismo. Ma la festa è guastata dal sentore anacronistico che accompagna queste manifestazioni di giubilo o di riflessione del pensoso liberismo dei servi, per un obiettivo raggiunto troppo tardi, quando l’intero sistema che ha assediato Cuba sta lentamente affondando nella palude delle proprie contraddizioni, così confuso, rabbioso e disorientato, così privo di promesse credibili da dare origine ai Trump e alle Clinton, a nuovi bordelli e nuovi latifondisti del consumo e della rapina, a nuovi dispensatori di massacri, ai Fulgencio Batista del terzo millennio, mentre l’Europa senza vergogna inaugura la censura sulla stampa russa. Hasta la victoria siempre.

 


Cuba, ricercatori americani cascati dalle nuvole

ff_102_cuba1_fSono letteralmente cascati dalle nuvole o forse semplicemente dal pero dove sono saliti  grazie alle liane dell’arroganza, dall’incapacità di vedere al di là del proprio naso e del mito americano: i ricercatori in immunologia di tutti gli States raccolti a congresso dall’Economist a Boston per esaminare lo stato della ricerca contro il cancro, hanno scoperto quello che mai avrebbero immaginato e mai hanno voluto sapere: che Cuba nel campo dell’immunologia, è più avanti di loro, oltre ad avere 1200 brevetti farmaceutici internazionali, ad aver dato un contributo fondamentale  nella sconfitta del virus Ebola e a produrre farmaci unici nel loro genere tra cui il solo in grado di evitare l’amputazione nei casi del “piede diabetico” (quello di cui soffriva Craxi, per fare un esempio) che gode di 21 licenze sanitarie e 3o brevetti, ma che fino a ieri non poteva essere usato negli Usa per evitare le 70 mila amputazioni all’anno a causa dell’assedio chiamato eufemesticamente embargo.

Lo ha rivelato all’attonita platea, Kelvin Lee, presidente della sezione di immunologia dell’istituto del Cancro di Roswell Park a Buffalo, il quale del tutto casualmente, a causa di una paziente di origine cubana, è venuto a sapere che il centro di immunologia e biotecnologie di Cuba produceva vaccini innovatori  per i tumori polmonari e ha invitato il ricercatore di cui parlava la signora ad una conferenza che gli aperto orizzonti impensati. O meglio orizzonti che la narrazione ufficiale e l’ideologia dominante gli avevano precluso persino di pensare. Sconcerto nella platea a tal punto da indurre il direttore di una rivista scientifica, Life Science Leader a denunciare nel numero in stampa la colpevole e totale carenza di informazione su Cuba (qui) , mentre si consumava l’ottuso rito di aborrimento di Fidel Castro e la sordida commedia del blocco che comprendeva  -non so se dire ovviamente o stupidamente – anche le pubblicazioni scientifiche. Sconcerto non solo e non soltanto per non averne saputo nulla ed aver ideologicamente esorcizzato la realtà, ma anche perché veniva squadernata fra gli illustri ricercatori la dimostrazione palese ancorché accuratamente nascosta, di  come la scienza americana – all’esatto contrario di quanto non si pensi – sia  scarsamente produttiva in rapporto ai giganteschi investimenti di cui può godere e che nel campo della medicina sono oltre  1000 volte superiori a quanto si può permettere la piccola grande isola. E non bastano certo i telefilm, i media incantati o i nobel comprati al mercato coperto di Stoccolma, per cambiare una realtà nella quale peraltro vengono coinvolte in prima fila tutti i cervelli che si possono rastrellare in Occidente o nell’Asia  periferica: è una questione di struttura, di cultura, di sistema che sarebbe interessante analizzare nei particolari e nei risultati.

Naturalmente non tutto nasce per caso: la tardiva scoperta di Cuba come Paese molto avanzato nelle biotecnologie è avvenuta circa due settimane prima che finisse il mezzo secolo di embargo verso l’isola: dal 14 ottobre le società Usa sono libere di importare e commercializzare i medicinali cubani con tutto il contorno che è facile immaginare, mentre ci si appresta ad impadronirsi delle conoscenze prima sconosciute: il centro per il cancro di  Roswell Park ha già chiesto l’autorizzazione di associarsi al Centro di immunologia molecolare dell’Avana. Il direttore di Life Science è stato costretto ad ammettere che tutto questo è dovuto principalmente al fatto che lo Stato cubano ha fatto della salute dei cittadini una priorità destinandovi un quinto delle risorse. E conclude ” a chi ha fatto più male l’embargo? ”

Non è mai troppo tardi per i pentimenti e le lacrime di coccodrillo, ma tutto questo porta a pensare che la fine del blocco non sia proprio quell’atto di augusta e bonaria concessione che si è voluto far apparire: sfruttando i risultati di un regime da sempre esecrato, combattuto e condannato, si possono fare profitti a palate. E in questo davvero sono imbattibili.


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