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Gli affari di Masaniello

federica-guidi-gianluca-gemelli-780914_tnPassano gli anni e sempre più spesso accade di accorgersi che le strategie dell’oligarchia globale, acquistano da noi un sapore di farsa, un carattere da commedia dell’arte. Così se il disegno del potere nell’era post democratica è quello di occupare sia il mainstream, sia l’opposizione attraverso campagne di acquisizione, infiltrazione o di vere e proprie regie originali, da noi scopriamo che il fidanzato della ministra Guidi, Gianluca Gemelli da una parte era un famelico membro acquisito della casta rubadora per meriti di talamo , dall’altro però sui social faceva il populista arrabbiato, tuonando proprio contro gli stipendi dei politici dei quali era un beneficiario diretto: “Ai politici… Se non adeguate i vs stipendi a quelli europei non potete permettervi di chiedere sacrifici. La gente è stanca di voi!!!”, oppure “A tutti i politici… il governo ha carta bianca per tartassare i cittadini, ma non può abbassare gli stipendi dei parlamentari… BUFFONI!!!”.

Insomma questo avvoltoio dei fondi pubblici si trasformava in Masaniello, sicuro che anche in caso di rivolgimenti politici avrebbe potuto esibire una militanza anticasta di tutto rispetto. E non si sa in che misura la fidanzata ministra fosse ignara o complice in questa commedia delle parti. Per carità non si tratta certo di un’inedito: per anni i padroncini di prealpi e di pianura che finanziavano la Lega erano interessati a sfruttare in maniera selvaggia l’immigrazione, costruendo al contempo la propria influenza politica e di clientela proprio tuonando contro l’immigrazione e facendone il motore psicologico dell’assurdo progetto secessionista. Era, come dire, un sistema a ciclo chiuso all’interno del berlusconismo, ma la vicenda Guidi  – Gemelli, nella quale è finito poi anche il capo di stato maggiore della marina, scoprendo i lembi di un intero verminaio legato alle concessioni e alle lobby petrolifere, ci porta in una dimensione ancora peggiore dove è scomparsa qualsiasi traccia di contesto politico per quando mediocre e infame possa essere, lasciando il posto a semplici  interessi di clan il cui unico scopo è quello di continuare il banchetto sotto qualunque bandiera.

E’ solo attraverso questi clan e i pagamenti in cariche e poltrone che si forma l’unico proponimento politico visibile: quello di alterare le dinamiche della democrazia per perpetuare il potere di sciacallaggio. Del resto non hanno altra strada: possiedono una patente concessa dalle oligarchie internazionali purché facciano carne di porco dello stato sociale, ma per arrivare a questo devono avere pieno controllo delle elezioni oltreché di un parlamento dimezzato e trasformato per metà in camera d’affari e di impunità. L’unico progetto è questo e il vero ostacolo è la perdita di consenso che può spingere gli sponsor del clan masso appenninico a cambiare il cavallo precocemente invecchiato per riverniciare il disegno con facce diverse. Ecco perché la Guidi è stata scaricata in tutta fretta, anche per evitare che nella vicenda finisca per inciampare Maria Elena Boschi l’eminenza grigia di Renzi il cui ruolo e la cui difesa ad oltranza andrebbero messe a fuoco al di là dell’ovvio se non scontato collegamento fra i due. Forse è attraverso di lei che si sono riversati sul Renzi rampante buona parte dei soldi che gli hanno permesso la scalata del Pd e poi del governo? Chissà, magari un giorno vedremo la Boschi scagliarsi contro le banche.

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