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Patristica vendoliana

1420956008-ipad-73-0Alle volte si vorrebbe urlare “giù la maschera”. E forse non c’è personaggio che incarni meglio di Vendola questa pulsione. L’uomo che se la rideva con i Riva  per i fumi mortali dell’Ilva che facevano carne di porco del diritto alla salute, quello che non ha avuto il coraggio di difendere con un no aperto i diritti del lavoro dal job act, ora rivendica il proprio diritto alla paternità, entrando nel meraviglioso mondo della compravendita di uteri a cui sono costrette le poveracce (in Usa la tariffa per l’affitto dell’utero va da 14 mila a 18 mila dollari su totali per l’intero intervento che si aggirano dai 100 ai 300 mila dollari). In pratica si è comprato un diritto di classe svendendo diritti di classe. E pretende di nascondere, di attenuare tutto questo dietro l’alibi emotivo dei diritti negati dell’omosessualità.

Ma questo tralignamento personale, peraltro immaginabile dietro le narrazioni enfatiche, da poetino del politichese, nasconde  un tradimento molto più essenziale di ciò per cui diceva di battersi: ha sostanzialmente benedetto la compravendita di bambini ancorché la trattativa commerciale si svolga prima del concepimento, e in secondo, ma vitale luogo,  ha fatto opera di testimonianza personale del nuovo concetto di diritti acquistabili e non più conquistabili. La paternità e la maternità sono una possibilità e un desiderio, ma in che senso si possono definire un diritto se non in un mondo nel quale questi sono in vendita nelle boutique dei ricchi o degli abbienti? Ed è quasi ovvio che in un’era in cui il diritto al lavoro, alla casa e alla salute sono diventati una bestemmia i diritti di mercato finiranno a lungo andare per non conoscere confini e condurci per mano a cose finora impensabili.

D’altronde l’idea alla Bateson di mettere dei limiti o dei freni alla ricerca scientifica  non è concretamente praticabile, oltre ad essere politicamente sospetta, perché trasferisce ingenuamente sull’attività di ricerca prospettive che hanno senso e applicazione solo in un progetto generale di trasformazione sociale che vada in direzione diametralmente contraria a quella del mercato. Una società in cui i diritti oltre ad essere quelli socialmente rilevanti sono anche quelli per tutti , non quelli a disposizione  delle “macchine individualmente desideranti” in cui ci hanno trasformato. A disorientare non è il fatto che sia nato un bambino costituzionalmente orfano di madre e tutte le notissime e immaginabili fesserie gridate del milieu catto reazionario che peraltro è amabile prosseneta del mercatismo , ma l’arroganza classista nell’accedere alla compravendita di uteri, ovuli e feti che di per sé giustifica le logiche di mercato in ogni loro forma.  Una buona ragione per fare solo il padre a tempo pieno.

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