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Sinistra di Pfizer e di governo

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Sull’esistenza del gregge siamo sicuri, no? un po’ meno sull’immunità.

A guardarsi intorno gli italiani sono convinti di essersi conquistati la salvezza, aderendo in massa, per ora moralmente e psicologicamente al vaccino della ditta Pfizer, che sta faticosamente traversando le Alpi e recando  il suo messaggio di algida grazia e resurrezione.

E a ben vedere ormai la vaccinazione ha assunto i connotati di una particolare forma di militanza “antifascista”, come piace alla sinistra di governo senza lotta, di quelle light, senza resistenza, senza coscienza di classe, senza lotta contro autoritarismi, repressioni e censure, invece largamente impiegati da chi sta in alto e si sente dalla “parte giusta”, superiore e illuminato, per censo, cultura e qualità morale e perciò legittimato a esercitare una “necessaria” violenza sanzionatoria e repressiva, tanto da richiedere Tso, obbligatorietà, dunque licenziamenti , ostracismi, emarginazione per chi non obbedisce.

Chi si vaccina insomma acquisisce oltre a un patentino per lavorare nel settore pubblico, per andare in vacanza in hotel nei quali non siano ammessi disertori e cani, per viaggiare in aereo, l’automatico arruolamento nel  consorzio civile che si prodiga per emarginare chi non si adegua, ignorante e rozzo primitivo che si oppone al Progresso che ci ha regalato gli antibiotici, lo smartphone e casualmente la bomba risolutiva su Hiroshima, inevitabile effetto collaterale.

Sono gli effetti di una formidabile campagna di propaganda di contrasto a chi solleva  obiezioni e muove  critiche alla gestione di una crisi che si finge sia sanitaria, mentre è il frutto velenoso di una emergenza sociale.

Così da mesi una parte di cittadini viene arruolata a viva forza nelle file dei complottisti – non voglio nemmeno citare l’altra definizione nauseante  – in modo da suffragare l’ipotesi raccomandata e poi obbligata che si tratti di una patologia maligna come il diavolo,  incontrastabile con buone pratiche, buona medicina di base, buona organizzazione, buona profilassi.  Sicché tutto si rivelerebbe inutile, si, inutile, salvo stare rinchiusi, vivere una sub esistenza, limitare ogni forma di socialità anche dei bambini, remissivamente rinunciare a diritti e garanzie in attesa della salvifica immunizzazione.

Così da mesi non potendo fare di meglio,  si spargono, proprio come con il denigrato sistema dell’helicopter money, “soldoni” per i nuovi brand sanitari: mascherine, siringhe, terapie intensive dove mancano i medici, oltre a banchi, app, padiglioni vezzosi e incoraggianti, provvidenze per la famelica cerchia confindustriale. E invece  “soldini” per i “ristori”, la cassa integrazione, gli aiuti di Stato, del genere di quelli proibitissimi dall’Ue a meno che non si tratti di coperture a garanzia di aziende che se la sono data a gambe dall’Italia, di sostegno a multinazionali che fanno scalo brevemente per un mordi e fuggi che sgombri il campo dalla concorrenza leale.

Così da mesi,  a parte l’elenco delle  sostanziose risorse investite in Opere Strategiche, non è stato nemmeno abbozzato un piano di rafforzamento della sanità, mentre i burbanzosi “governatori” e non solo quelli che pretendono ulteriore autonomia, esigono licenza di continuare a uccidere nella linda e profumata sanità privata delle Rsa, delle cliniche, delle case di cura. Men che meno un programma per razionalizzare i trasporti pubblici: la ministra competente, si fa per dire, ha gorgheggiato solo due giorni fa di aver messo sul tavolo ben 53 milioni per “implementare il settore” con l’impiego di taxi, Ncc e bus turistici tramite gare da indire in 48 ore, a conferma della sconcertante nozione del tempo e della tempestività dell’Esecutivo.

Rasenta ormai il ridicolo la gestione della scuola, tra banchi, mascherine si o no, orari scaglionati, didattica digitale come complemento o soluzione finale che provvede a evitare moleste e costose assunzioni  di personale, in linea con il processo di demonizzazione dei dipendenti pubblici, ultima trincea di un ceto medio retrocesso a proletariato possibilmente senza figli, lusso e privilegio riservato a pochi, condotto con un livore che trova spiegazione solo nella volontà di rompere qualsiasi tentativo di creare un fronte unitario degli “sfruttati”.  

Eh si, ci vuole proprio un vaccino, uno qualunque, meglio se si tratta di quello più gradito ai resti dell’impero di Occidente, che non occorre che abbia passato il vaglio degli enti di certificazione, che abbia effettuato tutti i test indispensabili ad accertarne efficacia e eventuale dannosità, perchè  è comunque convincente e raccomandabile anche in forma coatta, costituendo l’unica soluzione dopo che si è scelto di non identificare, mettere a punto e poi applicare su larga scala un protocollo di cura e magari anche di prevenzione.

Tanto che è noto che i tentativi in forma volontaria e isolata di clinici e medici sono stati ostacolati e censurati, che alcune scelte terapeutiche sono state osteggiate, che addirittura non è stata data la possibilità all’Italia di provare gratuitamente gli effetti di un anticorpo monoclonale largamente applicato con successo per combattere la Sars-CoV-2 e in uso negli Usa e in Germania e Francia, malgrado venga prodotto anche in uno stabilimento del Lazio, come ha denunciato il Fatto quotidiano.

E infatti a fronte dei dubbi, degli interrogativi, ha avuto il sopravvento l’attesa messianica della salvezza sia pure non eterna dopo che hanno squillato per dieci mesi e più le trombe dell’Apocalisse.  

Pare che la maggior parte pur di uscire dall’ergastolo del virus sia pronta al patteggiamento con la Pfizer e l’industria farmaceutica,  la cui affidabilità pare sia stata esaltata dai successi azionari  delle case in questione e dalle plusvalenze multimilionarie realizzate dai loro amministratori, vendendo le azioni in loro possesso, a conferma  che il prestigio e l’autorevolezza dei potenti cresce man mano che aumento il loro conto in banca, attestato insostituibile di abilità e destrezza.  

Pare che magari nel lungo periodo il vaccino possa determinare benefici per i manager proporzionati ai danni per la salute, ma intanto è opportuno farlo “per se stessi”, ma soprattutto “per gli altri” a dimostrazione di un inusuale senso di responsabilità non suffragato da dati certi: nemmeno il Crisanti un tempo nume tutelare della salute, poi retrocesso a abbietto no-vax, oggi redento grazie all’atto di fede nell’Aifa, l’ente che scopre a scoppio ritardato nocività e pericoli, sa darci per certo che chi si vaccina sia davvero immune e che non costituisca un rischio di contagio per quelli che entrano in contatto con lui.

Pare che grazie al “miracolo” ormai il ceto politico abbia guadagnato una nuova e inattesa affidabilità, insieme a quello che viene chiamata “comunità scientifica”, un termine che racchiude in sé il senso di una comunanza appunto di convinzioni e pensiero, mentre da mesi assistiamo a scontri di dotte o sgangherate tifoserie disciplinari.

Così se si dà per scontato, anzi legittimo, che le industrie cerchino il profitto, sarebbe un’infamia da disfattisti e complottisti ritenere che Esecutivo e tecnici mettano a rischio la nostra salute, come se la demolizione del sistema sanitario fosse una colpa del passato, malgrado la stabilità dei governi regionali vigenti, la inamovibilità di ministri e decisori, come se  da fine febbraio le misure applicate non abbiano avuto solo un carattere di “ordine pubblico”, mentre l’edificio economico e sociale del Paese crollava insieme ai diritti del lavoro e dell’istruzione, e come se questa emergenza che ci si ostina a chiamare sanitaria non fosse frutto di una crisi sociale della quale ha esasperato disuguaglianze e ingiustizie.

Un effetto ce l’ha l’immunizzazione di massa dei grandi demiurghi, quello placebo, che ci autorizza a uscire di casa sia pure con tutti gli obblighi di prima dell’epocale distribuzione, che ci scaraventa, ma salvi, nel mare in tempesta delle nuove miserie, che funziona come un plebiscito per rafforzare governi nazionali e quello sovranazionale riconfermando il loro diritto a vessarci ma per il nostro bene.   


Piccolo è morto

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Sembrano antichi lo slang e il repertorio di slogan degli anni ’70  e ’80, a vedere come si sono mangiati la Milano da bere, come hanno sistemato per le feste  in malora il “sistema Paese”, cosa è successo dei “distretti” del pingue NordEst e del loro modello di internazionalizzazione regredito per i più dinamici a qualche delocalizzazione infame.

E “piccolo è bello”? Piccolo è bello nella versione aggiornata dal Covid sta diventando “piccolo è morto”. La creatività italiana che aveva trovato applicazione in un tessuto di piccole e medie imprese guidate da imprenditori  intraprendenti era già in sofferenza, modesti segnali di vita erano rappresentati da qualche startup di ragazzi che si erano bevute le leggende di iniziative industriali e tecnologiche nate in garage e cantinette delle villette bifamiliari, selezionati per accreditare la fuffa dell’assistenza pubblica tramite Invitalia.

Per non parlare dei macroscopici interventi in favore delle imprese contenuti nel decreto legge 19 maggio 2020 n.34 (cosiddetto decreto ‘Rilancio’), grazie alla ripresa e il potenziamento di ‘Industria 4.0’ e l’affiancamento di analoghi incentivi per ‘Fintech 4.0’ e all’istituzione del Fondo (che ora ha già una dotazione di 44 miliardi di euro) gestito da Cassa Depositi e Prestiti per il sostegno pubblico alle aziende medio-grandi.

Medio- grandi appunto, perché Cassa Depositi e Prestiti svolge ormai il compito di dare sostegno al capitale di multinazionali presenti in Italia e delle grandi aziende italiane di nome più che di fatto, attraverso investimenti unicamente finanziari che non prevedono condizioni né interferenze e con limiti di tempo lunghi e favorevoli ai debitori.

Come è dimostrato anche del suo recente impegno in aiuto del settore alberghiero che si sta materializzando con l’acquisizione di resort  che vanno a far parte del pacchetto alberghiero di Valtur, con cospicui aiuti al gruppo Forte e con un progetto, che cade proprio a fagiolo di questi tempi, per la conversione di un ex ospedale di Venezia in  Hotel a cura del Club Med.

In realtà da anni che gli scandali bancari, i traffici delle casse di risparmio, i fallimenti e i salvataggi estremi raccontavano di finanziamenti a grandi imprese speculative possedute dagli spiriti animali dell’avidità e dell’accumulazione,  che dovevano coprire spericolati investimenti nel casinò azionario e borsistico,  di concessione di prestiti a fondo perduto a   locali  che vantavano corsie privilegiate in appalti opachi non sempre andati a buon fine, coperture avventate a ancora più sconsiderate operazioni di amministratori locali.

A dimostrazione che i quattrini vanno a chi li ha già o a chi “garantisce” che li farà, grazie a affiliazione, fidelizzazione clientelare, spregiudicatezza e sbrigativa indole trasgressiva.

E da anni sapevamo che questo principio valeva anche per le opportunità offerte dagli aiuti proibiti dall’Ue, principio liberista, che vieta ogni forma di intervento diretto dello Stato, a meno che non cambi nome grazia a uno stravolgimento semantico e legale che permette all’Italia di garantire il prestito alla Fca di 6,3 miliardi e al Mef di approvarlo. E che l’accesso ai programmi di sviluppo europei è stato pensato e realizzato per favorire le cancellerie e gli stati vassalli, ma anche selezionando realtà strutturate, che assicuravano appoggi e crediti “sicuri” da parte dei potentati nazionali.  

E mentre ancora ci si trastulla con la forma che dovranno assumere le elemosine condizionate per essere coerenti con la nuova austerità  la Commissione ha già pensato a un  bilancio e a strategie comuni per contribuire a riparare i danni economici e sociali immediati causati dalla pande­mia da coronavirus che dovrebbe mobilitare investimenti soprattutto privati (almeno 1500 miliardi di euro)in un’Europa verde, di­gitale, resiliente e dunque nei settori e nelle tecnologie fondamentali, dal 5G all’intel­ligenza artificiale, dall’idrogeno pulito alle energie rinnovabili.

 E per tornare a quelle belle formule socio-liriche degli anni passati non si capisce se si tratti del libro dei sogni di un ceto visionario o più probabilmente di una presa dei fondelli di una nomenclatura che ha contribuito per anni alla demolizione della ricerca volta all’innovazione, di un indifferenza ai temi ecologici volta a accreditare soluzioni di mercato e commerciali ai problemi prodotti dal mercato, e che adesso si sorprende di essere ridotta a espressione geografica e economica, subalterna a un impero in disfacimento.

Figuriamoci, se non sono pronte a questa sfide le imprese strutturate, le dinastie industriali, le multinazionali cannibali che comprano solo per mandare in rovina e levare dal mercato competitor molesti, tutti soggetti che da anni e anni non mettono un soldo in sperimentazione, cultura industriale, sicurezza, meno che mai possono farlo le piccole e medie imprese, quelle della catena, dei subappalti dell’outsourcing. Quelle che non possono nemmeno assicurarsi quel tanto di corruzione, monopolio dei grandi gruppi, per evitare controlli occhiuti esercitati quasi esclusivamente su scala minore, incravattati come sono dalle tasse senza possibilità di fuga alle Cayman.

Ci si è messo il Covid, o meglio le misure che hanno ovviamente esonerato le major, addette a attività essenziali, come le fabbriche di dispositivi bellici, le catene della grande distribuzione, immediatamente convertitesi al brand sanitario, i supermercati con le consegne online, impiegate ormai da case editrici,  vendite di prodotti cosmetici, abbigliamento (ormai ridotto a tute e biancheria adatta al domicilio coatto, come insegna Intimissimi).

Produzioni minori e vendite al dettaglio sono già finite e condannate e con esse i dipendenti, i lavoratori cui si immagina di elargire oboli diretti invece di pensare a investimenti per salvare l’attività, in contrasto con un altro delle massime del passato, che insegnava che bisogna aiutare i paesi sottosviluppati non regalando il pesce ma dando loro la lenza e l’amo.

Il nostro Terzo Mondo interno, quello dei piccoli, degli isolati,  invece dovrà patire tutte i mali dell’imperialismo, compresi gli usi mutuati dalla criminalità, quella apertamente illegale e quella che agisce a norma di legge.

Perché si sa che le emergenze piacciono alle mafie in coppola o con i colletti bianchi ben addestrati ai mondi di sopra e di mezzo: favoriscono l’allargamento dei pubblici su cui agire in veste di racket e di usura. E poi promuovono l’acquisizione di imprese in crisi, incravattate e pronte a essere fagocitate a basso prezzo nel grande outlet allestito ben prima della pandeconomia.


Malarie occidentali

Caravaggio_Bacchino_malatoOggi mi propongo di trattare un argomento delicato che non ho visto comparire per nulla sui media mainstream italiani ed europei, salvo qualche marginalissima eccezione: ovvero il fatto che alcuni ricercatori cinesi dell’università di Qingdao hanno effettuato in gennaio e febbraio dei trial dai quali risulta l’efficacia della clorochina ( qui )  nel contrastare il Covid 19 e specialmente le sue manifestazioni polmonari. Ora questa cosa è ovviamente tutta da approfondire, ma di certo non va esclusa tout court come si sta facendo. Anzi  quando il professor Didier Raoult, scopritore della famiglia di mimivirus ed esperto di livello mondiale in fatto di malattie infettive, ha sollecitato ricerche sugli effetti di questo composto (vedi qui)  normalmente usato per la profilassi malarica (probabilmente molti di noi l’avranno presa per qualche periodo) e anche per contenere la proliferazione di alcune famiglie virali,  attorno a lui e a qualche altro collega sparso per il continente che gli ha dato manforte, è calato un silenzio di tomba. Ma la reazione dei ricercatori, nei pochi casi in cui c’è stata, è apparsa piuttosto strana e tale da indurre il sospetto che proprio non se ne voglia sapere nulla: si è infatti lasciata cadere la cosa con il pretesto che la clorochina ha notevoli effetti collaterali. Assolutamente vero, ma questo non toglie che ogni anno milioni di persone che vanno in zone a rischio malarico la prendano, spesso associata ad altri farmaci,  per un periodo di tempo certamente molto superiore a quello indicato nei trial cinesi  per contenere il virus, ovvero 10 giorni.

Naturalmente io posso giudicare solo da osservatore, ma noto che mentre si mettono in giro favole assolute, come il fantomatico vaccino israeliano, ampiamente riportate dalla stampa cogliona che esiste si, ma è sperimentato solo sui polli e per coronavirus dei polli ( ma in fondo potremmo anche esserlo) che niente hanno a che vedere con il Covid 19, mi chiedo che cosa ci sia dietro questa congiura del silenzio. Il catastrofismo mediatico al quale si sono prontamente convertiti tutti, compresi quelli che di solito resistono alla tentazione di fare coro e mucchio, dovrebbe spingere non a sottovalutare le possibili cure, anzi al contrario a sopravvalutarle e a investirle di speranze per lo più indebite e a volte miracolistiche. Dunque che cosa si oppone a prendere in considerazione anche la clorochina che peraltro viene già usata contro i virus erpetici e dunque non è come curare il cancro col bicarbonato come è purtroppo accaduto in questo disgraziato Paese? Diciamo che le ragioni sono due, la prima è che le ricerche sono state condotte esclusivamente in Cina, da ricercatori che hanno pubblicato i loro risultati su riviste specialistiche cinesi e non in una “prestigiosa” rivista peer-reviewed occidentale, il che non è solo una ferita per l’ego di quelli che ancora si ritengono i padroni del mondo, ma spezza una sudditanza finora assolutamente comoda per tenere sotto controllo ciò che si fa altrove, magari appropriarsene e imporre in cambio della pubblicazione qualche nome di contorno tanto per fare presenza, ribadire il potere e fare i propri giochi accademici. Non è un caso che della clorochina non si parli , ma essa venga usata  quasi sottobanco alla periferia dell’impero, ovvero in Lombardia dove sembra aver già dato risultati positivi. Questo però è solo il contesto socio scientifico del silenzio: la ragione vera è che la clorochina  costa pochissimo tra i 10 e i 30 centesimi a pillola e per di più i suoi brevetti sono ampiamente scaduti: dunque semmai si dimostrasse una sua reale efficacia le multinazionali farmaceutiche che già sbavano per l’epidemia, si vedrebbero togliere di bocca un gigantesco osso. Peraltro, ve lo dico en passant, si sta valutando, ma ancora i risultati non sono stati pubblicati, anche la possibile azione della quercetina  una sostanza con proprietà immunomodulanti utile contro le infiammazioni, le virosi, le aggregazioni piastriniche, i disturbi venosi e che entra anche nei cocktail delle chemioterapie anticancro, ma che comunemente viene liberamente  venduta come generico antiossidante. Disgraziatamente anche questa ha un costo abbastanza contenuto. Forse è per evitare che questo tipo di cure a basso costo entrino prima o poi nell’armamentario medico che si è dichiarata la pandemia, a situazione immutata, anzi in regresso rispetto all’inizio, ma strumento che permetterà di usare vaccini non sperimentati e in grado quindi proporre utili all’altezza delle aspettative.

Ora io non so se la clorochina possa davvero funzionare e in quale misura, ma nel momento stesso in cui si fanno le più fosche e millenaristiche previsioni, basate peraltro su un sostanziale fraintendimento dei dati cui nessuno si sottrae,  non si vede perché non si debbano studiare a fondo tutti i composti che sembrano avere un effetto positivo anche se il loro prezzo non consente soddisfacenti speculazioni le operazioni mercato come di solito accade. Ma se anche un azione benefica di qualche sostanza  fosse dimostrata i poteri che stanno soffiando sul fuoco in vista di interessi molto diversi dalla salute pubblica non ce lo direbbero adesso: prolungare il periodo fra il segnale in questo caso l’epidemia e la sua possibile cura o comunque attenuazione venne chiamata da Pavlov “inibizione transmarginale” e serve a spezzare la resilienza delle persone che nell’attesa e nella paura diventeranno più docili. Già lo si vede chiaramente.


Fate pace col cervello

pesAnna Lombroso per il Simplicissimus

Fate pace col cervello! si consiglia a Roma, intendendo che non si tratta di un nemico, neppure di un arredo superfluo all’interno della scatola cranica, che ne so, come l’appendice della quale abbiamo contezza solo quando duole. Ma che , al contrario è utile per mettere insieme conoscenze, informazioni in modo da effettuare scelte e maturare convinzioni consapevoli e razionali.

Rivolgo lo stesso appello a tutti quelli che sotto sotto hanno dato ragione a Zaia e sospettato che nelle fattezze del pollo in agrodolce si celasse il micetto della sora Nina, a quelli che per anni hanno denunciato l’infiltrazione orientale misteriosa e enigmatica in quartieri delle nostre città, diventata tollerabile solo quando con una bella valigetta di contante si sono comprati la casuccia di nonna a Piazza Vittorio, quelli che non leggono le etichette delle merce per paura di scoprire che il prodotto elettronico comprato da Euronics   è solo “assemblato” nella civile Germania, e che pensano che la roba importata da là non dura niente, salvo, si direbbe, il Covid19.

Insomma mi rivolgo a quelli che oggi magnificano usi e comportamenti della lontana potenza segnati beneficamente dal collettivismo comunista, che ci hanno dato un esempio di civiltà, coesione, efficienza.

Parlo anche a quelli che oggi cascano dal pero perché è stata resa esplicita una linea di condotta che dovrebbe ispirare scelte decisive per la sopravvivenza di alcuni target rispetto a altri, secondo criteri riguardanti età e pregresse condizioni di salute. E che non devono aver mai avuto a che fare  con liste di attesa per la diagnostica di anziani genitori, con la loro permanenza prolungata nei pronto soccorso dei nosocomi, con la oculata prescrizione di farmaci a carico del servizio sanitario a fronte del  dissipato invito al consumo di integratori miracolosi in sostituzione di medicinali, o della festosa conversione degli stessi in prodotti aggiuntivi in modo da non permetterne il rimborso.

O a quelli che non si sono interrogati sulle legittimità di scelte suggerite dalla Chiesa: gestante o nascituro? o dalle imprese: cinquantenne competente ma sindacalizzato o giovane inesperto e ricattabile? Tanto che una selezione malthusiana per liberarci dal peso gravoso di parassiti, anziani e invalidi veri oltre che presunti, sul sistema previdenziale è diventato un valore portante dell’ideologia e della prassi di istituzioni e autorità governative.

Perché non è certo da oggi che alternative vergognose, intimidazioni e minacce sono diventate sistema di gestione della cosa pubblica e privata, legalizzate e moralmente autorizzate dalla necessità e da nuovi stati di eccezione, che vanno dal contrasto al terrorismo, al prevalere di crisi  alimentate proprio per introdurre e applicare disposizioni speciali e anomale, fino, appunto, ad epidemie, che diventano apocalittiche perché disfunzioni, riduzione degli investimenti, inefficienze combinate con clientelismi e corruzione hanno convertito cura e assistenza in territori per le scorrerie dei predoni o obsolescenze da chiudere per far posto all’iniziativa privata.

E mi indirizzo a quelli che fino a ieri si dibattevano tra la condanna delle generazioni passate per aver vissuto sopra le proprie possibilità, che hanno così ridotto le opportunità di quelle a venire, e la tutela dei vecchietti che vanno conservati e tutelati perché contribuiscono agli studi e ai fondi pensioni  dei nipoti, da sottrarre alle vogliose aspirazioni di badanti, togliendo loro carta di credito e conto in banca, che tanto prima o poi non ci staranno più con la testa, e che oggi li vogliono nativi digitali, chiusi a casa ma idonei a farsi la spesa con Easycoop, a pagarsi le bollette online, a abbonarsi a un servizio di pony che provveda a recapitare farmaci d’urgenza.

Insomma a approfittare delle solidaristiche occasioni offerte dal commercio in rete, fino a ieri osteggiato perché uccide le relazioni umane, sfrutta la manodopera, promossa repentinamente a forza lavoro doverosamente dotata di spirito di servizio e abnegazione. Che poi sono gli stessi che propalavano la buona novella della fine della fatica grazie lo Storm Work e l’automazione, che si compiacevano del telestudio e oggi  si lagnano per scuole e università chiuse, come se non fosse evidente a tutti che certe soluzioni, certi comportamenti e responsabilità collettive sono praticabili soltanto  se esiste un tessuto sociale e organizzativo sano, se un paese conserva autodeterminazione e sovranità senza doversi assoggettare a imperativi economici e culturali imposti dall’altro e da fuori.

E come non pensare a tutti quelli che fino all’altro giorno attribuivano ai fondamenti sani della società la possibilità di salvarci dalla miseria economica e soprattutto  morale, mettendo in cima gli affetti, i sodalizi familiari, i patti generazionali, sicché il mammismo deplorato dagli studiosi del familismo amorale – e pure da ministre nell’espletamento delle loro funzioni pubbliche invece praticato tra le mura di casa e dell’università dove raccomandare rampolli renitenti allo studio – è stato sdoganato in qualità di ammissibile succedaneo di sistemi sociali deperiti. E che oggi davanti al mesto ritorno al Sud di ragazzi costretti non all’Erasmus al Nord, ma a contratti precari della scuola a Lecco se sono di Ricadi, come un tempo i carabinieri, chiedono a gran voce sanzioni, gogna e riprovazione per i vigliacconi che minacciano la salute di regioni, alle quali negli anni sono stati negati investimenti, scuole, ospedali, strade e treni. Tanto che la fuga, senz’altro incosciente, per carità, è durata il tempo dell’incubazione e quello del completamento della Salerno-Reggio Calabria.

Ovviamente parlo anche a quelli che prima sono andati dall’omeopata, dal santone, dal riflessologo, per dimostrare icasticamente la sfiducia nei medici tradizionali, a quelli che hanno accettato e concorso alla fine della sanità pubblica, scegliendo e pagando a caro prezzo le prestazioni miracolistiche di cliniche con trattamento alberghiero, di prestigiosi sacerdoti della medicina poco inclini alla fattura, anche nelle funzioni di maghi, che solo in caso eccezionale si affidano al caro vecchio pronto soccorso anche per il brufolo, e che da qualche giorno esigono che tutto fili liscio, che le strutture ospedaliere e gli addetti impoveriti e umiliati tornino ad essere missionari ed eroi, o pretendono che, dopo che per anni la ricerca scientifica sia stata avvilita e delegata a enti privati finanziati dall’industria farmaceutica, volonterosi e geniali studiosi rimasti non si sa come in Italia a fare i bidelli, gli analisti negli ambulatori, i docenti di materie tecniche, magari nel garage di casa come il guru dell’informatica, trovino la cura per tutti i mali.

Che poi sono quelli che, vivendo in quelle geografie ancora protette, che un bel tomo chiama “classe signorile” intendendo anche quelli appena al di sopra delle condizioni di povertà, hanno a torto ritenuto che sarebbero stati risparmiati, che si sarebbero salvati con le assicurazioni private, con i fondi, e pure votando quelli che li esprimono e rappresentano, esponenti di un ceto modestamente acculturato, che può pagarsi qualche vacanza e Netflix, che interpreta il cosmopolitismo come accesso a voli low cost, a Airbnb e l’Erasmus dei figli, che si riconosce con gli arrivati sperando di farcela perchè  si è arreso a essere retrocesso da cittadino a consumatore. O meglio a topolino di quelli che si arrampicano tutto il tempo su e giù per le scalette dei mutui, delle tasse, delle bollette.

Non ho mai creduto che a un ceto dirigente corrotto, incapace, inadeguato facesse da contrasto una società civile virtuosa. Anche se ci sono tante attenuanti a spiegare la decadenza, la riduzione da popolo a massa, il disincanto democratico voluto e promosso da chi ha messo a punto una ideologia e una pratica per togliere forza alla volontà popolare in nome della condanna del populismo e poteri agli stati e ai parlamenti in nome della condanna del sovranismo. Anche se il marasma che ci agita è prodotto da una informazione avvelenata, incorporata, intimidita e condizionata. Anche se uno dei cardini del pensiero corrente consiste nel persuadere della bontà del male minore per farci dimenticare che comunque si tratta di un male.

Stavolta il male è qui, un male perfetto perché nasconde e rivela tutti i mali, i contagi, le ferite, le cancrene del tempo passato e quelle di oggi. I vaccini per quelli ci sarebbero, ma per impiegarli bisogna usare senso critico, autonomia di pensiero, ragione e, appunto, il cervello.

 

 

 


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