postini-12-7674_alta-656x437Raramente, a dir la verità quasi mai, ho citato  un fatto personale, ma questa volta la cosa è talmente curiosa che non resisto: ieri sono stato truffato dal postino. Non da un avventizio o da un precario in sostituzione estiva, ma proprio dal postino che ogni due o tre giorni (ormai le poste sono ridotte così) passa per portare avvisi, bollette e raccomandate secondo un mestiere che si è trasformato nel tempo in quello di esattore imbuca e fuggi.

Bene, il postino suona e dice di dover consegnare a un altro inquilino assente per lavoro un duplicato della patente gli era stata rubata tempo fa. Il vicino mi aveva  pregato di prenderla in consegna se per caso fosse arrivata in sua assenza per evitare futuri peregrinazioni verso uffici postali che non sono mai quelli più vicini forse per una forma di sadismo nascosta sotto il velo della disorganizzazione o peggio ancora dell’organizzazione a risparmio usuraio. Insomma bisognava pagare 20 euro per ritirare il prezioso documento: nessun problema se non fosse che mi ritrovavo solo un biglietto da 50 e il postino non aveva resto da darmi. Allora mi dice: facciamo così, io vado a consegnare altri documenti inviati contrassegno, poi con i soldi che mi danno torno a darle il resto.

“Benissimo, non si preoccupi”.

“Spero di fare presto e in ogni caso le metto in buchetta una ricevuta per i 50 euro”

Non ci stavo già più pensando quando, circa due ore dopo, si sente il gracchiare del citofono. Chi sarà mai? E’ sempre lui, il postino che mi annuncia che proprio quel giorno dopo anni di servizio senza incidenti è stato derubato e che quindi non potrà restituirmi i 30 euro. Me li ridarà quando le poste accerteranno i fatti e risarciranno il danno, cosa che probabilmente accadrà con sollecitudine di mesi se non di anni. In realtà visto che non c’era nessuna ricevuta in buchetta di quei 30 euro e immagino di molti altri raccolti in questi giorni, non c’è traccia ufficiale, sono soltanto passati di mano.

Pazienza 30 euro non cambiano la vita di nessuno e spero che il portalettere con il bottino di questi giorni riesca a farsi qualche giorno di vacanza. Magari l’intenzione è quella di restituirli una volta tornato, intenzione che con tutta probabilità si arenerà sui conti che si accumulano senza pietà sulle nostre vite. In pratica stamattina sempre il medesimo portalettere, tornato per necessità di lavoro sul luogo del delitto, mi ha incontrato sul portone e ha di fatto confessato che spera tra qualche giorno o settimana di restituirli. Non ho potuto dire di tenerseli, per non umiliarlo facendo cadere la fantasiosa narrazione  del furto e delle poste. Del resto ben altri personaggi con machine di lusso, vestiti firmati e case milionarie non mi ha pagato cifre cento o trecento volte volte superiori: è con loro che mi piacerebbe esercitare certe arti marziali con bastoni tratte direttamente da Bruce Lee.

E tuttavia la vicenda mi ha lasciato sgomento per la realtà che esprime in mezzo all’infame aria fritta  della classe dirigente politica e mediatica sulla fantomatica ripresa, le luci in fondo al tunnel, un girare attorno alla lampadina spenta come una falena demente, come se non si sapesse che l’obiettivo non è altro che l’impoverimento generale e la consegna di tutto in poche mani. Ecco niente mi ha suggerito in maniera così diretta il disperato tentativo delle persone di conservare il vecchio modello di vita in una condizione e con imposizioni che non lo rendono possibile. Un aggancio all’età dell’oro, se proprio vogliamo chiamarla così, che è stato fatale, che ha portato a rese sempre più avvilenti e a condizioni sempre peggiori, fino ad essere poveri anche con un lavoro una volta modesto, ma sicuro e più che dignitoso, probabilmente invidiato da molti. Fino a dover raggranellare un po’ di soldi anche così. Ciò che una volta era inconcepibile adesso diventa strumento di sopravvivenza in attesa della immancabile ripresa, un miraggio frutto della rassegnazione e dell’impotenza a pensare e tentare altro. La speranza si è ridotta 30 euro.