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Il giuramento di Ipocrita

sanit_venetoLa tattica non è nuova, né in Italia, né nell’Europa felix a cui tanto tengono i difensori del popolo: prima si annucia una diminuzione delle tasse che ovviamente è accolta con giubilo urbi et orbi, anche se i suoi contorni sono vaghi e demagocici. Poi si dice che per poter affrontare l’operazione di cui si è fatto sentire l’odore, senza esibire l’arrosto, occorre tagliare servizi che sono essenziali per la maggior parte del persone che vivono di lavoro e non possono acedere alle prestazioni private riservate a chi vive di rendita finanziaria e/o di capitale da plus valore. Il trucco è quello di far precedere la mazzata dalla carota. Questa volta il renzismo mentre si affanna a demonizzare il diritto di sciopero, si è occupato di far calare la sua zagaglia barbara sulla sanità subito dopo la buona novella del piano antitasse.
Ora sulla sanità che è diventata il bancomat del sistema politico e cientelare, da tagliare, da sfrondare, da razionalizzare, da moralizzare ce ne sarebbe eccome, ma di certo il guappo di Rignano non ci pensa nemmeno per sbaglio a mettere i bastoni fra le ruote al suo mondo di riferimento, a quello in cui ritrova i suoi valori di padroncino e di politico senza idee politiche. Così a fare le spese dei tagli saranno i cittadini a cui verranno negati visite specialistiche ed esami che una commissione ministeriale definirà superflui e che probabilmente avranno ben poco a che fare con indicazioni e protocolli suggeriti dall’Oms, ma con criteri casalinghi e studiati per non dare fastidio al settore privato e nel contempo sottrarre assistenza adeguata alla platea ormai gigantesca di poveri o quasi poveri o futuri poveri o classi medie con l’incubo di essere trascinate dalla risacca storica nel mare dei ceti meno abbienti.
Ora è evidente che una sola visita specialistica, spesso non solo utile, ma necessaria e talvolta inevitabile o un qualche esame definito inutile da chissà quale burocrate o potartaborse sistemato o fighetta parcheggiata perché anche i dolcii disii hanno un prezzo, bastano da soli a mangiarsi qualunque ottantata di euro e qualunque piccolo ritocco irpef. Ma la cosa funziona lo stesso persino in una popolazione ormai tra le più anziane e quindi fragili del mondo perché la mancia una volta concessa appare certa, mentre la sua pregressa vanificazione appare solo come eventuale. Eppure tutti sperano di arrivare ad un età tale in cui l’esborso sanitario finirà per superare e di molto la contropartita, cosa questa che da un punto di vista statistico generale ci dice che i risparmi ottenuti supereranno di gran lunga gli esborsi, oltre a legare il diritto alla salute al censo che è tra le più nobili aspirazioni del liberismo e una incessante preccupazione di Madame Lagarde.
Certo esistono anche visite ed esami superflui, ma questa “scrematura”, sempre che si abbia interesse alla salute delle persone e che questo sia ancora sentito come un diritto si può fare alla luce di una lunga e consolidata esperienza, quella per fa un esempio che è stata portata avanti in Francia ha già qualche decennio. In ogni caso l’inutilità ha sempre un valore statistico: possiamo dire ad esempio che un accertamento è superfluo quando nel 99% dei casi non cambia la diagnosi, oppure quando questo accade nel 90, nell’80, nel 50 per cento dei casi. E sono cifre che hanno più che a vedere con lo stato della civiltà che con la scienza. Ecco, in un mondo normale questa percentuale di civiltà dovrebbe accompagnare i tagli futuri, ma non lo sarà di certo, la decisione avverrà in stanze chiuse e al di fuori di ogni criterio visibile e ufficiale. Per cui tutti quelli che ancora potranno si rivolgeranno allo speacialista o faranno l’esame “inutile” privatamente perché dpotutto morire in cambio di una mancia non è dignitoso per nessuno. Anche se lo è ancor meno farsi prendere per il naso.

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