In attesa di sapere se gli attentati di ieri abbiano avuto qualche coordinamento o siano invece frutto di un magmatico mondo arabo che risponde a sollecitazioni emotive generali su scala locale, come è assai più probabile per non dire certo, mi godo le reazioni francesi ed europee di fronte al decapitato di Lione. Ho usato appositamente godere perché raramente si ha una prova così palese dell’autoreferenzialità occidentale e la sua incapacità di dare risposte che vadano oltre quella nilitare.
Non sarò così caustico da ricordare agli orripilati francesi il particolare curioso che questo ennesimo atto di barbarie si è compiuto nel Paese che ha fatto del taglio della testa un vanto della propria tecnologia e nel quale l’ultimo decapitato ufficiale risale non a qualche secolo fa ma al 10 settembre del 1977 (ironicamente il ghigliottinato fu un pappone tunisino, privo di una gamba per un incidente sul lavoro, reo di omicidio di una delle sue ragazze, disgraziatamente francese), né mi dilungherò sulle otto donne decapitate nella repubblica di Vichy per reati legati agli aborti, la vicenda di una delle quali è stata tema di un film di Chabrol. Per fortuna si tratta di tempi faticosamente superati.
Ciò che invece mi pare ancora avvolto nell’oscurità di un eurocentrismo ormai ingenuo e di una cecità ideologica, è lo stupore di fronte al fatto che immigrati di seconda e terza generazione, nati ed educati in Europa possano essere travolti dalle lotte in medioriente e ancor più che giovani europei , senza alcun retroterra culturale arabo o mussulmano possano partire per militare nell’Isis o in altre fazioni. Ora a parte che chi partecipa alle varie “liberazioni” organizzate e sovvenzionate dall’occidente è considerato un eroe, per decenni nessuno si è scandalizzato o si è interrogato sul fatto che giovani e meno giovani europei partecipassero come mercenari alle varie lotte in Africa, Asia e Sud America. Certo si trattava di guerre e di stragi in accordo con le strategie occidentali e neocoloniali quindi chiunque si arruolasse in queste legioni straniere, recentemente divenute private e anche al soldo di multinazionali, poteva al massimo suscitare qualche domanda sull’equilibrio psicologico, ma di certo non rappresentava una contraddizione culturale.
Adesso invece ci si trova di fronte a persone che non credono più nel sistema di mercato, che guardano altrove per cercare un senso, anche in mancanza di un qualsiasi retroterra familiare. Ed è un fenomeno in crescita perché sui 15 mila foreign fighters che combattono tra Siria e Irak , più di un terzo non hanno nulla a che vedere con origini vicine o lontane con il medioriente. Naturalmente possono guardare dalla parte sbagliata o da quella indicata come sbagliata e magari sostenuta sottobanco, ma di certo costituiscono la punta di un iceberg che dovrebbe preoccupare per questioni più cruciali del possibile attentato di ritorno: perché l’iceberg non è altro se non una progressiva perdita di senso, di valori, di attrazione del modello occidentale o almeno di ciò che esso è divenuto negli ultimi decenni.
Quello che chocca le opinioni pubbliche non è tanto l’orrore dell’attentato in sé, quanto il fatto che le seconde e terze generazioni di immigrati possano mettere in discussione la superiorità occidentale dopo averla provata e cominci a farlo persino chi non ha alcun retroterra esogeno: che questi vadano dietro alle bandiere nere o comunque a situazioni di conflitto invece di mettersi in fila per acquistare l’ultimo modello di smartphone che costa quanto un salario da precario o stare tutto il giorno a pippiare sui tasti del medesimo o sognare con la dovuta pervicacia di fare lo chef, è intollerabile per gli assetti di potere che si sono determinati. Chissà dove si può andare a finire: magari qualcuno può accorgersi che invece di inseguire qualche bandiera lontana e di incerta origine è meglio darsi da fare per cambiare le cose in patria. Perché in fondo ci sono molti modi di tagliare le teste e dopotutto il più efficace è quello di renderle inutilizzabili. Oltrettutto non esce nemmeno sangue.


RSS - Articoli


(..mi accodo, parzialmente, alla vox populi BloggErrante in essere)
NeuroGroup decisamente “imperdibile”.
Diciotto “timide” cadreghe impantanate che cercavano di dare ancora un senso alla loro presenza senza più alcun margine di competenza e persuasione; con le Borse chiuse che ovviamente, per completezza del risultato finale, ritarderanno in qualche misura quello che in Ue passerà alla storia come un tranquillo weekend di paura.
Siamo solo all’inizio di una “qualsivoglia” rivoluzione possibile.
Da notare che pensavamo che la Troika dovesse ancora dare il suo parere sull’autocastrazione del popolo greco che aveva proposto Tsipras. Ma a quanto pare la Troika deve aver risposto picche (anche se tutti avevamo l’impressione che si stesse ancora valutando e discutendo) e deve aver rilanciato le sue idee teratogeniche. Con la brillante trovata del referendum ora sappiamo che, ben che vada, anziché il cianuro voluto dalla Troika il popolo greco avrà una morte a fuoco lento, destino che a questo punto si sarà scelto da solo votandolo! Grande senso di responsabilità questo Tsipras. Il discorso da lui tenuto è pieno di pathos e di richiami alla storia greca e alla dignità del popolo ellenico ma, in sostanza, è il disgustoso punto finale di una capitolazione annunciata il giorno stesso in cui si presentò al mondo come la nuova faccia dell’opposizione alla Troika (la vecchia era quella di Samaras che aveva vinto le elezioni contro Papandreu proprio facendo credere alla gente di essere l’ammazzatroika).
Ecco ora due link. Nel primo si può leggere, con l’aiuto di Google Traduttore, il discorso fatto da Tsipras (nel riquadro colorato):
http://www.ethnos.gr/article.asp?catid=22767&subid=2&pubid=64209175 mentre nel secondo si può visualizzare una galleria d’immagini che chiarisce la natura quasi paterna dei rapporti tra Juncker e Tsipras nonché tra Tsipras e gli altri membri della Troika. Sorrisi così larghi e schietti non si riservano neppure agli amici e parenti stretti!
https://www.google.it/search?q=%CE%91%CE%BB%CE%AD%CE%BE%CE%B7+%CE%A4%CF%83%CE%AF%CF%80%CF%81%CE%B1%CF%83&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ei=_qWOVbaTNMKusAGQiqeAAw&ved=0CAkQ_AUoAw&biw=1920&bih=918#q=Tsipras+Lagarde+Juncker+Draghi&tbm=isch&tbs=qdr:w
Intanto stanotte è arrivata una notizia bomba dalla Grecia: Tsipras ha proclamato un referendum sull’accettazione o meno delle nuove proposte della Troika. Svolgimento il 5 luglio ma occorre ancora l’ok del parlamento greco che verrà dato (o non dato) stanotte a mezzanotte. Ne ha parlato qualcuno qui da noi? In Grecia non si parla d’altro. Ma da noi è sceso il silenzio stampa in attesa che arrivino delle direttive sul sapere come se ne deve parlare. No veline, no notizia.
“Cervella” in fuga (..malgrado poi).