La vicenda greca si sta avviando verso la conclusione, quella che non può che prevedere la rottura con l’euro o la sottomissione politica in cambio di soldi necessari a pagare i debiti che proprio l’Europa e la troika hanno creato con i loro diktat. La possibilità di un accordo a metà strada su cui il governo di Atene aveva scommesso tutto, convinto dell’esistenza di un’ altra Europa, è ormai evanescente, rimane a sud di nessun nord come testimonianza di un abbaglio, di un ogm ideologico. Bruxelles, Berlino e Wall Street che con un solo dito potrebbero facilmente azzerare metà del debito greco, non possono permettere che venga messa in forse la politica di massacri sociali che viene imposta in cambio degli aiuti. Possono soltanto offrire a Tsipras e a Syriza una qualche via d’uscita mediatica, qualche marchingegno per rendere meno evidente e meno dura la sconfitta o magari un referendum per permettergli di prendere lentamente le distanze dalla loro ribellione e magari levarsi dalle scatole.
Se cedono con la Grecia dovranno poi farlo con tutti gli altri, sconfessare le loro ricette e rivelare la filigrana che portano impressa: meglio a quel punto lasciare il Paese a se stesso e favorire il grexit nel peggior modo possibile in modo che almeno sia di monito a chiunque intenda andare in direzione ostinata e contraria. E probabilmente hanno già scelto la strada per ottenere il loro scopo: tenere Atene sulla corda ad ogni appuntamento con i pagamenti (ormai quasi settimanali) e fare leva sulle incertezze ideologiche di Syriza, sulla difficoltà interiore a dire di no e a riconoscere nella moneta unica lo strumento di tortura, sull’impreparazione psicologica e tecnica al grande balzo. Sanno che fra minacce e penultimatum il cedimento a tappe è quasi sicuro.
E’ una tattica certamente efficace, ma pericolosa. Lo svolgersi degli eventi rende sempre più chiaro che le ricette antisociali legate all’austerità sono il vero obiettivo che si vuole raggiungere in Grecia, come dovunque in Europa: non hanno e non vogliono avere alcun senso economico, peraltro sconfessato sia a livello teorico che empirico, sono imposizioni politiche che colpiscono il lavoro, la cittadinanza, i diritti, la democrazia stessa o ciò che ne rimane per instaurare un’oligarchia . Questa è la vera altra Europa di fronte alla quale ci troviamo, quella che ahimè è fin troppo esistente. Infatti non ha nessuna importanza che si ottengano buoni risultati con metodi diversi da quelli imposti, che i parametri di bilancio siano parecchio migliorati con la lotta all’evasione fiscale: non si vuole che lo stato sia efficiente, ma semplicemente che scompaia e con esso il welfare, il sistema pensionistico, i diritti sul lavoro, la stessa idea di cittadinanza.
Tutto questo sta cominciando ad essere messo a fuoco anche dai più ciechi adoratori in automatico della Ue. E la resistenza di Syriza anche se si svolge, come dire, alla giornata e con evidenti differenze tra Tsipras e il suo ministro delle finanze Varoufakis più favorevole a una soluzione radicale, sta smuovendo molte cose e risvegliando forze sopite. Per esempio a Barcellona in vista delle amministrative spagnole si è raggiunto un accordo, tra Podemos e Izquierda Unida, mentre in Portogallo i socialisti dati in vantaggio per le politiche di autunno, stanno rapidamente alzando i toni e rivedendo la precedente chiusura ad alleanze con verdi e comunisti. E, come nel domino, una vittoria di forze anti austerità potrebbe avere un influsso notevole anche sulle elezioni spagnole di dicembre.
Insomma si sta formando un movimento di resistenza alla Ue che è la cosa più europeista che si vede da molti anni a questa parte ed è anche per questo che i cari leader della Ue vogliono chiudere la partita greca entro l’estate umiliando il più possibile il governo di Atene e il popolo che si è permesso di eleggere un governo non piegato a 90 gradi: per non ritrovarsi sul groppone la rivolta di Lisbona e dopo due mesi una Spagna meno disponibile di quella catto franchista che è in campo oggi. Certo potrebbbero facilmente ottenere questo effetto semplicemente aiutanto davvero la Grecia, invece di cacciarla sempre più nella disperazione, ma questo non è nelle loro intenzioni e visioni e tanto meno in quelle dei loro suggeritori. Così cercano di spezzare Syriza per stroncare ogni ulteriore ribellione. O con loro o contro di loro: i terzisti politici, ovvero gli utili idioti dei poteri finanziari, quelli che hanno tollerato il consociativismo delle elite, almeno non avranno più scuse.


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Nel suo articolo Roberto Casiraghi un nemico alla fine lo identifica, quando parla di lobby transnazionale.
In un suo libro Domenico Moro parla di capitale transnazionale per distinguerlo da quello nazionale e multinazionale, che hanno ancora un legame con un territorio e non si spostano per il mondo come una nuvola di elettroni attorno al nucleo, atterrando sui terminali dei computer per speculare e poi ripartire.
Esistono 4 società finanziarie: Black Rock, State Street Corporation, Vanguard Group, FMR-Fidelitye che costituiscono un nucleo sempre presente nelle principali banche sistemiche, non solo nelle più grandi: JP Morgan. Bank of America, Citigroup, Wells Fargo, ma anche nelle banche d’affari più importanti: Goldman Sachs, Morgan Stanley, Bank of New York Mellon oltre che nelle agenzie di rating come Moody’s e Standard & Poors.
Le 4 società finanziarie si possiedono tra di loro e a questo vertice fanno capo le 43.000 multinazionali che rappresentano il 40% del PIL mondiale.
Il mondo atlantico-occidentale ha un vertice ben definito e incredibilmente concentrato.
Chiamatelo nemico, se volete.
Dimenticavo… A proposito di far sparire un aereo nel nulla, direi che e’ un gradino al di sotto di fare morire un uomo due volte. Vedi, http://yourdailyshakespeare.com/osama-or-you-only-die-twice/equalities
Syriza era spezzata ancor prima che fosse intera. L’immagine dei “ministri della difesa” della NATO che cantano in coro in Turchia, tenendosi per mano, induce al vomito. E, se non sbaglio, a cantare c’era anche la Grecia. La NATO è un’organizzazione criminale nel significato etimologico dell’aggettivo. Separare l’economia dalla “difesa” nello stesso governo è come dire, “E’ vero che apparteniamo a un’organizzazione criminale, ma la cosa non tocca le altre funzioni del governo.”
Concordo con l’analisi del Sig. Casiraghi, ma non con la sua conclusione, vale a dire che la colpa è della vittima. Perchè se cosi’ fosse, nella storia non ci sarebbero mai state rivoluzioni.
Condivido buona parte del commento di Roberto Casiraghi. Non possiamo dimenticare che il risanamento dell’economia americana è avvenuto a danno dei Paesi europei, quasi sempre di quelli più fragili come la Grecia, il Portogallo, la Spagna e l’Italia sulla quale grava una politica interna dissennata ed un altrettanto dissennato debito pubblico che continua a lievitare ad opera di un governo abusivo privo di qualsiasi mandato popolare e che erodendo e calpestando le regole della democrazia parlamentare e sostanzialmente tout court sostenuta dai grandi giornali padronali, alla mercè delle lobby e del fascismo di ritorno come l’analfabetismo sulla Costituzione repubblicana.
Impossibile, quindi, non condividere la tua analisi. Grazie.
L’ha ribloggato su PROFUMO DI DEMOCRAZIA E LIBERTA'.
Secondo me il movimento di resistenza alla UE non si sta scegliendo il “nemico” giusto o, meglio, si sta avventando contro il nemico apparente ignorando il nemico reale. Ormai dubito perfino che il nemico giusto siano gli Stati Uniti, diventati da anni terra di massacri sociali perfino peggiori dei nostri, e svenduti impietosamente dalle proprie stesse aziende alla Cina. Ma il nemico giusto non è neppure la Cina, nonostante si stia silenziosamente e sericamente impadronendo di mezzo mondo.
Il nemico “giusto” è chi usa le nazioni per i suoi scopi particolari. Se ha bisogno di vendere armi, mette in campo l’India contro il Pakistan, la Russia contro l’Afghanistan, l’Ucraina contro la Russia, gli Stati Uniti contro l’Iraq, la Nato contro la Libia, il terrorismo contro tutti e tutti contro il terrorismo. Se vuole eliminare un uomo politico scomodo può servirsi, a scelta, dei servizi segreti statunitensi, russi, tedeschi o cinesi. Se ha bisogno di creare panico sui mercati borsistici, ha a sua disposizione la stampa economica di tutti i paesi del mondo mentre per diffondere confusione e disinformazione si serve dei media di cui ha il controllo totalitario in tutto il globo. E si prende anche il lusso di far sparire aerei nel nulla e creare quel tipo di turbine mediatico fatto di paura e morbosità che piace tanto alle popolazione e fa crescere le tirature web.
Il nemico reale, peraltro, non si sconfigge prendendosela con chi prende ordini. E neanche prendendosela con chi apparentemente comanda, con i famosi “leader” che sono poi le prime ruote del carro ma certamente non sono chi guida il carro. Il nemico reale non sono neppure le persone che fanno parte delle massonerie più alte, che occupano certi incarichi, muovono le leve, decidono se fare o non fare una data guerra ma sono in realtà sostituibili, soggette alla legge naturale della vecchiaia e della morte o a quella del licenziamento in tronco, fungibili insomma. Scompare il capo di un impero, il figlio ne prende il posto. Morto un presidente, se ne fa un altro. Mandi via l’AD di un’azienda di armamenti e il consiglio d’amministrazione ha già cento candidati da mettere al suo posto.
I nemici reali, per vivere oltre la morte fisica, si sono trasformati in istituzioni (come le banch, la borsa o le agenzie di rating), organizzazioni sovranazionali (come la Troika), persone giuridiche (come le aziende che fabbricano armi), professioni prestigiose (come quella dell’economista). In sostanza sono diventati cultura, modo di vivere accettato da tutti, status sociale e modello da far proprio ed emulare. Ecco perché il vero nemico alla fine siamo anche noi. Perché il nemico si nutre dei nostri soldi che noi così innocentemente gli diamo attraverso i depositi bancari e gli investimenti in azioni e fondi (portare i soldi all’estero è visto molto male qui da noi ma comprare azioni Apple o Facebook, che è esattamente la stessa cosa, si può fare ed è cool). E si nutre della nostra ingenuità e credulità, quella per cui non ci accorgiamo di niente, come quando da italiani orgogliosi siamo entrati in Europa fiduciosi come bambini senza neanche capire che quell’entrare entusiasta e spensierato costituiva in realtà l’omicidio della nostra nazione. E noi ne siamo stati interamente corresponsabili.
Prendersela quindi con l’Europa o con la Germania è sbagliato. Europa e Germania sono un cagnolino al guinzaglio degli Stati Uniti. E gli Stati Uniti sono uno dei duecento e passa paesi su cui la lobby transnazionale può contare per implementare le sue politiche nel modo più puntuale ed efficace.
Non ho soluzioni da proporre, del resto nessuno le ha. La lotta è impari ma il divario non si riduce identificando obiettivi che non sono tali.