>>>ANSA/ETERNIT: RABBIA DOPO LA SENTENZA. A CASALE LUTTO CITTADINONemmeno al risarcimento hanno diritto: La Cassazione ha stabilito che il processo di torino contro gli stragisti dell’Eternit era prescritto prima ancora di cominciare e quindi è giusto annullare tutto, condanne e indennizzi anche se inadeguati alla tragedia e soprattutto non in grado di costituire un deterrente per il futuro. E su questo si innesta anche la presa in giro di un  ceto politico che dopo non essere riuscito o non aver voluto pensare a leggi appropriate ai tempi e non arcaiche adesso, con ripugnante piglio demagogico e populista, pensa di far uscire a tamburo battente una legge sugli ecoreati per svuotare lo scandalo e presentarsi come mondo da ogni peccato.

Ora può darsi che l’accusa di disastro e non di omicidio  fosse sbagliata rispetto al fine di far condannare gli imputati visti i tempi della prescrizione, può darsi che la Cassazione abbia dato un’interpretazione restrittiva di una legge già da mondo preindustriale quando sostiene che il reato di disastro cessa quando vengono chiuse le fabbriche Eternit: perché è ben noto che i veleni rimangono e operano a lungo nel tempo, che le patologie mettono molto tempo a svilupparsi. Ma una cosa è certa: fra errori da dilettanti, interpretazioni riduttive, leggi anacronistiche, migliaia di morti non hanno altro colpevole se non il destino rio e crudele. E mi pare anche chiaro che in realtà non stiamo assistendo a uno scontro fra diverse idee di giurisdizione e men che meno a un dibattito fra diverse parti politiche, ma all’unica verità espressa dalle oligarchie del Paese, quella che la vita, la salute, la dignità sono secondarie rispetto all’impresa e al denaro.

Non c’è solo il job act a dimostrare che questo è il Paese nella sua miserabile autenticità qualunque siano le parti in commedia, ma la stessa legge sugli ecoreati così tardiva e così ad oroglogeria da sembrare una beffa ai morti dell’eternit e ai familiari delle vittime possa rappresentare addirittura un passo indietro rispetto all’attuale legislazione: tra manine che scrivono nell’ombra, emendamenti e sorpresine, il testo già approvato dalla camera un anno fa e rimasto opportunamente sospeso perché non corresse il rischio di danneggiare in qualche modo il capolavoro Eternit, si prepara un probabile pasticcio di fatto assolutorio per chi attenta all’ambiente e alle persone.

A parte l’aumento dei tempi della prescrizione che potrebbe salvare alcuni dei molti procedimenti già in corso, c’è il concreto rischio che il reato ambientale sia derubricato da colposo a doloso, il che implica nel caso specifico la quasi impossibilità di dimostrarlo; che le malattie ascrivibili allo stesso possano entrare in gioco solo se ” immediatamente visibili e quantificabili”  il che naturalmente escluderebbe qualsiasi patologia cronica o sviluppatasi nel tempo: in pratica l’Eternit e l’Ilva verrebbero assolte a priori; che le pene possano essere ridotte dalla metà a due terzi se “spontaneamente” gli imputati provvedono alla “messa in sicurezza, alla bonifica e, ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi” prima dell’inizio del dibattimento di primo grado il che significa in due parole una bella croce sul passato e una sostanziale impunità a fronte di operazioni vaghe e indefinite, non imposte dai magistrati su basi oggettive e suggerite da esperti, ma autonomamente stabilite dai diretti interessati secondo i loro criteri. Ovvero il profitto. Non è nemmeno detto, se il salvataggio penale ci sarà anche se queste messe in sicurezza autarchiche siano solo in preparazione e non già terminate. Un bell’assist ai Riva e un bel colpo a Taranto.

Insomma un disastro su tutti i fronti e visto che il firmatario della legge è Ermete Realacci, un altro modesto esponente della sub cultura nazionale che del lavoro ha solo sentito parlare per caso e immagino con orrore e fastidio, si può essere ragionevolmente sicuri che inquinatori e avvelenatori saranno trattati adeguatamente. Lascio a voi l’interpretazione della frase.