Dijsselbloem-Varoufakis-1024x625-1422637984E’ un giorno che cerco di capire cosa sia davvero successo in Grecia, facendo lo slalom per evitare l’invereconda commedia neo democristiana sul Quirinale con tanto di gioco delle parti sul nome di uno scialbo notabile Dc d’antan. Ma di questo me ne occuperò dopo, adesso è interessante vedere gli sviluppi immediati dopo la vittoria di Syriza. Bene, il primo fatto concreto e significativo è che l’ intera informazione europea si è completamente dissociata dalla realtà annunciando che Atene aveva dato parere negativo alle nuove sanzioni contro la Russia. Una menzogna talmente lontana dal vero e priva di consistenza che dimostra la subalternità totale dei media maistream al potere da cui accetta acriticamente qualsiasi narrazione, anche la più contraddittoria.

In realtà si è trattato di una doppia bugia tesa a nasconderne una terza: si è detto che le sanzioni contro la Russia erano state prese all’unanimità perché non si poteva assolutamente dare l’impressione di qualche frattura nel fare la faccia truce a Mosca come da istruzioni di Washington, ma contemporaneamente, per assestare un colpo alla credibilità del nuovo governo Tsipras, si è lasciata trapelare la notizia di una contrarietà di Atene alle patetiche e servili follie sanzionatore di Bruxelles. Alla fine, come ha spiegato il neo ministro degli esteri  Nikos Kotzias, la Grecia semplicemente non è stata consultata in questioni che tuttavia la riguardano da vicino. Sia il dare per scontato un assenso di Atene senza nemmeno chiedere, sia l’ accusarla di rompere il fronte europeo sono due contrastanti invenzioni, mentre la verità è che la governance europea fa carne di porco della dignità e della sovranità dei Paesi, in funzione degli interessi delle élite finanziarie.

Una ragione in più per permettere al ministro delle finanze Yanis Varoufakis per mandare a pascolare il tracotante Jeroen Dijsselbloem, ufficialmente presidente dell’eurogruppo e portavoce della Troika, ufficiosamente lobbista della finanza come del resto dimostrano i suoi trascorsi in società di business. Per fortuna niente come le bugie ci avvicina al cuore delle cose. Questo episodio conferma come finanza e geopolitica siano strettamente legate e possano costituire un intreccio sinergico di ricatti: diktat della Troika e posizioni internazionali sono ormai quasi la medesima cosa. Infatti la vera la paura di Bruxelles, venuta alla luce in modo subliminale in questo “incidente” mediatico – istituzionale, è che i ricatti finanziari contro Atene lascino spazio a una nuova collocazione internazionale del Paese, sia a seguito di aiuti provenienti dal blocco asiatico, sia sotto forma di maggiore agibilità per forze militari estranee alla Nato.

In questa situazione nella quale pensiero unico, trattati “commerciali” utilizzati come grimaldello istituzionale, vecchi sogni appassiti come l’Ue e banchismo sono ormai un conclamato tutt’uno con la Nato e le sue estensioni militari, la piccola Grecia può acquisire un grandissimo peso, perché una sua presa di distanza dalla sanzioni contro la Russia, invise a molti europei, ma imposte dagli Usa,potrebbero avere sviluppi e conseguenze clamorose. D’altronde infierire sulla Grecia non le lascerebbe altre strade se non la ricerca di nuove alleanze. Le bugie di questi giorni sono espressione delle paure delle élite di Bruxelles e del vicolo cieco in cui operano. Per questo l’impudente  Dijsselbloem ha lasciato Atene furioso per non aver potuto spadroneggiare con la vita degli altri, ma a bocca asciutta.

Il che naturalmente aumenta il pericolo per Tsipras : le tentazioni di risolvere la questione con metodi ucraini o cileni potrebbero essere dietro l’angolo.