Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ormai solo complici e correi, esecutori zelanti e criminali mandatari fingono di credere alla bontà delle ricette che dovrebbero contrastare quell’incidente chiamato crisi. Ormai solo loro, con il sostegno di una stampa assoggettata, continuano a fingere di credere, a tutela di qualche migliaio di responsabili e contro decine di milioni di vittime, che si tratti di un fenomeno imprevedibile, effetto del debito eccessivo degli Stati – oggi l’ho sentito ripetere come un mantra da uno dei loro cantori, l’ineffabile Mieli, che puntava il dito contro popoli rei di aver vissuto dissipatamente e al di sopra delle loro reali possibilità – e non prodotto delle attività speculative dei grandi gruppi finanziari, e non della condizione di monopolio concessa alle banche private di creare denaro e suoi succedanei, e non dalla volontà pervicace di indirizzare la redistribuzione della ricchezza dal basso verso l’alto, in modo che i pochi ricchi diventino sempre più ricchi e i moltissimi poveri sempre di più e sempre più poveri.

L’aberrazione chiamata austerità viene condannata oggi anche dall’Ilo, (International Labor Organization),il cui rapporto pubblicato oggi annuncia ufficialmente che la disoccupazione globale nel corso del 2015 è destinata salire di ulteriori 3 milioni di disoccupati.  Ilo stima in 219 milioni le persone senza lavoro entro il 2019, e che per colmare e contenere il gap a un livello fisiologico dovrebbero venir creati 280 milioni di nuovi posti di lavoro.   Il tasso di disoccupazione europeo e di altri Paesi sviluppati ha continuato a crescere nel 2013 raggiungendo l’8% (45,2 milioni di persone). “In queste economie avanzate, sottolinea l’Ilo, la drastica riduzione della spesa pubblica e l’aumento della tassazione sul reddito e sui consumi hanno gravato pesantemente sulle imprese private e sulle famiglie. Anche se molti settori hanno registrato dei profitti, questi “si riversano principalmente nei mercati finanziari e non nell’economia reale, pregiudicando in questo modo le prospettive occupazionali di lungo termine”.   In Italia, la disoccupazione che ha raggiunto nel 2013 il 12,2%  continuerà ad  aumentare quest’anno toccando il 12,7%  (e raddoppiando rispetto al 2007 in cui si registrava il 6,1% di senza lavoro). “I periodi di disoccupazione sempre più lunghi, secondo l’Ilo, sono dannosi per il  mercato del lavoro che soffre anche in caso di una ripartenza dell’attività economica; l’effetto è quello di pesare  sulle finanze pubbliche provocando un aumento delle tasse (o un  taglio della spesa) per non aumentare il deficit fiscale”. Perfino l’Ilo, non Bakunin, perfino l’Ilo, subito assimilabile tra gufi e disfattisti, suggerisce le  azioni “elementari” per correggere questo disequilibrio: una maggiore attenzione alle politiche più favorevoli all’occupazione e un incremento dei redditi da lavoro, in modo da  rafforzare la crescita economica e la creazione di posti di lavoro.

E perfino Ichino qualche giorno fa ha invece ammesso che il Jobs Act serve solo a licenziare. Inutilmente perché l’ideologia che muove il governo è una dottrina totalitaria che non ammette critiche o ripensamenti, una dottrina che ha corrotto la vita sociale , il tessuto delle relazioni, ogni campo dell’organizzazione sociale, condizionando le decisioni esistenziali, la scelta di compagni di vita, la realizzazione di inclinazioni e vocazioni, i rapporti tra generazioni, la qualità abitativa e ambientale, perché se tutto è in vendita, più cose il denaro può comprare, più la ricchezza – o la sua mancanza – conta. Che le dottrine neo liberiste abbiano fallito, negli Usa come in Europa, è ormai ampiamente verificato, e la pervicacia con la quale i governi e la “politica” europea persevera nell’errore di impiegare per risolvere la crisi le teorie e le azioni che l’hanno provocata è diabolica.

Così ci sono molte più persone in cerca di lavoro che posti disponibili, creando un perverso spostamento di produzioni. Così si è registrata una stagnazione dei salari che ha prodotto una riduzione di oltre 10 punti percentuali e oltre della quota salari sul Pil in tutti i paesi Ocse. Così si è aggravato l’indebitamento delle famiglie, non solo per comprare una casa, far studiare i figli, ma per curarsi, per assistere malati e anziani. Così padroni delle nostre esistenze e del nostro futuro sono diventati i gestori dei fondi (fondi pensioni, assicurazioni, fondi immobiliari) mentre noi siamo ridotti a topolini in gabbia che salgono e scendono incessantemente dalle scalette, si dondolano sui trapezi crudeli dei debiti, delle tasse, dei mutui, si affannano in un presente sempre più avvelenato.  Così è stata costruita un’egemonia politica, economica, culturale in ogni settore della società, che non ammette alternativa, che non permette speranza, che non concede scelte. Che obbliga alla rinuncia di un futuro collettivo ed anche all’abiura di un sogno personale.

I sacerdoti di quella potenza, quelle 10 famiglie più ricche, i loro valletti sanno che c’è un altro mondo possibile, per quello vogliono impedire che lo sappiano e vogliano conoscerlo anche i topolini.