test di RorschachLeggere i giornali di oggi è come fare il test di Rorschach: semplici e contraddittorie figurazioni nelle quali ognuno può immaginarsi qualunque cosa e soprattutto ciò che spera o che lo ossessiona. Non che la narrazione della realtà si discosti mai molto dall’uso massiccio di stimoli ambigui per l’opinione pubblica, ma in questo caso l’elemento dissociativo è così evidente da scoprire il gioco.

Da una parte abbiamo lo strano caso di Moody’s, organizzazione operante nel riciclaggio di detriti finanziari tossici (* vedi nota in fondo)  che pochi giorni fa aveva sospeso il giudizio sull’Italia, ma che oggi inneggia in via ufficiosa alla macelleria sociale, diretta o indiretta, che viene attuata attraverso il job act e la legge di stabilità. Evidentemente uno dei bracci secolari dell’ideologia stragista di diritti e di democrazia vuole prima vedere lo scalpo politico che è poi l’unica cosa che gli interessi. Dall’altra abbiamo la favola dei 30 miliardi di Renzi, di cui 18 di tagli di tasse che miracolosamente non porterebbero a superare il 2,9%  di deficit e un terzo dei quali dovrebbe essere destinato a spesa in deficit. Insomma una specie di raccontino per bambini, fino a ieri ritenuto impossibile, ma che oggi viene accreditato come realistico per poi esprimere sorpresa sul fatto che l’Europa abbia seri dubbi su questi conti.

Il fatto è che almeno a Bruxelles, nonostante l’ossessione ideologica che anima la burocrazia Def 2014europea, leggono le carte al contrario dei sedicenti esperti economici dei giornaloni e nel Documento di economia e finanza, uscito appena 15 giorni fa e firmato da Renzi e Padoan, si legge che le tasse aumenteranno l’anno prossimo per un ammontare di 10 miliardi come appare evidente dalla tabella a fianco alla voce Totale entrate finali. Chiaro che in Europa non si fidano affatto di questo balletti. D’altro canto in un Paese nel quale l’informazione è condizionata quasi al 100% dai clan di potere governativo, sparare enormi balle non solo è possibile, ma comporta enormi vantaggi strategici: se la ex legge finanziaria viene bocciata e corretta da Bruxelles il premier può sempre dire che lui voleva, ma l’Europa, anzi il nuovo obiettivo di paglia, ossia la Germania, glielo ha impedito, mentre se per caso riuscisse a strappare qualche minima cosa, di gran lunga inferiore a ciò che ha promesso, può sempre vantarsi di aver battuto i pugni sul tavolo.

Tutto questo dentro un quadro farsesco in cui gli eventuali sgravi fiscali andrebbero tutti a vantaggio dell’offerta, mentre i tagli con cui si finanzierebbe l’operazione  sarebbero comunque potature di risorse che incidono negativamente sulla domanda: insomma l’esatto contrario che si dovrebbe fare poiché l’offerta senza domanda prende i soldi generosamente concessi e li mette altrove visto che è inutile produrre di più. Le bugie renziane affondano le radici in una bugia più globale il cui naso si allunga ogni mese che passa. Tanto che da una certa e gloriosa uscita dalla crisi proclamata urbi et orbi un anno fa come verità teologica, si è passati a un fosco panorama di rallentamento generale dell’economia europea e globale, con fondamentali, paradossi finanziari e pericoli ancora peggiori che nel 2008. Così è possibile anche una terza ipotesi: che Renzi ottenga un qualche sconto da Bruxelles in vista di elezioni nel 2015, vale a dire l’ultimo orizzonte temporale possibile per tenere in piedi con lo sputo il gigantesco bluff politico e contabile di cui l’Italia è vittima. Tentare di andare oltre in una situazione globale destinata a farsi sempre più incerta, invece di approdare a quel miglioramento che avrebbe dato a Renzi la chiave dell’intera legislatura, non è più pensabile. E certo per l’Europa e per le cupole finanziarie sarebbe un problema fare a meno di un maggiordomo così solerte e così bugiardo.

*Moody’s come le altre agenzie di rating fanno finta di non accorgersi del giochino delle multinazionali che comprano le proprie stesse azioni simulando così un utile che non esiste e rimpolpando le tasche di azionisti e manager. I soldi vengono quasi sempre dalle banche d’affari che ricevono denaro a costo zero dalle banche centrali e consentono di continuare questo circolo vizioso. Ecco perché vengono chiesti a tutto spiano quantitative easing oppure le borse tremano ogni volta che la Fed ipotizza di rallentare la stampa di enormi quantitativi di dollari.