images (12)Senza saperlo quando a scuola citavo il sistema periodico degli elementi, stavo esprimendo sentimenti antisemiti. Il Sistema periodico è infatti uno dei libri di Primo Levi, tra l’altro vincitore di un Premio Prato alla Resistenza, periodo che oggi è visto con sospetto e sufficienza tanto da voler cambiare la Costituzione che nasce proprio dalla lotta antifascista. Ma sono evidentemente antisemite le donne che hanno dato vita a Se non ora quando, visto che hanno rispolverato come slogan un altro titolo dello scrittore in cui si narrano le vicende di un gruppo di ebrei russi e polacchi che cominciano a resistere al nemico nazista.

Eppure è bastato che Grillo si sia fatto sedurre dal titolo del romanzo più famoso dello scrittore, Se questo è un uomo, facendone l’incipit di un post distruttivo dell’attuale sistema politico, di Renzi e di Napolitano (che era nel Guf quando Levi era in montagna, prima della cattura e deportazione) perché si aprissero le cateratte dell’ipocrisia e una nutrita schiera di asini che un libro di Levi non lo hanno mai aperto in vita loro si sia messo a gridare allo scandalo. Dai “ggiovani” di governo con le orecchie d’asino fino all’Unione delle comunità ebraiche che per bocca di tale Renzo Gattegna dice che si tratta “una profanazione criminale del valore della Memoria e del ricordo di milioni di vittime innocenti che offende l’Italia intera”. Una reazione assai più veemente di quella espressa quando Berlusconi disse che i suoi figli erano come gli ebrei sotto Hitler: quella frase ridicola e infame era solo “inopportuna”.  

Ora che il parallelo di Grillo tra i campi di concentramento e l’Italia di oggi sia di malgusto è certo, ma tanta indignazione pelosa è il suo perfetto correlato e tra l’altro nasconde il fatto che se il leader del M5S sbaglia nello stile, gli indignati sono proprio quelli che appoggiano il golpe nazista in Ucraina con tanto di santino del boia locale e di nuovi morti nel suo nome. Quindi forse gli indignati farebbero bene a tacere e magari  dedicarsi più alla sostanza che non alla disamina delle parafrasi letterarie di un’autore che guarderebbe con molta ironia e preoccupazione a queste polemiche da bar, non foss’altro perché ha vissuto davvero la tragedia della deportazione e sarebbe scandalizzato dalla facilità con cui la Shoà viene ingaggiata nella polemica politica più futile. Non so davvero chi abbia più rispetto per la memoria a questo punto.

Certo il terrore che le elezioni creino delle difficoltà ai padroni del vapore europeo spinge i loro factotum all’esagerazione e al grottesco, non accorgendosi di favorire proprio Grillo abbandonandosi a polemiche scomposte e strumentali. Davvero Primo Levi aveva ragione quando scriveva:

“Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente con l’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti.