Aggirarsi nel dedalo di bugie nel quale si è infilata la narrativa occidentale in cerca di un senso che nasconda le insensate intenzioni, significa non uscire più a meno di non capire che i muri o le siepi- se vogliamo riferirci ai giocosi labirinti settecenteschi costruiti apposta per pomiciare non visti- sono mobili, è insomma roba finta. Pensiamo soltanto all’assurdo di queste due proposizioni: l’Ucraina è riuscita  a mettere in grave crisi la produzione russa di carburanti, accostata al patto trumpiano che elimina temporaneamente le sanzioni per approvvigionarsi di diesel russo e far così scendere i prezzi. La querelle che attraversa le due sponde dell’Atlantico riguarda l’appoggio a Zelensky o la sua cancellazione dal gotha dei burattini del teatro stabile delle maschere, ma il contesto contradditorio, anzi surreale  della questione non viene minimamente toccato. Et pour cause: perché la punizione della Russia per la presunta “aggressione non provocata” all’Ucraina era quella di sanzionarla oltre ogni limite per impedirle di vendere petrolio o distillati e far crollare la sua economia.

Il fatto che ora si piatisca qualche briciola  di gasolio è la prova provata del fallimento totale di questa strategia oltre che dell’impotenza dell’economia finanziaria di fronte ai beni reali. Tanto che la sola Europa dal 2022 ha acquistato idrocarburi russi per un valore complessivo di 320 miliardi di dollari, mentre ha dato all’Ucraina, secondo i dati Ue, 226 miliardi di dollari. Fatemi capire, dopo aver buttato a mare i tranquilli e poco costosi contratti energetici con Mosca, abbiamo acquistato lo stesso gas e oro nero dalla Russia a prezzi però di molto maggiorati, per non parlare del gas americano che paghiamo 4 volte in più. In sostanza non solo ci siamo suicidati, ma abbiamo aiutato la Russia.  Insomma una cosa che sfonda ogni record di stupidità.

Un elemento però rimane nascosto ed è quello che finora ci ha salvato da costi improponibili dei carburanti: anche qui rimane nascosto al grande pubblico perché molto imbarazzante per l’Occidente e il suo vergognoso esprit de violence. I prezzi sono aumentati, ma non sono schizzati alle stelle grazie alla Cina che dall’inizio della scellerata guerra persiana ha praticamente dimezzato le sue importazioni di petrolio, passando dagli  11 -12 milioni di barili al giorno a meno di 6 milioni  e questo ha liberato parecchio oro nero per altri Paesi , in particolare per India, Giappone, Corea e Sud-est asiatico. Certo a tenere i prezzi bassi, ovviamente nel contesto della drammatica situazione, c’è stata anche l’impennata dell’export statunitense e il ricorso alle riserve che tuttavia adesso si sono quasi esaurite. Ma secondo Bloomberg, il calo dell’import cinese è stato di gran lunga l’elemento più importante: JPMorgan stima che la Cina abbia rappresentato circa il 74% del calo del commercio globale di petrolio greggio.

Nei primi giorni dell’aggressione di Usrael all’Iran i think tank statunitensi,  plaudivano alla guerra , definendola “tutta incentrata sulla Cina… l’atto iniziale di una più ampia contesa contro la Cina”, il momento in cui gli Stati Uniti avrebbero spezzato “il pilastro centrale di un ordine regionale che Pechino ha costruito”. E invece è stata Pechino a rappresentare un’oasi di stabilità che l’intero pianeta sta scoprendo:  ciò che è realmente accaduto è che la Cina non solo è uscita dalla guerra economicamente indenne e rafforzata strategicamente, ma ha anche finito per proteggere l’economia mondiale, compresa quella americana, dalle conseguenze dello stesso conflitto che avrebbe dovuto distruggerla. Come ha fatto a riuscirci? E perché ha scelto di salvare altri Paesi, inclusi gli Stati Uniti, da una guerra che gli stessi falchi di Washington spacciavano apertamente come un attacco contro la Cina stessa? Non è difficile comprenderlo: una caduta del commercio planetario avrebbe danneggiato l’economia cinese che è quella più spostata sul lato manifatturiero nel mondo. Quindi ha voluto fare una cosa che poteva fare: sapendo che Washington avrebbe giocato in qualche modo la carta dell’energia contro di lei si era già preparata da anni accumulando mezzo miliardo di barili di petrolio di riserva, aprendo nuovi pozzi, sviluppando le energie alternative grazie a grandi territori desertici di cui dispone e che sono l’ideale per i pannelli solari, cominciando a mettere a punto le tecnologie per l’estrazione di gas dalla piattaforma continentale che ne contiene quantità strabilianti e puntando sul nucleare: possiede 60 reattori, mentre altri 36 sono in costruzione e 5 in pratica già in fase di collaudo.

La Cina pensa in decenni, gli Stati Uniti e l’Occidente complessivo  in quadrimestri, perché l’unica cosa che conta sono i profitti degli azionisti e i conti a brevissimo termine. Sappiamo quale dei due sistemi sta vincendo. I cinesi amano i labirinti e trovano le vie d’uscita, noi li abbiamo realizzati fin dall’età mitologica del Minotauro proprio per rendere impossibile uscirne. E abbiamo anche perduto il filo d’Arianna.