Le forze Houti hanno colpito ieri il quartier generale saudita e i depositi di munizioni ad Aden, infliggendo un nuovo colpo alle forze di Bin Salman, l’autocrate di Riad. In compenso i sauditi rispondono con continui raid aerei che tuttavia colpiscono in maggioranza civili: nel solo 3 settembre, giorno dell’aggressione saudita ci sarebbero stati 419 tra morti e feriti tra i civili yemeniti. Sarebbe interessante sapere come mai i missili Houti siano diventati così precisi, ma forse è un segreto di Pulcinella, che si chiamano Glonass e BeiDou, ossia le reti gps russa e cinese. Ma non è di questo che mi voglio occupare, bensì del clima di totale e ormai patologica ipocrisia in cui viviamo. Dopo l’attacco yemenita all’aeroporto di  Riad che ha fatto qualche vittima civile si sono elevati alti lai da parte di Trump e dei leader europei, che considerano l’attacco come terroristico. Ora lasciamo perdere che è stata l’Arabia Saudita ad attaccare lo Yemen e trascuriamo per un momento l’evidenza che, stando a questo criterio, sarebbero proprio gli Usa ad essere il peggior stato canaglia mai visto al mondo, seguito a ruota dai vassalli del nostro continente.

Il fatto è che gli Houti vengono condannati, ma non il principe saudita che dal 2015 ho ordinato  migliaia di raid aerei sullo Yemen. I, purtroppo nostri, governi continuano a tacere sulle atrocità saudite in corso contro i civili yemeniti. L’Unione Europea dichiara addirittura “solidarietà” con l’Arabia Saudita. Eppure quest’ultima ha fatto oltre ventimila morti nello Yemen, praticamente tutti civili: hanno colpito tutto: scuole, ospedali, impianti di depurazione, fattorie, case, sale per matrimoni e funerali”senza che da Washinton, da Bruxelles o da altre capitale si levasse mai la minima critica. Per giunta 400 mila yemeniti sono morti di fame e di malattie causate dal blocco imposto al Paese dall’Arabia Saudita e dai suoi sostenitori occidentali per oltre 10 anni. Ciò che lo Yemen sta facendo ora all’Arabia Saudita è solo un centesimo  di ciò che la Casa dei Saud ha inflitto agli yemeniti dal 2015 con il sostegno occidentale.

Quando si giunge a un livello di ipocrisia così grande non siamo più in presenza della machiavellica dissimulazione di cui il principe ha bisogno di apparire virtuoso senza necessariamente esserlo al fine di mantenere stabilità sociale, siamo invece  in un territorio psicanalitico nel quale l’incertezza e la debolezza che si avvertono in sé, vengono ribaltate in una continua svalutazione e criminalizzazione degli altri, siano essi individui o intere civiltà. Qualche decennio fa, quando l’Occidente aveva realmente la forza per essere sul trono planetario, la doppiezza e gli infingimenti, pur essendo ovviamente utilizzati come strumento necessario del potere, non varcavano mai certi confini, non tentavano di ribaltare la realtà in maniera così radicale. Ma oggi che quelle capacità sono lontane, mentre gli appetiti sono gli stessi e anzi sono cresciuti, si cercano disperatamente delle ragioni pseudo morali a propria giustificazione. Tanto per dirne una, la società arcaica e anacronistica dell’Arabia Saudita non riceve quasi mai delle critiche, ma basta che a Teheran una donna porti il velo che apriti cielo. È solo un esempio fra i tanti possibili, ma spiega bene il tentativo di giustificare in qualche modo aggressioni inaccettabili e volte alla rapina di risorse. Questi comportamenti se diventano un normale modus operandi implicano l’attribuire agli altri quei difetti, impulsi o colpe che l’individuo non riesce ad ammettere per se stesso.

In psicologia questo corrisponde a ciò che si potrebbe definire uno stato chiamato  Ego depletion, caratterizzato da una ridotta capacità di autoregolazione, di allarmante riduzione delle inibizioni, caos emotivo, performance intellettuali temporaneamente ridotte e minor controllo degli impulsi. E possiamo riconoscere facilmente tutti questi sintomi in tutto ciò che sta accadendo.