Montecitorio, la curva sud del fascismo

dambruoso_lupo_bagarreAnna Lombroso per il Simplicissimus

Ieri sera sono stata catturata dall’intervista a Alessandro Di Battista, 35 anni, laureato con lode in Discipline delle Arti della Musica e dello Spettacolo (Dams) e con profitto. Professione politico, recita Wikipedia, missione catechista, vocazione attore: ha interpretato con eloquenza ed efficacia il tipo del grillino in doppiopetto, composto, ragionevole, interlocutorio, sbruffone ma con leggerezza, talmente ecumenico da rivendicare il suo passato di sinistra mostrando al tempo stesso figliale e indulgente comprensione per il babbo, esuberante fascista che non dismette la camicia nera.

A sentirlo e a guardare le famose immagini passate in questi giorni in tutti i Tg, con grande dispendio di sdegnate evocazioni di altri squadrismi, a me più che le prestazioni muscolari di efferati manipoli in aule sorde e grigie sono venuti alla mente gli ultrà della curva sud, che se la prendono con l’arbitro cornuto, ed anche le risse nelle file degli aspiranti ad accaparrarsi lo smartphone in offerta da Trony.

È che quando si parla di fascismo in tempi di rimozione e revisionismi, di teste di porco recapitate o confezionate da due sinistri pagliacci su comando di interessi superiori locali e esteri, sarebbe consigliabile non fermarsi alle forme rigorosamente bipartisan – che lo sberlone di Scelta Civica forse per via del nome viene inteso come una civile reazione a uno sgangherato e maleducato ostruzionismo – dei lottatori sul ring, rampognati e ghigliottinati, ma rammentarsi che non si tratta mai solo di violenza esplicita, spintoni, olio di ricino e altre purghe, confino, omicidi cruenti limitati agli oppositori, ma pure treni in orario e bonifiche dell’Agro Pontino.

Si sarebbe bene ricordare che è stato un regime che ha cancellato la rappresentanza e la partecipazione dei cittadini, l’auspicio di una democrazia grazie a autoritarismo, repressione, cancellazione dei diritti e delle prerogative, proibizione delle libertà sindacali, smantellamento dello stato di diritto, bavaglio all’informazione e censura, mettendo tutto nelle mani di un partito unico che ha condotto il Paese a una guerra persa in partenza a fianco dell’alleato tedesco. Sarebbe bene ricordare che si è trattato di un sistema economico basato sulla corruzione, il clientelismo e la consegna del paese nelle mani di un padronato ferocemente avido, che vide nelle imprese coloniali e nell’avventura bellica il motore per profitti nutriti dalla repressione e da sangue. Sarebbe bene ricordare che tutto questo avvenne nel contesto ideologico di un pensiero e un disegno  sovranazionale che mirava alla perdita di sovranità di interi stati e popoli per  l’affermazione di un “governo” unico, favorito in Italia da un re che stava a Quirinale e che firmò senza esitazione ogni infamia, di un ceto dirigente entusiasticamente asservito e accondiscendente al nuovo padronato, quel sistema politico, industriale e militare, di una stampa e una èlite culturale che avevano intrapreso da subito la via dell’autocensura, di intellettuali o aspiranti tali, cresciuti nella fucina del Guf, fervidi firmatari di appelli in difesa della razza, calorosamente convinti che il mito della superiorità razziale avrebbe investito anche la loro inferiorità cerebrale.

Sarebbe bene ricordare per identificare le inquietanti coincidenze con l’oggi, il ripresentarsi ciclico di una patologia che non è solo italiana, ma che da noi sembra attecchire con particolare virulenza. Forse appunto perché non facciamo mai i conti col passato perché abbiamo paura di un presente nel quale la guerra è già stata dichiarata, il Reichstag è già stato bruciato, le leggi razziali vigono da anni, la crisi che incalza viene attribuita   non alle aberrazioni del sistema bancario, eredi degli scandali della Banca Romana, ma al debito eccessivo dello Stato, che c’è ma che è in larga parte effetto di incompetenza politica, dell’evasione e della corruzione, proprio quella stessa che denunciò Matteotti prima di essere ucciso. Abbiamo paura di vedere che come allora è già in corso un processo forse inarrestabile che, grazie a vecchi e giovani marpioni, nuovi furbetti del quartierino, pagliacci irriducibili, monarchi irremovibili, ci porta ad allora, a una deriva autoritaria,   quella necessaria  a fare dell’austerità non la medicina, ma il traguardo, della cancellazione della democrazia non una fase temporanea, necessaria a un fertile decisionismo, ma il fine definitivo, truccando le lezioni, perseguendo l’emergenza come sistema di governo, la fretta come utile dinamismo in modo da sbrigare in tre giorni le faccende mai affrontate in otto anni, la menzogna come prassi politica, la sorpresa a intermittenza come dimostrazione di buona volontà quando ci si accorge del conflitto di interesse, della indole al festoso abuso dei governanti, qualcuno si, qualcuno no, quando l’evasione è quella degli scontrini del bar e non della signora Armellini fidanzata in Tabacci, così che la pronta risposta risiede nello sviluppo di controlli a tappeto così rigidi e generalizzati da ingenerare una fisiologica inefficacia.

Suona stonata nel paese che vanta alcuni primati in tema di dileggio delle regole, di egemonia della criminalità negli appalti e nei servizi, di illegalità diffusa, la ricerca dei responsabili “legali” dell’eclissi della politica, in favore dell’esercizio volgare e sgangherato della sopraffazione, da sottoporre a esemplari punizioni coltre che alla simbolica ghigliottina, come se la voragine nella quale siamo stati precipitati dipendesse dalle esuberanze rozze e riprovevoli dei nostri immeritevoli rappresentanti. Mentre forse  dovremmo interrogarci se il male non risieda proprio nel fatto che in larga parte sono rappresentativi  di molti di noi e ci assomigliano.

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13 responses to “Montecitorio, la curva sud del fascismo

  • Roberto Casiraghi

    @ Giovanni Paolo Bellingieri

    Mi scuso ma non avevo visto il suo intervento, Le rispondo quindi solo ora. La sua risposta sembra presupporre il convincimento che entrare in politica non richieda alcuna conoscenza particolare o sensibilità particolare o desiderio di contribuire al bene del proprio paese ma che sia la stessa cosa di andare al cinema, fare una gita fuori porta o andare a far la spesa al supermercato, ossia un’attività che chiunque potrebbe esercitare, una delle poche per le quali non occorre ancora iscriversi a un albo :-).
    Le propongo allora semischerzosamente di dare maggiore coerenza a questa sua convinzione e Le chiedo se sarebbe d’accordo di sostituire al metodo elettorale attuale quello dell’estrazione a sorte dei parlamentari in una sorta di lotteria nazionale a cui tutti i cittadini potrebbero partecipare. Nonostante il paradosso, il risultato di questa totale apertura democratica sarebbe probabilmente quello di arrivare ad avere dei deputati e senatori molto più liberi e indipendenti di quelli attuali (e sicuramente non peggiori!).
    Quanto a me, la mia immagine del politico è profondamente diversa dalla sua: è quella di un leader, certo, ma non di un dittatore e spero che la differenza tra i due concetti sia chiara.
    La democrazia, comunque, non è mai nata dal popolo ma dagli interessi di chi, utilizzando il popolo contro i poteri forti, riusciva a diventare egli stesso potere forte. Grillo aspira a diventare potere forte e, come si fa dalla notte dei tempi, sta scegliendo la strada più veloce: appoggiarsi al popolo, dargli importanza, anche quando i risultati di questa sua apertura di credito sono davvero scadenti, come nell’esempio della votazione sulla Boldrini. La saluto con cordialità.

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    • Giovanni Paolo Bellingeri

      Mi pare che lei abbia idee un po’ confuse e ragioni per assurdo, andando contro alle stesse definizioni dei termini. Mettendo Grillo al centro del suo ragionamento, poi, … senz’altro la pensiamo diversamente. Chiuderei qui, con saluti cordiali, la discussione, perché mi accorgo della sua inutilità.

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  • vittorio

    SIAMO UN PAESE di NAVIGANTI ALLA DERIVA
    In cerca di un faro che non c’è
    Sballottati come fuscelli nella tempesta mediatica. Le voci delle sirene offuscano le menti dei marinai Portando la nave senza nocchiere verso gli scogli.
    DOVREMMO metterci i tappi nelle orecchie e andare avanti
    alla ricerca del nuovo da plasmare sperando che l’odissea abbia fine.

    Il Declino de Le Generazioni del dopo guerra cresciute nell’opulenza
    Sono divise in due Categorie classe politica serva delle lobby e i succubi (Beoti )
    Troppo presi da droga divertimenti diete e stronzate varie

    Non si sono resi conto che il declino è iniziato negli anni 80 con l’evento al Governo di B.Craxi Il debito pubblico è incominciato ha crescere a dismisura
    Naufragando Con L’ultimo Governo di SB suo delfino.
    Che per fare i suoi interessi ha dato il colpo di grazia.

    RICORDO che dopo il boom economico Dopo lotte e tanta fame il Popolo Incominciò ha fare due pasti completi (al giorno) + la colazione come i benestanti.

    I GIOVANI apatici Senza lottare a poco a poco si fanno riportare in dietro di 60 anni .
    Con falsi valori riescono ha fare breccia nelle vostre teste (istruite)?
    Cosa che a suo tempo non ha funzionato con noi analfabeti.
    ( Dico noi anche se io personalmente mi sento un privilegiato
    Avendo la seconda elementare)

    Il Tutto è Servito ha ricreare senza lotte e/ a vostre spese ( e sacrifici ) Un nuovo boom Economico solo per i disonesti che ci hanno Governato (e le lobby che rappresentano)
    Vanificando cosi tutti i sacrifici fatti dai vostri Padri Riportando il tutto al punto di partenza.
    ( Non credo che la storia si possa ripetere)
    La vostra indolenza non vi permetterà di aiutare i vostri figli .
    ( Come stanno facendo i vostri Padri dà più di 30 anni )

    Vi siete accorti troppo tardi che pur avendo un lavoro non riuscite ad arrivare alla terza settimana del mese.

    Là differenza fra la nostra generazione e la vostra ? noi non digiunavamo per fare le diete digiunavamo perché spesso non c’era nemmeno il pane.
    Quello che manca alle generazioni nate nel dopo guerra?
    Dispiace dover dire che siete nella stragrande maggioranza dei Perdenti nati
    L’umiltà non sapete cosa sia siete privi di valori
    vi esaltate osannando i vostri aguzzini difendendoli a spada tratta mentre nel loro privato ridono di voi. Perché Non sapete distinguere il bene dal male
    Senza rendervi conto che i perdenti siete voi Non chi lotta con orgoglio per abbatterli.
    LE GENERAZIONI FUTURE SE CONFRONTERANNO I SACRIFICI FATTI DAI VECCHI
    CAPIRANNO CHE DAGLI SBAGLI SI IMPARA.

    VITTORIO
    PS(Non c’è bisogno di amnistia).
    Usano la solita scusa del sovraffollamento delle carceri per graziare SB
    quando di carceri se volessero ne potrebbero avere a iosa
    Vi domanderete come Semplice basterebbe riadattare tutte le caserme dismesse
    in tutta Italia Avremmo tante carceri che potremo affittarne una parte
    e monetizzare. Invece le lasciano a marcire Cosi quando le venderanno i soliti
    (approfittatori ) le compreranno con due lire. Come è sempre avvenuto
    Ma non solo in più avranno anche un aiuto dallo Stato vedi Alitalia.

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  • anna lombroso

    vi ringrazio tutti infatti ha ragione Angelo, circola ragione qui intorno

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  • Angelo Kinder

    Molto bello l’articolo, molto intelligenti, non volgari e puntuali i commenti. Complimenti a tutti, qui si respira aria pulita.

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  • Lecran

    Concepire la Democrazia è una di quelle capacità che ha il nostro cervello d’immaginare assiomi e volerli praticare senza la capacità di capirli ne dimostrarli, si producono paradossi come quello che, ottenuta la maggiore democrazia in termini numerici, si finisce in una palese dittatura.
    Credo poi non si debba mai paragonare la democrazia di un paese con la dittatura di un altro, magari incontrandosi a metà strada, potrebbero ritrovarsi sorprendentemente simili. Ma chissà.

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  • Silvia Nascetti

    L’unico che cita l’episodio del 1953 e le affermazioni di Sandro Pertini (qui richiamate in un commento) è l’autore, Sabino Labia, di un recente libro dal titolo “Tumulti in aula, il presidente sospenda la seduta”. http://cultura.panorama.it/libri/Onorevole-ha-facolta-d-insultare
    Nemmeno la Fondazione Sandro Pertini e giornali dell’epoca li riportano

    Dovrebbero – invece – essere davvero letti e studiati questi atti parlamentari del 1953. C’è la forza delle Idee, il vigore della cultura giuridica, l’energia del “Pensiero articolato”. Quando ci sono NON sono necessarie le “articolazioni”.
    http://www.fondazionepertini.it/asp/leggi.asp?IdSez=3&idcontenuto=745&IdSottoSez=55

    Discorso pronunciato al Senato l’11 febbraio 1953 sul disegno di legge di riforma della legge per l’elezione della Camera dei deputati, contro la procedura d’urgenza richiesta dal Governo per l’esame dello stesso provvedimento, in AP, I Legislatura, Senato, 1948-1953, vol. XL, Discussioni, CMXXXVII seduta, 11 febbraio 1953, pp. 38697-38703, poi in SD I, pp. 295-303, in DP, pp. 53-64 e in

    Fai clic per accedere a 487864.pdf

    Discorso pronunciato al Senato il 10 marzo 1953 in merito al disegno di riforma elettorale, in AP, I Legislatura, Senato, 1948-1953, vol. XLI, Discussioni, CMLVII seduta, 10 marzo 1953, pp. 39351-39364, poi in SD I, pp. 308-324, in DP, pp. 65-89, in S. Pertini, Contro la legge truffa. Discorso pronunciato al Senato nella seduta dell’11 (sic) marzo 1953, [Roma], Sezione centrale stampa e propaganda del PSI, [1953] e in Gaetano Quagliariello, La legge elettorale del 1953, Roma, Senato della Repubblica – Bologna, Il Mulino, 2003, pp. 422-442.

    Fai clic per accedere a 487886.pdf

    Discorso pronunciato al Senato il 26 marzo 1953 nell’ambito delle iniziative di «ostruzionismo» al disegno di legge elettorale da parte delle opposizioni parlamentari, in AP, I Legislatura, Senato, 1948-1953, vol. XLI, Discussioni, CMLXXXIV seduta, 26 marzo 1953, pp. 40588-40596, poi in SD I, pp. 324-336 e in DP, pp. 90-106.
    In http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/487916.pdf
    http://www.pertini.it/cesp/doc_74.htm

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  • Giovanni Paolo Bellingeri

    Sei per caso anche un sostenitore del “disertare il voto”?

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  • Roberto Casiraghi

    Un commento a latere sul metodo Grillo (non su Grillo o sulle sue battaglie che largamente condivido, compreso quella più recente sull’impeachment al Presidente Napolitano) che, per me, rappresenta un altro modo di far morire la democrazia e potrebbe anche essere definito il metodo Ponzio Pilato, ossia l’uomo politico non si prende più le sue responsabilità di leader ma fa decidere direttamente i suoi followers. Ed ecco il risultato:
    “Più di 70.000 persone hanno partecipato al sondaggio sulle decisioni che deve prendere la Boldrini in seguito all’uso della ghigliottina contro l’opposizione democratica del M5S. La maggioranza, il 40%, sostiene che deve dimettersi spontaneamente. Per il 17% dei partecipanti invece dovrebbe essere il M5S a presentare contro di lei una mozione di sfiducia, mentre solo il 4% si accontenterebbe di scuse ufficiali di fronte ai deputati per aver violato il regolamento. Il 14% è convinto che come riparazione al danno fatto deve chiedere formalmente a Napolitano di non firmare il decreto Imu-Bankitalia che regala 7,5 miliardi alle banche. L’11% vorrebbe che desse spiegazioni agli elettori di SEL, il suo partito, del suo comportamento in favore delle banche private. Il 6% sottolinea che deve proporre l’espulsione del questore Dambruoso per l’aggressione alla deputata del M5S Loredana Lupo. Il 7,5% ha indicato altre risposte. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato.”
    La citazione è tratta dalla seguente pagina del blog di Beppe Grillo: http://www.beppegrillo.it/2014/02/risultati_del_sondaggio_boldriniacasa.html
    Il mio sintetico commento: grazie Beppe, per averci fatto capire una volta di più come non si fa politica e che le maggioranze, anche quelle relative, hanno spesso una tendenza inconscia verso il surrealismo.

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    • Giovanni Paolo Bellingeri

      La democrazia … una parola che riempe la bocca, ma che, nel suo significato, dovrebbe rappresentare il volere del popolo, quindi … quale forma migliore che l’ascoltare più “popolo” possibile? In questo senso contesto assolutamente la tua visione di “morte della democrazia” … da come dici parrebbe che tu sia sostenitore di una “dittatura” in cui “l’uomo politico” prende le decisioni senza ascoltare i suoi followers … non ti pare un’incongruenza? Il popolo a cui Grillo si rivolge comprende te e me e, quando chiede un parere popolare (che spesso, quasi per definizione, è surreale), vuole averlo perché in tal modo i parlamentari sapranno quali “risultati ideali” (o surreali) il popolo desidererebbe raggiungere. Un dubbio, però, mi sorge : tu partecipi personalmente ad allargare quella base a cui si rivolge o … stai in tribuna a pontificare? Il populismo è la forma più allargata di democrazia (e non sono solo e certo io a dirlo), ma è “tutto” il popolo che deve esprimersi e non solo i “followers” … e a questo si arriverà (questo non è surreale).

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  • Giovanni Paolo Bellingeri

    Ci si deve infatti domandare se il “fascismo” già esista nella nostra Repubblica, vista la comunanza dell’accentramento del potere decisionale, tale da far pensare che la Casta, solo apparentemente divisa in ideologie contrapposte, che dovrebbero essere rappresentate dai differenti Partiti, sia la continuazione del Fascio (inteso solo negativamente, perché persino le grandi opere sociali sono state abbandonate a favore di Grandi Opere Finanziarie). In questo caso i ragazzi del M5s ben rappresenterebbero lo spirito Partigiano di noi italiani.

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  • Cri Milde

    In occasione dell’approvazione al Senato della cosiddetta legge truffa nel marzo del 1953: dopo 70 ore di seduta ci fu una rissa di 40 minuti che vide Sandro Pertini rivolgersi al presidente Meuccio Ruini con un “Lei non è un presidente, è una carogna! Un porco!”. O ancora, sempre nella stessa seduta, il senatore Elio Spano (Pci) affrontò a muso duro il giovane sottosegretario Giulio Andreotti, che in quel momento aveva in testa il cestino della carta per proteggersi dagli oggetti che piovevano dai banchi della sinistra, urlandogli: “Dopo il voto avrete un nuovo piazzale Loreto!”.

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