I giornali francesi dopo la tempesta d’alcova che ha coinvolto il presidente e dopo che tutti i particolari della vicenda sono venuti alla luce, cominciano a farsi inquietanti domande e a scorgere singolari coincidenze. Perché Hollande che aveva tutte le possibilità di spostamenti riservati e protetti se ne va dall’amante in motorino, venendo subito beccato? Perché una storia che dura ormai da due anni è stata scoperta alla vigilia di una drastica serie di provvedimenti volti ad onorare l’austerità dettata da Berlino?
Si tratta di una serie di tagli draconiani in ogni settore compreso quello dei beni culturali: 175 siti e monumenti tra i quali alcuni celebri in tutto il mondo non potranno più avvalersi della tutela dello stato. Ma è solo un esempio di una potatura drammatica nel corpo vivo della società francese, già in pieno subbuglio, che si è cercato di far passare con il metodo spread, ossia evocando un attacco dei mercati (leggi sistema finanziario) alla Francia. La cosa però non ha convinto più di tanto, anche perché l’evasività riguardo alle cifre è risultata sospetta. Così con Hollande in piena crisi di credibilità, la Le Pen sempre più rumorosamente alle porte,le elezioni europee vicine, la tentazione di distrarre l’opinione pubblica con un coup de theatre studiato a tavolino è tutt’altro che da escludere. E qualcuno sussurra anche i nomi degli esperti di immagine che ne avrebbero curato la regia.
Infatti ecco che all’improvviso scoppia lo scandalo, la discussione sui tagli passa in secondo piano, il presidente mozzarella diventa all’improvviso un tombeur de femmes, cosa che piace molto al di qua e al di là delle Alpi, Hollande si sbarazza dell’odiata madame Trierweiler, conome del secondo marito, noto intellettuale e germanista, assai comodo come entratura per la carriera e al suo posto compare la Gayet, più discreta e percepita come più “francese” nel ruolo di premier dame. Insomma si spera che questa buriana possa distrarre e risollevare in qualche modo il partito socialista, le cui promesse elettorali sono state quasi completamente disattese, ma anche il fronte europeista in piena crisi. E permettere così che i dettami della finanza non vengano disattesi di fronte all’ostilità popolare.
Questo è ciò che succede. Ed è singolare che una questione di donne abbia inguaiato il presidente in pectore Strauss Kahn, un po’ troppo socialista per i gusti della finanza e una questione di donne venga invece a salvare lo spento Hollande. Si, questione di donne, ma forse non è proprio il caso di chercher la femme.


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Com’è che i francesi son diventati così bigotti?
Nel precedente commento c’è un refuso: la parola giusta era “biliardo”. Ne approfitto per aggiungere una cosa che mi ha sempre incuriosito. Come mai quando si va in banca ad aprire un conto bisogna dichiarare se si è o no una “persona politicamente esposta”?
Pensando male sembrerebbe un modo per mantenere indenni coloro che fanno parte dell’establishment da eventuali conseguenze tipo quelle viste a Cipro. Ossia il giorno che ci polverizzeranno i risparmi, selon la méthode Amato o peggio, qualcuno, opportunamente identificato nella propria scheda informatica, si salverà.
A meno, ovviamente, che l’interpretazione corretta non sia invece quella opposta: il legislatore, con la sua sua consueta oculatezza, provvederà a giustiziare i conti dei politici, che si azzereranno, mentre i nostri rimarranno intatti e allegri come sono i fiori dei campi quando, dopo un violento temporale, il sole torna a risplendere.
Su Strauss Kahn, ancora una volta noto come dal punto di vista politico, non etico, la questione sostanziale non è se sia vero o no che Strauss Kahn abbia fatto quello di cui è accusato ma se qualcuno ha fatto in modo, con la tecnologia del “biiardo”, di cui parlo in un altro commento fatto poco fa, di tendergli la trappola in cui è caduto. Anche per Assange si potrebbe dire la stessa cosa e anche per le migliaia di denunce di corruzione di Erdogan, di Assad, dei dirigenti cinesi eccetera che hanno alla loro base un giornalista che, per etica professionale, non può rivelare la propria fonte.
La domanda è la seguente: la norma protettiva delle fonti nasce per proteggere i whistleblower buoni, alla Snowden, (che poi invece devono farsi proteggere da Putin per avere una minima chance di salvarsi!) oppure per dar modo ai servizi segreti di espletare la loro funzione punitivo-ricattatoria? Ricattatoria perché a quel punto ogni persona politicamente esposta sa che è alla merce di qualsiasi rivelazione dei servizi e dunque sa che, essendo esposta, non può esporsi e deve solo conformarsi.
A proposito di spionaggio, ben pochi giornali italiani oggi hanno dato rilievo alla straordinaria intervista in diretta web rilasciata ieri da Snowden che consolida, a mio modo di vedere, la straordinaria statura intellettuale e morale di questo personaggio, e anche il suo incredibile patriottismo. Si trova su un sito islandese che si chiama freesnowden.is ed è una lettura che apre il cuore alla speranza. Noto anche che l’Islanda sta cominciando a farsi una nomea di patria delle libertà civili specie per quanto riguarda internet. Chissà, un domani anche Mr. Simplicissimus avrà un sito wordpress.is 🙂