napolitanoUna mattina al Colle – dramma in un atto.

Ogni riferimento a persone e vicende reali è puramente casuale.

Si dice che la mattinata sia stata piena di telefonate, lassù sul Colle. Che il presidente sia un pochino disturbato dall’Italicum, soprattutto per il fatto di non essere stato consultato prima della nascita del nuovo porcellino, di essere stato emarginato e trattato come un rinzallanuto. Così pare che abbia preso il telefono per parlare prima con Silvio e poi con Matteo. Confidandosi poi con i corazzieri sembra abbia detto che si fida più di Alfano che del Cavaliere e che di Renzi non si è mai fidato.

La preoccupazione del presidente non sembra affatto quella di trovarsi di fronte a una riforma elettorale che pare uno straordinario pasticcio messo in piedi allo scopo di svuotare le volontà del corpo elettorale, ma quella che in questo modo possa essere messo in pericolo il governo Letta consacrato alla dea Stabilità. Così si è accorto casualmente che la nuova proposta elettorale è frutto di un’intesa tra un partito che non si sa quanta gente abbia e una fetta di un partito che non si sa quanto sia effettivamente grande.

Perciò ha mosso le acque perché si arrivi quanto prima a una proposta di legge elettorale diversa da parte del governo. Probabilmente al Quirinale si sono accorti  che nonostante l’assurdità dell’Italicum che quasi quasi riesce a far sembrare Calderoli uno statista di vaglia, il sistema dei nominati non ha la capacità di reagire nemmeno alle sintonie più equivoche e che senza uno chaperon si comporta come un gregge confuso che va dietro indifferentemente al lupo come al cane da pastore. Ma questo è un effetto del porcellum che si vorrebbe trasferire pari pari nell’italicum come garanzia di una stabilità alla quale si sacrifica ogni rappresentatività. Il serpente si morde la coda. Entrambi i sistemi, anche se non lo dicono, hanno bisogno di un pastore, meglio di un padrone, di un re, anche solo per funzionare. E guai a scordarselo, è lesa maestà.