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Linda Cima

Sabato c’è l’ennesima manifestazione dei soliti noti a difesa della Costituzione…ne cito uno a caso: Gustavo Zagrebelsky.  Caro Zagrebelsky, non ricordo neanche piu’ in tantissimi anni di partecipazioone come cittadina italiana non suddita ma con la schiena diritta, a quante manifestazioni io abbia partecipato a difesa della Costituzione, tante, troppe. Venire sabato di nuovo a manifestare mi sembra una cosa perfettamente inutile, inutile perché mentre voi manifestate, nulla cambia a livello politico, non vedo neanche la nascita di un nuoco soggetto politico che possa prendersi cura della difesa della Costituzione, salvo naturalmente il M5S, ma il M5S malgrado abbia preso 9 milioni di voti, sembra venga spesso ignorato e direi anche sbeffeggiato, perché a capo c’è un comico, ma pensi un po’ Zagrebelsky io mi sono dovuta affidare ad un comico per uscire dall’astensionismo, visto il cattivo odore, che proveniva dai partiti tradizionali. Quindi ribadisco che è perfettamente inutile venire sabato, sarebbe solo l’ennesima riunione in piazza dei soliti noti, senza la partecipazione del popolo, quel popolo che subisce il non rispetto di quella prima parte della Costituzione che è stata regolarmente violata e violentata, nessuna voce si è levata a difesa di questa parte di popolo che da anni e anni se la cava da solo senza i diritti che quegli articoli della Costituzione richiederebbero per tutti e non solo per una fetta di privilegiati. I sindacati si sono guardati bene dal pretendere di propagare questi diritti a tutti, anzi continuano a difendere gli ammortizzatori sociali che vanno solo ad una fetta di privilegiati, mentre i lavoratori appartenenti al 95% di piccole aziende al di sotto dei 15 dipendenti se perdono il lavoro si devono affidare alla Caritas anche se laici, oppure al suicidio, e sembra sia stato praticato abbastanza. Se non partiamo dal rispetto dalla prima parte della Costituzione per dare dignita’ alla gente con il lavoro, è inutile occuparsi della seconda parte, lo capisce vero Zagrebelsky ? Quindi penso che avrete pochissima partecipazione popolare per i motivi sopra esposti. Caro Zagrebelsky, il rinnovamento in Italia sta avvenendo solo grazie a quei 9 milioni di persone che con coraggio hanno votato un comico, e grazie a quel coraggio adesso abbiamo decine di giovani in Parlamento preparati e capaci, che fanno vera opposizione. Sabato io non ci sarò, e sara’ la prima volta che non partecipo, ma non credo che sarò l’unica…(…) 

Anna Lombroso

Cara Linda, dubito che Zagrebelsky ti risponderà, sempre troppo grande è la distanza che separa chi ha ruolo e tribuna, sia pure moralmente ineccepibile e autorevole, dai comuni mortali. E non pretendo di parlare a suo nome, è che tra tanta barbarie è bello un dialogo tra amici. Per istinto non ho mai provato la dolceamara voluttà dello stare in perenne minoranza: qualche volta mi piacerebbe vincere. E non conosco la disillusione: forse perché raramente mi sono illusa e perché temo sempre che costituisca una scorciatoia per approdare sulle spiagge dorate dell’accidia, del risentimento e dell’autoassoluzione. Al tempo stesso, nutro una ormai consolidata ostilità per gli appelli degli intellettuali, temo sempre che qualcuno di loro risorga dalla tomba in un gran clangore di ossa per apporre la sua immancabile firma in calce, i venerabili maestri mi fanno venire l’orticaria, le liturgie officiate esemplarmente a scopo muscolare, didattico o simbolico mi sembrano sterili e anche ormai odiose se devo per giunta sborsare due euro per essere presa per i fondelli a uso di Renzi o simili.

Ma il 12 sarò alla manifestazione. Mi mancheranno i sentimenti di una volta: quell’entusiasmo che deriva dal riconoscersi, la festosità di incontrarsi tra affini, il clima da scampagnata di festa e di lotta, il senso di appartenenza, sorprendente per chi è stato sempre un po’ estraneo e apocalittico, il camminare a fianco di “compagni”, ma forse più che la nostalgia per quel sentire, mi mancherà l’io di allora, che anche la nostalgia non è più quella di un tempo. Lo so, andare alla manifestazione fa un tutt’uno col “voto inutile” che ostinatamente continuo a offrire sull’altare egocentrico della propria coscienza da pacificare. Ma l’antipolitica, quella vera, quella di un ceto incapace e protervo, inadeguato e ambizioso, vorace e indifferente, assoggettato e prepotente, ci ha espropriato di tutto. Da cittadini ci ha ridotto a spettatori delle loro “imprese”, televisive e politiche, da elettori ci ha retrocesso a notai chiamati a legittimare solo formalmente le loro scelte obbligate. Ci hanno tolto il gusto del ragionare insieme, perché insieme ci stanno solo loro in opache alleanze e consorterie chiamate variamente larghe intese o governi di salute pubblica.

Pubblica? ormai ci hanno tolto anche il senso di quell’aggettivo, criminalizzato come sinonimo di sperpero, corruzione, inettitudine, malversazione, in favore di un progressivo privato, dinamico, profittevole e ardito. Ci hanno levato anche il piacere di manifestare come si fece con un milione di persone in una bella giornata di sole, ci hanno rubate le piazze del 25 aprile e del 1° maggio, ché pare che riscatto e lavoro possano essere solo commemorati, per perpetuare quella narrazione pubblica secondo la quale ci sarebbe bisogno di ricomporre le fratture, di pacificare, di andare avanti dimenticando quello che c’è prima e dietro, per neutralizzarne la potenza, rimuoverne gli effetti, cancellarne simboli e contenuti, prima tra tutti la più allegorica e fondamentale, la Costituzione. A questa finzione di democrazia, svolta a porte chiuse, le piazze che si addicono sono quelle oceaniche a pagamento, quelle delle belle famiglie che lavano i panni sporchi in case e ville appartate e protette, quelle dei fan di un condannato che tiene sotto scacco un intero paese, un terrorista che ricatta i suoi partner, le istituzioni, i partiti e le assemblee rappresentative, con messaggi e slogan golpisti ed eversivi, quelle di una maggioranza che non lo è nemmeno numericamente ma che lo diventa grazie allo stravolgimento delle regole, al berciare più forte, alla palese illegittimità di elezioni impari e alla conservazione di un sistema che abroga il potere di scelta del popolo, non più sovrano.

È per riprendercela per un giorno, la piazza, sperando sia per sempre, che vado alla manifestazione del 12. Magari come dici tu ci sarà poca gente, magari non mi riconoscerò in un’èlite togata, in parole d’ordine troppo caute, magari mi disturberà qualche ambizione enfatica, qualche protagonismo, insomma quelle nostre malattie infantili. Ma spero ci sarà qualcuno che rappresenta il lavoro umiliato e deriso, qualcuno che ci ricorderà che la Costituzione che vogliono abbattere toglie legittimità alle leggi razziali e impone come dovere il diritto ad essere accolti. Ci sarà qualcuno che ci rammenterà che è su quella Carta, per la quale è stato versato tanto sangue ma si sono illuminate tante speranze, che hanno giurato governi infedeli, sleali e alla lunga illegali e allora bisogna ridarle la forza che deve avere, perché così ci si riprende la sovranità espropriata. Ci sarà qualcuno che ribadirà che la Costituzione vuole cambiarla, per cancellarla, chi vive nell’illegalità e ne ha fatto sistema di governo, chi la odia perché rappresenta un ostacolo non solo formale alle licenze, agli abusi, alle leggi ad personam, all’avvilimento del parlamentarismo, al conflitto di interesse. E se non me le dirà nessuno tutte queste cose, io le so, come le sai tu, come le sanno i pochi o tanti che saranno là e che non credono alla formula magica per la quale sono evaporate le differenze e con esse sono scomparse le ideologie di destra e di sinistra. Non è così, la destra c’è con la sua oscura potenza eretta sui suoi capisaldi di sempre: autoritarismo, umiliazione delle regole, odio per la rappresentanza, razzismo, xenofobia, asservimento funzionale allo sfruttamento, annichilimento della partecipazione, disprezzo per i diritti. È contro quella destra che in questi anni ci sono stati soggetti sociali e collettivi che hanno “ripesttato” la Costituzione : 27 milioni di persone coi referendum hanno detto no al nucleare, no alle leggi ad personam, sì all’acqua pubblica. E la Fiom ha fatto garantire attraverso le leggi e la Costituzione il diritto alla rappresentanza nelle fabbriche. Una garanzia che vale non solo per i propri iscritti, ma per tutti i lavoratori e i sindacati e quindi per tutti noi. E ci sono cittadini che in suo nome combattono concretamente per la legalità, e saranno in piazza così come alla Costituzione fanno riferimento Emergency per il diritto universale alla salute, l’Arci per la promozione della cultura. Insomma una piazza c’è già, la loro, la nostra, quella della sinistra Se non vi piace il nome, cambiatelo, ma non cambiate le sue stelle polari alle quali dobbiamo guardare, sempre le stesse, perché tramontate le ideologie, bisogna salvaguardare le idee, le radiose visioni, le utopie, anche se sono diventate domestiche, apparentemente antiche, perché dobbiamo ricominciare ad aspirare all’uguaglianza, alla solidarietà, alla libertà.